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15/09/2004













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StelladelVespro






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Per voi Poeti, Navigatori, dei sogni, nocchieri erranti,

L' Isola che non c'e' !!!!

isola




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IL PARADISO DEL "CHE"



IL PARADISO DEL “CHE”

 

- il suo sogno, il nostro -

 

 

 

Per ricordare l’amore, il paradiso terrestre del Che

 

 

 

 

Amore, mi domanderai perché

amo gli occhi che non ti ho visto;

poi m’inginocchierai a te perché

possa sotterrare la vista ai tuoi piedi;

ma non c’è bisogno di aggiungere altro,

il superfluo non è per noi. Non è per noi.

 

Oh Amore! Se tu sapessi

quanto forte è il dolore

e la morte che l’accompagna,

non m’inviteresti a dividere

il pane con te, né il letto.

Il Paradiso può ospitare tutti,

tranne me e un colpo di pistola.

 

Questa notte è fredda

e solo fischia il vento

mentre scrivo una poesia

per non dimenticare

che l’uomo è l’uomo

ed è facile farlo fuori

tendendogli un’imboscata.

Amore, non c’è scongiuro

che possa allontanare

i tuoi occhi che non ho visto,

né quelli penetranti del proiettile

confinato nella mia testa.

 

Oh Amore! L’asma non mi lascia

un attimo di pace in un respiro;

eppur m’ostino a respirare

con le gambe spezzate:

fioriscono rose di sangue

ad ogni mio passo,

lasciano di sé tracce

ma non in Paradiso.

 

Oh Amore! Il braccio è stanco

ma non s’arrende allo sconforto,

anche se so che presto dovrò morire

seppellito nelle lagrime del mondo

che m’ha visto imbracciare

la fragilità della libertà.

 

Oh Amore! Ti ripeto all’infinito

ma non ti grido mai d’amarmi

più di quanto tu già non faccia.

C’è una valida scusa per vivere,

e una ragione per morire

senza rimpiangere il destino

e chi profila all’orizzonte

la bellezza in Cielo del Paradiso.

 

Ho camminato tanto in vita

curando di farla vivere la vita

in chi ho incontrato e amato:

lascio la bandiera

e l’ultimo sigaro cubano

che avrei acceso

in segno di vittoria

se la Bolivia non avesse tradito

il mio ultimo fiato.

 

Ho camminato tanto in vita, per la vita.

Ed ora sono una bandiera al vento.

Ed ora sono in cento e cento sguardi.

Ma il mondo è uguale a come l’ho lasciato.

 

Amore, mi domanderai ancora perché

amo gli occhi che non ti ho visto?

E m’inginocchierai ancora a te perché

possa sotterrare la mia vita ai tuoi piedi?

 

Oh Amore! Se tu sapessi

quanto forte è l’amore

e la vita che l’accompagna,

m’inviteresti ancora a dividere

il pane con te e il letto

per una speranza nuova?

Ma prima devi sapere che

il Paradiso può seppellire tutti,

tranne me e un colpo di pistola.

Ma prima devi sapere che

il Paradiso lo vorrei qui, oggi,

mentre dormo sepolto nella terra

che ho amato più di me stesso.

 

Amore, mi trattengo giusto un attimo:

vorrei vederli veri gli occhi

dell’Amore,

perché il superfluo non fa per noi,

perché il superfluo non fa risorgere

il meglio di noi. Se c’è. Se c’è.

 

E’ tutto dal Che!

 

 





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14/09/2004









Pioggia dal sapore autunnale ...
ne ascolto lo scrosciare,
capace di infondermi calma e tranquillità ...
cullando i miei pensieri li rende più docili ...
e nel silensio della  notte ascolterò la ninna nanna
che per me vorrà cantare ...










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Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;
e la sua chioma
le ombrava lieve e gli omeri e le spalle

Archiloco








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Nessun uomo ha mai scorto l'esatta verità, nè ci sarà chi sappia veramente intorno agli dei e tutte le cose che dico; che se anche qualcuno arrivasse a esprimere una cosa vera al più alto grado, neppure lui ne avrebbe vera conoscenza, poichè di tutto vi è soltanto un sapere apparente.

Senofane





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"Nella vita ci sono giorni
pieni di vento
e pieni di rabbia,
ci sono giorni
 pieni di pioggia
e pieni di dolore,
ci sono giorni
 pieni di lacrime;
ma poi ci sono giorni
 pieni d'amore
che ci danno il coraggio
di andare avanti
per tutti gli altri giorni."

Romano Battaglia
~ da "Notte infinita" ~


















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Le tre sorelle 


C'era una volta una mamma che aveva tre figlie e, a causa della grande povertà che con tante disgrazie e rovesci di fortuna era entrata in casa sua, le mandava in giro a chiedere l'elemosina per sopravvivere.
Una mattina aveva raccattato qualche foglia di cavolo buttata dalla finestra dal cuoco di un palazzo, e volendo cuocerle chiese alle sue figlie di andarle a prenderle un po' d'acqua alla fontana.
Loro si misero a litigare, la prima diceva che doveva andarci la mezzana, e la mezzana rispondeva che questa volta toccava alla prima, tanto che alla fine la povera mamma disse:
"Vorrà dire che ci penserò io", e prese la brocca per andarci lei, anche se era tanto vecchia che si reggeva male sulle gambe.
Ma Alma, che era la più piccina, disse:
"Dammela a me mammina, che anche se ho poca forza voglio risparmiarti questo lavoro".
Si prese la brocca e andò fuori dalla città, dove c'era una fontana intorno alla quale sbocciavano tanti fiori variopinti, e mentre riempiva la brocca apparve uno schiavo, che le disse:
"Mia bella fanciulla, se tu volessi venire con me a una grotta che è poco distante, avresti tanti bei regali".
Alma, che sognava sempre di ricevere un regalo, gli rispose:
"Fammi portare quest'acqua alla mia mamma che mi aspetta, e poi torno qui".
E, riportata a casa la brocca, con la scusa di andare a cercare qualche scheggia di legno per il fuoco, tornò alla fontana, dove lo schiavo l'aveva aspettata, e s'incamminò con lui, che facendola passare dentro a una grotta di tufo ornata d'edera e capelvenere la portò in un bellissimo palazzo sotterraneo, tutto sfavillante d'oro, dove fu subito apparecchiata per lei una tavola meravigliosa; nello stesso tempo apparvero due belle cameriere, che la spogliarono dei poveri stracci che aveva addosso e la vestirono come una principessa. E a tarda sera la misero in un letto tutto ricamato di perle e d'oro dove, appena si spensero le candele, qualcuno si coricò accanto a lei.
Successe la stessa cosa per alcuni giorni, quando a un certo punto la fanciulla sentì un gran desiderio di vedere la mamma, e lo disse allo schiavo, che andò in una stanza a parlare con qualcuno, e tornato con una grande borsa di monete d'oro le disse:
"Questa borsa portala alla tua mamma, ma non scordarti nulla lungo il cammino, e torna presto, senza dire a nessuno da dove sei venuta né dove sei stata".

Quando Alma andò a casa le sue sorelle vedendola così bella, ben vestita e piena di gioie, sentirono crescere un'invidia che quasi le strozzava. E quando Alma voleva andare via, la mamma e le sorelle la volevano accompagnare, ma lei, rifiutando la compagnia, tornò al palazzo entrando dalla stessa grotta.
Passò tranquilla un po' di mesi nello stesso modo, ma a un certo punto le tornò la voglia di vedere la mamma, e lo schiavo consultandosi con qualcuno le permise di andare e le diede un'altra grande borsa di monete d'oro ricordandole di tornare presto e che non doveva far sapere a nessuno da dove veniva e dove stava.
Dopo che la stessa cosa si fu ripetuta tre o quattro volte, aumentando ad ogni visita l'invidia delle sorelle, alla fine queste brutte arpie si diedero tanto da fare che seppero da un'orca tutto quello che era successo, e quando Alma tornò da loro le dissero:
"Anche se tu non hai voluto raccontarci nulla della fortuna che ti è toccata, noi sappiamo tutto: ogni notte, siccome ti fanno bere del vino col sonnifero, non puoi accorgerti che dorme con te un giovane bellissimo. Ma non ti potrai mai godere tutta la felicità se non ti decidi a seguire il nostro consiglio. In fondo siamo noi le tue sorelle, e chi può volerti più bene? Noi vogliamo che tu stia ancora meglio e che sia ancora più contenta di come sei. E allora, quando la sera vai a dormire e lo schiavo ti porge il bicchiere, tu fai finta di girarti per prendere il tovagliolo e mentre non ti vede butti via il vino, che così puoi stare sveglia tutta la notte. E appena avrai visto il tuo sposo addormentato apri questo catenaccio, perché l'incantesimo deve rompersi anche se lui non vuole, e tu diventerai la signora più felice del mondo".
La povera Alma, che non sapeva che le sorelle parlavano come colombine ma erano delle serpi velenose, credette alle loro parole e, preso il catenaccio, tornò al solito palazzo passando dalla grotta. Poi, quando venne la notte, fece come le avevano insegnato quelle bugiarde, e appena tutto fu silenzioso e tranquillo con l'acciarino accese una candela e vide steso accanto a lei un miracolo di bellezza, un giovane che avrebbe incantato chiunque lo avesse visto. Innamorata del bellissimo sposo, disse:
"Giuro che ora non ti lascio più scappare!"
Preso il catenaccio lo aprì, così vide un gruppo di donne che portavano sulla testa tante belle matasse di filo. Quando una di loro lasciò cadere una matassa, Alma, che era tanto gentile, non ricordandosi più dov'era, le gridò:
"Signora, raccogli la tua matassa!". A quello strillo il giovane si svegliò, e gli dispiacque tanto essere stato scoperto che immediatamente chiamò lo schiavo, fece rimettere ad Alma gli stracci con i quali era arrivata e la mandò via anche se era incinta. Lei, pallida come dopo una terribile malattia, tornò dalle sorelle, ma quelle crudeli la mandarono via con sgarbo e brutte parole.
Allora si mise a chiedere l'elemosina vagando per il mondo, finché poverina, dopo mille patimenti, quando era vicina a partorire, arrivò alla città di Torrelunga, e bussò al palazzo reale chiedendo che la lasciassero entrare per riposare anche su un po' di paglia. Una damigella di corte che era buona l'accolse gentilmente, e venuto il tempo Alma partorì un bambino maschio tanto bello che era una meraviglia a guardarlo.
 La prima notte dopo la sua nascita, mentre tutti gli altri dormivano, entrò un bellissimo giovane in quella stanza, prese in braccio il piccino e cullandolo disse:

O mio bambino, mio bel bambino,
se lo sapesse la regina
ti laverebbe nella conca d'oro
ti fascerebbe con le fasce d'oro:
e se il gallo non canterà
mai più nessuno ci separerà.

E dopo queste parole, al primo canto del gallo, sparì come se fosse stato d'argento vivo.
La damigella aveva sentito tutto, e siccome quel bellissimo giovane veniva ogni notte, diceva quelle parole e spariva al primo canto del gallo, andò a raccontarlo alla regina, che appena fu giorno fece un crudele bando, che ordinava di tirare il collo a tutti i galletti di Torrelunga, rendendo vedove in una volta sola tante povere galline.
La regina andò in quella stanza ed era ben sveglia quando arrivò il giovane, che come ogni notte, cullando il bambino fra le sue braccia, disse:

O mio bambino, mio bel bambino,
se lo sapesse la regina
ti laverebbe nella conca d'oro
ti fascerebbe con le fasce d'oro:
e se il gallo non canterà
mai più nessuno ci separerà.

La regina riconobbe suo figlio, e all'alba corse ad abbracciarlo, liberandolo dalla maledizione di un'orca: che vagasse per il mondo finché la sua mamma non lo avesse abbracciato all'inizio di un giorno in cui nessun gallo avrebbe cantato.
La regina era felice, e dopo aver saputo tutta la storia celebrò con grandi feste le nozze di suo figlio con Alma, che si trovò sposata con un principe meraviglioso.
E le sorelle, quando seppero che aveva sposato il principe, con una gran faccia tosta vennero a trovarla, ma ebbero quello che si meritavano, perché nessuno volle farle entrare, così sempre più divorate dall'astio si accorsero che dall'invidia non avevano ricavato un accidente.








































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13/09/2004









Mi é così difficile leggere il cuore che ho lingua impastata di ricordi
di lingua a lingua senza respiro e pelle a brivido scivolosa e madida.

Accasciata al suolo o in piedi diritta come quei giorni senza dubbi
in me stessa mi perdo ed é filo solo il colore dei miei capelli su di te.

Mi é così difficile capire decifrare accoglierti come una pagina
o come foglia come quelle passeggiate sopra i passi già vissuti.

Ho lanciato sassi in aria che le nuvole hanno colore del tuo sguardo
sono una Penelope dalle attese di sale e sabbia stringo il tuo nome.

Sì insensata stringo il tuo nome ai miei capelli e la lingua ha monosillabi
che t’inseguivano come una canzone ed io non t’invoco ma ti canto…

ti canto.












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La nostra anima che dopo il lungo periodo di materialismo è appena al suo risveglio, porta in sè i germi della disperazione. Solo una debole luce spunta come un piccolo puntino nell'enorme cerchio nero. Questa luce debole è come un barlume, che l'anima non ha quasi il coraggio di vedere, nel dubbio che essa, la luce, sia sogno e il cerchio nero, realtà

Kandinsky





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Al modo delle foglie che nel tempo
fiorito della primavera nascono
e ai raggi del sole rapide crescono,
noi simili a quelle per un attimo
abbiamo diletto del fiore dell'età
ignorando il bene ed il male per dono dei Celesti.
Ma le nere dee ci stanno sempre a fianco,
l'una con il segno della grave vecchiaia
e l'altra della morte. Fulmineo
precipita il frutto della giovinezza,
come la luce d'un giorno sulla terra.
E quando il suo tempo è dileguato
è meglio la morte che la vita

Mimnermo

















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Tanti pezzi di un puzzle…una volta li ho fotografati…ma allo sviluppo non mi hanno dato la stessa sensazione del momento.. è sempre così… bisogna rivivere le sensazioni attraverso i ricordi….

 

 





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Nessuno di noi cambia completamente.
Semplicemente mutiamo il nostro atteggiamento
verso la vita,
e allora ogni cosa sembra di colpo trasformarsi.








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- amberle -


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La felicità non è una meta. E' uno stile di vita.





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Siamo noi che decidiamo di amare, è l' amore che decide per noi o l'altra persona che si infila nel nostro cuore?





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Vasco Docet

ALBACHIARA

Respiri piano per non far rumore
ti addormenti di sera
ti risvegli con il sole
sei chiara come un'alba
sei fresca come l'aria.
Diventi rossa se qualcuno ti guarda
e sei fantastica quando sei assorta
nei tuoi problemi
nei tuoi pensieri.
Ti vesti svogliatamente
non metti mai niente
che possa attirare attenzione
un particolare
solo per farti guardare.
E con la faccia pulita
cammini per strada mangiando una
mela coi libri di scuola
ti piace studiare
non te ne devi vergognare

E quando guardi con quegli occhi grandi
forse un po' troppo sinceri, sinceri
si vede quello che pensi,
quello che sogni....

Qualche volta fai pensieri strani
con una mano, una mano, ti sfiori,
tu sola dentro la stanza
e tutto il mondo fuori


































firmato da..
- vitreouseyes -


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Ho provato a cercare quella luce

nel volto delle persone

che mi stanno attorno....

Ho provato nei sorrisi della gente

a vedere se c'era l'amore...

Ho provato e ho cercato in ogni parte...

Ho capito che solo nel mio cuore

troverò le risposte che

da tempo desideravo....

 Ora vedo amore

luce e sorrisi....

forse perchè avevo bisogno di leggere

dentro di me....





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- prediletta -


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di me/te tra me.



mi sono lasciata vivere.
mi è piaciuto.
di quel bisogno che tenevo insoddisfatto.sì.
piacere fisico mentale del cuore.
ti ho permesso di farne parte.
ti è piaciuto.
e ora ci lasciamo accadere.
ricominciamo dall'inizio.
io bambina morta.
tu angelo deluso.incazzato.del sole.
diventeremo sempre più forti.
più sinceri.più liberi.migliori. 
















firmato da..
- sylisa -


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S'alza lieve la foschia
dalle verdi sponde del
Naviglio,
mentre la prima carezza
d'Autunno si posa sulle
sue acque
che accolgono in un abbraccio
una foglia stanca,
e come al suono di una musica
dolce
la trasporta lontano,
oltre quell'ansa,
dove il dolore si trasforma
in malinconia.

















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- Sephora -


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Un battito d'ali è stata pubblicata la poesia vincitrice della Seconda Edizione 2007 del Concorso.









Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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