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30/11/2007





LAGO MAGGIORE (Luino)



(foto di Mario Righetti)

 

A pelo d’acqua mi perisce il fiato
padroneggiando i venti a fine di novembre
M’impegno ad approdarti
per la carezza calda
che precede i vapori della tenebra
E ti porto con me
raccolto in una foto
stretto nel pugno
di chi ti vuole complice
agli intrichi di un cuore un po’ poeta
Per sporgermi al tuo verso
tra gli umori dei giorni
che verranno a tortura
di ricordi lontani
Per cercare quell’angelo
che ancora fino a ieri mi raccontava amore
Smarrendo la ragione tra gli screzi di rosso
in marcia sul tuo specchio
sopra i contorni
d’un profilo perso





firmato da..
- Melarea -


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sezione: poesia












...senza...





Sono "senza" stasera...
in poco descrivo tutto, con poco non mi capacito la mia irrequietezza e con un semplice "senza" riesco a descrivere questo stato attuale...
Il mio è stare senza forze,
 quelle che mi mancano per andare incontro agli imprevisti non accettabili,
il mio è stare senza voglia di fare nulla,
come se l'apatia totale ti stringe in una morsa
 e ti tira giù con essa...
Il mio è stare senza tutto ciò che io sono...
o almeno quella che ero...
Mi sono persa troppe volte per raccogliere pezzi di me che non so far combaciare
e così ho come ricreato quella che non è mai stata...
Non mi piace...
Come non mi piace il mio nuovo stato di cose...
Il mio è un stare senza soluzione...
a un problema che non so risolvere...
Il mio è stare in attesa perenne senza che qualcosa cambi...
Il mio è uno stare  "senza " di te...
infinitamente in cerca come di nutrimento vitale.
Il mio è stare senza di

me
...
perchè non è una persona che conosco quella che ora scrive
per me.






firmato da..
- infinitadolcezza -


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sezione: poesia
















corre
Ciro lungo
i sentieri
di vento
non guarda
fuori non
scorge il
dentro
eppure prova
amore come
polline
sanguina
perfetto
scivola come
sabbia
violando il
tempo cerca
nelle sue
tasche un
fiore d'intelletto
mentre si fa
rondine piangono
le mie parole
e scappa verso
il sole in note
troppo dolci
da poter
esser suonate
da note di
fragranza
antica ormai
ha divelto
la sua croce
non sa più
tornare a
volare con
la sua anima
da farfalla
ed il suo
cuore di
lacrima non
sa più amare





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- sephiroth777 -


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sezione: poesia
















Notte di stelle

sul tuo viso pallido

bella signora





firmato da..
- casain -


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Novembre di tagli XXX

 

 

Oh, il dolore, il dolore di vivere oscuri,

disperati, sì che tutti felici muoion chiusi in essi,

nella loro essenza di carne, null’altro!

Solo incerti, tra i campi,

volano a linee interi stormi

privandone i frutti maciullati.

E restar così, col fiato legato

senza mai suscitar in me un accenno

di compassione nei lunghi giorni scorsi.

Mi sento straripare d’un odio ultimo, intenso che,

se mai continuassi a concepire

sarebbero di tagli tutte le mie povere vene.





firmato da..
- Enea24 -


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sezione: poesia
















Ombra  di luna

su cammini di nubi

voce del cuore.

Un tamburo lontano

di antica saggezza.





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- elassea -


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A te ...



A te che gioventù
     al mio ricordo sei
         non diedi amore.
 
Siepi ombrose e folte
e prati in primavera
ci fecero giaciglio
e di passione prendemmo
il niente che ragazzi
credettero essere troppo.
 
A te che palestra
     alle mie voglie mai
         volli destinarti.
 
Parole un po' confuse
e mani in timidezza
descrissero le ore
che andavano costruendo
due esseri diversi
più disposti al mondo.
 
Venne un tempo nuovo
     e ci disperdemmo.
 
In te la convinzione
d'avere morto il cuore
e d'essere del pianto
compagna irrescindibile.
In te l'amarezza
ed arse ancora le labbra
per essersi la sete
placata mai in fondo.
 
Volli un tempo nuovo
e l'abbandonarti
fù padre del sorriso
che ora è tranquillo
padrone del tuo viso.
 
Volli per te la quiete
che mai ha conosciuto
chi poi ho molto amato.
 

(Splinder le toglie, io le ripresento)                                                  





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- grisby6043 -


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Il tuo sorriso

 

Sei stato l’amore trovato e perso allo stesso tempo

Come acqua che evapora in terra riarsa

Il tuo sorriso mi insegue

Spina invisibile

impalpabile

Cerco di strapparlo dal cuore

Ma dal pugno chiuso scivoli via come aria

Agglutinata dove il dolore mi strugge

E la speranza non ha casa

 

Pietro Atzeni





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- pietroatzeni -


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Il vecchio



ASPETTANDO CARONTE


 Rossi pampini di cielo
pallidi sogni aggrappati
a viticci di grappoli lunari.
Il vento taglia lo spazio
e l’anima apre il respiro
al sapore di mosto novello.
Una musica lieve t’invita
incontro all’aurora
per andare ad “obliare”
fra lane di soffici nubi.

Movesi lento il tuo piede
trascinando  i suoi  anni
indolenzito un poco il dorso
un chiodo messo tra l’ossa,
ubriaco dell’ultimo tramonto
versato nel calice del cielo.
Lontana è la notte:
le tue spalle incurvate
da vette che guidano abissi
quante montagne aguzze
han sostenuto  protese.

Il sentiero già volge a ponente:
l’ombra inghiotte il  ritorno.
Sulla sponda dell’arido ruscello
attendi, con lo sguardo rugoso,
il già ambito estremo guado.
Congedi il pensiero che sorge profondo
saluti il consenso effimero del mondo.
Né versi, né colori, né parole, nè vita
la tua favola inquieta è ormai finita.





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- grazybernabei -


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STRESS



Lo strazio
dello spazio
da riempire
a tutti
           i costi








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- rimeversi -


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Angelo azzurro



Oh angelo azzurro dei miei sogni più belli. Ti ricordi? Come mi perdevo in te? Esistevi soltanto tu e il mondo tu lo rappresentavi. Oh dolce anima mia, vorrei regalarti il mondo intero, ma non posso che donarti un po' del mio cuore. Quanti giorni ci videro attori principali di un romanzo che è la vita. Ma tutto passa al ritmo continuo delle onde del mare, quando al mattino, d'estate amavi passeggiare con la bicicletta, e tu che non volevi andare al mare, perché soffrivi il caldo. Mi ricordo che odorava di paradiso lo stare insieme. E il canto delle cicale mi tormentava l'anima. Mi dicevo, perché non la prendi tra le braccia, ma sono stato frenato dal mio essere e dai dubbi che continuamente mi turbavano il cuore. I miei sensi di colpa, il mio volere l'amicizia a tutti i costi. Oh sapessi quanto tu sia importante per me. Io che sono un sognatore, ultimamente volo basso, perché cadere da molto in alto non è bello.





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- albertoteodori -


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Ombra ad Ombra



 

Con te

imparo il vuoto

persa

nel  contorno

di una presenza lontana

che tu suoni silenzio

.

 silenzio ad onde

scucendomi la notte

in spartiti e in testi 

per farmi musica

che mi prende forte

catene ai polsi

a tirare ore ed ore

.

ore ed ore

per poi liberarmi luce

spaccata in due

nella stessa ombra

 .

 sole

 .

per accecarmi  

in raggi che s'allungano

a stancarmi l'anima

 

E mi fai pausa

a catturarmi gl'occhi

con labbra a pugni

per giocarmi baci in bocca

e poi

 .

e poi

annientarmi nel  far l'amore

ombra ad ombra

inarcate a ponte.

...

EEFF

 





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- elenaelena -


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Tramonto

Scompare all’occaso

anche l’ultima freccia

di luce incandescente

mentre il giorno spira

trascinando con se

la mia stanchezza.

Tempo che fugge

ad invecchiare sogni

e sbriciolate illusioni

strette in una mano.

Eran chimere

agghindate a festa

quelle che lingueggiavano

a danzar col ventre,

celate a moscacieca

da bendata sensualità,

curve sinusoidi incerte

obbedienti alla teatralità

d’un io inconsapevole.

La stagione

non è sempreverde,

spirerà pure il mio sole

nel tiepido tramonto,

saccheggerò la vigna

in cerca d’un grappolo maturo

a saziare la mia sete,

si che possa essere

meno penoso

il congedo quotidiano.





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- ortensia53 -


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Viola

 

 Ho ritrovato il tuo nome

scritto sul fondo di un bicchiere

era caldo il tuo pensiero

seduta sul letto del mistero.

 

Ho riposto il tuo nome

sul fondo di una pagina

per ricordarmi di te quando nevica

per trovare la chiave di un’armonia

le viole suonano la sinfonia

dell’anima.

 

Nella metamorfosi del tuo nome

hai dimenticato di lasciare

scritto la tua eloquenza

nella stanza predomina

il tuo calore dove domina l'odore

nascosto sulle ali del pensiero

ho trovato il cammino che cicatrizza

le ferite hanno trovato la bellezza

 

nelle tue radici.

 





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- ittoilg -


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sezione: poesia












Doppia identità - III



Charlotte rabbrividì.

Detestava restare a casa da sola, specialmente in serate fredde che promettevano solo pioggia fino alla mattina successiva.

Quella sera, sua madre non c’era perché era stata ricoverata in ospedale per un’urgente operazione; lei aveva insistito per dormire in ospedale accanto alla madre, ma Linda le aveva detto che non aveva bisogno d’aiuto e che sarebbe andato tutto bene.

Così Charlotte era a casa di sua madre, in una di quelle serate da film horror. E anche se era in un luogo sicuro, Charlotte aveva sempre la fobia dei ladri, degli assassini e degli stupratori. O peggio, di suo marito.

Mentre metteva le mani vicino al fuoco del caminetto, guardò la fiamma e quasi le parve che quelle chiazze variopinte di colori chiari la volessero rassicurare. Il fuoco avrebbe dovuto rasserenarla, invece le fece ripensare a Dick, che venuto a conoscenza della sua decisione, (vivere da sua madre con la bambina) era andato su tutte le furie e l’aveva minacciata con un tono violento e decisamente poco scherzoso.

Si chiese se ne fosse ancora innamorata.

“Forse lo sono” pensò, “ma non come prima. Qualcosa è cambiato, purtroppo, e LUI ha rovinato tutto.”

Quasi svenne per lo spavento quando sentì bussare alla porta. Guardò la fiamma tremare. Sembrava avesse avvertito un pericolo e volesse spegnersi.

“Così te la caverai da sola” pensò Charlotte, immaginando che la fiamma fosse in grado di pensare.

Indossò la vestaglia e si diresse alla porta. Dallo spioncino, riconobbe l’inconfondibile figura di suo marito. Ebbe un sussulto. Mise il gancio alla porta e l’aprì appena, in modo da potergli parlare. Lui non aveva un bell’aspetto.

“Ciao, Dick” lo salutò. “Come mai da queste parti?”

“Fammi entrare, Charlotte. Devo parlarti.”

Lei scosse il capo.

“No, caro. Non posso aprirti, mi spiace.”

“Ehi, non ti faccio niente, sai? Dov’è la bambina?”

“È nella sua stanzetta che dorme. Non vorrai svegliarla, spero.”

“Oh, no, voglio solo parlare un po’ con te.”

“Noi due non abbiamo più niente da dirti. È finita, Dick. Buonanotte.”

Cercò di chiudere la porta, ma lui la bloccò con un piede.

“Charlotte, non sai quello che stai facendo. Te ne pentirai amaramente, credimi.”

“No, Dick” ribatté. “Sarai tu a pentirti, se non vuoi che chiami la polizia immediatamente.”

“Charlotte, aspetta! Charlotte!”

Lei richiuse la porta e sentì ancora i suoi pugni sbattere violentemente.

“Charlotte, non costringermi ad entrare con la forza!” continuava a dire Dick, mentre lei si avvicinava al caminetto.

Dopo qualche minuto, non udì più niente e tirò un sospiro di sollievo. Prese in mano il suo libro, iniziò a leggere, ma i suoi occhi davano evidenti segnali di stanchezza. Così si assopì e dormì a lungo.

Fu un colpo d’aria a svegliarla. Aveva la pelle d’oca e sentiva un fastidioso formicolio ai piedi. La vestaglia era per terra, cadutale mentre stava dormendo. La raccolse e la indossò. Poi si diresse nuovamente alla porta, e con sgomento s’accorse che era spalancata. Il gancio non era rotto, anzi, sembrava che qualcuno l’avesse aperto dall’interno, permettendo a qualcun altro di entrare. Non fece a meno di pensare a Dick. Ma come poteva aver fatto ad entrare? Chi gli aveva aperto?

Chiuse la porta e trattenne con tutta la sua forza le lacrime che volevano fuoriuscire dai suoi occhi. Non pianse.

“Annie!” gridò ad alta voce. (Annie era il nome della bambina)

Corse al piano di sopra, e anche qui le sorprese non mancarono: la porta era aperta, il letto disfatto, e la finestra, le cui tende svolazzavano di qua e di là, sprigionava un vento freddo. Lottò con tutte le sue energie per non farsi prendere dal panico.

“Annie! Annie, tesoro, dove ti sei cacciata? Rispondimi, per l’amor di Dio!”

Adesso Charlotte sudava freddo. Non aveva dubbi che fosse stato Dick ad entrare in casa sua e a rapire Charlotte.

“Rapire? Ma se è suo padre!”

Già. Gliel’aveva solo portata via.

Tornò da basso e prese il telefono, componendo, con dita tremanti, il numero della polizia.

“Pronto? Polizia? Vorrei…”

Non fece in tempo a continuare, che qualcuno chiuse la chiamata. Il cuore le si fermò.

Si voltò. Le parve di morire.

“Ti avevo avvertita, Charlotte. Perché non mi hai voluto dar retta?”

“Dick, ti chiedo scusa… io…”

Si voltò con uno scatto, ma lui l’afferrò per i polsi e l’attirò a sé.

“Lasciami! Sei un pazzo! Lasciami stare!” gridò lei, in preda alla disperazione.

“No, non ti lascio stare!” rispose lui, urlandole nell’orecchio. “Ora devi starmi a sentire!”

Charlotte reagì. Con un morso, affondò i denti nel braccio di Dick, che bestemmiò e mollò la presa.

“Maledetta cagna!” gridò Dick.

Charlotte fuggì disperatamente in cucina e prese da un cassetto un grosso coltello affilato. Quando Dick, ancora dolorante, la raggiunse e la vide armata, non esitò. Charlotte attaccò Dick, che la schivò e cercò di prenderle il polso per toglierle l’arma. Si ritrovarono dalla parte opposta del tavolo, in cucina. Entrambi ansimavano.

Dick si calmò e disse, mantenendo il sangue freddo:

“Charlotte, non voglio farti del male. Dammi il coltello, ti prego.”

“Mi credi così stupida da ascoltarti? Beh, ti sbagli, caro, perché io NON SONO STUPIDA!”

“Fallo per il bene della bambina. Non ti chiedo altro.”

“Cosa vuoi?”

“So tutto, Charlotte. Tutto…”

“Tutto… cosa?”

Stava cercando di confonderla?

“Spiegati meglio. Non capisco.”

“Charlotte, ti ricordi di Joe?”

“Joe?”

Pronunciò ripetutamente quel nome almeno altre cinque volte, prima di rispondere:

“Joe McNamara? Sì, lo conosco… anzi, lo conoscevo.”

In lui si dipinse un sorriso di trionfo.

“Sai che fine ha fatto, Charlotte?” chiese, quasi con un tono prudente.

“Sono tanti anni che non lo vedo…”

“Ti rinfresco la memoria, mia cara. Joe McNamara è morto vent’anni fa, da ragazzo, trovato soffocato nel letto di casa sua.”

“E allora?”

“Quando l’ hai visto, per l’ultima volta?”

Lei era molto confusa. Che c’entrava, adesso, Joe McNamara con loro?

“Non ricordo… ti ho detto che non lo vedo da un sacco di tempo.”

Dick sorrise, ma non si rilassò. Temeva Charlotte, era chiaro.

“Charlotte, ho dovuto aspettare vent’anni, prima di terminare la mia missione, e ora, finalmente, ho raggiunto il mio obiettivo.”

Lei si era calmata; Dick era diventato, improvvisamente, un altro uomo.

“Tu andasti a casa di Joe, la sera prima della sua morte.”

Annuì.

“Sì, ma non ricordo quando, di preciso.”

“Ti assicuro che ci sei stata. Joe ti piaceva, vero?”

Lei arrossì un po’.

“Era… era un ragazzo carino, ma…”

“Ma lo detestavi. Detestavi il suo carattere, voglio dire.”

Lei annuì ancora, meccanicamente.

“Lo detestavi perché Joe era un montato; era un ragazzo che voleva solo collezionare avventure con tante donne, senza avere una storia fissa; lo detestavi perché era antipatico e dispettoso. E perché aveva violentato una tua amica… la tua migliore amica. Per questo l’ hai ucciso, vero?”

Charlotte non fiatò. Strinse i pugni. Poi singhiozzò.

E Dick continuò.

“Sei andata a casa sua quando sapevi che era solo. L’ hai sedotto, hai fatto l’amore con lui, e quando si è addormentato, convinto di essere al sicuro con te, l’ hai ucciso con un cuscino e te ne sei andata. Nessuno ha mai sospettato di te, perché ti eri procurata un alibi molto forte.

«La tua amica, quella che era stata violentata da Joe, ti ha protetta per tutti questi anni, finché il suo rimorso non l’ ha divorata e ha confessato tutto.”

“Stupida troia!” sibilò Charlotte. “Chi sei, veramente?”

“Sono un poliziotto, Charlotte. Agente Mike Carter, della Squadra Omicidi.”

“Mi hai mentito… per dieci anni?”

“Ho dovuto” disse lui. Era quasi dispiaciuto. Quasi, ma non lo era. Era soddisfatto. “Ti ho sposata perché volevo capire chi eri e se davvero eri capace di uccidere a sangue freddo.”

“Quindi c’erano già dei sospetti.”

“Non inizialmente. Nonostante la testimonianza falsa della tua amica, il tuo alibi era l’unico poco credibile. Inoltre, tu avevi un movente, mentre le altre amanti di Joe non avevano motivo di farlo fuori.”

Charlotte agì all’improvviso. Tenendo ben stretto il coltello, si scagliò su Dick e riuscì a ferirlo alla spalla. Poi, lasciando cadere per terra il coltello, corse via.

Dick la seguì, seppure dolorante. Charlotte accese la macchina e partì il più veloce possibile. Lui riuscì a starle dietro.

Le strade erano, ormai, buie e semideserte, ma Charlotte non si fece intimidire e non si dimostrò affatto impaurita: la sua vera identità si era rivelata.

Dick non voleva uccidere Charlotte. Non era abituato ad uccidere, specialmente le donne. Così ripensò che era stato bravo a “recitare” la parte del cattivo. Poi ci aveva pensato Charlotte ad aprirgli la porta, quando si era addormentata. Charlotte, infatti, era sonnambula, ma non ricordava cosa aveva fatto mentre dormiva. Così lui, indisturbato, aveva portato in salvo la piccola Annie, che era per davvero sua figlia. E nel frattempo che lui ricordava, la macchina di Charlotte l’aveva quasi distanziato di oltre cento metri.

Improvvisamente, Charlotte sterzò e si fermò. Dick la imitò e la vide scendere dalla macchina. Anche stavolta Charlotte era armata. Ma con una pistola.

Lei disse, tutta tremolante:

“Addio, Dick. Sei stato più furbo di me, è vero, ma non mi avrai mai. Preferisco l’Inferno che una vita in cella.”

Si infilò la canna in bocca e sparò. Dick non fece neanche in tempo a fermarla, che già Charlotte era stata ricoperta da chiazze rosse per tutto il corpo. Preferì non guardare.

Odiava i criminali.

[FINE]





firmato da..
- Palestrione -


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Angeli?



Angeli.
Angeli?
Si, Angeli. Ci sono. Io li ho conosciuti ed ognitanto appaiono quando meno te l'aspetti.
Non è un luogo comune.
Io li ho visti e loro mi hanno incontrato.
Non è facile riconoscerli, soprattutto la prima volta, però ti girano intorno e poi sbucano all'improvviso.
Li puoi incotrare vestiti da postino, da anziana signora, girano anche in bicicletta e ti passano accanto.
L'altro giorno avevo bisogno di parlare con qualcuno e ... voilà ne è arrivato uno.
Un amico che non vedevo da 10 anni. Passeggiando per la stazione lo incontro che scende dal treno e mi chiama.
Un'altra volta, in auto, cercavo una via e mi sono detto:'Chissà dove sarà?' E da un auto è uscito un signore che ha gridato verso di me:È di là.
Con i posteggi poi non ci crederete. Io penso ad Antonio e dopo poco tempo si libera un posteggio.
Non ci credete?  Provate!
Basta chiamarli. 





firmato da..
- etivengoacercare -


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Alta marea.






Lentamente tra sordi quaderni
colorati di monotonia
scrutavo l’intreccio leggero delle tue dita
mentre crateri
si aprivano tra i nostri occhi
Eravamo reduci dei nostri ghiacci
incompresi nei nostri silenzi
Non ci fu passione più divampante…
Ed ora
ora quel che restava di noi
era solamente una stanca coperta accecata
Comodo gettare sentenze senza sapere
è troppo duro dirsi addio con morsi di parole
Poi...
poi fissammo l’ultimo tassello ai nostri errori
arsi come cera lacca
Chiudemmo tutte le porte
ripetendoci ipocritamente
che non c’era seguito per quell’amore
Sfuggiti alle responsabilità
abbiamo cercato un battello diverso
su cui cambiare identità
ponendo cenere
a quel che un tempo fu incendio…!





firmato da..
- poetanelcuore -


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sezione: poesia
















"DIVERTIMENTO"
    
 

Ho combattuto contro i battiti del mio abbattuto cuore

                                                 non l'ho battuto e ho perso

                                                                         ed ora pulsa

                                                                      ma in cattività

                                                                    "ma che attività?"

Le ho combattute e le ho battute tutte quelle mie battute

                                                       che da pagliaccio faccio

                                                      per togliermi d'impaccio

                                                                       "ora mi boccio!"

Li ho combattuti e li ho battuti tutti i miei bottoni

                                           che stretti porto al petto

                                                      mio nudo e muto

                                                               "sarà velluto?"

         Seta ritorno

 se scrivo e sogno

        soffice vento

nell'immenso mio divertimento





firmato da..
- Uomoincuore -


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sezione: poesia
















Rime Stanche

Quell'ombra riflessa sul mio specchio
ciò che mi preoccupa più di tutto
mi rende triste infelice, vecchio
mi fascia il cuore di nero lutto.

Come una macchia a me davanti
rende opachi i contorni del volto
rende i fatti meno importanti
e il disprezzo dell' essere colto.

E' il disprezzo di come son fatto
indifferenza per ciò che ho intorno
della mia vita si sfuma il tratto
con il terrore che faccia ritorno

Diego Galuppi




firmato da..
- TheMAVERICK -


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sezione: poesia
















Lamento delle 0,20

Signore, tu mi lavori senza tregua.
Nell'inverno mi lavori e nell'estate,
nei giorni delle feste consacrate.
Nei mesi pari e in quelli di trentuno
Col sole con la pioggia con la luna.
a ore, a settimana, a cottimo, a giornata.
Come il canuto operaio della ferriera
tu mi cuoci mi sciogli e non ti bruci.
 
Carrieri





firmato da..
- alessiobrugnoli -


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sezione: poesia












Rumore di nessun tintinnio



Mime_Sham

Rumore di nessun tintinnio


Snodo le articolazioni
in chiastici spasmi
come danzando
tra i venefici dardi
di rantolati eloqui.
Disgustato, affilo le lame.
In attesa.
Ricopro di bianco il viso,
mi faccio pietra e taccio,
misero mimo dal cappello vuoto.

Un nero famiglio
dagli occhi felini
diparto lontano.
Con zampe affilate
traccia su sabbia bianca
i simboli di un incanto.
Forma un portale.

Accarezzo la fuga,
bramando guadare il varco.
Non gettate una moneta,
oh, degenerati avventori...
o con lingue di rasoio
muoverò per voi una danza
di strega, di mimo mortale,
quale io sono.
Crollerà con l'argento
il vostro inutile capo.
Inzupperete di rosso
le mie diafane labbra.
E leccherò dal collo reciso,
ora sgombro del peso
di una testaccia vuota!

Sham


Illusive_Calm




firmato da..
- Shamain -


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sezione: poesia
















conto i giorni dell'amore di caldeire nel tracimante aborrito silenzio

è forte in me suggere le passioni collettive ai sentimenti

la meraviglia d'esso tanto d'esso è tale in un cristallino

sgorgare quell'esso d'una sorgente

nel trasporto favorevole alla fanciullezza nel cuore agitato

è stato dato a me il sonno di un sogno

e sono confuso di te levatrice di caoticante illusione

 

 

le ore sono vecchie in me del giovane giorno

in me levato alla tristezza della notte la straripante zitella

d'alluvioni di acide rughe alle quali s'arrampicano in perpetui canti

 

ordunque

è già vecchiezza il giorno da venire

 

anima a te ho cavato il succo ai colori

e le irriflessioni bruciate nel calderone della ragione

e di una stilla d’esso sentimento ramifica

sconsideratamente nella nullità della passione

 

se potessi isnudare il traditore in te

potrei giullare

la parola nel fuoco pinocchiesco sotto la finestra

ho ferito fogli con la punta della penna

stilettate violente grafia alzaimeriana scodinzolante

2005





firmato da..
- manfredonia -


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sezione: poesia












.G.



.Guiderò Guarnigioni.

.al cospetto del tuo affetto.

.Guaderò Grandi.

.fiumi dell'anima.

.Giocherò Graffiando.

.ciò che le tue labbra gridano.

.Gronderò Gioia.

.nel vederti sospeso sul mio cielo.

.Grazierò Godendo.

.il tuo affetto inesperto.

mrs.HOLE





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- theblackholesun -


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NON PERDERO' IL PARADISO



Seguo il vento
abbracciato ai miei sogni,
traccio strade nuove
conservando quelle già percorse dal cuore,
un altro giorno,
un'altra opportunità,
ma la stessa vita,
sempre quella di ieri
con i dubbi e le paure
e le certezze ritrovate in un caffè.

Non perderò il paradiso,
seguirò la luce
anche quando il buio la nasconderà,
tenendo sulle labbra
il dolce sapore di una lei,
che ha deciso di fare miei
i sogni suoi.

Seguo le nuvole
spostando il mio cielo,
ascoltando battiti d'ali
e canzone mute scritte nei tramonti della terra,
un altra stella,
un altra luna,
ma la stessa notte,
quella che ti ricorda nel suo silenzio
quanto immenso c'è ancora da capire e scoprire.

Non perderò il paradiso,
seguiro un utopia
fino quando non diventerà mia,
tenendo la mano di una lei,
che ha capito il senso
dei sogni miei.

Seguo il cuore
abbaracciato alla vita,
accarezzando dolcemente
quel che la stessa vita mi regala,
un altra alba,
un altro mattino,
ma sempre lo stesso,sincero sole
quello che scalda la terra dove cammino,
illuminando le mie fantasie
fino a renderle vive e vere.

Non perderò il paradiso,
seguirò quel che sia,
giorni d'amore e di malinconia,
abbracciato a te che adesso sei quì
in questo giardino chiamato vita





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- francoluis -


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Nel silenzio



Silence
Rifletto
nel nulla
il gemito
di me
che spande
lo strazio
di orme
svanite.
 
Nel silenzio.




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- Sotanaht -


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Lei mi dice...



                

Se con il corpo

Non sono vicino a te

La mia essenza e' lì

 

Se annusi intorno

Sono aria che respiri

Prova e lo vedrai





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- inmotoromano -


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Tramonto

Un caldo riverbero di corallini colori,
 dagli  ultimi sprazzi cocenti,
riflette,
sulla battigia illuminata ,
un incantevole scenario…
Una vela si dondola pian piano
sulle  onde tranquille del mare.
Il  cielo, pervaso da velati colori,
intona un monotono canto 
 di sincrone note suadenti… 
Tutto ha un sublime  splendore
che investe, di nuovi allettanti  sapori,
il cielo color del grano maturo…
Sulla sabbia
i gabbiani disegnano
gli umani destini
arrovellandosi in picchiate
concentriche…





firmato da..
- Rosemary3 -


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Il ricordo












Il ricordo.



Nell’assenza

del senso profondo

colgo l’essenza.

Giacchè parole

piu’ non odo

al vero mi incateno.

E so bene che

nulla rimane

se non il ricordo
.




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- flameonair -


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DOPO L'OMBRA



Stupenda sinuosa
favola di occhi verdi,
in orizzonti baciati
da una rugiada
fresca mattutina,
giornata di sole.
L'ombra che copre
il silenzio davanti,
alle colline spazzate
dal vento spumeggianti,
verità raccolte in punti
sparsi nell'immenso.
Gioiose idee che si rincorrono
tra i fitti vigneti di ottobre,
rami intrecciati sulle sponde,
del mistero di un destino
lontano.
L'ombra che si adagia
all'arrivo di un tramonto,
di un rosato colore
un profumo di pioggia,
di un passato temporale.
L'ombra della notte che percuote
l'umano, che si adagia
e tra le coperte respira,
 un verso  un grido
aspettando l'aurora,
a svegliarlo dal sonno
ormai, cosi lontano
 




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- realta -


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Dentro la Notte... dorme l'Aurora



D entro la notte-D orme l'aurora
 
D eraglia piano la notte scura
D ai binari delle stelle chiare
D ondolo i miei sogni su misura
D efogliando petali di  zagare
 
D esultore sull'aurora  prematura
D isincaglio lietamente le paure
D ipingendole a tinte primavera
D istillando tenerezze mie future
 
D elizie con cui una vita si colora
D onando gioie sino all'imbrunire 
D elicate luci c'annunciano la sera
D iamàntano i sogni a non finire
 
D ivaganti sinuosi nella sfera
D rìblano le guglie del potere
D ominando lo spirito in bufera
D edicandoti immenso amore
 
Di....Edo e le storie Appese




firmato da..
- EdoEleStorieAppese -


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Un battito d'ali è stata pubblicata la poesia vincitrice della Seconda Edizione 2007 del Concorso.









Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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