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28/02/2006









Coatto il tuo profumo
sotto la mia pelle.
Respiro di nebbia,
vertigine sofferta.
Ardono le mie ossa.





firmato da..
- SubRosa -


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sezione:
















NOTTE D'ESTATE

Dorme supina, senza sogni, immota,
la terra, esausta dal diurno ardore.
Pur, di tra il sonno, sente sopra il cuore
posarle il cielo la sua fresca gota

~Paola Noretta~





firmato da..
- amberle -


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cuore

Una delle più belle canzoni ascoltate di recente.

Dal cd di N.Fabi Novo Mesto

Costruire

Chiudi gli occhi
immagina una gioia
molto probabilmente
penseresti a una partenza

ah si vivesse solo di inizi
di eccitazioni da prima volta
quando tutto ti sorprende e
nulla ti appartiene ancora

penseresti all'odore di un libro nuovo
a quello di vernice fresca
a un regalo da scartare
al giorno prima della festa

al 21 marzo al primo abbraccio
a una matita intera la primavera
alla paura del debutto
al tremore dell'esordio
ma tra la partenza e il traguardo

nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è potere e sapere
rinunciare alla perfezione

ma il finale è di certo più teatrale
così di ogni storia ricordi solo
la sua conclusione

così come l'ultimo bicchiere l'ultima visione
un tramonto solitario l'inchino e poi il sipario
tra l'attesa e il suo compimento
tra il primo tema e il testamento

nel mezzo c'è tutto il resto
e tutto il resto è giorno dopo giorno
e giorno dopo giorno è
silenziosamente costruire
e costruire è sapere e potere
rinunciare alla perfezione

ti stringo le mani
rimani qui
cadrà la neve
a breve





firmato da..
- farfallanotturna -


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BAMBINO A

( a. radio. head. production. )



__


- interferenze -

di sesso innanzitutto e sempre, sublimato, malinconico o dolce
come motore - se immobile - ingranaggio o inganno mentale
nonché come visibilità del successo, dominazione su

o altresì visione in circuito sinuoso di curve e morbidezze
del tessuto sulla pelle tua bianca e bianco aderente sott’occhi
sotto la bocca dalle labbra sottili, come fallace magnete

interferenze altre, di sedie e rumori oltre le porte, soglie di noncuranza
d’intestinale malessere e poi correre a senza fiato senza meta vagare
d’impossibilità e quindi necessario ritagliarsi i tempi per la scrittura
nei tempi altri fra e dopo i temp’inutili doveri, per efficaci convivenze



siamo in un acquario
e gonfi boccheggiamo
attenti sul da farsi
sull’esterno movimento
che è oltre il vetro sottile

siamo danneggiati pesci
dalla forma, dalla faccia
oblunga e quando ottusa
nell’ignoranza del limite
invisibile

la trasparente parete

/ l’interferenza divenuta opprimente, quindi rivolta, quindi metafora
d’apparenti libertà viziate dal vizio primo del superficiale considerare /



la trasparente parete
oltre la quale bambino A
ci osserva
ci terrorizza
ticchettando sul vetro
con le sue enormi dita.





______________________________________________________
1. EVERYTHING IN ITS RIGHT PLACE [ogni cosa al suo posto giusto]


Oggetti allineati sulle mensole
feretro nel mezzo della sala
e gocce di saliva sul legno scuro

paura della
vita che scorre in noi e da noi
abbacinante là dove vedi semafori
, per dire, immobili sul rosso o
traffico in luminose scie, odore
di dolce plebe, sciarpine rosa
e tessuti a costringere in pose

perfette
con la schiena dritta
ferme al loro giusto posto

/ interferenze d’ossa, instabili sull’ossa viandanti malaticci & sensi /



oggetti spostati, dalle mensole
agli scatoloni, in pile di libri e pelli

( lei che se n’inesorabile va
senza immaginare ancora
quale il suo giusto posto,
altrove )

in pile di libri e pelli e ricordi
strappati sui lati degli scatoloni
con lettere stampatello rosso
a dare un minimo d’ordine
per gli addii delle diverse parti

[cos’è quello che hai cercato di dire?]

lei che se ne va, inarrestabile
persino faticando un sorriso


paura della.





_________________
2. KID A [bambino A]


(
Terrorizza sul vetro ticchettando
con le sue enormi dita, bambino A
come furioso, lo vedi bieco ridere
col palmo della mano enorme
come ad implodermi la testa
per il rumore, minaccioso

io a boccheggiare
ma non ossigeno, non quiete che
).



Voci pervenute distorte
attraverso il vetro della boccia,
porte che sbattono a ripetizione

il ritorno improvviso di lei

- quanti anni saranno passati
in questa tua assenza di milioni
di parole vane?
( io ti ascolto
pronunciarne solamente tre )

silenziosi dunque
ricongiungiamoci in un’istante
dolce, abbracciami, spaccami
ma non parlarmi di necessità
quantomeno no, non dirmi
che avresti bisogno di amarmi

[ stando fra le ombre
in fondo al mio letto ]


paura della paura della.





___________________________________
3. THE NATIONAL ANTHEM [l’inno nazionale]


Ambiente ventotto pollici
catodico e silenzioso d’idee,
l’aurea intorno è azzurrina
maglia sulla pelle fragil’esposta

/ interferenze di liquidi feticismi a saporire in gola & claustrofobie /



genuflessi all’oracolo – siamo gli
ipnotizzati: pagamento in contanti
solidarietà degli sconti (ci accalora)
farmacologia della dimenticanza
quest’ impotenza
quest’ impotenza
quest’ impotenza
quest’ impotenza genera rabbia
ma non scagliando il telecomando
lontano, così che io possa sempre
che io possa accarezzarlo ancora
afferrarlo, infine lento riprendermi
in suggestione d’oracolo cieco
che impone appartenenze
fondate sui vuoti, e vanità

[ ognuno
ognuno è così vicino
ognuno ha paura

cosa sta accadendo? ]


accumunanze calorose ma mute:
nulla che possa o che sappiamo dirci
e nemmeno se ne valga davvero la pena.





______________________________________________________
4. HOW TO DISAPPEAR COMPLETELY [come sparire completamente]


I senza illusioni né paure
i mala educati affermano
di questo piccolo manuale
misteriosamente distribuito
sopra il quale, dicono
ci sono stilizzate figurine
nere su sfondo bianco

nelle posture adeguate
e funzionalmente
sottotitolate all’occorrenza
ed eventualmente:

comprensivo persino
della normativa per le fughe

( tutto in un qualche modo
è già stato è già stato previsto ).


__


Lamentevoli alquanto,
il pavimento è cedevole
sotto i piedi: da principio
dissolti ( è già un modo
ottimale per ricominciare )

[in breve tempo sarò andato]

gambe ricominciano a tremare


(
quieto bambino A
tace e dorme il suo sonno:

altrove scivolano in acqua
)


a liquido disciogliersi
dissolversi completamente a partire
da piedi e gambe e busto e mani
( modo ottimale per ricominciare )

fino alla testa
innocua perché tagliata

memorie di una testa tagliata e nulla più.





_____________
5. TREEFINGERS


(instrumental)





_____________________
6. OPTIMISTIC [ottimista]


/ interferenze come giornate serene e *miti* – dicitura da censurare –
quotidianità e disincanto violati, così, pare divenire possibile un canto
d’amore alla vita ed ai sensi, esplosioni in camere da letto emozioni
dalla cima di un tremila, infinite visuali, afferrami e coccolami:
tocca di me tutto ciò che fin qui rimane /



Le giornate in cui:
fiducioso ed ottimista
oltremodo speranzoso
impegnato e progettuale
placido ed agevole
sorridente ai pasti
ed anche affidabile
benvoluto e spiritoso
benevolo

[ puoi
cercare di fare del tuo meglio
se cerchi di fare del tuo meglio
il tuo meglio va bene ]


andrà bene e c’è poco da fare:
finiremo a ghignare di noi stessi.





___________________
7. IN LIMBO [nel limbo]


Rivendichiamo spazi
che non siano d’altri
esclusivi, rivendichiamo
giuste vittorie in serie

da ritirare allo sportello

( paga compila i moduli
fa la coda ritira sorridente
gratificazioni: vantati
ed il gioco è fatto )

una volta all’anno
paesaggi che scorrano
sulla superficie piatta
delle nostre occhiaie:
terminal d’arrivo biglietti
bermuda seni aperitivi
preliminari a indigestioni
d’avventura e svago

[ stai
vivendo in una fantasia
questo bel mondo ]


nel limbo non sono previsti
né lavoro né tempo libero,
sono caldamente consigliate
le dinamiche di sostituzione.





__________________
8. IDIOTECA [idioteca]


A forma di porta che s’apre
spingendo il maniglione giallo

[chi è in un bunker?]


ha inizio, qui ed ora, la sacra successione degli atti:
prendere e dileguarsi nella calca per poi perdersi
rincontrarsi e dirsi della caccia o che c’è Lenny
quello di fianco al banco con la camicia rossa
prova a chiedere a lui se ti va ed è chiaro che va
y nuvola di fumo inodore insensibile al fastidio
che invade sottopelle dimenare le anche
serrare i pugni spingere / interferenze di musica
rimbomba nella testa e negli occhi scoppia (mi)
l’analisi dettagliata del livello di lussuria / voltarsi
perché mano a ticchettare sulla spalla ( bambino A.? )
invece capelli rossi viso non pervenuto minigonna
offrimi da bere – dice lei – ok occorre ridere di continuo
parlare lentamente e curare la gestualità del corpo
(hanno detto che da questo dipenda il 70 percento
ed io ho appreso)
infine dopo non so quanto, seguimi – dice lei –
ti porto in un posto / interferenze d’alcool in testa
che scoppia ed eccitazione / laddove prendimi
- dice lei – ma qua fuori, contro al muro faccio io
perché no- e quindi la prima cosa è che sentiamo freddo
e insieme vomitare, da qualche parte nel buio, conati sette
ed una volta dentro per la fatica io sudo lei non so dire
contro il muro fucsia ricoperto di scritte che vibrano
per la musica e ci si divide da loro ( bambino A.
lo vedo attraverso il vetro come se facesse le facce
deformate deforme realtà e non c’è ossigeno boccheggio
e mi dimeno allucinato- percezione di bambino A.
che visto così m’appare come un giovane dio ) la prima
la seconda e l’ultima cosa che vidi, quando venni in lei:
scritto con lo spray rosso sul muro dietro le sue spalle:
io t’addolcisco il piscio-



vomitiamo anche noi, ora, da qualche parte nel buio.





_________________________________
9. MORNING BELL [campana del mattino]


Sulla strada del ritorno, fuori
grigio lucido in scie d’asfalto
dentro io che appoggio la spalla
contro la portiera, ripenso alla
(la fame chimica rende romantici)
alla notte alla porta che mi aspetta
i colori con solite voci d’autorità:
sovente litigano appena svegliati

inclino e appoggio la testa sul vetro
( sparsi bambini A. che dormono
nelle villette a schiera in periferia )

[ognuno vuole essere uno schiavo]


sensazioni d’estraneità e in me
qualcosa d’altro che si spezza

impossibilità nello scindere
i canti i controcanti, o nel contare
il numero delle voci gracchianti

sensazione di nulla fra le cosce:
io che ripenso a ieri notte.


Ora undici del mattino: annoiato
e nulla da fare fino a dopodomani.





_______________________
10. motion picture soundtrack


Solidarizzare legarsi ad altri

[aiutami a tornare fra le tue braccia]

la felicità è nel non domandarsi

[vino rosso e pillole per dormire]

una rivoluzione della normalità

[aiutami a ritornare dove abito]

l’utopia delle fedeltà tutte

[sesso a buon mercato e film tristi]


qui
non c’è alba
che non diventi
da bella illusione
delle lande desolate
tel’incrinata d’occhi
e labbra a baciarsi
screpolate, e mani
a prensili stringersi.


__


Rimane lei che è ritornata
e non accenna ad andarsene

( piccola K
che distesa s’aggrazia )

( bambino A
che scruta sempre e ride )



resistiamo

continuiamo con scatoloni
nuovi e nuovi altri oggetti,
pezzi di noi da ridisporre.


__


. musica, struttura, titoli delle diverse sezioni
  e citazioni entro le parentesi quadre, da:
  KID A, Radiohead, 2000
. febbraio 2005





firmato da..
- xergio -


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Passionaria    


47_2

Se mi guardo le dita
sotto le unghie rosse
ho la pelle dell’arte
quella che ho graffiato
con la rabbia del tempo
per rimanere vivo
per essere Io.

Se mi guardo la bocca
tra i denti ho carne rossa
è l’arte che ogni giorno ho divorato
cane ingordo
di una vita vagabonda
per essere Io.

Non mi uccidi
non ti guardo in faccia
eccellente mio nemico
io sono violentemente mio
tu
non sei.

Come una bestia selvaggia
hai cercato di farmi profonde lacerazioni
con  quegli  artigli all’arsenico
con quei denti da Fiera
non mi sconfiggi Vita.

Quando  mi guardo dentro agli occhi
vedo brillare scritte d’oro
per tutte le volte che ti ho guardata
ti ho rubata
dolce
mia
emancipata arte.



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- alexvettori -


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il riflesso



Fu per caso che la vide.Le stava passando accanto
senza accorgersene.
Quel volto riflesso nell'acqua chiara la riporto'
in un tempo lontano eppur cosi' presente.Si abbasso'
su di lei, occhi lucidi come il cristallo,
lunghi i suoi biondi capelli sparsi sulle spalle
come ali di farfalla.Lei, farfalla senza volo, lei, onda 
travolgente senza riva, lei bimba non fu' mai.
Volti amati e voci amiche,perduti per sempre
nell'arcano disegno della vita, si intrecciarono
senza magia in quel tramonto piu' rosso del
fuoco che le scorreva nelle vene.
Tento', di nuovo, di cacciarli via,
strinse i pugni per difendersi da quel dolore
cosi' sordo come il tonfo  dell'antica pietra
nello stagno del suo cuore.
Piegandosi sulle ginocchia provo' finalmente
pieta' per se' stessa.
Chiuse per un attimo l'azzurro dei suoi occhi
nella vana speranza di frenare la tremula
lacrima che invece, indifferente, scivolo' sulle
gote fredde come il gelo della notte in cui l'aveva intrappolata.
Soffocato il grido emerse dall'animo
solo il suo eco
maledetto,
compagno crudele e instancabile,risuonò
nell'immenso:ancora, ancora, ancora.....
fino a quando la dama bianca
non  l'avesse presa per sempre, per donarle,
solo alla fine, l'inutile pace.





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- Ultimo0 -


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Carnevale



 

Quante maschere..........?

Quante maschere indossiamo la mattina
Le cambieremo troppo spesso fino a sera
La notte le riponiamo nel casseto dei sospiri
Restaurando il carnevale degli umori

Con l’allegorie daltoniche a colori
Con i trucchi che compaiono nei sogni
Ad interpretare gli astri coi tarocchi
Passengiando in bollicine vagabonde

Per diminuire i sali nelle zucche
Trasformate in carrozze dalle fate
Smarrendo poi le scarpe la mattina
Indossando le tue maschere di cenere

In quell’alba boreale in tangenziale
Tutti in coda nel casello sublimale
Per cambiarsi quella maschera di merda
Tirando l’acqua nella cloaca della vita

Edo e le storie Appese





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- EdoEleStorieAppese -


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confondimi
dammi le chiavi
di quel paradiso
d’apparenze
facili e illuse
è ancora metà strada
al cielo
è ancora terra
dove il sentire è greve
e l’essere si perde
mentre i demoni suoi
incalzano
e io
come sai
non sono capace
di difendermi



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- RobertaS -


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Aventino. Un colle eccentrico rispetto al Settimonzio. La porta dell'Urbe verso il mondo. Il luogo dove convivevano culti esotici, come quelli di Mitra e di Cristo, con quelli più arcaici, come quello di Diana, la dea dal Ramo d'Oro.

Ed il tempio della Diana Aventina è uno dei misteri della topografia della Roma Classica. La Forma Urbis è frammentaria rispetto a questo colle.

Oggi partendo da questi dati confusi, confrontandoli con la configurazione orografica e con i resoconti delle campagne di scavo dell'Ottocento, la studiosa Laura Vendittelli ritiene che forse possano celarsi nei giardini d dell'Istituto di Studi Romani, un tempo appartenenti al convento di Sant'Alessio

Ma soltanto l'archeologia può validare l'erudizione





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- alessiobrugnoli -


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Con Domenico, sto indagando su uno dei misteri dell'Eur. Piazza Imperiale, l'attuale Piazzale Marconi, secondo il progetto di Fariello, Muratori, Quaroni e Moretti doveva avere in origine un aspetto molto più articolato di quello attuale, frutto della realizzazione degli anni Sessanta.

Doveva infatti comprendere, oltre agli attuali edifici museali, sistema di fontane con decorazione musiva bicroma, molto simile per lo stile ed il soggetto a quella del Foro Italico, in cui oltre alla Stele di Marconi, vi si rispecchiava anche il Teatro Imperiale di Moretti.

Ho sempre pensato che tali giochi d'acqua non siano stati mai realizzati e che i racconti riferiti ad essi non fossero che leggende metropolitane.

Domenico invece, ha trovato testimonianze più attendibili sulla loro esistenza. Pare che queste fontane, che dovrebbere essere sepolte sotto le aiuole di Piazzale Marconi, siano state mostrate anche in cinegiornali dell'Istituto Luce e che siano accessibili dai sotterranei del Museo Pigorini.

Spero di saperne di più a breve





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- alessiobrugnoli -


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Consagra. La scultura che traduce in materia la qualità intellettuale del disegno. Il ritmo di lamine irregolari.

La dialettica della luce con il ferro ed il legno. Uno spazio ridente e colorato, che nasconde lame taglienti, pronte a ferire anima e corpo. La vita.





firmato da..
- alessiobrugnoli -


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Quando noi ci lasciammo
In silenzio e in lacrime,
Spezzato a mezzo il cuore
Nel doverci dividere per anni,

La tua guancia divenne fredda e pallida
E più freddo il tuo bacio;
Quell'ora veramente fu presagio
Del dolore di questa.

La rugiada dell'alba
Scese gelida sopra la mia fronte:
Io sentii come il monito
Di ciò che sento ora.

Son spezzati i tuoi voti,
Hai fama di volubile:
Sento dire il tuo nome
E ne divido l'onta.

Chi innanzi a me ti nomina
Suona a morto al mio orecchio;
Un brivido mi scuote:
Perché eri tanto caro?

Essi non sanno che ti ho conosciuto,
Che ti ho conosciuto troppo bene:
A lungo a lungo avrò di te un rimpianto
Troppo profondo a dirsi.

C'incontrammo in segreto: in silenzio
Mi dolgo che il tuo cuore
Possa avermi scordato,
Tradito la tua anima.

Se dovessi incontrarti
Dopo lunghi anni,
Come salutarti?
Con silenzio e con lacrime

Byron





firmato da..
- alessiobrugnoli -


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Raccolsi un fiore lungo la via del ritorno
chiusi gli occhi e ne bevvi  il suo profumo
era dolce  e leggero come il tuo sorriso
era un piccolo fiore immerso in un dipinto
era un silenzio era un nascondiglio.

Raccolsi il suo sguardo dentro al cuore
una lacrima si strinse al mio dolore
una lacrima affiorò nella mia pelle
l'odore sconosciuto di un istante si sveglio
e la mia anima smise di dormire
dritto come un pugno precipitò sul petto
una lama sottile  passò attraverso il respiro
ed un soffio di gelido fluttuo nelle mie vene.

 





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- williamblake70 -


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capire



Capire!

nelle camminate buie a sfinir la mente
nel farsi strada fra i cespugli
come  una lama che cerca l'invisibile
lontano da te lontano dalle tue ferite
lontano dal profumo dei tuoi passi che ora seguo
infrangere il dolore schiacciato come sassi per frenare
il fiume che scende  attraverso la cruna di un ago sottile ma profondo.
paura di imprecare sulle tue ferite di piangere e dimenticarsi di esistere
noi due o due come noi .
Ho capito nella fioca luce del vento
quel giorno soffermarsi sul tuo viso come il riflesso  del tempo
la vita che si ferma ed osserva noi due
e due come noi indivisibili e mai  lontani ma sempre irraggiungibili.
Un raggio di luce che attraversa nella notte il destino degli uomini
e gli occhi che si lasciano nel vuoto
in fondo al mare attraverso gli oceani disincantati della paura
tiepidi sorrisi e smorfie di incredulo dolore
la mia schiena che si ferisce scrisciando sui muri di una casa abbandonata
un muro senza un viale da varcare senza una luna da guardare
senza un'orizzonte da avvicinare
senza un sogno con cui illuminare l'anima
la tua.





firmato da..
- williamblake70 -


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27/02/2006









Sei una persona fantastica,

al di là di ogni comprensibile limite

per  pazienza, amore,

 condivisione e umanità.

Così splendida da risultare incontenibile!

Che sofferenza pesante

questo tempo trascorso senza

te.

Il cielo è ormai lontano, l'acqua è torbida,

l'odore del mondo è acre,

mentre il nostro tempo scorre lontanissimo.

E queste non sono parole d'amore, è solo un addio

che vale quanto il vuoto, pesante vuoto,

che logora quanto un male d'amore

che brucia come terra arsa al sole.

Raccolgo quel che mi resta, nulla

importa se sono piegata come pezza di lino

pressata, qui si vive e qui si cambia,

spero solo di riuscire di nuovo a sorridere felice

nel sorriso che tu mi hai lasciato

un giono.





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- congiunzioni -


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“Vera libertà è potere tutto su se stessi”

 

Michel de Montaigne

 





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- nevara -


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 Cesare Pavese

La terra e la morte

(1945-1946)

 

Terra rossa terra nera,

tu vieni dal mare,

dal verde riarso,

dove sono parole

antiche e fatica sanguigna

e gerani tra i sassi 

non sai quanto porti

di mare parole e fatica,

tu ricca come un ricordo,

come la brulla campagna,

tu dura e dolcissima

parola, antica per sangue

raccolto negli occhi;

giovane, come un frutto

che è ricordo e stagione

il tuo fiato riposa

sotto il cielo d'agosto,

le olive del tuo sguardo

addolciscono il mare,

e tu vivi rivivi

senza stupire, certa

come la terra, buia

come la terra, frantoio

di stagioni e di sogni

che alla luna si scopre

antichissimo, come

le mani di tua madre,

la conca del braciere.

27 ottobre '45

 

 

Tu sei come una terra

che nessuno ha mai detto.

Tu non attendi nulla

se non la parola

che sgorgherà dal fondo

come un frutto tra i rami.

C'è un vento che ti giunge.

Cose secche e rimorte

t'ingombrano e vanno nel vento.

Membra e parole antiche.

Tu tremi nell'estate.

29 ottobre '45

 

 

Anche tu sei collina

e sentiero di sassi

e gioco nei canneti,

e conosci la vigna

che di notte tace.

Tu non dici parole.

 

C'è una terra che tace

e non è terra tua.

C'è un silenzio che dura

sulle piante e sui colli.

Ci son acque e campagne.

Sei un chiuso silenzio

che non cede, sei labbra

e occhi bui. Sei la vigna.

 

È una terra che attende

e non dice parola.

Sono passati giorni

sotto cieli ardenti.

Tu hai giocato alle nubi.

È una terra cattiva

la tua fronte lo sa.

Anche questo è la vigna.

 

Ritroverai le nubi

e il canneto, e le voci

come un'ombra di luna.

 

Ritroverai parole

oltre la vita breve

e notturna dei giochi,

oltre l'infanzia accesa.

Sarà dolce tacere.

Sei la terra e la vigna.

Un acceso silenzio

brucerà la campagna

come i falò la sera.

30 - 31 ottobre '45

 

 

Hai viso di terra scolpita,

sangue di terra dura,

sei venuta dal mare.

Tutto accogli e scruti

e respingi da te

come il mare. Nel cuore

hai silenzio, hai parole

inghiottite. Sei buia.

Per te l'alba è silenzio.

 

E sei come le voci

della terra  l'urto

della secchia nel pozzo,

la canzone del fuoco,

il tonfo di una mela;

le parole rassegnate

e cupe sulle soglie,

il grido del bimbo le cose

che non passano mai.

Tu non muti. Sei buia.

 

Sei la cantina chiusa,

dal battuto di terra,

dov'è entrato una volta

ch'era scalzo il bambino,

e ci ripensa sempre.

Sei la camera buia

cui si ripensa sempre,

come al cortile antico

dove s'apriva l'alba.

5 novembre '45

 

 

Tu non sai le colline

dove si è sparso il sangue.

Tutti quanti fuggimmo

tutti quanti gettammo

l'arma e il nome. Una donna

ci guardava fuggire.

Uno solo di noi

si fermò a pugno chiuso,

vide il cielo vuoto,

chinò il capo e morì

sotto il muro, tacendo.

Ora è un cencio di sangue

e il suo nome. Una donna

ci aspetta alle colline.

9 novembre '45

 

 

Di salmastro e di terra

è il tuo sguardo. Un giorno

hai stillato di mare.

Ci sono state piante

al tuo fianco, calde,

sanno ancora di te.

L'agave e l'oleandro.

Tutto chiudi negli occhi.

Di salmastro e di terra

hai le vene, il fiato.

Bava di vento caldo,

ombre di solleone

tutto chiudi in te.

Sei la voce roca

della campagna, il grido

della quaglia nascosta,

il tepore del sasso.

La campagna è fatica,

la campagna è dolore

Con la notte il gesto

del contadino tace.

Sei la grande fatica

e la notte che sazia.

 

Come la roccia e l'erba,

come terra, sei chiusa;

ti sbatti come il mare.

La parola non c'è

che ti può possedere

o fermare. Cogli

come la terra gli urti,

e ne fai vita, fiato

che carezza, silenzio.

Sei riarsa come il mare,

come un frutto di scoglio,

e non dici parole

e nessuno ti parla.

15 novembre '45

 

 

Sempre vieni dal mare

e ne hai la voce roca,

empre hai occhi segreti

d'acqua viva tra i rovi,

e fronte bassa, come

cielo basso di nubi.

Ogni volta rivivi

come una cosa antica

e selvaggia, che il cuore

già sapeva e si serra.

 

Ogni volta è uno strappo,

ogni volta è la morte.

Noi sempre combattemmo.

Chi si risolve all'urto

ha gustato la morte

la porta nel sangue.

Come buoni nemici

che non s'odiano più

noi abbiamo una stessa

voce, una stessa pena

viviamo affrontati

sotto povero cielo.

Tra noi non insidie,

non inutili cose

combatteremo sempre.

 

Combatteremo ancora,

combatteremo sempre,

perché cerchiamo il sonno

della morte affiancati,

abbiamo voce roca

fronte bassa e selvaggia

un identico cielo.

Fummo fatti per questo.

Se tu od io cede all'urto,

segue una notte lunga

che non è pace o tregua

non è morte vera.

Tu non sei piú. Le braccia

si dibattono invano.

 

Fin che ci trema il cuore.

Hanno detto un tuo nome.

Ricomincia la morte.

Cosa ignota e selvaggia

sei rinata dal mare.

19 - 20 novembre '45

 

 

E allora noi vili

che amavamo la sera

bisbigliante, le case,

i sentieri sul fiume,

le luci rosse e sporche

di quei luoghi, il dolore

addolcito e taciuto 

noi strappammo le mani

dalla viva catena

e tacemmo, ma il cuore

ci sussultò di sangue,

e non fu piú dolcezza,

non fu piú abbandonarsi

al sentiero sul fiume

 non piú servi, sapemmo

di essere soli e vivi.

23 novembre '45

 

 

Sei la terra e la morte.

La tua stagione è il buio

e il silenzio. Non vive

cosa che piú di te

sia remota dall'alba.

 

Quando sembri destarti

sei soltanto dolore,

l'hai negli occhi e nel sangue

ma tu non senti. Vivi

come vive una pietra,

come la terra dura.

E ti vestono sogni

movimenti singulti

che tu ignori. Il dolore

come l'acqua di un lago

trepida e ti circonda.

Sono cerchi sull'acqua.

Tu li lasci svanire.

Sei la terra e la morte.

3 dicembre '45





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- odilia -


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Ritratto



Una voce fragile
che lascia spazio all'immaginazione
gesti semplice ed orgogliosi
fieri di ogni tuo sorriso
L'anima trascinata come pelle
uno sguardo che uccide
senza avere pietà
straniera per occhi come i miei
libera di offrire ardore
al sangue dei più freddi
Dimenticando che
prigioniera dei pensieri
navighi rapita dalla nausea
con una voglia di fuggire
di liberare la tua mente
di bruciare quel ritratto di bambina
quel ritratto di donna precoce
che scorre inesorabile
tra gli amari desideri
dei tuoi folli adulatori
Sicura e solitaria
mastichi ogni verità
dimenticando il suo significato
faresti meglio ad amare l'amore!
non solo il suo colore
Perla rara e ricercata
amata solo dai collezionisti
vendi a caro prezzo
ogni tua minima emozione
libera di sibilare parole
false e silenziose
Dimenticando che
prigioniera dei pensieri
tenti invano di celare
la tua falsa ingenuità
fedele solo ad un tracciato
creato sempre come un gioco
con una voglia di fuggire
di liberare la tua mente
di bruciare quel ritratto di bambina
quel ritratto di donna precoce
che scorre inesorabile
tra le incerte decisioni
di una mente labile e confusa



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- Enomis1970 -


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  Largo Benedetto Bompiani 

Questo cielo di nubi candide,
accarezzato da un pino marittimo,
e da quest'alberi ch'io non conosco,
mi rasserena e m'allieta,
perchè s'era perduto,
e l'ho ritrovato.
Nascosto dietro questo pino,
dove ogni ago e' un problema
ed i rami sono tutta la vita,
sovrastrutture che mi nascondevano
questo cielo celeste chiazzato,
schiarito dalle nubi
che lo rendono più soffice,
gustoso e rassicurante.
Le macchine che mi danzavano attorno
sono scomparse da ogni mio senso,
con il naso all'in sù tutto scompare
anche il mero e triste pensare.

Diego Galuppi




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- TheMAVERICK -


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Santa Maria Maggiore è nota anche come Santa Maria ad Praesepe, per le reliquie che vi sono conservate.

Uno dei tanti ritratti della Madonna che la leggenda attribuisce a San Luca. La mangiatoia di Gesù bambino, custodita in un'urna d'argento donata da Filippo II.

Questa reliquia, secondo la tradizione fu portata da Betlemme a Roma nel 642, sotto il pontificato di papa  Teodoro I, insieme con alcune pietre della stalla, un po' di fieno  dove giacque l'Emmanuele ed alcuni frammenti della fasce che lo avvolsero.

Per onorarli, Arnolfo di Cambio scolpì il suo presepe. Una volta esposto alla devozione dei fedeli, ora chiuso in un museo per il piacere dei turisti.

Si sa, ormai il portafoglio conta più del cuore





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- alessiobrugnoli -


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Ibn Fadlàn

Nella mia vita non ho fatto altro che viaggiare, tanto che ora non mi sembra vero di prendermela comoda tra cipressi e prati ambrati! Sono stato inviato dal califfo nelle steppe centroasiatiche, presso i Bulghàr e i Rus, per indottrinare i primi (da poco convertiti all’Islam e perciò poco edotti sulla nostra nobile religione) e per stringere rapporti commerciali con i secondi. Inutile dire che, lungo la strada, di cose ne ho viste, come si dice, di tutti i colori, senza contare gli innumerevoli disagi patiti per il clima, la fatica e la mancanza di comfort.

Quante volte ho rimpianto la mia casa in riva al Tigri, con decine di schiavi pronti ad obbedire ad ogni mio cenno! Nelle giornate più calde, me ne stavo beato nella mia immensa biblioteca mentre i miei servi azionavano silenziosamente le pale di legno e di lino, impregnate di unguento e muschio odoroso, per rinfrescare e umidificare l’ambiente. Come non rimpiangere poi i miei camerati di bevuta e di baldoria che ogni sera mi deliziavano con la loro compagnia!

Non potete perciò neppure immaginare quanto il mio animo restò disgustato di fronte ad alcuni singolari costumi delle popolazioni barbare che incontrai in queste desolate contrade! Presso gli Slavi, ad esempio, assistei una volta alla toeletta mattutina di una delle loro numerose tribù. Il capo si nettava la faccia, i capelli e la gola dentro un catino colmo di acqua, nel quale sputacchiava e si liberava rumorosamente il naso. Dopo di ché, il medesimo catino faceva il giro di tutti gli uomini che vi ripetevano dentro gli stessi stomachevoli gesti!

Il colmo del ribrezzo lo provai però presso un’altra tribù, al funerale del loro beneamato comandante. A tre giorni della morte, il cadavere, riesumato e grottescamente imbacuccato, fu issato sopra un battello sul fiume. In suo onore, l’ancella preferita fu sacrificata dopo essere stata a lungo oggetto di sevizie e tormenti inenarrabili. Non c’è proprio limite all’inciviltà e alla umana barbarie!

Iacovella

Fadlàn è stato sfortunato. Meglio andò all'ambasciatore che il califfo di Cordoba mandò presso i vichingi danesi, per stringere accordi commerciali e convincerli a non impegnarsi troppo nel saccheggiare le coste di Al Andalus.

Il suo resoconto può essere così riassunto.

Clima pessimo. Belle donne. Infedeli simpatici, ma stonati. Ascoltarli cantare è la peggiore tortura che Shaitan possa far subire ad un Credente





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Somaini. La poetica del frammento. Un'arte espressionistica, forse, ma che insegue il sospiro, più che il grido. Il dono dell'ambiguo.

Sculture sanguinarie come esplosioni di granate, ma leggere come ali di farfalla





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Una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera; una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancore...

Una poesia è questa città adesso,
cinquanta miglia dal nulla,
le 9:09 del mattino,
il gusto di liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,
l'oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta da finestre rotte...

Una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo...

E ora metto questo sotto vetro
perché lo veda il pazzo direttore,
e la notte è altrove
e signore grigiastre stanno in fila,
un cane segue l'altro fino all'estuario,
le trombe annunciano la forca
mentre piccoli uomini vaneggiano di cose
che non possono fare.

Charles Bukowski





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Vasari. Viziato dal pregiudizio, desideroso di esaltare le glorie dei Medici, ha distorto il nostro sguardo. Del Quattrocento italiano vediamo un siepe di rose, non il giardino e questo limita la comprensione del Tutto.

Una delle vittime della sua illusione toscano centrica è il gotico internazionale del Piemonte. Una stagione in cui i Savoia per un attimo rinunciano alla tradizionale grettezza e fondano una splendida corte, capace di rivaleggiare con quella borgognone.

L'autunno del Medio Evo. Un'arte splendente, che mischia Italia, Francia e Fiandra, che pervade ogni aspetto del mondo. Dagli edifici agli avori, dalle carte geografiche agli affreschi, dalle miniature agli arazzi.

Il sogno di una vita bella e nobile.





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A metà dell'Ottocento, molti artisti da Monet a Degas s'innamorarono della pittura giapponese. Ma chi se ne nutrì in modo particolare fu Van Gogh. Ci sono ben tre dipinti chiamati giapponerie (Acquazzone, Susino in fiore e Oiran) in cui il pittore olandese si mette a copiare con cura dipinti in stile Ukyoe di Hiroshige e Ksai Eisen. La vera e propria rivoluzione è impressa nel caffè con biliardo del 1888, dove Van Gogh si concentra nell'uso di colori duri e forti, senza tonalità: giapponesi, per lanciare un nuovo modo di dipingere che influenzarà tutto il Novecento da Matisse a Munch.

"Voglio dipingere col rosso e col verde le terribili passioni umane"

ebbe a dire

Caroli





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È il 1528 e, mentre Cortés è acquartierato con le sue truppe nei palazzi di Montezuma, un'altra spedizione di conquistadores punta sulle Americhe: 578 uomini al comando di Pánfilo de Narváez, un capo vecchio, obeso e credulone, patetico emulo di Cortés, alla ricerca di un'altra Tenochtitlán, un'altra città d'oro, nascosta nelle foreste della Florida, 578 corazze smaglianti, su cavalcature coperte di rutilanti gualdrappe. Pensano di poter condividere la gloria di Cortés e della sua orda di briganti...

Invece vanno incontro alla più completa disfatta. In duecento muoiono subito a Cuba e poi, giorno dopo giorno, sospinti dalle maree e dai venti, ora sulla costa, ora verso il largo, stremati dalla sete e dal sole implacabile, restano in quaranta. Quando, verso la fine di novembre del 1528, quel che rimane della spedizione fa naufragio in Florida, sul litorale del Golfo del Messico, probabilmente presso l'attuale Galveston, sono sopravvissuti in quattro.

Uno di questi è Alvar Nunez Cabeza de Vaca che,  nel corso di otto anni, riuscirà a guidare i suoi sfortunati compagni attraverso l'intero continente. Un viaggio lunghissimo e terribile, che apre una via successivamente seguita da altri esploratori, rivelando l'America all'Europa, ma anche, e soprattutto, un'esperienza salvifica. Partito con la forma mentis e l'abbigliamento di un gentiluomo spagnolo del Cinquecento, Nunez deve spogliarsi, dapprima fisicamente, dopo, culturalmente, di ogni retaggio europeo. Raggiunta la totale nudità interiore Cabeza de Vaca non è più un guerriero, ma una specie di santo francescano che vuole insegnare al mondo "il modo di conquistare con la dolcezza, non con le stragi".

Tornato in patria, scrive al suo re, e gli racconta la sua storia, una storia che oggi torna a essere narrata nella rielaborazione dello scrittore Haniel Long: La meravigliosa avventura di Cabeza de Vaca (Adelphi, pagg. 68, euro 8; introduzione di Henry Miller, traduzione di Hélène Benazzo Boesch): Long ne ha conservato il nucleo essenziale,  sviluppando però considerazioni che mai Cabeza de Vaca avrebbe potuto riferire al sovrano e che, pure, sembrano assolutamente fedeli al suo pensiero. Long lo fa parlare come se non avesse paura del suo re e della sua epoca, trasformando la storia di una disfatta coloniale in un grandioso trionfo spirituale.

Nel corso del tormentato viaggio, Nunez, per sopravvivere, è costretto a esercitare due mestieri: quello di venditore ambulante - percorrendo l'itinerario tra la costa e l'interno e favorendo lo scambio di oggetti tra gli indios - e l'altro di guaritore.  Adotta i mestieri degli indiani, si fa indiano egli stesso scoprendo in sé una forza spirituale dimenticata, perché sepolta dai gravami delle convenzioni sociali e della civiltà europea. Incredulo, egli per primo, compie miracoli e, come lui, i suoi compagni. Tanto che gli stessi indios, i quali li hanno dapprima costretti in schiavitù e utilizzati come bestie da soma, adesso li chiamano "coloro che guariscono".

Poteri che parrebbero imputabili al recupero di una animalità perduta. O, per darne un'interpretazione cattolica, alla francescana consapevolezza del fatto che "l'uomo tanto vale quanto vale dinanzi a Dio; e non di più".

Felice Modica





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26/02/2006





MI TORTURI DI FRASI FATTE



Mi torturi di frasi fatte

peggio di me e dei miei anatemi contro me stesso.

 

Ti innamorasti di me senza parole,

come senza sillabe mi dimenticasti,

dolce saporita di panna montata

su fragole rosse di pianto,

e cicli mestruali.

Mi desti il tuo seno,

e i tuoi sbagli,

le mie bugie;

 

mi regalasti scadenze

e cose da fare,

e date si intrecciavano in me

come gomitoli morbidi

e sparivano, mordendo

nuvole

mi coricavo.

 

Avevi bisogno di me,

e ora non più.

Non avevo bisogno di te,

e ora non più…

…e vago errante

laddove non posso trovarti

soffiando alcol ai bordi di marciapiedi

putridi o fetidi di bottiglie di birra stappate,

guardando bionde puttane come ricordi sfuocati,

scopando donne l’una nell’altra,

baciando di baci che sanno di carie,

focalizzando il ricordo di te

nei miei occhi chiusi.

Castana ti perdo e

bionda m’assali;

Oddio i tuoi capelli infiniti,

le tue pause di pranzo,

il tuo moderatismo succube che amavo,

le mie rivoluzioni senza coraggio,

i tuoi lapis,

i miei baffi,

i tuoi peli biondi di carne, miele e ossigeno

i miei.

Ho perso tutto per la bocca cremosa

d’una donna che non volevo,

i sorridenti occhi tristi per cui non piansi,

i giochi che mi fecero grande.

 

Ora vai agitata in giro per Roma,

scendendo da metro

perdendo biglietti

buttando cartacce per terra,

studi e poi studi ancora studiando,

e ridi,

come e quanto ti va,

e piangi forse da sola,

e nulla più

e più nulla.

Non ti resto dentro che come foglio,

non ti restano lettere,

caratteri guasti di vino,

nei vivaccamenti notturni da povero sbronzo,

stronzo

come una curva

geometrica piana.

E piano mi esci dal cuore,

e piano ritorni.

Gli uccelli cambiano nido,

anche per gli uomini è uguale

la ricerca di case.

E case e case e case

girai,

come uccello,

e nidi e nidi e nidi

mi diedero caldo posto a dormire,

e giurai e giurai e giurai

di lì stabilirvi dimora,

ipocrita,

e vidi e vidi e vidi

seni gambe e occhi diversi,

come uccelli che d’inverno cercano il sole.

E ti cercai

ma senza scovarti,

ora che scendi la metro

smarrendo i biglietti.

Guardami ancora negli occhi

prima di dissolverti tra i tuoi pennarelli,

il tuo Dio,

e le tue frasi fatte,

locuzioni spiazzanti,

modi di dire,

le cose da fare,

le foto che generosa spargi

con mani che disegnano umori.

 

Quando prima di essere uomo

fosti un amore che colsi

errando ancora una volta

prima che tu fosti donna.

Ricordo.

Prima che fossi uomo,

ti chiamai principessa

chinato in avanti su ciò che mi manca di te,

prima di ascoltarti articolare discorsi

ti chiamai principessa,

così come fosti per me,

che misera idea avevo di fiabe e castelli,

che vaghe archetipi avevo di cavallerie e feudi, fortezze.

Ma uguale fosti Alice, e poi Cenerentola,

e poi Biancaneve

e poi e poi e poi

cercai casa nelle tue favole

e tu nelle mie,

erano solo bugie dette di notte

per tornare a sognare.

Ora che tu non ci sei.

È tutto più triste.

Mentre continuo a cullarmi in me stesso.

Narciso che cerca la mamma.

Armando Dino Pezzella dal libro "Versi dall'inferno...quasi come il francese" edito da Proposte Editoriali, sito www.proposteditoriali.com

 

 





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Grazie
Di ogni tuo sguardo dentro di me





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la festa in piscina






Era una delle prime sere d’estate. Qualcuno già sentiva l’aria leggera dei giorni di ferie.Eravamo in pochi intimi sotto la pergola di casa Rossi: io, Gloria, Lele, Flavia, Benny, Ale, Gibbo, Gigi.
Il lato corto del tavolo dava sulla parete della piccola cucina. Quest’ultima aveva una porta che la separava dalla sala, mentre l’altra , a vetri, era diretta verso le scale esterne che profilavano tutto un lato della casa: quattro gradini rettangolari, uno quadrato, quattro rettangolari, uno quadrato, fino ad arrivare lassù.
Il lato lungo del tavolo dava le spalle all’immenso salotto. C’era un pianoforte  sulla destra, una libreria, foto varie, il tavolo con sedie antiche. Sulla sinistra due maestosi divani di pelle disposti a “L” la tv in diagonale. Era la nostra zona relax
Il tavolo di plastica era pregno di odore di martini bianco, birra, pomodoro, rucola, funghi (provenienti dall’ala est) gorgonzola, cipolle, salsicce (provenienti dall’ala ovest) provenienti dai cartoni di pizza presi, alla fine dell’aperitivo patatine/martini, in fondo alla lunga discesa. In quel ristorantino all’angolo, dove c’era la corpulenta signora coi riccioli rossi.
La tipa non ci lasciava più venir via-disse Lele addentando una fetta
Oh…c’ha due zinne quella…-incalzò aprendosi una birra Ale
Dai Ale! Sei a questi livelli?
Vabbe…oh…non è vero? C’avrà una sesta!
Si è lamentata perché non andiamo più lì spesso come prima…
See prima…erano dieci anni fa: era l’unica occasione per sbronzarci di birre
Oh…ma poi…l’hai vista come ti guarda quando ti porge la pila di pizze?
Si… (risa) sembra voglia chiederti: “sei sicuro di volere queste o vuoi me?”
O madonna! Pensieri peccaminosi pure sulla sciura
-s’intromise Gloria
Risa da tutto il tavolo.
Dai raga’, che andiamo a vede’ la cassetta dela laurea-disse Flavia
Cassetta? C’era qualcuno che filmava?-mi stupii
Come? Non ti sei accorta? Essennò che ce l’ho a fa’?
dio…no…
Ma che ti cambia? -chiese Benedetta
Ufff…avevo i capelli mossi, non ero truccata un gran chè (col mio solito tono scazzoso)
O mio dio! Che palla che sei Ila
vabbe dai…ma non stavi male…-replicò Gigi
Limoncello per tutti?…poi sul divano-concluse Gibbo
LA REGISTRAZIONE RIGUARDAVA LA DOMENICA PASSATA.
SI FESTEGGIAVANO DUE LAUREE IN ECONOMIA
UN CENTINAIO GLI INVITATI. GLI ATTUALI AMICI DI ENTRAMBI, I COMPAGNI DI UNIVERSITA’ DI LUI. LE COMPAGNE DI CORSO DI LEI. GLI AMICI DI UNA VITA
JA E GLI ALTRI DELLA BAND ERANO ARRIVATI LA MATTINA.
GLORIA AVEVA LASCIATO LE CHIAVI COME DA ACCORDI PRECEDENTI A JA. ERA POI ANDATA CON LELE A FARE L’INFERNALE SPESA PER LA SERA.
AL RITORNO, LELE, IGNARO DELLA SORPRESA AVEVA STRABUZZATO GLI OCCHI DALLA GIOIA. INSIEME AVEVANO MONTATO IN FONDO ALLA TERRAZZA LA BATTERIA E TUTTO IL RESTO PER SUONARE LA SERA. AVREBBERO FATTO UN REVIVAL IN RICORDO DEI TEMPI DEL LICEO IN CUI LELE ERA UN BASSISTA-LATIN LOVER-METALLARO COL CHIODO E I CAPELLI LUNGHI SULLE SPALLE
VERA, BENEDETTA, IO E FLAVIA AVEVAMO APPUNTAMENTO ALLE 16: DOVEVAMO ASCIUGARE LE SEDIE DI PLASTICA DALLA PIOGGIA CADUTA DURANTE LA NOTTE, FARE GLI APERITIVI, DISPORRE LE CANDELE, LE LUCI PRIMA DELL’ARRIVO DEGLI ALTRI ALLE 19.
DAI ILA FACCIAMO I PANINI-PROPOSE VERA
SI…MA CI OCCUPIAMO DI QUELLI COL SALAME E LA COPPA, COSI OGNI TANTO CE NE IMBOSCHIAMO UNO
LA GLORIA GRIGLIA LA VERDURA- CI INFORMO’ LA BENNY
UE DONZELLE-RIDENTE ALE
E VOI? CHE CI FATE?
TESTIAMO L’ACQUA DELLA PISCINA. E MAGARI…FACCIAMO DA CAVIE, MICA CHE AVVELENATE QUALCUNO
FUORI DAI PIEDI
COME VA ILA? UN PO’ CHE NON CI SI VEDE
STO LAVORANDO TANTO. SAI COM’E…GLI ALTRI SONO IN FERIE, MA TUTTO OK...SE NON FOSSE CHE E’ IL PRIMO GIORNO
MAL DI PANCIA?
PER ORA NO:SOLO SCHIENA, POLPACCI, CAVIGLIE COME UN ELEFANTE
PASTIGLIE?
LA CRETINA NON NE HA PRESE…E NESSUNA DI NOI NE HA. HO GIA’ CHIESTO
QUANTE FETTE DICI DI METTERE?
DUE DAI… SONO MINI MIGNON MA DEVONO ESSERE SAPORITI
RICOPRIMMO CON LA CELLOPHANNE QUELLE DUE COSE CHE MAMMAMIRELLA NON VOLEVA DANNEGGIASSIMO.
DOPO AVERLE ACIUGATE CON LO SCOTTEX, DISPONEMMO LE INFINITE SEDIE A FARE DA CONTORNO. LA TERRAZZA ERA ORLATA DI CANDELE
STAVO DISPONENDO L’ULTIMA. GLORIA MI CHIAMO’. ERA SEDUTA SUL GRADINO CHE SEPARAVA LA PICCOLA PERGOLA DALLA TERRAZZA
DIMMI
MI PRESE LE DITA TRA LE SUE MANI. LE SUE LABBRA SORRIDEVANO, MA I SUOI OCCHI AVREBBERO PIANTO. IO E IL LELE NON STIAMO PIU’ INSIEME
DA QUANDO? NON LO SAPEVO GLO - LE AVVICINAI LA TESTA ALLE MIE GAMBE ABBRACCIANDOLA
DA IERI. MA E’ UN PO’ CHE VA AVANTI. NON LO DIRE. NON VOGLIO SI SAPPIA
CHISSA’ COME CAZZO STAI DENTRO…
STO’ MALE. MA QUESTA FESTA ERA PROGRAMMATA DA OLTRE UN MESE PER SABATO. POI DAVE NON POTEVA VENIRE E ABBIAMO DECISO DI FARLA DOMENICA. CAPISCI? COME FACEVAMO AD ANNULLARE TUTTO PER UN CASINO NOSTRO?
PORCA TROIA, DOTTORESSA! E’ LA TUA FESTA! TU DEVI ESSERE FELICE. COSA CAZZO TE NE FREGA DI NOI? DEGLI ALTRI?
MI SENTO DA SCHIFO
LE ALTRE S’ARRANGIANO A FINIRE DI SISTEMARE ANCHE SENZA DI ME. VUOI CHE ANDIAMO DA QUALCHE PARTE A PARLARE?
NO. POI PIANGO
L’ ENNESIMA PORTA SBATTUTA SUL NASO. CHE TI FA MALE COME UN PUGNO SFERZATO DA TYSON. SIAMO AMICHE DA 25 ANNI, MA LEI NON SI APRE. NON CON ME. NON CON GLI ALTRI CHE DICONO “NON TE LA PRENDERE E’ ABITUATA COSI’, E’ CARATTERE”. SI…CARATTERE… A LEI HANNO INCULCATO CHE I SENTIMENTI BRUTTI SI TENGONO DENTRO. CHE DEVI ESSERE SEMPRE QUELLA CHE FELICE. CHE DEVI ESSERE FORTE. CHE NON DEVI CHIEDERE AIUTO. CHE RIDI CON TUTTI. CHE PIANGI NEL LETTO.
APERITIVELLO?-PROPOSE ALE
APERITIVELLO TRA POCHI INTIMI-ASSERI’ LELE, IL PADRONE DI CASA
AI DOTTORI! ALLA GLORIA E AL LELE- DISSE IGNARA FLAVIA
TUTTI ALZAMMO I CALICI, AL DI SOPRA DELLO SGUARDO COMPLICE TRA LEI E ME
POCO PRIMA CHE LA TERRAZZA DIVENISSE UN CARNAIO, GLI ELETTI (CHI IN COSTUME, CHI IN LINGERIE) TURBARONO LE FINORA QUIETE ACQUE DELLA PISCINA
I CRAMPI ALLA PANCIA INIZIARONO A FARSI SENTIRE. LE CAVIGLI LIEVITAVANO. RINGRAZIAVO DIO DI AVER INDOSSATO LE PROVVIDENZIALI CIABATTINE GIALLE CHE MIA SORELLA STILISTA AVEVA DEFINITO MIU-MIU DEI POVERI PER LA STRANA SOMIGLIANZA ESTETICA
PIEGATA SU QUELLA SEDIA, ATTESI USCISSERO, SI ASCIUGASSERO, SI RIVESTISSERO
IL PRIMO FU JA TUTTO OK?
SI, TUTTO OK. NON ME LA SENTIVO DI FARE IL BAGNO
PERCHE’ RIDI?
PERCHE’ CI SIAMO VISTI…MMM… QUANTE? 5? 6 VOLTE IN TUTTA LA VITA? EPPURE TUTTE LE VOLTE MI ABBRACCI CON TALE TENEREZZA…
MI FA PIACERE
EHI, NON AL DI SOTTO DELLA SCHIENA
SENTI: MA IL TIPO DI CAPODANNO?
NESSUN TIPO DI CAPODANNO
E…IO E TE?
IO E TE NISBA. TU SEI UN MUSICISTA GIRAMONDO
E ALLORA?
ALLORA NON POSSO COMPETERE CON LA BABY MODELLA DI NONSODOVE NONSOSEPARLAITALIANO, O LA TIPA DI MTV, O …
VABBE… MA LA LIFEGUARD MI MANCA
VABBE… MA QUESTA E’ SOLO UNA MAGLIETTA ROSSA CON UNA SCRITTA
CI VEDIAMO DOPO?
JA, QUANDO ARRIVANO I TUOI AMICI, MI CHIAMI?
LE BRAVE BIMBE NON FANNO CERTE COSE
NON SONO MOLTO BIMBA. GRAZIE PER IL BRAVA. DON’T MISS ME
CERTO CHE NO
LA TERRAZZA INIZIO’ A ESSERE GREMITA DI VARI GRUPPETTI.
GLORIA SI RIVOLSE A ME DISPERATA SPERO FINISCA IN FRETTA… SPERO TUTTI SI UBRIACHINO E SE NE VADANO AL PIU’ PRESTO
VOGLIO TI DIVERTA…GUARDAMI… DAI SFOTTIMI PER LA MAGLIETTA
(SORRISE) SI…IRONICO TU  CHE INDOSSI LA MAGLIA DELLE TETTONE DI BAYWATCH
LA GENTE ARRIVO’ COME A UN CONCERTO. ERA IMPOSSIBILE SALUTARE TUTTI. ALCUNI PASSAVANO DA SOTTO LA PERGOLA. LI’ CERA UN TAVOLO ABBASTANZA PICCOLO, QUADRATO, CON SOPRA VARI TIPI DI ALCOLICI. E L’ACQUA PER ANNA.  POTEVANO SCEGLIERE TRA UN ASSORTIMENTO PIUTTOSTO VARIEGATO E COL COCKTAIL, IL PIATTINO ANDAVANO A SEDERSI. ALTRI ASPETTAVANO, CONVINTI QUALCUNO SI SCOMODASSE PER LORO A SERVIRLI E SI ACCOMODAVANO. IN TANTI PICCOLI MAZZETTI. COME QUANDO SEI PICCINA E NON RIESCI A TENERE TUTTE LE CARTE IN MANO. ALLORA FAI I MAZZETTI. I CUORI, I FIORI, …LI METTI SULLA TUA ZONA DI TAVOLO: ALLA FINE CONFLUIRANNO TUTTI PER UN UNICO GIOCO.
C’ERA IL MAZZETTO DEGLI EX COMPONENTI DELLA BAND, C’ERA QUELLO DELL’ALTRA META’ DELLA COMPAGNIA, QUELLO DELLA GENTE MAI VISTA, QUELLO DELLE FIDANZATE PETULANTI “IL MIO *** E’ LA’ A FARE IL BAGNO…VENTOTTO ANNI E FA ANCORA IL BAMBINO…IL LAVORO…MIO PADRE…” BLA BLA BLA BLA BLA BLA PETULANTI CHE FORSE SAREBBE STATO MEGLIO STESSERO A CASINA A FARE LA CALZA.
IL BORDO DELLA TERRAZZA ERA COSTELLATO DI CANDELINE CHE LO RENDEVANO MOLTO CHIC.
MI FECI UN VODKA SOUR. RINFRESCANTE. ANCHE SE LA PIOGGIA SI ERA PORTATA VIA IL CALDO AFOSO.
E ARRIVO’ DAVE CIAO COME STAI?
BENE BENE…SOLO UN PO’ DI MAL DI PANCIA
TI PRESENTO VANNA
UNO SCRICIOLINO DI UN METRO E QUARANTACINQUE MI DIEDE UN BACIO. AVEVA LUNGHI CAPELLI CASTANI, MOSSI. OCCHI GRANDI DIETRO UN PAIO DI OCCHIALI DI GUCCI DALLA MONTATURA NERA.
SE VUOI VADO A PRENDERTI UN AULIN IN VALIGIA-MI CHIESE QUELLA VOCE ANGELICA
GRAZIE SEI LA MIA SALVEZZA
TORNO’ DA ME IN UN ISTANTE
COME MAI LA VALIGIA?
ERAVAMO DA ME IN TOSCANA…
AMO LA TOSCANA: L’ULTIMA VOLTA ERO IN UN CASOLARE IMMERSO NEL VERDE. GRANDI ALBERI INTORNO. LA PISCINA DI FRONTE. SILENZIO ASSOLUTO. CREDEVO DI ESSERE IN PARADISO
LELE SI ALTERNAVA CON ALTRI NEL PROVVEDERE A FAR SI CHE NESSUNO AVESSE CARENZE ETILICHE
GLORIA E FLAVIA FACEVANO LA SPOLA TRA CUCINA E TERRAZZA PER PORTARE ALLA CIURMA I VIVERI
IO ERO TRANQUILLA SUL BORDO DEL TERRAZZO, QUANDO GLORIA CONDUSSE A ME ROBY
(MIODDIO…NO…)
ILA C’E ROBY-POI, ACCOSTATASI AL MIO ORECCHIO-TE LO MOLLO UN PO’ QUI…TANTO VOI DUE…
TANTO…TANTO…TANTO LEI CHENNESA’. CON LUI C’HO PARLATO TRE VOLTE. CI SO USCITA DUE. POI…HO SEMPRE FINTO DI ESSERE TROPPO OCCUPATA E HO DATO FORFAIT AI SUOI APPUNTAMENTI
NON LO SO’…: UNA TROVA UN’ALCHIMIA CON UNO. LO TROVA INTERESSANTE, CI PARLA UN PAIO DI VOLTE E…TRACK! ALLORA E’ FATTA. C’E’ QUALCOSA TRA VOI DUE. STATE BENE INSIEME. LUI E’ MUSICISTA. AUGURI E FIGLI MASCHI. SETTE MAGARI…
ALLORA SIGNORINA? NON CI SIAMO PIU’ SENTITI
TE L’HO DETTO ROBY. SONO CONFUSA. HO UN CASINO NELLA TESTA.
QUELLA SERA SAREMMO POTUTI USCIRE A CENA
QUELLA SERA NON ERA SERATA
BEH…-SI TOCCO’ LA TESTA
[MA NON C’E NIENTE DA STAR LI’ A RAGIONARE…HAI TRENTACINQUE ANNI, NON RIESCI A CAPIRE QUANDO UNA TI E’ SOLO AMICA?]
CHE SI FA?
FACCIAMOCI QUALCOSA CON LA VODKA
QUELLO CHE HAI IN MANO?
SONO DUE DITA…FINITO
MI PIACEVA STARE SEDUTA SUL BORDO DI QUEL TERRAZZO GIGANTE. NON ERA ALTISSIMO. E SE GUARDAVI ATTORNO, OLTRE LE CASE, OLTRE GLI ALBERI, VEDEVI TUTTO IL PAESE
A CHE BRINDIAMO?
A QUEI PICCOLI MOMENTI AZZURRO CIELO CHE CI RENDONO FELICI
CIN! E…DIMMI…
[ORA CHE MI CHIEDE?]
SI DILUNGO’ SUL RAGAZZO DI CUI AVEVAMO PARLATO ALLA FESTA BRASILIANA DA NATALIA. QUELLA IN CUI LA LESBICA MORA DI CENTOSESSANTA CHILI SI ERA INFATUATA DI ME. E MI AVEVA PRESTATO LA SUA BACCHETTA MAGICA CON LA STELLA PER FARLE UNA MAGIA. MI CHIESE DEI MIEI PROGETTI, DEL MIO LAVORO. MI INFORMO’ DEL SUO ATTUALE NON LAVORO. IL SUO AVER ABBANDONATO LA MUSICA, L’APPARTAMENTO A MILANO CON DAVE E JA, LE NOTTI AFFOGATE NELLA VODKA PER TORNARE A CASA DAI SUOI.
ANCHE NELL’ASPETTO ERA CAMBIATO. AVEVA PERSO QUELL’AUREA DI MISTERO DALLA QUALE ERO STATA AFFASCINATA.
COME SEMPRE, INVECE, MI IRRITAVA QUEL SUO ECCESSIVO MUOVERE QUEI GROSSI RAGNI NELL’ARIA A FARE TELE SCOMPOSTE; IL SUO SPARARE A ZERO SU TUTTI (CHE POI, LUI AL MASSIMO CONOSCEVA DIECI PERSONE LI’ DENTRO); IL SUO SEDERSI DI SBIECO CON LE GAMBE INCROCIATE
MA FORSE ERO IO AD ESSERE ECCESSIVAMENTE INSOFFERENTE
SQUILLO’ IL CELLULARE. ARRIVO’ UN MESSAGGIO. STETTI UN PO’ SUL VAGO.. MA CI GIRAVA INTORNO. ALLA FINE ESAUSTA GLI DISSI CIO’ CHE VOLEVA
SI, CI VEDIAMO ANCORA. SIAMO USCITI IERI, MA CHI SE NE FREGA, NO?
NON T’INCAZZARE
ASPETTAMI UN SECONDO
SBOLLI’ LA RABBIA CHE PROVAVO PER LA SUA ESASPERATA CURIOSITA’ NEI MIEI CONFRONTI, ANDANDO DA FRANK
UE’…CIAO
CIAO. LA ELI?
NON STA BENE. CHE BUONI ‘STI PANINI
LI HO FATTI IO. CON LA VERA
LA VERA?
LA RAGAZZA MORA, MAGRA CHE VESTE TUTTA IN TIRO
AHHH
SENTI, TORNO DA ROBY. E’ QUEL TIPO LA’, MORO CON GLI OCCHI GHIACCIO. NON LO CONOSCI. NON CONOSCE QUASI NESSUNO. SALUTAMI PRIMA DI ANDARE A CASA
CLARO
MOLLAI IL CELLULARE LI’ SU UNA CASSA ADIACENTE AL MURO. E TORNAI DA ROBY
TI SEI FATTA UN GIRETTO?
DOVEVO SALUTARE UN AMICO. SCUSA…
VIDI GIGI, IL FRATELLINO DI GIBBO, CON UN COCKTAIL VERDE AZZURRINO TRA LE MANI
COSA C’E DENTRO?
MMM…NON LO SO. ME L’HA FATTO LEO
SAI SE HA RUM O FRUTTA?
NE’ UNO, NE’ L’ALTRO DI SICURO
POSSO?
E COME AL MIO SOLITO, PRIMA CHE L’INTERVISTATO MI DESSE IL SUO CONSENSO, GLI AVEVO SFILATO IL BICCHIERE DALLE MANI.
BUONO! VADO A CHIEDERGLI SE ME NE FA UNO
NO, DAI LASCIA. VADO IO
GIGI TORNO’ POCO DOPO. LEO ERA UN DICIOTTENNE MAGRISSIMO, LA TESTA RASATA FINO A FAR VEDERE LA NUCA. PER OCCHI DUE PICCOLE BIGLIE NERE, SOVRASTATI DA SOPRACCIGLIA TALMENTE FINI DA SEMBRARE QUASI DISEGNATE. UN PO’ DI PIRCING. UNA CATENA AL COLLO. SEMPRE CAPI DI NERO ATTILLATO.
GRAZIE LEO SEI UN TESORO
MA TI PARE? FIGURATI. MI SORRISE
BUONO QUESTO DRINK AZZURRINO – DISSI RIVOLTA A ROBY
E QUELLO CHE HAI TRA LE CAVIGLIE?
E’ QUASI VUOTO. MAI LASCIARE L’ILARIA COL BICCHIERE VUOTO. POTREBBE DIVENTARE PAZZA…
JA MI STAVA VENENDO INCONTRO

Ila!!!!! (voci all’unisono che mi avevano sgamata nel filmato traditore)
sullo schermo c’era un’immagine di me. La band in sottofondo. Le mie mani appoggiate al bordo del balcone su cui ero seduta. La destra teneva un moncherino Le gambe scoperte dalla gonna leggermente stese in avanti. La testa all’indietro, l’ondulata coda di cavallo che sfiorava la schiena. La bocca semiaperta spirava una nuvola sopra la faccia
cazzo sembri in trance! – disse benedetta
macchè trance! sai che non me lo ricordavo? Avevo bevuto un po’…non ricordo nemmeno la band che ha suonato
guardala… tra Ja e Daniele – rise divertito il padrone di casa
chi è Daniele?- chiese la Fla
il biondino, col codino alla lottatore di Sumo. Scrive le canzoni – spiegò Gibbo
oddio Daniele. Mi sa che ero un po’ fusa…Gli ho chiesto se mi scrive una canzone. Figurati…col nome musicale che ho… comunque Fla sei una traditrice
ma ragà! Eccheccazzo. Mo’ che mi ci fate pensà , Tenco, è la spia! Mi aveva chiesto se poteva prenderla. Io ero bbbbrilla
Il televisore trasmetteva ora immagini di Gloria col viso  f e l i c e  che ballava ubriaca. In una mano aveva la spina multipla che tentava fastidiosa di attaccare da qualche parte non sò dove.
ohhhhhhh –esclamò Benny qualcuno oltre all’Ila non si era accorto della telecamera
Ora sul video c’era Geko che baciava appassionatamente il seno di Anna.
Tenco…non c’aveva proprio un cazzo da fare, eh? –esclamò ridendo Ale
Oh Gloria, al momento dei regali sei stata troppo forte! –replicò il suo bentornato amato
Si. Ila ti ricordi? Ho anche pianto
IL DISCORSO IN REALTA’ NON LO RICORDAVO. SONO STATI LORO A RIMETTERE INSIEMEI LE FRASI EBBRE DETTATE DAL SINCERO AFFETTO VERSO DI NOI.
ERAVAMO DISPOSTI SOTTO LA PERGOLA. ORA SUL TAVOLINO C’ERANO I REGALI. QUALCHE AMICO, TRA CUI IO, ERA ALLE SPALLE. IL RESTO DELL’ACCOZZAGLIA DI INVITATI ERA SUL PRATO, VICINO ALLA PISCINA.
CON TONO CARICO DI GIOIA, COME FOSSE UNA QUALCHE SANTONA BUDDHISTA PRONTA A DISPENDIARE LA PACE NEL MONDO, GLORIA PRESE IL PACCHETTINO IN MANO E INIZIO’:
LESSE IL BIGLIETTO IN ALTA VOCE
CHE STRANO! SENTIRSI CHIAMARE DOTTORESSA!.
POI CI DESCRISSE UNO AD UNO
L’ILARIA ED IO SIAMO AMICHE DA 25 ANNI, ASILO, ELEMENTARI…SEMPRE INSIEME
RIKI E GEKO LI CONOSCO DA 15 ANNI. LA MONTAGNA, LE RISATE
E…MAURO E’ LO STUART. ORA SARA’ IN VIAGGIO DA QUALCHE PARTE
LORO SONO PROPRIO AMICI. AMICI. CARI AMICI. QUESTO E’ DA PARTE DEI MIEI PIU’ CARI AMICI… CHE…BEH…DUE ANNI FA ABBIAMO PASSATO UN MOMENTO DIFFICILE…POI… TUTTO E’ CAMBIATO…ABBIAMO INIZIATO A USCIRE CON VOI…MA LORO…MI HANNO SOPPORTATA ROMPISCATOLE IN TUTTI QUESTI ANNI DI UNIVERSITA’ CHE SEMBRAVANO NON FINIRE MAI.
L’ALCOL LA FACEVA PARLARE IN ECCESSO. DI COSE CHE PROBABILMENTE SENTIVA DAVVERO VERSO DI NOI, MA CHE NON AVREBBE MAI ESTERNATO DAVANTI A COSI’ TANTA GENTE.
APRI’ IL NOSTRO REGALO: ERA UNA COLLANA IN ORO BIANCO CHE GIRAVA DUE VOLTE INTORNO AL COLLO E TERMINAVA CON UN PENDENTE RETTANGOLARE.
SI MISE A PIANGERE (QUESTO LO RICORDO). MI ABBRACCIO’. DIETRO DI LEI C’ERA GEKO. L’ABBRACCIO E CON LA PARTE TERMINALE DEL BRACCIO STRINSE ANCHE ME. ERAVAMO LE FETTE DI UN PANINO. LEI L’HAMBURGER. MANCAVANO PERO’ LA SALSA (MAURO) E IL FORMAGGIO (RIKI)
NEL VIDEO ORA SI SENTIVA IL TRILLO FASTIDIOSO DEL MIO CELLULARE. UN CORO DI VOCI CHE MI CHIAMAVA GRIDANDO.
ma chi era a quell’ora?-chiese curiosa la Benny
ah, si…era Riki. Mi stava dicendo che sarebbe arrivato tardi e che gli spiaceva se avevamo già aperto il regalo. Però il discorso…l’ho rimosso

RICORDO CHE DA QUEL TRILLO DEL CELLULARE, ERO STATA UN BEL PO’ SEDUTA SUL BRACCIOLO DEL DIVANO. SPALLE AL MONDO DEI FESTEGGIAMENTI.
MI ERO PERSA GLI ALTRI REGALI DI GLORIA. QUELLI DEL LELE
POI ERO USCITA PER IL BRINDISI
ai due dottori-aveva gridato qualcuno
ai due fidanzatini-qualcun altro
RICORDO IL BACIO TRA LORO. ORA LEI ERA ALLEGRA. COME TUTTI, CREDO
TUTTI ERANO MEZZI UBRIACHI COME LEI VOLEVA. LEI ERA FELICE COME IO DESIDERAVO
RICORDI UN PO’ VAGHI
PEZZI MANCANTI
ALLA FINE…SI…SOLO UNA FESTA DI LAUREA. DI DUE AMICI PARECCHIO IMPORTANTI


BEH… SO’ SOLO CHE LA MATTINA DOPO ERA LUNEDI’…E PER LA PRIMA VOLTA ANDAI AL LAVORO DIMENTICANDOMI LA LUNA NEL LETTO.
 





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- ilariathequeen -


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Laila e LA SUA MOTO



Laila e la sua moto

Da un cavallo d'acciaio rombante
Con imperitura movenza domante
Un miraggio sinuoso fluttuante

D'abbrivio palpitante convulso
Da strano anelito inconscio
Un mentale applauso avulso

Un sognante miraggio m'appare
Profondo lo sguardo, come il mare
Acanino, limpido dove è bello tuffare

Dall'elmo, fiocchi di grano spumeggianti
Dalla veletta lampi d'afrodite saettanti
Nel terzo millennio saranno dominanti

Acclive il sentiero per la conoscenza
Che all'aggina porta, senza speranza
D'acufene preso, per la mia incoscienza

Di profumo elice, di fragrante stagione
Da cotanta grazia, rischio la fusione
Era un miraggio? Ho perso io la ragione?

Edo e le storie Appese





firmato da..
- EdoEleStorieAppese -


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Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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