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30/09/2006





La sera



gauguin

Paul Gauguin

La sera azzanna il sole,

lenta la poiana fa cerchi

d’ansia nel tramonto.

I tuoi occhi di vento

graffiano l’uscio di solitudine,

bussi e mi porti

il sapore di melagrana,

tra gomitoli vellutati d’umido

apprendo l’autunno

 

Tu vedi ciò

che vuoi di me.

Corro verso la notte cingendoti,

nudi, con il demonio attorno,

ai bordi d’infinito

dove finisco io e inizi tu.

Giochiamo dondolando l’anima,

poi, baciando spazi vuoti

mordo labbra conosciute.

 

Ora declivi al lago

arrotolandoti tra onde

d’acqua e d’aria, libera,

stanca di farti rapire.

C’è un buon odore che

mi rimane dentro,

cade la notte, quieto il lago,

è il più bel pensiero.

 





firmato da..
- sulfureo -


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sezione: poesia












Chi sei Poeta?



Dolcissimo poeta,
che fai sgorgare dalla tua penna
parole e rime
che rinfrancano
un cuore stanco
di dolori e delusioni!!!

Ti immagino così,
seduto e pensieroso,
con il volto poggiato
tra le mani
quasi giunte in preghiera,
mentre lo spirito tuo
si eleva in alti spazi
dove cercar parole da donare,
a chi come me
ha sempre fame  di canti e melodie

Riesci a strapparmi una lacrima,
altre volte mi rubi un sorriso...

Chi sei tu,
dal cuore grande
da saper donare amore,
gioia, speranza, fiducia e dolci illusioni?

Dimmi, allora se tu lo sai.....
dove finisce la realtà
e inizia il sogno?





firmato da..
- DaniMoreschini -


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sezione: poesia












Finestra sul mare



 

Si apre una finestra, sul mare

Odore di sale,

Odore di sole,

Odore di tempo passato ma

mai dimenticato.

Immenso il cielo su questo infinito,

e

 lo sguardo si perde

come assente sul gioco di acqua salata :

La mente viaggia verso l'Itaca mai trovata

e

Sbatte la finestra,

un volo di gabbiano solo.

S'alza un vento di bufera e

tramonto di pece nera.

Arriva l'inganno della sera.





firmato da..
- bambolina87 -


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sezione: poesia
















Parole e vino

in cristalli traparenti

accostati alle nostre pupille dilatate

soffiate su fronti incise ..

da sorrisi spalancati

Orazioni recitate

in tempietti

di-vino





firmato da..
- congiunzioni -


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sezione: poesia












NAUFRAGIO CELESTE



 
Ho visto inerpicar le mie energie
Verso la costruzione di un vascello
Gli ho dato vita ed anima
E gli mancava solo la parola
L’ho impomatato e l’ho vestito a festa
L’ho battezzato come Inossidabile
E l’ho varato a tutte le tempeste
Ho atteso il suo ritorno
Con un trofeo di gloria
Al primo balbettio del mare aperto
Fingeva indifferenza, fischiettava
Ma quando s’è ingrandita
La voce del maroso
S’è andato a fracassar contro sè stesso
Inghiottito dalla disperazione
Diseredato dalla dea speranza
Svestito da un realismo sgangherato
E il suo relitto è ritornato a riva
Non più di bell’aspetto
Senza più la cravatta nè la scriminatura
E le sue vele, senza più tessuto
Per contro aveva assunto la parola
Aveva dato impiego a un ideale
E naufrago mi ha detto
<<sono tornato orrendo
ma…più ricco>>




firmato da..
- Melarea -


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sezione: poesia












L'Attesa



Mi lacera quest'attesa

in questa fredda,

misera alcova

L'orologio continua

impietosamente

il suo cammino.

spazientisco

dinanzi la finestra,

scruto la strada...

 

Perchè tarda?

avrà ricevuto il messaggio?

bussano alla porta,

eccola!!

"ciao amore mio,

scusami per il ritardo,

un traffico..,

sei arrabbiato?"

Non temere,

la mia rabbia

è solo un soffio di vento

anima mia...

A.S.T





firmato da..
- Dipp -


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Poeta Errante



Attraverso la luna,

viggiò

per mari, per monti,

in sella

al fido destriero.

Visitò città

mai viste

dimenticate dai secoli,

conobbe amori

vario pinti,

toccò con mano

lacrime

di soldati in battaglia,

Tremò e pianse

dinanzi al folle ego

di ministri e imperatori

Romito e penitente,

scelse una vita

in castità

Come un

cavaliere errante

senza fede ,

visse di solitudine

sedotto dall'ispirazione

assorto tra i suoi pensieri

Dipeee

A.S.T





firmato da..
- Dipp -


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sezione: poesia












La Clessidra



Mi alzo

mi vesto

senza fare rumore ,

Perchè svegliarla?

non conoscono

neanche il suo nome.

Sono per strada,

sento freddo,

ho dimenticato

il maglione,

guarda

quanto sono carini

quei due gatti

in amore.

Passeggio

nella notte,

incontro anche

una puttana,

parla e straparla

di un cliente;

"ma guarda questo ,

mi ha pagato

solo per parlare,

ma parla con tua

moglie ...no!!!

Tu che intezioni hai

bel giovanotto?

rispondo

che non possiedo

denaro,

non possiedo nulla,

vivo

di pochi tozzi

d'amore

elemosinati,

donatomi da mogli

infedeli..

Riprendo la strada,

la notte è finita,

apro la porta

di casa mia,

è vuota !!

come ieri!!

Capovolgo

la clessidra

ormai vuota,

chiudo le tende,

mi siedo

sul pavimneto,

accendo la luce,

scruto

guardingo

la clessidra,

attendo

con astio,

l'ultimo granello

di sabbia....

A.S.T





firmato da..
- Dipp -


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sezione: poesia












YURI



 



Il tragico evento della morte incidentale di un giovane ragazzo nel pieno della sua vigoria fisica genera forti emozioni ed interrogativi primordiali nella mente umana


YURI
Si spegne il giorno
e si spegne la vita.
Sole tiepido invernale,
mormorio di folla,
sussurri di morte.
Il passo è lento e inerme,
lontano è il tempo in cui
l'amor per lo scrivere divorava la mente
Ma la passione indomita
ritorna timida.
Fiori, …
tanti fiori e tanta gente...
I suoi occhi ti sfuggono
e nella mente riappare la sua immagine:
forte, virile,
con grandi occhi dolci:
Yuri è il suo nome.
Nel corridoio dell'ospedale,
sotto la luce bianca dei neon,
la gente mormora,
piange, prega, sussurra, spera.
La donna commenta:
« Ne ghe mancheva gniente,
beo, bravo e pieno de salute ».
Torna alla mente il giorno dell'ultimo saluto.
Il celeste è limpido, ...nitido.
L'aria è frizzante.
Scorre la vita in immagini di visi.
Amara è la sensazione del tempo che fugge.
Sfugge la vita e la giovinezza,
tanto l'amò e la cantò Lorenzo.
Eppure è dalla morte che nasce la vita,
così sarà finché l'uomo vorrà.
Strappato dal prato il rosso fiore,
quando più forte era il richiamo
per le lievi e svolazzanti farfalle,
esse cercano e disperano
perché più non trovano
la sorgente del loro nettare.
il grido della madre echeggia tra la folla
e le lacrime salgono agli occhi.
Il parlare con te mi è dolce,
ora come allora,
ma io sono un altro,
diverso ed eguale al giovane poeta.
Tanti anni e tanta gente mi scorre davanti.
Quante amare delusioni,
quanti sogni che tali sono ora,
ma forse ciononostante
vale ancora amare e vivere,
sfuggire la morte che ti avvolge.




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- OCRAMART -


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sezione: poesia
















Masticava cedri e , intanto,
Finì per illudere
Anche chi si ricordava
Le quattro porte
 Del grande labirinto.
Sta, valente e austero,
Contro la parete di parmigiano,
Silenziose implosioni
Nel suo cuore pimpante.
E’ la fine del prossimo smorfioso
Latte condensato.




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- ondecorte -


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All'Italia



O patria mia, vedo le mura e gli archi
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,

Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.
Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov'è la forza antica,
Dove l'armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
O qual tanta possanza
Valse a spogliarti il manto e l'auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de' tuoi? L'armi, qua l'armi: io solo
Combatterò, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl'italici petti il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli? Odo suon d'armi
E di carri e di voci e di timballi:
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Nè ti conforti? e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L'itala gioventude? O numi, o numi:
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari,
Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo:
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.
Oh venturose e care e benedette
L'antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre;
E voi sempre onorate e gloriose,
O tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch'alme franche e generose!
Io credo che le piante e i sassi e l'onda
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprìr le invitte schiere
De' corpi ch'alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per l'Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
E sul colle d'Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
Guardando l'etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglieasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch'offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch'al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira.
Nell'armi e ne' perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell'acerbo fato amor vi trasse?
Come sì lieta, o figli,
L'ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e duro?
Parea ch'a danza e non a morte andasse
Ciascun de' vostri, o a splendido convito:
Ma v'attendea lo scuro
Tartaro, e l'onda morta;
Nè le spose vi foro o i figli accanto
Quando su l'aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de' Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L'ira de' greci petti e la virtute.
Ve' cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra' primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
Ve' come infusi e tinti
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d'infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L'un sopra l'altro cade. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell'imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un'ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme del vostro sangue. Ecco io mi prostro,
O benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall'uno all'altro polo.
Deh foss'io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest'alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch'io per la Grecia i moribondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la vostra duri.


Giacomo Leopardi




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- secerchilaluna -


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Venere

Spuntano sembianze

di figliol

chiaror d'Aurora

"Helel" splendente

dal fugace lume

spento al salir

novello del mattino





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sezione: poesia
















Gefühl spielen

di Portishell Pathema

Ich liebe dich du weiBt das
aber du ersticken meinen Blicken
in diese Gleichgultigkeit Kehle



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il fresco vento assaggia la mia pelle.. fresca e sinuosa mi abbraccia la brezza sull'ondeggiante chioma mentre il sole altezzoso rende vano lo sciabordio dell'alimentato movimento! il sogno che porta nell'incubo e soltanto dormendo.. ferma sul selciato dell'ondosa frenesia che mi attanglia, un fardello pesante da sostenere.. non posso farne  a meno della saliente malinconia, del suono della musica soave che abbraccia la tristezza.. è nei miei occhi che si lava fra le brame dei miei sensi.. sparendo dalla mia dimensione sogno paradisiache estasi sull'infinita via del sogno, in salita e  con le ali.. fra il vento e la passione, con il cuore fra l'ardore e l'emozione.. alabastro e mughetto nella bocca lasciano un dolciastro sapore sul palato e fra le labbra.. un delicato senso di inquietudine respira la mia vita. Inestimabile leggerezza nello stomaco e sulle mani la luce del giorno e negli occhi la pioggia ed il vento.. sono affezionata a ciò che sono..

Anna





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UNA VITA DIVERSA



UNA VITA DIVERSA.

... E la gente dirà che era un disadattato, … un emarginato.

Non aveva ne moglie ne figli e, a trentasette anni, la convivenza con i

genitori poteva risultare penosa.

Non aveva hobby o interessi particolari, se non quello dello sci, a cui

vi si era dedicato solo da qualche anno. Ma una settimana di vacanze e

qualche week-end sulla neve potevano risultare di "ben poco svago

nell'intero arco di un anno.

La sua vita era ormai là, sul luogo di lavoro, confinata tra quelle mura

a cui egli guardava come a quelle di una prigione che gli avevano incatenato

l’intera esistenza. Un’esistenza tutt’altro che lieta.

Attendeva l'orario dell'uscita e le ore gli passavano monotone e lente

tra una sigaretta e l'altra.

Ne fumava parecchie, anche due pacchetti al giorno.

Spesso, si appartava in uno stanzino comunicante con il laboratorio

( adibito solo in specifici momenti per lavorazioni speciali ) e rimaneva

lì al buio per parecchio tempo. Di qui, i colleghi di lavoro, quelli più

maligni o solo più burloni, gli affibbiarono il sopranome di pipistrello.

Se qualcuno entrava nello stanzino accendendo la luce, egli se ne

lamentava, diceva che amava restare al buio, era più riposante.

Sovente era oggetto di burle a causa del suo carattere un po’ schivo.

La stessa condotta di vita nonché l'aspetto non più brillante e giovanile,

ne avevano fatto la mira dei soliti colleghi buontemponi.

 (Se così è lecito definirli.)

-------------------------------------

Attendeva il suono della campanella, che indicava la fine della giornata

lavorativa, come una liberazione. Ma, contrariamente all’illusione creatasi

lungo il giorno, anche il dopolavoro, atteso con tanta ansia, non gli

portava che noia.

Avrebbe tanto desiderato una moglie ad attenderlo nella quiete domestica, e

magari dei figli che lo avessero tempestato di problemi. Invece, non

gli rimaneva che andare a passeggiare sul lungomare, come sempre lo si

vedeva ogni volta che si ci recava a Lerici.

Solo o in compagnia di amici, che, per la verità, sembravano molto occasionali.

Continuava a camminare per ore non passando di certo inosservato

anche per via di un paio di occhiali scuri che raramente si toglieva e

che gli procuravano un poco di bramata oscurità; nascondendo così agli

ignari due grandi occhi azzurri velati di malinconia per il desiderio di

una vita diversa.

L'avevo conosciuto cinque anni prima, m'era parso molto più allegro e

Scherzoso, disponibile anche a reciproche burle.

Poi, il tempo gli aveva gradatamente affievolito quelle qualità.

Forse anche perché si era stufato che le sue spontanee manifestazioni d'allegria,

potessero essere, per alcuni, ulteriore oggetto di scherno.

Qualcuno insinuava che avesse avuto una delusione amorosa, dato che,

quasi mai parlava di donne e raramente si univa alla discussione quando

se ne trattava l'argomento in maniera mondana.

Di natura molto permalosa, passava facilmente dallo scherzo all'offesa.

Aveva, difatti, litigato un po’ con tutti, ma sempre roba di poco conto.

Difficilmente portava il broncio a qualcuno per lungo tempo.

-------------------------------------

Aveva lavorato per qualche periodo all'estero, prima di essere assunto

in quella piccola ditta elettronica. In Iraq e in Libia, mi pare di

ricordare che dicesse. Ne parlava con una certa fierezza ed orgoglio,

tacendo però dettagli e particolari personali.

Cosicché si sospettò potesse aver avuto dell'esperienze negative e che la

causa delle sue stranezze derivasse proprio da ciò.

Ma tutto rimaneva nel dubbio, creandogli informo un alone di mistero,

che la gente, probabilmente indispettita dalla difficoltà per superarlo,

rinunciava ad ogni stimolo di curiosità, disinteressandosi del problema

ed abbandonando il poveraccio ad un isolamento sempre più deleterio.

L'anno prima, poi, lo ero andato a trovare a casa sua insieme a due miei

colleghi. Era stato parecchio male, rimanendo addirittura in coma per

qualche giorno,

Dissero che aveva bevuto incoscientemente una birra dopo aver ingerito

dei sedativi e che l'effetto era stato disastroso.

Ci accolse tranquillo e giulivo nella sua casetta di campagna sita in

località Sarzanello, poco distante dalla città di Sarzana.

Conobbi i suoi genitori, gente semplice che sprigionava spontaneità dai

loro modi di fare. Ma anche ormai avanzati nell'età, e questo, pensai,

avrebbe potuto creargli problemi d'incomprensione.

Tutto l'ambiente domestico, comunque, traspirava, almeno quel dì, un

senso di spensierata serenità.

-------------------------------------

Quella mattina la notizia giunse inaspettata.

All'inizio tutto era molto vago e i colleghi si riunivano in piccoli gruppi

bisbigliando ciò che era di loro conoscenza e cercando di carpire dagli

altri le novità.

Poi, in poco tempo, ogni dubbio ed ogni imprecisione scomparve e tutti

dovettero accettare la realtà.

Fonti era morto, si era suicidato.

Nella notte antecedente si era recato sul viale per Marina di Carrara, qui

aveva ingerito un grosso quantitativo di sedativi, aiutandosi

nell'atto, con una birra. Proprio ciò gli era stato fatale.

Poi aveva posizionato il sedile ribaltabile della macchina in maniera da

coricarsi supino in attesa della morte.

Allora fu chiaro che l'episodio dell'anno passato non era stato un incidente,

ma bensì un primo fallito tentativo per farla finita.

I commenti sulla tragedia erano i più diversi, nell'ambiente lavorativo.

Cera chi, preso da tardivi scrupoli di coscienza, si domandava se noi non

avessimo contribuito in qualche modo alla sua morte o perlomeno non avessimo

lasciato qualcosa d'intentato perché egli non giungesse a quella fatale

decisione.

Ma vi era anche chi, trincerandoci la propria coscienza dietro un costruito

cinismo, se ne usciva con frasi del tipo << UNO di meno … ora c'è più

spazio >> .

In particolare mi colpì il commento di un responsabile, che, per salvare la

propria immagine forse più verso se stesso che verso agli altri, ne

concluse che Fonti era malato e non si sarebbe potuto far nulla per

evitare il dramma.

Mi confidò inoltre che, lui, e qualche altro dirigente erano a conoscenza che

l’episodio dell'anno precedente non era stato un banale incidente, ma la cosa era

stata taciuta per evidenti motivi di riservatezza personale.

 ------------------------------------

Il giorno seguente il giornale riportava con un breve trafiletto la

notizia dell'accaduto.

Al funerale erano presenti tutti i dirigenti ed i massimi responsabili

della ditta, mentre molti compagni di lavoro avevano disertato la

cerimonia con banali scuse di inderogabili impegni.

Probabilmente avevano voluto evitare che, i pianti straziati dei genitori

avessero intaccato la corazza in cui era avvolta la loro coscienza,

così ben protetta in quel tranquillo letargo.

                                         FINE

 

 




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- OCRAMART -


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sezione:
















Un velo sugli occhi
Un buio intenso
Scendono le tenebre

(irispupille)



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- irispupille -


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sezione: poesia












Caducità



Ho trovato una foglia secca
tra le pagine di un libro:
l’autunno scorso l’avevo raccolta
lungo la strada, smarrita sull’asfalto,
tornando dalla stazione.
Ricordo di aver pensato a quella metafora:
“Le foglie come le stirpi degli uomini”.
Salvando quella foglia dal vento,
dalle automobili, dalla pioggia,
mi illusi forse di salvare qualcosa
della mia vita, di consegnare
all’eternità qualche mio istante.




firmato da..
- Efylove -


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sezione:
















Orme, terra, orme...

Le orme
che scoraggiano il tempo
silenziose e tenaci
stringono con forza
la strada battuta
con il peso dell'età appena sfiorata
e persa.
Prive di consigli per la nostra via
si mostrano vuote,
strabordanti d'errori.
Le orme
che rimpiangono i perchè
e non il quando, ma il dopo...
...la trasformazione,
l'afflizione,
l'inganno!

Ogni passo nel silenzio rimbomba.
E' il passato che tuona le sue pretese
coprendo di terra le nostre orme.

07/08/06





firmato da..
- Mashima -


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sezione: poesia












AD UNA ROSA APPASSITA



tdhfdh
Tristemente ti spogli
e chini il capo alla morte
sfiorendo
 
Ma come per magia
ancora il tuo profumo
si libra nell'aria
 
Ed una dolce melodia
di sensi e divine armonie
accarezza il mio spirito
 
Anche il mio canto
per te s' innalza
a sfidare la fine delle cose
 
La rosa muore
e nasce la poesia.




firmato da..
- poetamaledetto0 -


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sezione: poesia

















La farfalletta (La vispa Teresa)
Luigi Sailer (1825 - 1885)

 


La vispa Teresa
avea tra l’erbetta
A volo sorpresa
gentil farfalletta
E tutta giuliva
stringendola viva
gridava distesa:
"L’ho presa! L’ho presa!".

A lei supplicando
l’afflitta gridò:
"Vivendo, volando
che male ti fò?
Tu sì mi fai male
stringendomi l’ale!
Deh, lasciami! Anch’io
son figlia di Dio!".

Teresa pentita
allenta le dita:
"Va', torna all'erbetta,
gentil farfalletta".
Confusa, pentita,
Teresa arrossì,
dischiuse le dita
e quella fuggì.





firmato da..
- Sabrinella69 -


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sezione: poesia












WITHOUT YOU



Non mi è rimasto molto da vivere senza di te,

le acque del mare si sono prosciugate e i deserti sono avanzati

sino alle porte del mio cuore.

un alito di vita spezza i rami del nostro amore rimasto indifeso

e il vento mi parla di disperazione e dolore.

non c’è più niente da fare per i campi coltivati

non cresce più nulla se non sterili piante senza futuro

e i fiori diventano grigi e i frutti insapori.

Non mi è rimasto molto da vivere senza di te,

i fiumi non confluiscono più nel mare delle mie lacrime

versate per te nei momenti di solitudine:

infiniti attimi di istantanei sentimentalismi lacerano la mia anima.

persino l’arcobaleno non mi rallegra come una volta e il tramonto

è sempre una fine che mi trasporta verso notti insonni.

mi è difficile pensare che una volta eravamo tutt’uno quando ora

ciò che vedo mi indica solo un sentiero troppo stretto da percorrere

fianco a fianco.

Non mi è rimasto molto da vivere senza di te,

le montagne sono crollate e le nevi dei ghiacciai si frantumano

sotto il peso dei nostri sentimenti, insostenibili.

 

La disperazione potrebbe farmi impazzire

e le catene mi tengono al suolo.

Aspetto il mio momento per il riscatto.

Una scossa emotiva.





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- sullenubi -


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(blogs line)

-venti diversi-

piogge condivise con  lacrime d'argento

raggi di luce e tempeste improvvise

 nell'impossibile essenza di cose confuse

(assenza)

di notti e giorni discriminati

che si perdono spesso alla luce del sole

(posti nel nulla di un silenzio molesto)

dove la solitudine

viene ascoltata in silenzio

-giunge un sorriso-

(come sguardo che avvolge)





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- SpherikaMente -


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Preghiera errante nel vento



Iddio della mia gente
io non ti ho mai visto
e neppure ti ho udito.

Mi dicono che esisti
e che tutto hai creato
con amore infinito.

Io sono un bambino
che arriva per caso
in un mondo sbagliato.

Conosco una madre
che piange soltanto
cercando un rifugio.

Conosco la fame
che mi accompagna
ogni alba dell’anno.

Conosco il rumore
delle armi lontane
dalle quali si fugge.

Conosco il sapore
di lacrime sparse
al nascer del giorno.

Iddio della mia gente
che tutto hai creato,
dammi un sorriso.





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- grisby6043 -


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Come regine le foglie si muovono gentilmente,
e le loro ombre obbediscono con naturale sincronismo..
A loro importerebbe di me
se sapessero che sono qui e le sto osservando,
e sto desiderando di poter danzare come loro?
Si arrendono alla forte luce,
cambiando il loro colore per il calore..
E io certamente non so dove sono,
ma so dove vorrei essere..





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- tikalshady -


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IL PASSATO E IL SUO NUOVO COLORE



Spumeggianti entità, di emozioni

tagliate da arcobaleni colorati,

fitta la nebbia, a nascondere un sole,

che scalda le paure, e le passioni,

in voci amate nel giardino,

brillano i sogni che fanno capolino,

ancora timidi, e fragili

per donne aggressive con spade e coltelli,

l'anima si nasconde,

giocando e facendo beffa,

del cielo che vorrebbe incatenarla

in gabbia, chiusa senza una porta,

ma non muore ancora un'altra bandiera,

un sasso lanciato,

per te viaggio di una vita intera,

non sono solo,

ma vivo con la mia compagnia,

di gente a indicarmi la via,

si fa largo la mente,

tra fossi e foglie incontrando il fiore,

che scivola e copre il dolore,

trasformandolo in una pianta,

che porta il tuo nome,

ragazza nata dal cemento,

e da quello che un giorno,

è diventato l'ideale,

il mio mondo non più uguale,

come il passato,

colorato di giallo, artista e amante,

del suo nuovo colore





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- realta -


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Autunno [Haikù]




Le foglie vive
verdi virano rosso
in volo vanno




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- Migratore -


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Lacrime di Dio



Un tramonto
ambrato
suggellava il suo
accomiatarsi
e
nel cielo pastellato
uno scapriolarsi
di stelle cadenti
somigliavano a
lacrime di Dio.

© E.R.




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- IlRospo -


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E' l'alba.

S'illumina il mondo

come l'acqua che lascia cadere sul fondo

le sue impurità. E sei tu, all'improvviso
tu, mio amore, sei chiarore infinito
di fronte a me.
 
Giorno d'inverno, senza macchia, trasparente,
come vetro. Addentare la polpa candida e sana
d'un frutto. Amarti, mia rosa, somiglia
all'aspirare l'aria in un bosco di pini.
 
Chissà, forse non ci ameremmo tanto
se le nostre anime non si vedessero da lontano
non saremmo così vicini, chi sa,
se la sorte non ci avesse divisi.
 
E' così, mio usignolo, tra te e me
c'è solo una differenza di grado:
tu hai le ali e non puoi volare
io ho le mani e non posso pensare.
 
Finito, dirà un giorno madre Natura
finito di ridere e piangere
e sarà ancora la vita immensa
che non vede, non parla, non pensa.
 
Nazim Hikmet 
Istanbul, 1933




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- Diana1 -


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29/09/2006





COSA VOGLIO? COSA NON VOGLIO?



 
Mi è capitato spesso e volentieri
Di farmi una domanda assai curiosa
Dubbio che mi rodeva fino a ieri
Che mi rendeva fragile ed ansiosa
 
Che cosa vuole l’uomo dalla vita?
Perché se glielo chiedi non sa dirlo?
Visto che nel rispondere, s’avvita
Ciò che non vuole, almeno, sa capirlo?
 
Macchè! Quando otteniamo qualche cosa
Dopo che abbiam sudato come tori
Non la vediamo più come una rosa
Ci siamo illusi, e andiam per altri fiori
 
Sicchè non era ciò che volevamo!
E torna a perpetuarsi l’appetito
Di nuove mete che non credevamo
Che un giorno forse avremmo preferito
 
E siamo stanchi di non essere sazi
Cominciano i quesiti all’incontrario
Se quello che vogliam ci porta strazi
Chiudiam sull’atto primo quel sipario
 
Forse, per esclusione, è meglio togliere
Quello che non gradiamo dalla lista
Ma presto realizziam che questo scegliere
Ci porta proprio fuori dalla pista
 
Alla luce di questa sarabanda
Adesso so rispondermi benone
VOGLIO non farmi più questa domanda
NON VOGLIO pormi più questa questione!




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- Melarea -


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Inverno



 

 

 Dove vai con questa pioggia sui tuoi lunghi capelli,

e che ne sai cosa c'è oltre quel muro

tu piccolo fiore di giardino

cresciuto al sicuro

tra rovo e gelsomino.

Cerchi ancora tra i fantasmi del tuo armadio

la fotografia ingiallita

di quel mattino dove la rugiada bagnava il tuo cuore

e aspetti anche questa mattina

il tiepido sole di sempre.

Ma

Piove sui tuoi petali delicati,

grandine e neve

a gelare i tuoi occhi incantati

come attimi d'eterno,

cadono a terra lievi

le foglie e

presto sarà inverno.

 





firmato da..
- bambolina87 -


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Un battito d'ali è stata pubblicata la poesia vincitrice della Seconda Edizione 2007 del Concorso.









Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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