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30/04/2006





Il faro




305

Il faro che ho nel cuore è fatto di cose,

 misura esatta del proprio spazio…

è un concetto che non ha tempo

è un sorriso o una parola,

o soltanto uno sguardo...

è il volo silente

d'instancabile gabbiano…

è convinta astrazione,

nebbia in debita porzione,

è cielo assolto dall'alluvione

è il mio umore a intermittenza,

è un sole si speranza!

blu





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- Blunightavenue -


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Guillaume Apollinaire

Pseudonimo di Wilhelm Apollinaire de Kostrowitsky, nasce a Roma nel 1880. Figlio naturale di un ufficiale italiano e di una polacca, si trasferisce in Francia ancora adolescente, stabilendosi a Parigi, dove dal 1908, grazie al legame con Marie Laurencin si mette in contatto con gli ambienti artistici d'avanguardia e con personalità quali Maurice de Vlaminck, André Derain, Pablo Picasso, Georges Braque, Henri Matisse. L'interesse per il moderno lo porta a sostenere anche il futurismo di Filippo Tommaso Marinetti e la pittura metafisica di Giorgio de Chirico.

Del 1910 sono i sedici racconti fantastici intitolati L'eresiarca & C., mentre nel 1911 pubblica le poesie di Bestiario o corteggio di Orfeo e nel 1913 Alcools, raccolta delle migliori poesie composte fra il 1898 e il 1912. Quest'opera rinnova profondamente la letteratura francese, ed è oggi considerata il capolavoro di Apollinaire insieme con Calligrammi (1918).

Fra le altre opere in prosa si ricordano Il poeta assassinato (1916), raccolta di novelle e racconti tra il mitico e l'autobiografico, ispirati alle esperienze sul fronte della prima guerra mondiale, e il dramma Le mammelle di Tiresia (scritto nel 1903 e pubblicato nel 1918), nell'introduzione del quale per la prima volta compare la definizione di un'opera surrealista.

Muore a Parigi nel 1918

 

 

 

Il ponte Mirabeau

Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Me lo devo ricordare
La gioia veniva sempre dopo il dolore

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango

Le mani nelle mani faccia a faccia restiamo
Mentre sotto
Il ponte delle nostre braccia passa
L'onda stanca degli eterni sguardi

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
L'amore se ne va come
L'amore se ne va
Com'è lenta la vita
E come la Speranza è violenta
quest'acqua corrente

Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango
Passano i giorni e passano le settimane
Né il tempo passato
Né gli amori ritornano
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io rimango





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- odilia -


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Per non dimenticare



 

...e ti bacio, ancora, ancora uno, un ultimo
per ricordarmi il sapore delle tue labbra
e appoggio le mie mani sul tuo viso
e guardo i tuoi occhi...
voglio ricordarmi tutto di te
fino a quando non ci rincontreremo.





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- donnadelmare -


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ABAT-JOUR


Tu domandi perché resto senza parola.
È perché questa è l'ora, questo è il grande momento
del sorriso e degli occhi. È la sera, e stasera
t'amo infinitamente. Stringimi a te: ho bisogno
di carezze. Se tu sapessi questa sera
quanta ambizione e orgoglio e quanta tenerezza
desiderio e bontà mi si gonfiano dentro!...
Ma no, non puoi saperlo!... Cala un po' l'abat-jour,
ti dispiace? Staremo meglio. Solo nell'ombra
sanno parlarsi i cuori e si vedono gli occhi
molto meglio se meno si vedono le cose.
Stasera t'amo troppo per parlarti d'amore.
Stringimi a te. Io vorrei che questo fosse
il mio turno di essere colui che si vezzeggia...
Abbassa ancora un poco - sì, così! - l'abat-jour.
Non diciamo più nulla. Stiamo buoni, restiamo
immobili. Mi piacciono tanto queste tue mani
tiepide sul mio viso!... Ma che cosa c'è ancora?
Cosa vogliono? Ah, stan portando il caffè!
Posatelo laggiù, ma suvvia fate presto!...
E chiudete la porta!... Allora cosa stavo
dicendoti?... Il caffè ce lo prendiamo adesso?
Preferisci? È vero: a te piace bollente.
Te lo servo io, vuoi? Lasciami fare. Aspetta.
Quest'oggi è forte. Zucchero? Una zolletta sola?
È abbastanza? Vuoi che lo assaggi? Fatto!
Amore, eccoti qua la tua tazzina... Ma
che buio! Qui non ci si vede niente.
Alza dunque un poco l'abat-jour!

Paul Geraldy - Toi et Moi





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La rondine

Le tue parole e la tua voce

sono musica, mi fanno sobbalzare

e danzare dentro.

 

Quanto ci vuole a una rondine

per tornare nell'Isola del sole

è quanto ci vuole a un uomo

per tornare nelle braccia dell'amante

 

Ed io solo, sono la rondine

che taglia l'aria atona

e rincorre istintiva la tua terra feconda




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Le conchiglie

Ogni incrostata conchiglia che sta
In quella grotta in cui ci siamo amati
Ha la sua propria particolarità.

Una dell'anima nostra ha la porpora
Che ha succhiato nel sangue ai nostri cuori
Quando io brucio e tu a quel fuoco ardi;

Un'altra imita te nei tuoi languori
E nei pallori tuoi di quando, stanca,
Ce l'hai con me perché ho gli occhi beffardi.

Questa fa specchio a come in te s'avvolge
La grazia del tuo orecchio, un'altra invece
Alla tenera e corta nuca rosa;

Ma una sola, fra tutte, mi sconvolge.

Paul Verlaine





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L’istinto di cui non possiamo fare a meno.

 

Mi avvinghi stretta al tuo corpo, lasciandomi senza fiato.

Il tuo respiro mi cosparge l’anima,

mentre il tuo sguardo imprime i miei occhi, come parlandomi.

Ti avvicini delicatamente alla mia bocca,

mentre il respiro diventa più forte.

Mi sfiori le labbra calde e umide,

fino ad affondare la lingua che accende il fuoco della passione.

Mi prendi in braccio,

accompagnandomi nella stanza dell’intimità, appoggiandomi sul talamo,

mentre i baci si trasformano in una voglia frenata di te.

Le tue mani iniziano il percorso del piacere,

togliendomi gli indumenti, lasciando solo le autoreggenti di pizzo nero.

Mi cospargi il corpo di delizianti palpeggiamenti e sfioramenti di lingua,

i quali mi fanno entrare in un vortice sfrenato che non ha più controllo.

Rispondo al tuo richiamo, volteggiando su di te,

prendendo il controllo di una sfida erotica senza fine.

All’improvviso tu, riprendi il potere del gioco carnale,

centrando l’isola del piacere, la quale ci fa vibrare l’anima.

I sospiri insieme ai sussurri, invadono la camera,

in cui i movimenti del corpo diventano invariati,

conducendoci nel paradiso infinito.

L’eccitazione sovrasta il momento travolgente,

ed i nostri pensieri si accentrano sul piacere che ci scambiamo.

Mi continui a tenere dai fianchi e cerchi fra i sospiri, bisbigli e movimenti

di arrivare ancora alla mia bocca, oramai caldissima.

La frenesia del momento è stroncata dal gorgoglio del piacere,

dove l’orgasmo mette fine all’istinto di cui non possiamo fare a meno.

Nella stanza è rimasto solo

l’odore degli umori insieme a piccoli sospiri e sorrisi appagati.

"Nicoletta Perrone"





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Jacques Prevert

Nasce a Neuilly-sur-Seine nel 1900 ed è uno dei poeti francesi più popolari del XX secolo. Giovanissimo conosce André Breton, Raymond Queneau e i surrealisti ed entra a far parte di questo gruppo, interessato dall'arte populista. Nel 1928 si discosta da questi e frequenta il Groupe Octobre, una compagnia teatrale di sinistra.

La sua fama è però dovuta alla produzione poetica, dove Prévert dà libero corso all'immaginazione insolita in uno stile vicino alla lingua parlata e alla vita quotidiana. I suoi temi preferiti sono l'amore, la libertà, il sogno e la fantasia, la compassione, l'umorismo, la satira contro i potenti, l'avversità per l'oppressione sociale.

Tra le sue raccolte di versi di maggiore successo, Parole (1945), La pioggia e il bel tempo (1955), Alberi (1976); in Italia sono state pubblicate, oltre a queste, varie antologie come Le foglie morte (dal titolo di una sua celebre poesia), Poesie d'amore e Poesie.

Muore a Parigi nel 1977.

_____________________

 

Per fare il ritratto di un uccello
A Elsa Enriquez

Anzitutto dipingere una gabbia 
con la porticina aperta 
dipingere quindi 
qualcosa di grazioso 
qualcosa di semplice 
qualcosa di bello 
qualcosa di utile per l'uccello
appoggiare poi il quadro ad un albero
in un giardino 
in un bosco 
o in una foresta 
nascondersi dietro l'albero 
silenziosi
immobili..
A volte l'uccello arriva presto 
ma può anche impiegare degli anni 
prima di decidersi
Non scoraggiarsi 
attendere
attendere se è il caso per anni 
la rapidità o la lentezza dell'arrivo 
non ha nessun rapporto 
con la riuscita del quadro 
Quando l'uccello arriva 
se arriva
osservare il più profondo silenzio 
aspettare che l'uccello entri nella gabbia 
e quando è entrato
chiudere dolcemente la porta col pennello 
poi cancellare una dopo l'altra tutte le sbarre 
avendo cura di non toccare nessuna piuma dell'uccello 
Fare quindi il ritratto dell'albero
scegliendo il ramo più bello 
per l'uccello
dipingere anche il verde fogliame e la frescura del vento 
il pulviscolo del sole
e il fruscio delle bestie dell'erba nella calura estiva 
e poi aspettare che l'uccello si decida a cantare 
Se l'uccello non canta
è cattivo segno 
segno che il quadro è sbagliato 
ma se canta è buon segno 
segno che voi potete firmare 
Allora strappate con tanta dolcezza 
una piuma all'uccello
e il vostro nome scrivete in un angolo
del
quadro





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29/04/2006









   Sapore  

sapore

Sapore, acre odore  di femminilità,

salmastro  vellutato di rosso,

fresca la pelle, liscia seta ambrata,

corvini capelli, rossicci di cotone.

Occhi,  perle di mogano  danzanti,

labbra, cuore come farfalla

dipinge  macchie umide di passione.

Piedini, bianchi come la neve

affusolati ed incerti da baciare,

disegnano cerchi di luna speziata;

braccia, tenere morbide

come lana da sfiorare.

Gambe, sinuose avviluppanti

parlano storie d’amore deluso,

glutei, dolci sembianze rotonde,

armoniche divine movenze.

Capezzoli, frutti cosparsi

con miele di bosco,

schiena, rosato candore,

sensuale di porcellana;

profumo, gentile agrodolce ,

di pizzo misto, fatato di blu.  





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- Appassionato -


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EVROCK



 

Cercavo il tuo sguardo tra tanti

I miei occhi

Alla disperata ricerca di un'emozione

Ecco...

I tuoi occhi

Un brivido

Freddo percorre la schiena

Ghiaccio mi penetra

Raggelando mi scalda.

Ti prego guardami ancora

Come solo tu sai fare

Dammi quell'emozione

Come solo tu sai dare

Nessun altro mi fa raggelare...

Freddami ed accendimi

E stringimi...


 

evrock 17 anni

copyright

http://blog.virgilio.it/evrock



 





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Mi manchi.

Ogni volta che ti ritrovo.

Ogni volta che non vivo.

Ogni volta che non volo.

Mi manchi.

Tutti i giorni in cui ti perdo

tutti i giorni in cui ti appartengo

tutti i giorni del tutto e del niente.

Mi manchi.

Quando guardo un cielo che non vedo

quando vedo occhi che non guardano

quando oltre immagino che ci sei.

Mi manchi

perchè mi vivi

perchè mi lasci

perchè mi dimentichi.

Mi manchi

se ti sento

se ti voglio

se cambio pelle.

Mi manchi se ci sei, se non ci sei

se mi dimentico che esisti

se ti ricorderai chi ero

se sentirai un'altra voce.

Mi manchi

per tutto l'oro con cui ho dipinto il mondo

per le domande cadute a bagnare la terra

per le risposte a strappare radici

per tutto il fiato a riscaldare inverni.

Mi manca di te

ghiaccio e fuoco

lacrime e grida

l'energia e l'essenza

la fragilità.

Mi manchi....

è una promessa e un pegno

mantenuti e pagati

per averti. 





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Miglior sentire, miglior pensare

Pioggerellina che lieve cadi
sulla mia testa ed il suolo invadi,
brezza leggera sulle mie foglie,
riempi tutti di strane voglie.

E fiorellini baciati dal vento,
ora sollievo, mai tormento,
e rondinelle con ali spiegate,
sulla scia delle menti annegate.

Vola sull'etere la gioventù,
svalorizzando ogni sentire,
ed io vi dico senza mentire,
siete spariti: non esistete più.

Mentre cammino lungo 'sto viale,
ascolto i colori della natura
e mentre voi trangugiate caviale,
non sento più della morte paura.

Voi che nel buio vedete la fine,
e d'invecchiare vi terrorizzate,
io già ho superato questo confine,
e vi guardo mentre voi stramazzate.

Alzo lo sguardo al cielo sereno,
per non pensare al mondo terreno,
per non pensare a quanto sia brutto,
del creato il più nero frutto.

Ascolto sugli alberi canti celesti,
ammiro intorno i campi agresti,
conto i petali della mia vita,
diventa discesa ogni salita.

Diego Galuppi



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Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s'inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d'argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l'orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s'affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei cosi distante.
La mia noia combatte con i lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.

 

http://www.parcapuane.toscana.it/gallery/concorso/2004/Tramonto%20Foce%20del%20Pallone%202.jpg

 

Pablo Neruda  





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PENSIERI DI UN ANGELO

 

 

Sono stanco di essere un angelo

sono stanco di essere eterno,

voglio far nascere in me l’anima umana,

Dio mi ha amato, Dio mi ha accudito,

io voglio essere umano, le mie ali taglierò.

Sofferente e veder lo scorrere dei millenni,

sofferente è non poter provare amore,

sofferente è sapere di non poter soffrire.

Voglio essere umano,

l’umanità che tanto è amata e rispettata dal mio Dio,

sono stanco di dover vedere gente morta che cammina sulla terra,

sono stanco della battaglie celesti.

Voglio nascere nel grembo materno,

voglio poter sfiorare il dolce calore della pelle umana,

quel tepore che il mio cuore reclama nel mio petto.

Sono stanco di vivere l’inferno del paradiso,

sono stanco io voglio vivere e morire,

io voglio soffiare tra le ali del vento,

e non essere il vento stesso.

Il mio cuore esplode in questo petto vuoto

solo spirito e nessuna emozione corporale,

voglio essere umano, voglio essere carne.

Il piacere del corpo, le sensazione del tatto, del profumo,

della penetrazione dell’animo,

il mio desiderio è voler peccare,

il mio desiderio è essere peccatore fra i peccatori.

Eneanew

 





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- Eneanew -


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...VENEXIANA...





 Fra oli profumati e sali disciolti

Mi sento...

sento i miei battiti

nel mio cuore

 i miei respiri,

mi ascolto, silente...

fra musiche soffuse

opere classiche che adoro

e candele orientali

a coccolarmi gli occhi...

Venexiana 13.3.03
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adn, luna

 

razzi di sole accolgono la timida luna

                     in abbracci di colori affidano di illuminare le nere ombre della notte 

                                             regina del governo della luce

                                                                                                             fino all’alba 

 del suo ritorno





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28/04/2006









Photography by Lilya Corneli

lilya corneli photography

_______________________________________ 

doppiamente insonne

labbra contro labbra

digiuno dentro il cuore.

trapassami il silenzio..

 - lo spazio di un dolore -



odilia liuzzi





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- odilia -


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Mistero di te...



Sentire l'odore
fiutato nel vento passato.
Un ricciolo di sogno,
soave sapore di sole e di mare.
Inebriare la vista di semplice alchimia:
I tuoi occhi nei miei fonte di vita.
La mia mano tesa nel respirare
il profumo che hai, nel rasentare
il confine d'oblio che invade piano
il sentiero.
Linea d'ombra
tra ciò che è nuvola e ciò che è vero.
E tu mistero che avanza.
Libellula che mi sfiora le ciglia nella mia stanza.
Perdersi e trovarsi, rincorrersi ed amarsi...
In ogni mondo, in ogni senso, nel silenzio
di ciò che dai, nel giorno di luce che tu sei.




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Lasciami Luna



 

 

Lasciami errare

frammento empireo

indaco di nembi

di acquerugiola

scesa sulle gote

stanco di me

delle mie scenate


Lasciami Luna

incolore e discosta

disimpara il calore

delle mie sulle tue labbra

dell'aroma d'amore

intrecciato alla tua lingua

del profumo di me


Rendimi eterea

irraggiungibile

dimenticami pacato

volteggia nel vuoto

lontano dalle mie mani

traboccanti di carezze

copiose di gesti suadenti


Soffiami un destino

di cuore vecchio

che ti elesse fra pensieri voluttuosi

tu amore mio

l'amore nuovo

insinuato per gioco nell'animo

per sempre inviolato e solo.

 

Venexiana 15.04.06

copyright

 





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Tàpies è informale ? E' troppo facile affermarlo. I suoi quadri sono macchine complesse, simile ad Ecate Triforme.

La materia, che si limita a rappresentar se stessa. I frammenti allusivi dell'angoscia. Le firme del singolo perso nel mondo.

Le citazioni, il dialogo colto con il surrealismo di Ernst ed il drammatico barocco espressionista di Gaudì





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Se l'amore deve essermi negato,
perché il mattino spezza il suo cuore
in canzoni, e perché questi sospiri
che il vento del sud disperde
tra le foglie appena spuntate?

Se l'amore deve essermi negato,
perché porta la notte, in dolente
silenzio, la pena delle stelle?

E perché questo folle cuore getta
getta sconsideratamente la speranza
su un mare la cui fine non conosce

Tagore





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- alessiobrugnoli -


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Santa Maria sopra Minerva. La tomba di Leone X, progettata da Antonio da Sangallo e scolpita da Raffaello da Montelupo. Forse non è uno dei capolavori dell'arte occidentale, ma rappresenta svolta iconografica.

Sino a quel momento, le tombe papali avevano una caratteristica comune. L'elemento principale era il sarcofago, la cui superficie superiore veniva raffigurato il papa dormiente. Probabilmente questa invenzione fu dovuta ad Arnolfo di Cambio, per il sepolcro di Bonifacio VIII.

Mentre nella tomba di Leone X, il papa è rappresentato seduto e trionfante, con le chiavi nella mano sinistra, e la destra che accenna un gesto di benedizione.

Con l'eccezione di Adriano VI in Santa Maria dell'Anima, questa soluzione fu adottato in tutti i mausolei papali





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- alessiobrugnoli -


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Hopper della città non racconta storie ed aneddoti, ma liriche e poemi sinfonici. I suoi personaggi non appartengono alla Storia, ma all'Eterno. La luce di un momento li perde nell'Assoluto





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- alessiobrugnoli -


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Van Eyck, la Madonna del cancelliere Rolin. Il dialogo tra mano e Divino. Le figure hanno le stesse proporzioni. Vivono lo stesso spazio.

Che importa se la prospettiva è sbagliata. Ciò che conta è la Luce. Il soffio di Dio che pervade il Mondo, donando limite e forma alle cose. Che rende vetrate e pavimento, gioelli e paesaggio note della sinfonia del Tutto





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- alessiobrugnoli -


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Giuseppe Cavalli. La realtà non irrompe direttamente nelle sue foto, ma attutita dalla poesia. Il mistero delle Nature Morte, nel Tempo metafisico dell'attesa.

Una candela spenta su un muro sporco. Una brocca su cui si riflette la geometria di una scacchiera. L'incanto rarefatto di una pianta nascosta da un vetro.

Volti nascosti dalla poesia delle ombre. Nudi che si trasfigurano in sogni, privi di consistenza. Un viottolo che si perde sulla terra curva, profezia dell'ultimo congedo





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- alessiobrugnoli -


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Risveglio

Vorrei essere sempre per te, vita,
come il fiore, che durante la notte
dal sogno infinito di tesori
delle sue foglie chiuse,
dona, in un momento, aprendosi col giorno,
tutta l'essenza del suo sogno!

-Juan Ramon Jimenez -





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- GiardiniDiMaya -


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Sinceramente



Sinceramente?

impossibile cominciare dicendo sinceramente...

ma non perchè io no credo che tu non lo sia...

parla!

poi chi se ne frega se sei sincero o no...

lo deciderà la vita...





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- qwe -


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Parlare d'amore

Parlare d'amore come se fosse solo una semplice parola
breve ma in fondo all'anima ancora
un'ancora di luce una stella un fiume
l'illusione che un fiore non dorma mai
e mai trovi pace.
Ma tace questo mio cuore
nel sale mentre ti guardo
fisso in silenzio
freddo ed immobile mi perdo
nei sussurri pallidi del vento
che sposta verso nord il tramonto
nell'erba del mio giardino
che giace fredda e lenta
sull'orlo grigio della terra
una perla
che soffoca gli sguardi fragili del mio passato
le briciole di sabbia raccolte
 nel ventre dei tuoi occhi
e lacrime che discendono lungo il sentiero
seguendo i solchi lasciati dalle tue paure
lacrime che invadono questa terra
questa valle,queste vene
 dove il sangue mio scorre
dove io ritrovo ogni notte la mia morte
dove il respiro diventa piu forte.

Parlare d'amore
come se fosse una folle ultima carezza
un soffio un vento una speranza
le tue labbra che si confondono
come ombre si nascondono
come il silenzio che nei silenzi nasce dentro
le braccia tese verso l'orizzonte  di pioggia
dove il sole lascia triste il suo amore
dove il cuore stringe i suoi battiti con ardore
dove la mia anima raccolta nel grembo di un sogno
muore.






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- williamblake70 -


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27/04/2006









 Photography by Lilya Corneli

lilya corneli photography

_____________________________________


Vengo a te dal bianco..

Scrivilo oggi nel nido di domani

chiedi scusa se vuoi..

ma i rami del ciliegio fioriscono a primavera..

..come faccio a non pensare!!

Ricordare.. ricordare

Ricordare quando si era..

quando..

- rosso a mezzanotte -

..gli aironi in picchiata gettano sul mio corpo gli occhi

le ali ancora viaggiano sulla mia calda bocca.

..ti lascio nel mai

per sempre..


e nulla, dopo te..

 



Odilia Liuzzi

(1996 - all rights reserved)





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- odilia -


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Taci

notte2

Taci; la notte parla per te

e canta silente la dolce sirena.

Taci; la luce infonde armonia

e dorme profonda la voce suadente .

Taci; parlano gli astri lontani

e svelano bagliori di fede celeste,

sfumano tenebra di mondi arcani,

conforto d'anime trinciate dal vento.

Taci; lo zeffiro ombroso ti sfiora vicino,

ora ti soffia parole amene di vita,

quella  del sogno  ormai sembra infinita

e sempre serena e saggia è la notte . 





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- Appassionato -


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Un battito d'ali è stata pubblicata la poesia vincitrice della Seconda Edizione 2007 del Concorso.









Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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