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30/11/2005









Abbiamo perso anche questo crepuscolo.

Nessuno ci ha visto,

stasera,

mano nella mano

mentre la notte azzurra cadeva sul mondo.

 Pablo Neruda





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- amberle -


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Narra il vento



141 by Luc  Selen

 

 

 

 

Tra i lecci narra il vento 

l’olezzare di vita. 

Nel nulla sordo, 

odo il tuo ordire. 

Sotto la zimarra trasudo, 

stordito da zinzino d’amore. 

 

Metamorfosi del disamore 

il zirlare della tua anima. 

Nemmeno i sospiri di Giove 

mi paiono innocenti.

 

 

 

 

 

 Foto by Luc Selen





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- sulfureo -


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Violazione

di Armonie Stonate

Caos di Note Atone

Una per Una

come Farfalle nel Vento

al tuo Soffio

IO

Artefatta

TU

Bugiardo.



Attendo un tuo Delirio.




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Un Mulino A Vento - "L'ultimo colpo"
 

dall'album     : "Microbi"

      ascolta brano

L'ultimo colpo è già stato sparato
di questa guerra appena iniziata
Guardare il cielo per l’ultima volta
Gridare forte è già troppo lontano
Qualcuno ci avverta dei secondi che abbiamo
Per espiare i nostri peccati
Ci dica pure se è meglio morire
O rimanere fermi a sognare
E’ già tutto scritto è tutto segnato
Bisogna arrivare al rifugio indicato
Con quale coraggio con quale intenzione
Se la paura ci ha già trasformato
In bestie al rogo tutte quante marcate
Senza più un briciolo di ragione
Mettersi in salvo è l’unico scopo
In questo attimo presto passato
E allora è meglio sedersi a fumare
Pensare ad un figlio non ancora maturo
Che ti chiedeva come fare all’amore
Con la sua prima conquista del cuore
Pensare alla vita troppo banale
Che ti sei dato da quando sei nato
L’unica cosa davvero importante
È questo figlio non ancora maturo
Non ancora maturo al punto di chiederti
Se gli eroi sono già stati creati
Per questa guerra non ancora iniziata
In sette secondi è già terminata
Quali bandiere sono state piazzate
Quali battaglie sono state perduto
Cosa è già scritto nelle pagine vere
Di questa storia anch’essa conclusa.


(materiale coperto da deposito SIAE)



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- UNMULINOAVENTO -


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Vivere nel vento



Vivere nel vento
su sentieri tortuosi
e strade che si separano,

incrociare bivi che si ricongiungono
o scorrono paralleli
senza mai ritrovarsi.

Vivere nel vento
senza ricercare un destino
intessuto da troppe mani
nelle sue ardite trame.




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Un Mulino A Vento - "The last shot"
 

dall'album     : "Microbi"

      ascolta brano

this war has just begun
but the last shot has already been fired
seeing the sky for the last time
as the screams slowly rise
tell us how long we are going to last
and forget all our sins
is it better to disappear
or to be here dreaming so loud
All has been wrote, all has been set
as we run to the marked cave
is it might or is it despair
is it this fear that changed us so bad
like the cows when are to be butchered
with no reason and no mind
get to the shelter is the only thing
in this moment passing so fast
I sit down to smoke the last one
and think of a son yet too young
that asked how to make love
the firt time with his sweetheart
think of this life far too banal
that i lived from my birth
the only thing that matters
is this son yet too young 
yet too young so much to ask
if heroes are already born
of this war that has just begun
seven seconds and all is over 
Which flags have been placed
which battles have been lost
which words have been written
in the closed book of time
.

(materiale coperto da deposito SIAE)



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http://dolcemiele78.splinder.com/



~ Sergio Bambarèn ~

Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno...





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- dolcemiele78 -


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 Sono già mature le mele
sull'albero che Miss Coombes
ci ha lasciato.
L'albero è chino quasi fino a terra.
Non avevo capito fino ad ora
il loro peso freddo, né come
si accalcano a coppie sui rami,
gialle, rotonde come lanterne cinesi
lungo una strada addobbata.

È il crepuscolo, e stai tornando a casa.
Immagino la dinamo della tua bici
tesa come una spoletta tra le strade
che imbrunano, a illuminare
casa nostra mentre ora, nella via,
si accendono le luci – l'oro
delle lampadine nelle piccole serre,
i lingotti
di ingresso, la camera da letto, le scale.

Viviamo qui ora, e sebbene,
altrove, una ragazza si appoggi
al finestrino del treno, un dito
attorcigliato allo zaino zeppo
di tutto ciò che possiede –
questo ci basta. Siamo
le luci, le luci, le luci
che i treni superano nell'oscurità.

 
Kate Clanchy





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Bazaine. La Luce amalgama, fraziona, scompone le forme. Vi gioca, come un bimbo con i Lego. A volte le spezza in frammenti irregolari, passi o sospiri.

I colori si intersecano, indecisi se amarsi od odiarsi. Onde di vita si dilatano, vibrano, per poi frangersi dinanzi al Nulla. Il mistero della quiete





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- alessiobrugnoli -


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T'amo senza sapere come, né quando né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così t'amo perché non so amare altrimenti che così,
in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si schiudono i tuoi occhi col mio sonno

Neruda





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Camminare a passi lenti nella navata di San Giovanni, accompagnati da racconti

Uno sguardo al baldacchino gotico, con i reliquari d'oro e d'argento, che la leggenda dice custodiscano le teste di Pietro e di Paolo, che grideranno nel giorno dell'Apocalisse.

Sotto il timpano dell'altare del Sacramento, un frammento di legno. Ciò che resta della tavola dell'Ultima Cena. Dietro, quattro colonne di bronzo dorato. Chi dice vengano dal tempio di Gerusalemme, chi da quello di Giove Capitolino, fuse da Ottaviano coi rostri delle navi di Antonio e Cleopatra.

La tomba di Silvestro II, il papa mago, le cui lacrime bagnano il marmo alla morte di ogni suo successore





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Mi affascina la Centrale Montermartini. Marmo ed acciaio. Gli Dei, prigionieri di bellezza, che fronteggiano giganti di ingranaggi, turbine e pulegge.

Ed il luogo diviene ancora più suggestivo quando ospita l'arte contemporanea. Elina Brotherus, che insegue il mito d'Orfeo. Bires, piange il cuore, ridotto a caldaia. Le foto di Cataldo, frammenti di metropoli. Le performance di Angelosanto, Nimrod che assiste alla confusione di Babele

Infiniti specchi di una cultura spiazzata





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THOMAS BLOOD ufficiale irlandese (m. 1690)

Il mio Piano era perfetto e, se non fosse stato per una serie di incidenti del tutto imprevisti, sarei diventato immediatamente uno degli uomini più facoltosi del mio paese. Quella mattina mi recai con altri tre amici alla tristemente famosa Torre di Londra. Talbot Edwards, custode dei gioielli della Corona e perfetto babbeo, mi venne ad aprire chiedendomi con indolenza cosa desiderassi.

Con una faccia di bronzo che solo un irlandese può avere, gli dissi che ero venuto a chiedere la mano della sua dilettissima figlia. Neppure un dubbio sfiorò la mente di quell’idiota, come se tutti i bellimbusti di questo mondo spasimassero per impalmare la bella Rebecca. Rimasi meravigliato della facilità con cui ci fece entrare. Mi bastò lanciargli un mantello in testa e scaricargli addosso un fracco di legnate per impadronirmi dell’oro reale,corona compresa. Il problema che ci si pose allora fu quello di uscire senza dare troppo nell’occhio.

Il mio socio Bart s’infilò beffardamente il globo reale nelle brache. La corona me la schiacciai contro il petto, ma restava fuori lo scettro che, contrariamente a quanto pensavamo,era smisuratamente lungo.

Dopo aver trovato una sega proprio nell’armadio di fronte al tesoro (come dire, non solo si voleva facilitare qualunque ladruncolo, ma addirittura si provocava i benintenzionati!) pensammo di tagliarlo in due lì per lì. Le provvide stelle non ci furono però propizie fino a questo punto. Giusto in quel momento, infilò la chiave nella toppa il figlio di Edwards il quale, accortosi del misfatto, si mise a urlare come un ossesso lanciando l’allarme. Riuscimmo, nonostante le guardie e i soldati, a guadagnare l’uscita e a fuggire almeno fino a quando il mio fidato cavallo non posò rovinosamente la zampa su di una maledetta zolla di fango.

Fui imprigionato insieme ai miei compari nella medesima Torre, ma i giudici non avevano ancora fatto i conti con un irlandese purosangue. Mi rifiutai di rispondere a qualsiasi domanda se non in presenza del Re. Tale fu il baccano che feci che pensarono alfine di accontentarmi.

Carlo II – devo ammetterlo – non solo si dimostrò dotato di una sottile intelligenza, ma persino di un vero senso dell’humor e di una sconfinata magnanimità regale. Gli feci presente che avevo combattuto con successo contro le sue truppe nella guerra civile appena conclusa. Per compensarmi dei miei servigi, avevo ricevuto proprietà e beni nella mia amata Irlanda, sennonché, una volta reinsediato, il Re o chi per lui aveva pensato bene di privarmi nuovamente di tutto. Il mio tentativo di furto era stato perciò soltanto una richiesta di risarcimento e magari avrei anche restituito la refurtiva se tutto fosse andato per il meglio.

Infine, il semplice stratagemma adoperato per entrare nella Torre aveva rivelato il comportamento a dir poco stolto del custode del tesoro reale. A questo punto Carlo II scoppiò in una fragorosa quanto sincera risata e non riusciva più a smettere al punto che pensavo potesse sentirsi male. Non solo reintegrò le mie proprietà e quelle dei miei amici, ma diede l’ordine di arrestare immediatamente il signor Edwards come spudorato favoreggiatore di ladri.

A ripensarci ora, la mia piccola vita mi appare davvero ben poca cosa seppure magnificata da un capolavoro di astuzia a fronte di un’abissale dabbenaggine. Davvero deve essere così grande l’affanno per una misera e fuggevole ricompensa?

Angelo Iacovella





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Manessier. Rinunciare alla forma, perchè essa allontana dall'anima. Rappresentare le cose per quelle che sono è esser schiavi del mondo, allontarsi da Dio.

Come nella teologia negativa, Egli non può essere definito. Soltanto suggerito, per specchi ed enigmi. Cantato da poesie di colore, vivo, ardente, inalterabile, luminoso. Figlio dello Spirito, fiamma della Pentecoste





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- alessiobrugnoli -


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Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d'estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

Nazim Hikmet





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Che me ne faccio di una pistola?



Che me ne faccio di una pistola?
Tu hai una pistola che usi per sparare a tua moglie e ai tuoi figli.
Lo sanno tutti che hai una pistola.
Che la pistola la usano i guardiani notturni per uccidere le proprie mogli e i propri figli.

Io non posso sparare.
Non sono capace di spendere né di sparare.
Nella mia scura pelle i nemici sfumano come voglie e
ho solo capito dintorni confusi e
del resto e dell'alba che farà luce il giorno.




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- magliettabianca -


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Mi arrendo.




60158
Ora vai guerriero
corri libero in altre terre
Sfoglia parole
penetra lame affilate
Sventra paure
Graffia la schiena di sbieco girata
Sguaina la spada
punisci segreti che io pellegrina
ho violato
Fremono labbra bugiarde
prigioniere di un brivido
che ho accarezzato
Mascherati di tulle e di raso
scivolano silenzi
racchiusi nel limbo di un’amore
di porcellana crepata.
Spolvero bugie
curo ferite riaperte
cancello macchie indelebili
Ma stanca
chiudo il libro delle fiabe
ed esangue mi arrendo
a chi è tutti i miei sensi
ma non mi sente.

-Federica






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- riflessodime -


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Saprai che non t'amo e che t'amo...

(Neruda)

 

Saprai che non t'amo e che t'amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un'ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t'amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l'infinito,
per non cessare d'amarti mai:
per questo non t'amo ancora.

T'amo e non t'amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t'amo quando non t'amo
e per questo t'amo quando t'amo.





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- Donai -


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Lui



Il suo abbraccio
cosi' caldo
cosi' sicuro
Il suo sorriso
cosi' gentile
I suoi occhi
sinceri
profondi
cosi' colmi
d' un' anima cristallina
Abbracciami
Consolami
Parlami
ancora una volta.





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- PuchikoPuch -


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Bellezza......



.."...Cielo o Inferno ,

Cosa importa da dove tu provenga ,

Bellezza , mostro enorme , spaventevole ,

Ingenuo! se il tuo occhio , il tuo sorriso ,

il tuo piede , mi aprono la porta

D'un Infinito che amo e che mai

Ho conosciuto? che importa se vieni

Da Satana o da Dio? Sirena o Angelo

Che importa , se rendi -fata dagli occhi

Di velluto , ritmo , profumo , luce ,

Mia unica regina!- meno orrendo

L'universo , meno grevi gl'istanti?  .."...

(Charles Boudelaire -I fiori del male- "Inno alla bellezza").





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- MeliaKynthia -


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- Vivendolestelle -


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 Nell'ora di bassa marea
ho scritto un verso sulla sabbia
e vi ho effuso intero il mio cuore
e la mia anima.
In tempo di alta marea son tornato
a rivedere i segni tracciati:
e ho letto sulla spiaggia
tutta la mia ignoranza.

 

Kahlil Gibran


Kahlil Gibran nasce a Bisherri, una cittadina nel Libano settentrionale, il 6 gennaio 1883, luogo circondato dai famosi "Cedri del Libano". Si chiamava Gibran Khalil Gibran e quando emigrò negli Stati Uniti a undici anni il nome gli fu abbreviato da un'insegnante inglese. Nei suoi scritti in inglese la sua firma sarà sempre Kahlil Gibran.
I genitori sono cristiani maroniti,
religione cattolica formata dopo lo scisma bizantino del V sec a.C., ha due sorelle, Mariana e Sultana, e il fratellastro Boutros (nato da un precedente matrimonio della madre). La sua formazione si può ricostruire attraverso gli anni neoplatonici e paganeggianti di Boston, ove emigra nel 1894 con la madre, i fratelli ed alcuni zii. Sono gli anni dell'emigrazione araba verso gli Stati Uniti e il Brasile. Il padre, semialcolizzato, rimane in Libano forse in prigione, Gibran non avrà un buon ricordo del rapporto con lui. E la madre, Kamele Rahmè, gli trasmette la religiosità e i valori umani della sua tradizione culturale.
A 14 anni Kahlil torna in Libano per frequentare la scuola superiore all' Hikmè di Beirut. In questo periodo si imbatte nel classicismo libanese che separa abissalmente i ricchi dai poveri, l'aristocrazia ed il clero dal popolo. Verosimilmente risale a questi anni il contatto più profondo e duraturo con le Sacre Scritture. Completati gli studi, nel 1897, viaggia attraverso il Libano e la Siria. Vi fa ritorno nel 1902 come guida e interprete di una famiglia americana, ma presto deve rientrare a Boston a causa della malattia della madre, che muore di tisi l'anno seguente, e successivamente anche i suoi fratelli.

A Boston, nel 1904, conosce Mary Haskell, l'incontro più importante della sua vita. Mary sarà sua collaboratrice, amica, musa, e più tardi curatrice delle sue opere. Mary rappresentò un sostegno decisivo per lui, morale e materiale. Si sono incontrati all'esposizione di alcuni quadri di Kahlil presso lo studio di un amico fotografo. Mary che ha 10 anni più di lui, è preside di una scuola femminile. Grazie ai suoi contributi Gibran studia pittura a Parigi, tra il 1908 e il 1910, all'Acadèmie Lucien (accademia delle belle arti di Parigi). Legge
Voltaire e Rousseau, Blake, Nietzsche; scrive "Spiriti Ribelli", pubblicato in arabo nel 1908, una breve raccolta di racconti dal tono aspro e nostalgico sulla società libanese. Tornato negli Stati Uniti (1912), va a vivere a New York dove apre uno studio, da lui definito nei suoi scritti "l'eremo" si dedica contemporaneamente alla letteratura e alle arti figurative. Insieme all'amico Mikhail Naimy é la figura di spicco di un'associazione letteraria Siro-Libanese, Arrabitah-al-Alima, nata a Boston e New York tra letterati e pittori arabi d'oltre oceano, i Mahjar "immigrati" appunto.

Con il suo impegno in questa associazione Gibran vuole portare avanti una "rivolta contro l'occidente tramite l'oriente", parole scritte in occasione della pubblicazione de "Il Folle" (1918), cioè contro il decadentismo dell'occidente e il tradimento del suo stesso
Romanticismo. Allo stesso tempo sente il bisogno di un rinnovamento formale e contenutistico della letteratura araba, per esempio si libera della poesia monorima e quantitativa per il verso libero. Nel nuovo continente egli si inserisce nella poesia americana sulla scia di Thoreau, Whiteman, Emerson (che stimò in modo particolare), poeti naturalisti di tradizione protestante e predicatoria. Spesso pubblica dei disegni insieme alle opere, mai lunghe.

Le prime biografie di Gibran, scritte da chi lo frequentò molto negli ultimi anni, come Mikhail Naimy e Barbara Young, e in parte dettate da Kahlil stesso, non sono tuttavia completamente affidabili, in quanto tendono ad alimentare il ruolo di Guru che molti ammiratori già vedevano in Gibran. Il primo studio serio su di lui è quello di Kahlil S. Hawi, pubblicato a Beirut nel 1963.

La salute di Gibran è piuttosto minata negli ultimi anni di vita che trascorre tra New York e Boston, dove vive e lavora sua sorella Mariana. Muore a New York, di cirrosi epatica e con un polmone colpito da tubercolosi, il 10 Aprile 1931, aveva 48 anni e stava lavorando a "The Wanderer" raccolta di parabole e parole. Gibran è sepolto in un antico monastero del suo paese d'origine, secondo la sua volontà. Fu sepolto in un giorno di pioggia, accompagnato da pochi amici, tra i quali Barbara Young. Per l'occasione il giornale "The New York Sun" annunciò: "A Prophet is Dead." "Un profeta è morto". Gibran lascia i diritti d'autore in eredità agli abitanti di Bisherri per opere di pubblico beneficio.





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- odilia -


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Nevica ancora e ancora.
Fa quasi buio, ma esco lo stesso per assaporare la carezza dei fiocchi di neve sul mio viso.
Mi piace sentire il tappeto di neve sotto i miei piedi.
Tutto é silenzioso, sembra una bolla ermetica di dolcezza pura.
Sto bene, riposata e calma.
Il mio spirito è gia insieme alle stelle a navigare nel cosmo.
Cammino senza guardare dove vado.
I piedi funzionano da soli.
Mi lascio guidare...

Si fa sempre piu buio, ma non me ne rendo conto.
Poi mi fermo davanti a quella roccia. Alzo la testa e lo sguardo si posa su di un lupo bianco.
E già un po che mi aveva vista, ma non si era mosso.
Io invece non l'avevo sentito. Solo adesso, che mi ha ipnotizzato con il suo sguardo.
Uno sguardo profondo, dolce pieno di tristezze.
Non ho paura perche so che è dolce.
Mi ha comunicato la sua tristezza, ha colpito il mio cuore.
Adesso solo la Luna piena rischiara la notte.
Mi avvicino piano piano, lui non si muove.
Gli pongo la mano sulla testa, il suo pelo è morbido e caldo.
Gli do un bacio sul collo, e lui gira la testa.
I nostri sguardi si incrociano, il tempo si ferma.
Poi un fulmine terribile tocca il lupo.
Sono proiettata indietro con violenza.
La mia testa urta la pietra, perdo conoscenza.
Quando mi sveglio, apro gli occhi su di un viso incantevole.
Sensuale da morire, sempre con lo stesso sguardo.
Uno sguardo triste...



SONIA 





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- sosso -


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tempesta



Ho preparato delle barche bellissime, le ho curate fino all'ultimo particolare, ci ho scritto dentro storie fantastiche, le ho riempite di foto che narrano mille avventure...ma non ho l'indirizzo.
Come faccio a spedirle, chi le potrà raccogliere? Oggi c'è anche tempesta e fanno fatica a stare in piedi.
Che rabbia, restano lì, inutilizzate ed io che volevo solo qualcuno a cui regalarle. Il mare fa decisamente paura. Attendiamo la bonaccia.
 





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- cepheus -


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moonlight jpg





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- EdoEleStorieAppese -


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Ricordo appena i primi sguardi, i primi fuochi
silenziosi e blu come un dono.
Le tue parole si trattenevano in me
pomeriggi interi.

Di sorpresa e sgomento mi ritrovai
nel freddo sonnambulo di una tregua.

Oggi ricompongo, impreparata,
la tua presenza di stella.


È di te, di sangue e fango, la mia tranquillità più recondita.



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- simple -


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 La vita ci bacia sull'una e l'altra guancia
di giorno e di mattina;
ma ride delle nostre grandi imprese
alla sera e all'aurora.

 

Kahlil Gibran





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- odilia -


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Marinaio



Freddo l'ultimo giorno di novembre.
Raccolgo foglie, mangio noci,
formaggio, pane e olio di gentile.

Cime tirate, reti, pesci.
Paura di te, paura a guardarti,
tremo di forza da spaccarti il muso.

Lavoro di marinaio
su quel battello bucato
che sbuffa fumo.

Sirene al porto.
Guardo il faro, una petroliera,
ormeggi, tu che torni.

Vento forte,
dolore ai denti,
stringo le mascelle.



firmato da..
- FlavioTribuiani -


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Parole di vetro



Parole che ti ascoltano

parole che ti avvertono..

Sussurri di una tormenta

la notte che ti avvolge

ti difende dai bagliori

e ti riporta sopra un tremito

Le onde del passato

si infrangono su un presente ruvido

lo trascinano in un vortice

che si placa in un istante

se saprai tenerlo stretto

per proteggerlo dal vento

o dai colori di ogni frase

scolpita nella testa

Parole lievi

parole in brache di tela

...parole di vetro

discese dai sentieri

di meandri sconosciuti

sapranno render fragile

ogni singola emozione

costringendoti a rileggere

i passi dei tuoi versi

con la forza della rabbia

o l'ardore di una foglia

che si stacca dai tuoi rami

e che planando con destrezza

coprirà distrattamente

l'ombra della rugiada

adagiata su tutte quelle parole

che la notte semplice e leggera

saprà rendere più vive

per portarti con un soffio

dentro un brivido immortale

 





firmato da..
- Enomis1970 -


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29/11/2005





Bello non basta



 

 

Si sei bello,

ma bello non basta...

un corpo senz'anima è  un corpo morto,

un manichino senza seme...

ed io non sono disposta a sacrificare la poesia che ho nel cuore per averti.

Issima





firmato da..
- Issima67 -


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Un battito d'ali è stata pubblicata la poesia vincitrice della Seconda Edizione 2007 del Concorso.









Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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