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31/01/2006









Sonetto 61)
-William Shakespeare

Sei tu a voler che la mia immagine tenga aperte
le mie palpebre pesante nell'estenuante notte?
Sei tu a desiderare che i miei sonni siano rotti
da ombre a te sembianti che ingannano il mio sguardo?
È forse il tuo spirito che stacchi dal tuo corpo
e mando da lontano per spiare le mie azioni,
per scoprire in me ore frivole e vergogne,
bersaglio ed alimento della tua gelosia?
No, il tuo amore pur forte, non è tanto grande:
è il mio amore che ti tiene gli occhi aperti,
il mio devoto amore frusta il mio riposo
per esser sempre vigile al tuo fianco.
Per te rimango sveglio, mentre tu vegli altrove,
molto lontano da me, ad altri troppo vicino.







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Previsione
-David Herbert Lawrence

Pazienza, piccolo Amore!
Una donna dal petto pesante, calda come giugno entrerà
Un giorno e chiuderà la porta, per restare.

E quando l'animo tuo, oppresso, avrebbe reclamato
Una fresca notte solitaria, il suo petto la notte coprirà
pendente nella stanza tua come una coppia di gigli tigrati,
che i loro petali oro-pallido schiudono con ferma intenzione
E soffocano le tenebre blu con acre profumo, fiaccando
Il tuo corpo con la spinta dei suoi capezzoli, finché
Freschezza bramerai con una forte sete.

E ti ricorderai allora, con desiderio vero
Per la prima volta, quel che ero per te.
Così profondamente sogna un narciso selvatico
E ti attende attraverso l'oscurità
Fredda ed azzurra, brillando allegramente
Ai tuoi piedi come piccola luce.

Pazienza, piccolo Amore! Negli anni a venire
Io sarò felice per te, nella memoria.







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Sabbie mobili
-Jacques Prévert

Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si e ritirato il mare
E tu
Come alga dolcemente accarezzata dal vento
Nella sabbia del tuo letto ti agiti sognando
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Lontano già si e ritirato il mare
Ma nei tuoi occhi socchiusi
Due piccole onde son rimaste
Demoni e meraviglie
Venti e maree
Due piccole onde per annegarmi







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-Neanche la camorra è più quella di una volta, mi tocca andare a lavorare-    

 

 

Che cosa mi piacerebbe fare da grande?
A questa domanda, risposta ancor non odo
dal giorno in cui ho indossato le mutande
ed ho attaccato il pannolino al chiodo.

Da bambino ero un funambolo geniale
"sarai un campione se la classe sfoggi"
ma a niente servì un sinistro micidiale
perchè non leccai mai il sedere a Moggi

Poi sia per passione che per puro diletto
con la calzamaglia attillata ed un pacco finto
mi son gettato anima e cuore nel balletto
ma la De Filippi putroppo non mi ha spinto

O meglio, più che altro veramente dico
mi voleva far spingere dal potente marito
un giorno vestito con una sola foglia di fico
dovevo raccoglier monetine e son sparito.

Ho provato e non me ne vergogno affatto
spinto più che altro dalla disperazione
a far carriera nella Camorra a patto
che non servisse raccomandazione

Ma la Camorra oggi è come un ministero
c'è troppa Mafia e senza mai baciare
(mi disse un giorno l'uomo del mistero)
le guance giuste ti conviene andare a lavorare.  

V. Blanco





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- Connor -


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I pensieri ti tengono prigioniera
il dialogo ti impedisce di parlarmi
di guardarmi
non ci son parole che vuoi o puoi dirmi
ti dispiace lo so
ti capisco
Non hai forza per ricominciare
Ami altre cose
ami la vita
solo la tua vita
ed io l'ho capito da tempo





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L'amore è tenebra
non voglio vedere
ti prego, avvolgi la notte
tutt'intorno a me
prendimi il cuore
l'amore è tenebra
in un auto prcheggiata
in una strada affollata
guardi il tuo amore
portato a compimento
la fibra si sta srappando
il nodo sta per scioglersi
l'amore è un meccanismo
è acciaio gelido
Dita troppo intirizzite per sentire
Stringi la maniglia
Spegni la candela
l'amore è tenebra
non voglio vedere
amore mio
Tenebra
Una piccola morte
Senza lutto
Nessuna chiamata
E nessun preavviso
Piccola....Un idea meravigliosa
Ma quasi sensata
L'amore sta annegando
in un pozzo profondo
Love is Blindness U2
( Achtung Baby )





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Fragile



Spring


Nuda e sconfitta cammino nel mio paese fertile
su stille di rugiada ormai scivolose mentre scalza scivolo
Sento e approdo nell’armatura che indosso
per difendermi da arcaici deliri
Ingannevole è la forza che stenta a rivestirmi a sorreggermi.
Odo e non vorrei il peso del rancore
la malvagità disdegnata
Mentre subisco ancora l’influenza del vento d’oriente
che spira altrove mi abbandono
mi lascio cadere
Raggomitolo i pensieri ma mi riperdo nel bandolo
nonostante il crollo di un istinto siderale
che annoda e sbroglia
mi colpiscono flussi di ironia scolpita dall’odio
da insanabili contraddizioni
che puntano al cuore come lance infilzate
Ora cala la luce
Nel giardino viziato all’imbrunire
non vorrei vedere le tue mani ritratte
le tue intenzioni racchiuse, le tue gesta raggelate
che scompongono l’essere fragile e delicato
nella mia terra ventosa non seminare veleno
non costruire muraglie
L’essere ostile scompone
deraglia l’inutilità,
non voglio più udire il lamento dell’anima sepolta
nel trovare la fine vorrei riprendere i miei sogni buttati al vento
e disperderli come cenere .
perche’ possa germogliare un fiore anche fra i ruderi…
un bocciolo nei cristalli di gelo che fragili si sgretolano.

Federica






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Ho superato la fase del lutto e del cordoglio.

Mi tengo disponibile, se è il caso, per il pianto rituale.





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- Melmoth -


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 Vedere un Mondo in un granello di sabbia,
E un Cielo in un fiore selvatico,
Tenere l'Infinito nel cavo della mano
E l'Eternità in un'ora.

 
William Blake

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- odilia -


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S’intona l’eterno lamento di un antico canto,
vibrato tra le ombre confuse di una notte
avvolta nelle sfumature di un cielo senza tempo…
Testimone oscuro di un malinconico lamento,
soffiato tra i rami spezzati di un dolore
infranto nei sospiri dei più gelidi affanni.
 
Voci soffocate dalle piogge più amare…
Figlie di melodie consumate tra le note dolenti
di un tormento mai assopito…
Imprigionato tra le ultime parole sommesse
di una preghiera abbandonata al volere del vento…
 
L’anello mancante di un’identità bruciata…
Dispersa nell’incoscienza di una speranza violata.
Spezzata e spontaneamente rinata
sotto le spoglie nude di una nuova alba…
Incantevole teatro divino
che si spoglia del più gelido inverno
e rivive di tiepida primavera.
 
Un sogno che profuma di vanità…
Accecante nella sua fiera libertà.
Abbraccia e riscalda i colori di una candida pelle…
Un magico scenario innevato che, delicato,
si dipinge dei più sensuali desideri.




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- serendipity81 -


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Sempre il racconto ucronico

Incrociò qualche alunno del Nazareno, con il loro cappello a cilindro, la mantellina nera e lo spadino. Li guardò con nostalgia. La sua vecchia scuola. I pomeriggi passati tra minerali, fossili e volumi antichi. Lo stupore di quando vide per la prima volta lo scheletro della balena.

Le beffe e le risse. Per punirlo, dato che era nobile e non poteva essere bacchettato, lo rinchiudevano tra i condotti dell'Acqua Vergine. Le notti trascorse ad immaginare storie, tra buoio ed umidità. Le sassate al vecchio orologio del cortile. I piedi trascinati con fatica per la galleria, tra quei ritratti annoiati e seriosi. L'aula magna, con quelle statue  che sembravano giudici e carnefici.

Arrivò. Lo stomaco brontolava. Il portone era aperto, in attesa di qualche carrozza. Nella guardina non c'era nessuno. Andrea lanciò una voce. Subito uscì la portiera, che si dedicò con impegno ad inchini e salamelecchi. Gli chiese se gradiva qualcosa da mangiare.

Andrea annuì. Senza troppe cerimonie, si sedette accanto al camino. Nella scodella di legno broccoletti all'agro e salsicce secche. Sempre meglio di nulla. Ad accompagnarli, una foglietta di rosso. Cesanese d'Olevano. Mentre la napoletana sbuffava, in attesa che passasse il caffè, fu il turno dei mostaccioli e di una fetta di pangiallo.

"Eccellenza, quando ci saranno i funerali. Ecco, io e mi' marito ce terremmo, padrone permettendo"

Andrea fu preso alla sprovvista. Un particolare a cui non aveva pensato. D'altra parte, essendo suicida, Alan non poteva essere seppellito in terra consacrata. Sarebbe finito nella fossa delle prostitute. Però se come pensava Marco, qualcuno l'aveva fatto fuori. Poi di che religione era Alan ? Eretico. Forse. In questo caso gli toccava Testaccio. Oppure s'era convertito. Ma ti pare che in questo caso Santa Madre Chiesa non avrebbe improvvisato una bella e solenne cerimonia d'abiura ?

"Non lo. Quando daranno il permesso i Sacconi Rossi. Immagino domani. Comunque vi farò sapere"

"La ringrazio. Obbligata. L'hanno ammazzato"

Lo disse con un tono che era più di affermazione, che di domanda. Poi continuò.

"Armeno lo spero. Cioè così nun finisce a far compagnia a Satanasso ?"

Ci sarebbe finito lo stesso, per il suo vizio contro natura. Però Andrea trattenne la sua boccaccia. Probabilmente la portiera ignorava questo particolare. Dopo i fatti di Londra, Alan si era fatto molto discreto.

"Qualcuno lo scoprirà"

"E che io nun ce credo. Cioè uno che lo vedi cor muso tutto abbacchiato. Triste. Che je fa fatica ad arzà lo sguardo da terra e a dì mezza parola. 'Nvece l'amico suo era sì 'na persona tanto discreta, però l'educazione che c'aveva. Valeva solo er saluto e le mance pe' mannallo in braccio ar Padre Eterno. La risata che c'aveva se sentiva per tutto er vicinato. E come cantava. Era veramente 'n appassionato de lirica"

Era vero. Le serate trascorse tra l'Apollo e l'Argentina. Suo padre, altro melomane, spesso gli cedeva il suo palchetto. Poi quando a cena da lui, nella tenuta, trascorrevano le ore a parlare di Verdi, Rossini e di un tedesco fracassone. E Andrea si annoiava senza educazione.

Suo padre, professionista nello sperperare soldi, come tutti i suoi antenati, aveva persino pensato di fondare un nuovo teatro, tra vigne disperse tra la Stazione e la Certosa. Lo Sperelli. Il pensiero gli aveva fatto venire gli incubi. Poi il De Merode aveva deciso che li vi fosse la sede di Isidoro. E papà era tornato a più miti propositi.

"Delusioni d'amore forse ?"

Avrebbe scatenato i suoi informatori tra i pederasti romani.

"Ma no, con la fidanzata era tanto felice"

L'espressione di Andrea fu eloquente

"Ma come, nun lo sapeva. Ma quanto erano dolci 'nsieme. Qualche mese e secondo me se sarebbero sposati"

La portiera stava aggiungendo il carico da undici.

"Veramente, era un particolare che ignoravo"

"Tanto elegante. De classe. Co' certi vestiti, tutta moda parigina. Me ne 'ntendo, che mi' cognata fa la sarta. Però nun sfacciata. Alta. Mora. Occhi verdi. Un bel personalino. 'Na cuccumella. Però me sa che nun era romana!

"Davvero"

"L'accento. Le a e le o troppo chiuse. La cadenza. Però era tanto istruita. Parlava come 'n libro stampato"

"Secondo lei da dove veniva"

"Dar Nord. Forse asburgica. O dei Savoia. Tutte le volte se presentava co' certi colli. E lo sa che contenevano ?"

"Non oso immaginarlo"

"Lampadine, come quelle che c'ha er padrone a casa"

Lo stupore e lo scetticismo di Andrea furono evidenti.

"Glielo giuro su l'occhi de mi fija. 'Na vorta pe' sbajo je s'è aperto un collo e ne sono cadute un paio. Quanto s'arrabbiò l'amico suo. Me diede 'na mancia pe' fa spari tutti i cocci più de fretta che de paura. Però, spero che l'anima me faccia dormì 'n pace tutte le notti, uno l'ho conservato, pe' ricordo"

Lo tirò fuori da un cassetto della credenza, tra aghi e nastri rosa. Andrea lo guardò per quasi un minuto. Non c'era dubbio. Se non era una lampadina, molto gli somigliava. Alan che stavi combinando ?

Dopo i ringraziamenti e i convenevoli, Andrea chiese se poteva visitare l'appartamento. Nonostante il sale sulla coda, i gendarmi non erano famosi per l'accuratezza delle loro perquisizioni. La portiera scosse il capo. E nun se po' fa. Ce stanno i sigilli. Ho firmato er modulo. Er padrone me caccia. Dieci paoli misero fine a tutte le obiezioni.

Continua...





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Butler. Non statue, ma totem. Ironici. Allusivi. Indecisi tra leggerezza e materia, energia ed architettura





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Notte

Cero,lucerna
lampione e lucciola.
La costellazione
della saetta.

Finestrelle d'oro
tremano,
e nell'aurora dondolano
croci sovrapposte.

Cero,lucerna
lampione e lucciola.

Garcià Lorca





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Uno dei toponimi più strani ed assurdi di Roma è Via Magna Napoli. Tra gli eruditi, chi afferma derivare da antiche terme, Balnea Pauli Aemilii, chi dall'antica sede del Bannum Neapoli, la sede della guarnigione bizantina.

I romani,invece, chiamano in causa il buon vecchio Virgilio, che la leggenda ha trasformato da poeta a stregone.

Secondo la tradizione, in quella via evocava il suo magico destriero alato, pronunciando la frase

Vado ad Neapulum





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Lang Shining. Il più grande pittore cinese del Settecento. Ed è una sorpresa scoprire il suo vero nome ed origine.

Il gesuita Giuseppe Castiglione, nato a Milano nel 1688. L'uomo che importò la pittura ad olio nel Celeste Impero. Che unì il meglio di due civiltà.

Realtà e simbolo. Narrazione ed armonia. Prospettiva ed equilibrio senza eccessi.





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- alessiobrugnoli -


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Le  tue parole,

sottili lame taglienti

colpiscono il cuor mio:

bersaglio mobile.

Le tue parole si confondono

a lacrime dolci e amare,

si lasciano ascoltare dall'anima mia:

anfora per i capricci della tua.

Le tue parole,

sangue caldo,

scorrono nelle vene.

Luce ed oblio sei

tu su me.





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30/01/2006





Cuore di melagrana



Siamo l'ombra e la luce

di due emisferi

di un pianeta che gira

che rincorre le stelle,

siamo l'orma nella neve

la foglia che cade

un granello di sabbia..

l'avventura di un fiore,

siamo un trapezio di equilibri

nel mercatino dei sogni,

le parole ancora non dette

di una storia già scritta.

Siamo gli aromi speziati

di crucci ed affanni

di gioie e sorrisi,

siamo mani che si cercano

pensieri che si sfiorano

e l'emozione ribelle

di chicchi golosi

di un cuore di melagrana.





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- Loreta -


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Lacrime inutili,

sporche,

asciutte,

sterili,

espressione di sentimenti incomprensibili

di desideri incolmabili,

lacrime di gioia

che fanno brillare un sorriso,

lacrime di tristezza e dolore

che dilaniano l'animo...

Lacrime....

Lacrime inconsolabili.





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- Scarletslave -


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Percorso cieco, ormai abitudine



Non ho più paura dell’oscurità
Oggi invece, ho paura della luce:
Lo splendore dello sconosciuto
I raggi dell’ignoranza



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- zamer -


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silenzi...



In assenza di parole la voce si ferma in gola anche se il tuo cuore vorrebbe parlare,esprimi pensieri altrui che senti tuoi.La vita si ripete....





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Sofia



Come nelle tenebre la luce
e il nero dell'abisso in un abbaglio,
sonaglio che riporta alla tua pace
mentre il resto tace.

Induce quel richiamo alla tua via
se mai la mia di via la tua soggiace
audaci, mano in mano si percorre
il cammino in cui riluce instabile,
fugace.



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CONSIDERAZIONI FINALI SULLA RECHERCHE DI PROUST

Dopo mesi di lettura, ieri ho finito la Recherche di Proust. E un po' mi dispiace, perché odio tutte le cose che finiscono e so per certo che d'ora in poi ogni libro che leggerò sarà una delusione. Certi libri ti vengono incontro proprio quando hai bisogno di loro. Sembrano quasi scritti per te. Le parole di Proust, a giugno, sono state quelle che avrei voluto che qualcuno mi dicesse. Credo che difficilmente troverò un altro libro che cambierà così tanto il mio modo di vedere il mondo. Che poi, a ben vedere, non è solo una questione di "cambiare" ma anche di "rafforzare", di farti capire che certe tue idee non sono così campate in aria. Lo so, è troppo complicato da spiegare in poche righe da mettere su un blog. E allora chiudo con una citazione tratta proprio dalle ultime pagine della Recherche: "Ma per tornare a me, io pensavo al mio libro più modestamente, e sarebbe anzi inesatto dire pensando a chi l'avrebbe letto, ai miei lettori. Infatti non sarebbero stati, secondo me, lettori miei, ma lettori di se stessi, non essendo il mio libro che una sorta di quelle lenti d'ingrandimento come ne offriva a un cliente l'ottico di Combray; li avrei muniti, grazie al mio libro, del mezzo per leggere in se stessi."
Con me, ci sei riuscito perfettamente.
Grazie Marcel.

www.andreamalabaila.it





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- andreamj -


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Stringimi a te amore mio,

abbracciami

stretta

fino a fondere le nostre pelli

fino a mescolare irreversibilmente le nostre anime....

Sei dentro di me,

nel cuore

nell'anima

sei in me

eternamente...





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- Scarletslave -


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I Diari di E.Simmons - Quinta ed ultima Parte -



Con la coda dell’occhio notai dalla finestra che il sole stava tramontando.
Mi affacciai sbigottito, e vidi un via vai di carrozze, era terminata la giornata lavorativa ed i borghesi tornavano a casa in calesse.
Lussuoso mezzo di trasporto che invece il volgo non adoperava, ma camminando con la zappa in mano faceva rientro alle proprie abitazioni.
“Ma che ore sono?”
Anche se potevo vederlo da me dall’orologio a pendolo, rifiutai di guardarlo.
“Sono quasi le cinque, è l’ora del tè!” rispose Robert con un leggero sarcasmo.
L’ingestione dei miei 25 microgrammi è avvenuta pressappoco intorno a mezzogiorno, da un rapido calcolo mi resi conto che il mio stato di incoscienza perdurò per quasi cinque ore.

Ecco qui di seguito ciò che Robert Duvall mi raccontò:
“Per i primi venti minuti sembrava tutto normale, nel frattempo mi accesi la pipa e attesi impaziente una tua reazione per quantificarne il tempo esatto. Di conseguenza avrei ingerito io come d’accordo, ma ad un tratto qualcosa mi bloccò. Il tuo volto era cambiato, le pupille dilatate all’inverosimile e lo sguardo abbagliato mi turbarono all’improvviso. Come in preda ad una crisi, i tuoi nervi si tesero, le mani stringevano le maniglie della poltrona come per soffocarla.
Ero intimorito, avevo paura per la tua incolumità e anche della mia se mi permetti.
Di colpo ti sei alzato e , farneticando ti sei avvicinato al camino esibendoti in una rampicata da far invidia ai migliori scalatori d’alta quota. Vani sono stati i miei tentativi di riportarti a terra, eri letteralmente accovacciato sulla mensola che fortunatamente non portava chincaglierie, altrimenti sarebbero cadute frantumandosi.
Dopo disperate manovre ti sei diretto alla finestra. L’hai aperta con tutta calma e mi hai guardato.
Ero interdetto. Speravo fosse terminato l’effetto, ma ahimè sapevo che non era ancora giunto il momento.In un attimo, la tua testa era all’ingiù, sospesa nel vuoto.
Devi ringraziare le tue braghe di tessuto stimato se sei ancora vivo.
Maldestramente ti ho afferrato e, con tutta la forza che avevo in corpo, ti ho issato e messo in salvo.”

Non potevo credere a tutto ciò che il mio amico diceva. Aveva quasi le lacrime agli occhi. Il suo spavento era notevole, eppure non pensavo fosse così sensibile.
Decidemmo di terminare la seduta ed aggiornarci la sera stessa al solito ritrovo dinanzi ad un buon bicchiere di vino.


P.s: Questo è un diario e come tale ha in serbo tante altre storie che prima o poi vi donerà.

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Neve



 

Cadi, cadi, cadi…… cadi.

Neve che piano mi accarezzi di bianco rendi  la mia anima candida e fresca, come fiocchi scendi tristezza, come acqua sciogliti. Bacio bagnato che tutto raffredda, raffreddami anche stavolta. Conserva conservami tra le tue braccia e d’abbraccio soffocami, come la prima volta che arrivasti e cadesti su di me, come la prima volta che sentii il tuo immenso sapore.

Cadi, cadi, cadi……… cadi





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Le grandi angosce dell’animo sono sempre dei cataclismi.
Quando si verificano il sole s’inganna e le stelle si turbano.
Per ogni anima sensibile arriva sempre il giorno in cui il destino dipinge  un’apocalisse d’angoscia:
come se cielo e universo si rovesciassero sul nostro sconforto.
Sentirsi superiore e vedersi trattato dal destino come il più infimo degli infimi:
nessuno in questa situazione può dirsi fiero di essere uomo.
se un giorno la mia capacità espressiva diventasse così vasta da ospitare tutta l’arte, scriverei un’apoteosi del sonno.
Non conosce maggiore piacere del sonno, la cancellazione totale della vita e dell’anima,
il commiato dall’essere e dagli uomini, la notte senza memoria e senza illusione,
la mancanza di passato e di futuro…

 

 

 

[Fernando Pessoa]





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L'albero m'è penetrato nelle mani,
La sua linfa m'è ascesa nelle braccia,
L'albero m'è cresciuto nel seno -
Profondo,
I rami spuntano da me come braccia.

Sei albero,
Sei muschio,
Sei violette trascorse dal vento -
Creatura - alta tanto - tu sei,
E tutto questo è follia al mondo.

Ezra Pound





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Da Belgrado a Costantinopoli (Parte I)

In due o tre ore eravamo pronti: i servi, il tartaro, i suridgees e i cavalli da soma formavano una bella carovana. L'ineccepibile Mysseri faceva da interprete, ed era in realtà la nostra mente. Il tartaro è un corriere governativo usato per recapitare i dispacci; ma viene anche distaccato presso i viaggiatori come guida, e risponde con la sua testa della loro sicurezza, L'uomo il cui capo forniva la garanzia delle nostre preziose vite era un buon diavolo dall'aspettp florido, con quelle fattezzze regolari e fin graziose che oggi caratterizzano la razza ottomana.

Era un impasto di tranquilla presunzione, autoconsiderazione, sensualità, istintivo buonsenso privo del più piccolo barlume d'intelligenza. Era stato giannizzaro, e aveva mantenuto l'andatura solenne con cui quei pretoriani usavano spaventare i cristiani nei tempi andati; movenze comicamentte pompose dovute in parte all'abito e agli armamenti.

Il pesante fardello di armi appeso al petto costringe a tenere il corpo piegato all'indietro in uno strabiliante atteggiamento di vanagloria, mentre l'immensa massa di indumenti che fasciano le membra costringe chi li indossa a camminare oscillando pesantemente da destra a sinistra e da sinistra a destra.

In realtà questo imponente edificio di lana, cotone, seta, argento, ottone e acciaio, non è fatto per muoversi e piedi; non può fare un passo senza scomporre paurosamente tutta la costruzione, e non parliamo di correre; il nostro tartaro si mise in mente di darsi alla corsa, per andare a prendere una pernice centrata da Methley con una pistolettata: fu il più vano spreco di energia umana ch'io abbia mai visto.

Ma mettetelo in sella e ridiventa tartaro, installato comodamente su quella che è la sua vera dimora, la dimora dei suoi antenati; oppure lasciatelo fermo sul terreno e assumerà la solenne compostezza di una tenda turcomanna ritta nelle sterminate piane di Scizia

Kinglake





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Guglielmo IX Aquitania. Ostinato guerriero. Maestro d'intrighi. Una di quelle nature che scoraggiano le più indulgenti buone volontà, ma che compensano la loro stravaganza con la generosità.

Incurante di se stesso e degli altri, ma sempre pronto al pentimento. Dissoluto, faceto, ma poeta di genio. Il primo dei trovatori.

Innamorato della viscontessa di Chatelleraut, che portava il nome predestinato di Dangerosa, donna bella ed  altera, che i monaci consideravano nemica di Dio e della Chiesa, aveva dato il ben servito alla moglie, Filippa di Tolosa.

Per questo Pietro, vescovo di Bordeax, l'aveva scomunicato. Il duca, colto da improvviso furore, si era fiondato nella cattedrale. Brandendo la spada, avanzava dritto verso il prelato.

"Ti ammazzo, se non mi assolvi"

Il vescovo, per liberarsene, aveva finto di obbedirgli. Poi, letta con tranquillità la formula della scomunica, aveva offerto il collo a Guglielmo, invitandolo a colpire.

Il duca stupefatto, dopo un attimo di tentazione, rinfoderò la spada, e se ne uscì con questa battuta.

"Non contare su di me, per spedirti in Paradiso"





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Un battito d'ali è stata pubblicata la poesia vincitrice della Seconda Edizione 2007 del Concorso.









Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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