Diario di Poesia e Letteratura Italiana. Scrittori del web presentano le loro opere d'Arte. - On line dal 28 Agosto 2003 -
08/10/2004
Dopo un pò impari la sottile differenza tra tenere una mano e incatenare un'anima. E impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza. E inizi a imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse. Cominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti, con la grazia di un adulto non con il dolore di un bambino. E impari a costruire le tue strade oggi perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani. Dopo un pò impari che il sole scotta se ne prendi troppo. Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori. E impari che puoi davvero sopportare che sei davvero forte e che vali davvero.
Se un giorno decidessi che questo tempo, questa terra non sono il mio tempo, il mio momento da vivere,
se questo disagio nel vivere questo secolo fosse ancora un macigno come questo momento
e decidessi di spiaccare un volo nel buio ...cosa potrei lasciarti?
Gia... io cosa potrei mai lasciarti ?
Non ho denaro, non ne ho a sufficenza per ricoprirti come vorrei, non ne ho per soddisfare tutti i tuoi desideri, non ne ho nemmeno per i desideri che non hai, non ne ho per comprarti le cose utili e inutili,
Non ho una casa tutta mia, non ne ho né mia e nè non mia in cui farti entrare kuando non ne avrai nemmeno una tua, non ho terre su cui farti piantare un albero, ne un fiore ne una rosa . e non ho gioielli, perché il mio unico oro fino adesso, sei ancora tu..
se un giorno..decidessi... ti lascerei
invece il mare, troppo vasto per avere un padrone solo, troppo selvaggio per farsi domare, ma aperto e generoso con le sue onde che s'infrangono su sassi ...che ti bagna e ti asciuga alla velocità che ci mette un'onda a morire e poi a rinascere che ti assale quando è arrabbiato, che non lo puoi prendere fra le mani, che non lo puoi mettere in una vaso di vetro.
Potrai solo guardarlo e mentre lo farai ti sentirai tanto piccolo ma anche tanto vivo dentro.
A farne parte.
E poi le stelle, quelle accese kuelle che stanno sopra le nuvole e qualke volta ci spiano quelle spente che dispettose non vogliono farsi contare,
quelle che speriamo cadino un giorno l'anno per esaudire tutti i nostri sogni o solo uno.. quelle che piacciono a me e che non vedo da tempo.. cercale tu per me..
e poi
Ti lascerei il vento e la mia rabbia nell' impossibilità di possedere un piccolo alito .. pensa trascina una foglia, fa ondeggiare un filo d'erba, sposta un pezzo di carta travolge i rami degli alberi e a volte scoperkia le kase ma non riesce a lasciare la sua impronta sul palmo della mia mano..
pensa...accarezza in una sola volta il volto di tanta gente, una carezza su di uno e l'attimo dopo sul volto di un altro...
pensa che potere grande..il vento...un piccolo alito di niente pensa che potere posiede.
E poi ti lascerei tutto ciò che non è mai stato mio, che non ho mai provato,visto,assaggiato,fotografato...ascoltato da gli alberi ce non scalo più da una vita, alle le montagne piùalte del mondo che non ho mai visto dal sole di un altro paese...a un aquila reale volare sulla mia testa da una terra straniera...lontana e irrangiungibile all'atterrare su un'isola deserta e sperduta da navigare una vela a volare su in alto alto.. da cose più banali di queste..ad altre banali e impossibili..
e poi ti lascerei altre cose più banali che ho ma non esistono ancora le parole che avrei voluto scrivere, e quelle che non ti ho mai detto... le poesie ce sono ancora dentro me, ma che sulla carta è quasi come perdessero signifikato..
ti lascio i disegni che avrei voluto fare, ma ti lascio anke quelli ke sono sul tavolo incompleti e pensati nelle notti che non hanno sonno..e poi ancora e canzoni quelle che non so cantare, quelle che mi piacerebbe cantarti, quelle che vorrei cantare con te, almeno provarci.
Oh com'é importante tentare almeno qualsiasi desiderio...
E poi il mio cassetto pieno di sogni..per una volta almeno ti prego lanciali in aria come aquiloni falli volare vivere e volteggiare, specie quelli impossibili, da a loro una sola volta l'illusione di poter esistere...almeno prender la rincorsa..almeno quella
E poi infine ti lascerei il desiderio bramato agognato quasi con dolore fisico di darti un figlio, semmai un giorno lo avessi anche senza me,
per l'attimo che te lo cullarai fra le braccia..pensami ovunque io sarò lo sentirò un po' anche mio.
Un figlio tuo che bello sarebbe o sarebbe stato.
Un figlio un chicco un granello di te che mischiato con un pò di me...un figlio piango mentre lo dico..perché lo so solo io perché.
E poi ti le lettere che non son state mai spedite, perkè il coraggio ha bisogno più di un francobollo.. per un viaggio di solo andata e poi da ultimo ti lascerei l'amore con cui ti lascerei fra le mani tutte queste kose.. quando io mi arrenderò.
voci ke si incrociano sguardi ke si evitano grida ke nn ascoltano parole ke si riconoscono volti ke si cercano e intorno a me solo il rumore del mio silenzio confuso,impaurito,ke grida e nn ascolta le parole scivolano via e il nero dei miei okki cerca acque ke riescano a soffocarli dov'è il senso di tutto ciò? mentre colpi di sole inondano il mio volto pensieri stolti tuonano nella mia mente e al loro riparo si abbandona il mio corpo sassi lanciati contro di loro si fermano a guardarmi cercando verità mentite nei meandri di labiritnti colorati cn fiocchi rosa cosa sn queste parole lampi di luce avvolti nelle fiamme ke solo l'acqua di un angelo potrà spegnere angelo dei miei pensieri dove sei?...
Vento dell'est una lanterna e un pugnale nel cuore. La strada ha un fremito di corda tesa, un fremito di enorme calabrne. Da ogni parte io vedo il pugnale nel cuore
Che cosa è la felicità? Dove la si trova? Come si può fare a mantenerla, in modo che non scappi via al mutar del vento? Mi accadono cose che dovrebbero rendermi felice..forse..perchè non me ne rendo più conto..un tempo ero lì a pensare ai fatti miei e mi dicevo che ero troppo fortunata..che giornate così belle come quelle che vivevo non era normale che le avessi..non si può essere felici per sempre..o sì? Datemi voi le risposte..io che ero tanto brava a fare il giochino di Pollyanna ora non lo so più fare.
Ho paura di prendere il volo. Di allontanarmi dalle mie piccole certezze. Di sbocciare. Di contare solo su me stessa. Ho paura di non farcela a reggere tutto. Ho paura di spiegare le mie ali. Di vedere i loro colori sgargianti. Di non esserne capace.
Sempre vieni dal mare e ne hai la voce roca, sempre hai occhi segreti d'acqua viva tra i rovi, e fronte bassa, come cielo basso di nubi. Ogni volta rivivi come una cosa antica e selvaggia, che il cuore già sapeva e si serra. Ogni volta è uno strappo, ogni volta è la morte. Noi sempre combattemmo. Chi si risolve nell'urto ha gustato la morte e la porta nel sangue. Come buoni nemici che non s'odiano più noi abbiamo una stessa voce, una stessa pena e viviamo affrontato sotto povero cielo. Tra noi non insidie, non inutili cose - combatteremo sempre. Combatteremo ancora, combatteremo sempre, perchè cerchiamo il sonno della morte affiancati, e abbiamo voce roca fronte bassa e selvaggia e un identico cielo. Fummo fatti per questo. Se tu od io cede all'urto. segue una notte lunga che non è pace o tregua e non è morte vera. Tu non sei più. Le braccia si dibattono invano. Fin che ci trema il cuore. Hanno detto un tuo nome. Ricomincia la morte. Cosa ignota e selvaggia sei rinata dal mare.
vedo, oltre i volti sorridenti. vedo, oltre le ali di farfalla. vedo... vedo il nulla. Tutti quei sorrisi... non sono nulla, solo ghigni senza emozioni... espressioni senza emozioni.
Ora le appartengo.
Appartengo, alla Signora del silenzio. Appartengo, alla Signora che non lo dice. Sono della Madre dell'uomo, del suo passato... e del suo futuro. Sono dell'imperatrice dell'Ombra, di una Regina di Nebbia silenziosa.
Sono solo con Lei.
Fuori... canti, grida, danze e feste, sorrisi pallidi e sbiaditi dalla cortesia, che non appartengono a nessuno, nè a loro nè a me. Dentro... canti, grida, danze e feste, si rincorrono in vortici senza meta, mentre i sorrisi scemano.
Amori dichiarati. Gestire gli amori, gli faranno restare, e se la parola gestire, non si allaccia oggi bene, so io, che ci porterà ad avere questi amori dichiariati, per sempre.
L’immagine riflette dal fondo dell’ anima chi mi sta fra mente e cuore. Un batticuore non a caso, ma dettato dall’arte amorosa che rovescia ogni logica cade fra parole distratte e mi chiedo se sia amore questo. Non mi lavo le ferite nel dubbio, ma le lascio seccare come rose.
Una scritta prende forma tra i caldi vapori acquei ... e sul vetro appannato della doccia leggo due semplici parole che mi riempiono il cuore d'amore ... due semplici parole ... ma intense: "Ti amo" ... e sorrido ...
Ho ricevuto l'invito per scrivere qui. Non so perché, neanche lo conoscevo "qui", forse è per via del nick che porto?
Comunque accetto volentieri e vi lascio uno di quelli che io chiamo "sogni"...
LA STORIA DI UN ANTICO AMORE
In un tempo ormai lontanissimo, quando la Terra era giovane giovane, le cose non erano così come le conosciamo noi oggi.
La Terra era ricoperta dal Mare, ed in cielo c’era solo il Sole, tutto qui, la Terra ed il Sole.
Accadde allora che il Mare notò qualcosa di strano lì nel cielo, dal lato della Terra opposto al Sole, gli sembrò di vedere qualcosa brillare in lontananza.
Era davvero una cosa strana! Il cielo era sempre stato buio e vuoto; rimase a fissare quello strano fenomeno e si addormentò.
Al suo risveglio il Sole era alto nel cielo e della strana luce non c’era nessuna traccia, si affacciò dall’altro lato della Terra, ma lì il cielo era buio come al solito.
Aspettò paziente che il Sole calasse e quasi gli mancò il fiato.
La luce era ancora lì, ma era più grande di come se la ricordava. Non aveva sognato quindi.
Rimase a guardarla cercando di capire cosa fosse, finché la luce del Sole non la fece svanire.
Era rimasto sveglio a guardarla ed era stanco morto, così andò dall’altro lato della Terra a dormire; sognò, ma al risveglio non ricordava cosa aveva sognato.
Si svegliò confuso, come se qualcuno gli avesse detto qualcosa di importante, ma lui non riusciva a ricordarsi cosa, e rimase lì a pensarci un po’. Quando vide un bagliore illuminare l’orizzonte si rese conto che il Sole stava per sorgere da questo lato, subito corse dall’altro lato, temendo di aver fatto tardi, ma il Sole stava ancora tramontando.
Si posò placido ed aspettò di vedere quella strana luce.
Quando il Sole fu calato, Lei era ancora lì, ora non era più un puntino lontano, si stava avvicinando e la sua forma cambiava, era curva, come il Sole che si perdeva all’orizzonte, in verticale però, era come un Sole argenteo nascosto dietro una Terra invisibile.
Ogni volta che il Sole calava, Lei si avvicinava e si mostrava un po’ di più.
E il Mare era lì a contemplarla.
Finché, si mostrò in tutto il suo splendore.
Il Sole calò e quell’enorme disco d’argento era lì, alto e fiero nel cielo.
In quel momento il Mare morì d’amore, e Lei rimase lì, a specchiarsi in lui.
Il Sole salì e ridiscese, il Mare non lo vide neanche.
Aveva occhi solo per Lei; la Sua luce non era calda come quella del Sole, ma fredda e misteriosa, e, riflettendosi sulle sue acque, le rendeva magiche.
Il Mare però si rese conto che Lei se ne stava andando, un po’ alla volta, così come era apparsa. Finché il cielo fu di nuovo oscuro e il Mare fu di nuovo solo.
Era pur sempre una donna.
Il Mare era disperato, aveva perso il suo amore e non sapeva se l’avrebbe più rivista.
Era così triste che anche il Sole cercò di consolarlo, mentre la Terra taceva.
Il Mare raccontò tutto al Sole, di quando l’aveva vista per la prima volta piccola e distante, di come l’aveva vista crescere fino a divenire fiera e maestosa e di come gli si era bloccato il cuore in petto; del tempo passato assieme senza parlare, solo sfiorandosi e desiderandosi, e di come Lei era andata via…
Il Sole, commosso dal racconto del suo amore, decise di fargli un dono.
Rinunciò ad una parte di sé e la gettò tutto intorno, in modo che il cielo non sarebbe stato mai più buio.
Il Sole tornò a calare, miliardi di piccole luci erano ora sparse ovunque, ed ognuna di loro ricordava al Mare il suo amore, mentre lui la cercava…
Ed eccola lì.
Piccola e lontana. Ma ancora lì dove l’aveva vista per la prima volta.
Il Mare pianse di gioia.
Lei si stava riavvicinando e cresceva come aveva fatto la prima volta.
Stavolta era ancora più bella; non solo perché l’amore del Mare era ormai cresciuto a dismisura, ma anche perché, circondata da milioni di piccole luci, la sua misteriosa bellezza d’argento non avrebbe mai avuto eguali.
E tornò ad essere la regina del suo cielo, ed il Mare le confessò il suo amore.
Lei lo guardò, sorrise, e pian piano gli si avvicinò, lentamente, come solo Lei sapeva fare.
Dapprima lo sfiorò, piccole onde percorsero tutto il mare, poi lo baciò e il Mare si aprì per accoglierla nel suo Amore.
Il Sole sorse di nuovo ed il Mare e la Luna erano lì, fusi una nell’altro.
E così, ogni volta che il Sole sorgeva, la Luna ed il Mare si univano per amarsi.
Ma Lei non aveva perso la sua antica libertà, e il Mare MAI avrebbe voluto privarla di questo.
Così Lei si allontanava da lui, moriva e rinasceva, per poi tornare tra le sue braccia, e lui era sempre lì ad aspettarla e ad accoglierla.
Da allora la Luna è sempre tornata tra le braccia dal Mare.
Nell'oceano del mio amore abbraccio ogni tua piccola onda un bacio...un soffio....sei vento scogliera ove lento fluisco. immenso é il tramonto che muore in me troppo lontano per toccarne il colore troppo vicino per dirsi addio troppo presente per sentirne il dolore oltre quel lembo di mare la vita...immergendosi va negli abissi ad occhi aperti guarderò con dolcezza il tuo anello che da questo epilogo avrà nuova vita....
l'arte, perchè è impossibile vivere senza l'inutile gioco del pensiero che guida il nostro sentire e la mano, ad esprimere tracce e concetti. Quattro margherite, per sostenere una piccola speranza di vita, strappata all'indifferenza del potere che ora si dice offeso dalla limpidezza di chi non rinnega il proprio lavoro. Infangare un fiore non serve, il suo profumo discreto, la sua caparbia determinazione a crescere nei luoghi più difficili annienta la malevolenza di chi non può usarlo per i suoi biechi scopi, e noi vediamo oltre le parole, e comprendiamo l'intenzione maligna che alberga dietro le critiche per non riconoscere la colpa. Un altro uomo morto, italiano o iracheno, o iracheno italiano, metafora di una speranza che venne distrutta per indifferenza ed insipienza. Certo, era là per affari, ma forse quella sua radice irachena lo ha reso pericoloso, e disturbante a tornare, a sostenere l'accusa di una presenza ingava ed impotente, e noi ascoltiamo anche il suo pianto, ascoltiamo quello degli iracheni abbandonati allo sfacelo, in mano a briganti, squadroni della morte, che distruggono ogni tentativo di ripresa, ogni speranza di organizzazione sociale, di vita, di cultura. Personaggi dal passato ben noto ora si aggirano per l' Iraq, personaggi ufficiali come quell'ambasciatore che diede buona prova di sè in America latina, e già allora apparvero gli squadroni della morte, o como lo stesso Allawi, e tutti gli organizzatori, i faccendieri, gli arraffatori liberi di muoversi nel disastro iracheno, che tale deve rimanere.
Disturbava Baldoni, disturbavano le operatrici e gli operatori di un ponte per, e di Gino Strada parliamo male ogni momento, perchè nulla deve essere ricostruito, deve rimanere terra bruciata, speranza delusa, e dal deserto devastato potremo trarre ogni goccia di ricchezza, di petrolio, di potere per il più forte, libero di destabilizzare e distruggere.
E i morti per le strade di Gaza come se nulla fosse, una frase poetica persino per uccidere liberamente, operazione giorni del pentimento, e la comunità internazionale tace, e quegli stessi che gridarono alla violazione del diritto da parte dell' Iraq guardano ad Israele, che ha la bomba atomica, che disconosce decisioni dell' Onu, che opprime ed occupa territori non suoi, che non ne protegge la popolazione, ma la aggredisce, chiude scuole, spara sulle ambulanze, prende di mira i bambini, e tutto intorno tace, e la pace diviene una vuota parola priva di senso sulle bocche di questi falchi assassini.
Ho osservato che il gioco di luci e ombre non formava nessun equivalente colorato di qualche luce... dunque quale sarebbe il suo equivalente ? Il colore puro
E' questo il mondo: bugiarda apparenza dei nostri fotogrammi di sostanza, lacerati nel nostro amare ed essere respinti; sogno che scalcia i sepolti dalla loro sacca e onora i loro rifiuti come si onorano i vivi. E' questo il mondo. Abbiate fede.
Perchè noi grideremo come grida il gallo, respingendo i vecchi morti; i nostri scatti faranno schioccare l'immagine delle lastre; saremo i giusti compagni di una vita, quelli che restano rifioriranno amando, sia lode ai nostri cuori che prendono commiato