NOI ..


Poeti..
sognatori scalzi
che volano..
in punta di piedi..
sull'anima..

(Odilia Liuzzi)


Diario di Poesia
e
Letteratura Italiana.

Scrittori e Poeti
del web presentano le loro opere d'Arte.



HOMEPAGE

 

Inserisci il nostro banner
nel tuo sito



VolObliquo International

 


SE AMI LA POESIA
E VUOI SCRIVERE SU QUESTO BLOG
CONTATTACI!






Le Sezioni di VolObliquo:

concorso un battito dali
haiku-tanka-haiga
letteratura
poesia
poesia a tema
poesia dialettale
prosa e racconti





Gli ultimi
vostri commenti








Redazione
VolObliquo:


Direttore Responsabile
Odilia Liuzzi


Editing & Administration


Lo staff

- Public Relations -


Luca Artioli




Per informazioni:
volobliquo@virgilio.it








Vuoi collaborare
con la Redazione di VolObliquo?
Hai un'idea interessante da proporci?
Mandaci una Segnalazione Qui.








 


Copyright


Licenza Creative Commons

Tutti i testi originali
degli autori
di questo sito
sono coperti
legalmente dalla
Creative Commons License.



VolObliquo su:

Photoblogs.org
View My Profile






Odilia Liuzzi
- Il sito ufficiale -


- IL SUO BLOG DI POESIA -

Le temps de toi









 

Credits


Vi0la per il template

In esclusiva
per Volobliquo
di Odilia Liuzzi
e i Sognatori

Images: foto © Rupert Schwaiger

Photomanipulation by Vi0la






 

Ospiti di VolObliquo
dal 28 agosto 2003

*loading*








 

Archivio di tutti i post

oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---
--- 2006 ---
--- 2005 ---
--- 2004 ---
--- 1999 ---










Stats

I siti che sponsorizzano VolObliquo..

VolObliquo su "Technorati"














Diario di Poesia e Letteratura Italiana.
Scrittori del web presentano le loro opere d'Arte.
- On line dal 28 Agosto 2003 -




31/12/2007









02 calle

foto: Rinaldo

 

A Sara Ct delle calle.

 

Parlami di questo tuo vento

che sfiora foglie e capelli,

che porta leggeri petali di rose

ad accarezzare lenti ruscelli e

passi leggeri della terra rimasta.

Piccole gocce di acqua a levare

negli occhi intimi vortici,

brezze come di fresco benessere. 

 





firmato da..
- dedalos -


link

sezione: poesia












Auguri: buon 2008 a tutti !





A tutti i lettori di questo bellissimo blog  i miei più  cari auguri  per un 2008  pieno di amore, di pace e di poesia!




firmato da..
- Fioredicollina -


link

sezione:
















made by danablu





firmato da..
- Bhaky -


link

sezione:












rieccomi....tornerò...



Valigia in mano,
scontro sgradito,
sosta prevista,
asettico letto.
tornerò.
 
si,
datemi  tempo,
fiaccola,
serena utopia,
movimenti diversi.
rieccomi,
pausa
non è abbandono.
Si, torne9novembre2006rò ....
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 a presto amici!




firmato da..
- AldaTV -


link

sezione: poesia












Cammino



Cammino

 

Anno in tramonto
riaccende la speranza
evo in cammino


Il tempo cambia in meglio
se muta il nostro cuore

 

Copyright © foto e versi di Lorenzo 31.12.07





firmato da..
- 4797orizzonte2 -


link













Lo schermo bianco



Solo.
Seduto sulla sedia, il monitor del computer mi scruta avido di parole e pensieri. Immenso oceano bianco supplica una storia per il mondo.

 Bianco.

 Muto.
Le dita rifiutano di dare un seguito ai miei pensieri ... pensieri, non riesco neanche più a darne seguito da quando ha detto di non voler sentire più il mio nome ... crede che il mio regno sia l’inferno ed il diavolo mio padre. Ho ucciso. Ho ucciso il mio cuore per darlo in pasto agli sciacalli, loro amano vedermi piangere. Loro odiano il riso e le mie mani bianche. Silenzio.
Il mondo è silenzio la notte, la notte degli sciocchi, la notte dei folli e dei diseredati.
La notte dei nottambuli persi davanti un foglio immaginario in cerca di una storia da inventare per il plauso della balconata. Tutti seduti, tutti pensanti e tremuli davanti l’immenso oceano bianco.
Non riesco più a guardare. Ricordi. Tornano in piccoli flash provocandomi un sottile sorriso di rimpianto e le parole mai dette trasformano il viso in maschera orrenda di dolore.
Non ha mai stretto la mia mano, non ha mai saputo darmi conforto, non le sono mai stato di conforto.
I sussurri della gente stridono nella mente. Niente ha senso. Gli anni sono passati eppure nulla è cambiato, amo ancora quella ragazza ed il suo sorriso sbarazzino, le corse, i giochi ed i baci appassionati.
Occhi chiusi.

Occhi ciechi: si spalancano nel buio della stanza attirati da una luce in fondo al tunnel ... lo schermo mi guarda avido di parole. Avido di parole.

Dicono sia uno scrittore, ma dov’è la mia arte adesso, ora che serve? ... ora che lei muore? Un’ultima volta, ancora una piccola storia dove far rinascere l’amore e far dire addio qui, adesso e per sempre, a questo povero vecchio cuore.

Bianco.
Ancora bianco. .. perché è così che dev’essere. Perché è così che voglio.





firmato da..
- PierluigiCurcio -


link













Capitolo I - Realtà e Fantasia - Jacky



PARTE III

Non potevo certo ritenermi fortunato. Tutti i miei tentativi, disperati, inutili, di trovarmi una ragazza, erano falliti.

Crystal aveva un altro; Margaret voleva solo la mia amicizia; Dorothy era irreperibile, irraggiungibile.

Ma il Destino volle che il DJ ascoltasse la mia richiesta, e riuscisse nell’impresa.

 

“Pronto?”

“Parlo con Rodrigo?”

“Sì, sono io.”

“Ciao, Rodrigo. Sono Angel Joyce.”

“Angel Joyce? Che onore ricevere una telefonata da te! Sono felicissimo! Spero che tu mi abbia chiamato per darmi buone notizie.”

“Infatti, ho delle ottime notizie. Ho parlato con Dorothy da Truro, e le ho detto che volevi parlarle per telefono. Ma siccome lei deve venire da voi a Brighton, avete l’occasione di incontrarvi.”

“Dici sul serio?”

“Mai stato più serio.”

“E quando verrebbe?”

“Non lo sa ancora di preciso. Tra un paio di settimane, può darsi.”

“Magnifico! Come farò a riconoscerla?”

“Le ho dato il tuo numero di telefono, così lei ti chiamerà, e fisserete un appuntamento.”

“Sei un grande, Angel! Non so come ringraziarti.”

“Continua ad ascoltare il mio programma.”

“Lo farò. Non mi perderò una puntata. Grazie ancora, Angel.”

“Di niente. È stato un piacere.”

Ora sì che qualcosa filava liscio. Non vedevo l’ora di incontrare Dorothy, e decisi che questa volta non avrei commesso errori, e che sarei riuscito a tutti i costi a conquistarla.

 

Trascorsero due, tre settimane, e ancora nessuno mi aveva chiamato.

Le mie attese furono premiate una sera di Giugno.

Io ero sotto la doccia, e a malapena riuscivo a sentire il telefono. Quando chiusi il rubinetto, sentii lo squillo, e mi precipitai a rispondere.

“Pronto?”

“Ehm... potrei parlare con Rodrigo, per favore?”

“Sono io. Posso aiutarti?”

“Sei tu Rodrigo, allora? Ecco... io sono Dorothy da Truro... so che hai chiamato Angel Joyce perché volevi incontrarmi, e...”

“Sì, sono stato io. Voglio conoscerti, ma adesso dove sei?”

“Sono alla stazione di Brighton. Veramente doveva venire mio zio a prendermi, ma è già un’ora che aspetto, e qui nessuno si è fatto vivo.”

“Non c’è problema: vuoi che ti venga a prendere?”

“Ecco... non so... non ti conosco neanche...”

“Neanche io ti conosco. C’è posto da me. Puoi trascorrere a casa mia la notte, e domani vediamo di rintracciare tuo zio. Ti va come idea?”

“Non ho molta scelta...”

“D’accordo. Tra cinque minuti sarò lì.”

Riagganciai, ed esplosi dalla gioia. Ero sicuro che ce l’avrei fatta. Mi misi dei jeans neri, una maglietta sportiva, gli occhiali da sole, il profumo delle “occasioni speciali” e mi riempii i capelli di gel.

Svolti questi “preliminari”, presi le chiavi del mio motore, e filai come un razzo alla stazione.

Nella fretta, non badai ai semafori rossi, e per poco non investivo un pedone!

Erano le nove di sera, e la stazione era gremita di gente. Come avrei fatto a riconoscere Dorothy? Non sapevo neanche com’era vestita, se era bella, brutta, così così, se aveva delle valigie, niente...

“Scusa?”

Mi voltai. C’era una ragazza davanti a me: aveva uno zaino nero, una maglietta bianca senza maniche, e dei pantaloni lunghi fino alle caviglie. Sul suo viso non c’era traccia di trucco, neanche intorno agli occhi.

“La classica ragazza acqua e sapone” pensai.

“Scusa?

“Sì?”

“Per caso sei Rodrigo?”

“Sì, e tu dovresti essere Dorothy, se non vado errato.”

“In persona.”

Ci stringemmo la mano.

“Come facevi a sapere che ero io la persona che stavi cercando?”

“Intuito” rispose sorridendo.

“Ne hai molto d'intuito. Meno male che ce l’hai, perché io proprio non sapevo come trovarti.”

Notai che non aveva bagagli con sé.

“E il tuo guardaroba? È tutto in quello zainetto? Non hai delle valigie?”

“Veramente, credevo di andare da mio zio, così mi sono portata solo il necessario.”

“Indosserai qualcuna delle mie tute.”

Salimmo sul motore, e la portai a casa mia, dove non c’era nessuno.

“Non vorrei darti troppo fastidio, Rodrigo; se vuoi, posso andare in un albergo...”

“Niente affatto. Sei mia ospite, e gli ospiti vanno trattati bene. Fai come se fossi a casa tua.”

Dorothy svuotò il suo zainetto: dentro c’erano il suo cellulare, un pacco di fazzoletti, il rossetto, e tutte le solite cianfrusaglie che le donne amano portarsi in giro, tipo il pettine e lo specchietto.

“Preferisci che dorma io sul divano, oppure...”

“Oh, no! Non voglio darti fastidio! Se c’è spazio, dormiremo insieme nel letto matrimoniale.”

“Perfetto. Se non t'impressiona dormire con un uomo...”

Dorothy arrossì.

“Posso dormire sul divano, se ti mette in imbarazzo la mia presenza.”

“No, è già tanto quello che hai fatto per me, senza neanche conoscermi. È appena il primo giorno che c'incontriamo, e tu mi stai trattando come una persona che ti è molto cara.”

Andai in cucina, e aprii il frigorifero.

“Suppongo che tu sia affamata.”

“No, grazie. Ho mangiato dei panini, nel treno.”

“Come vuoi. Allora, ti va di andare nel soggiorno, a parlare un po’?”

“Certamente.”

Mi sedetti sul divano. Dorothy si accomodò su una poltrona.

“Che scuola frequenti?” chiesi.

“Sono al terzo anno del Liceo Linguistico.”

“E come va?”

“Bene, fino a questo momento. Mi piace studiare, e non ho mai avuto problemi con la scuola. Tu, invece?”

“Io sono al terzo del Tecnico Commerciale. Continuerò fino al quinto, e poi si vedrà.”

“Non hai ancora deciso cosa farai da adulto?”

“Non ho le idee molto chiare. Io detesto la scuola, ma non posso andare a lavorare senza un titolo di studio. In ogni caso, adesso siamo in vacanza, fortunatamente, e la scuola ricomincia a Settembre.”

“Già, hai ragione.”

“Cambiamo argomento. La tua famiglia? Quanti siete?”

Dorothy si oscurò in volto.

“Cos’hai? Perché non vuoi parlarne?”

“Forse... forse è meglio che me ne vada.”

“Se ti dà fastidio parlare della tua famiglia, possiamo anche farne a meno. Ti senti stanca?”

“Sì, forse è meglio andare a dormire. Posso farmi una doccia, prima?”

“Il bagno è in fondo al corridoio.”

“Grazie. Avrei bisogno di un asciugamano.”

“Potrai trovarli nel mobile vicino al lavandino.”

Prima di andare, mi chiese:

“Rodrigo, posso darti un bacio?”

Sorrisi, e Dorothy mi diede un bacio sulla guancia, quindi andò in bagno.

Mentre lei si faceva la doccia, mangiai qualcosa, e poi andai a guardare la TV.

Mezz’ora dopo, Dorothy uscì dal bagno: aveva solo l’asciugamano addosso, e mi chiese qualcosa da mettere per non prendere freddo durante la notte. I capelli bagnati le cadevano sulle spalle. Anche così, rimaneva pur sempre una gran bella ragazza.

Le diedi un mio vecchio pigiama, che le andava un po’ stretto.

“Grazie lo stesso” disse “Non lo so perché stai facendo tutto questo per me, ma posso assicurarti che la ragazza che ti avrà, sarà molto fortunata. Sei molto gentile, Rodrigo.”

“Lo dici solo perché ti senti in debito verso di me, o lo pensi veramente?”

“Credimi, sono sincera. Nessuno avrebbe trattato così una sconosciuta.”

E io perché lo stavo facendo? Ci stavo provando, giusto? Ma ogni cosa a suo tempo, pensai. Dovevo assicurarmi che Dorothy mi volesse, e che non fosse già impegnata. Dopodiché, avrei agito.

 

M'infilai sotto il lenzuolo. Era una serata particolarmente fresca, quella, perciò mi ero messo il pigiama più pesante.

"È la tua ragazza?” chiese Dorothy, riferendosi alla foto che avevo fatto con Margaret nell’Isola Shannon.

“No, non è la mia ragazza” risposi.

"È molto carina” disse Dorothy “Da come la guardi, si vede che la ami molto, non è vero?”

“L’ho amata per molto tempo, ma lei non ha mai ricambiato.”

“Perché?”

“Lei amava un altro, e io non sarò che un amico, per lei.”

“Come si chiama?”

“Margaret.”

“È un bel nome. Avevo una sorella che si chiamava Margaret, ma poi è morta.”

“Di cosa?”

“Leucemia.”

“Mi dispiace.”

“È successo molti anni fa. Io ero appena nata. Lei aveva solo sette anni. Non me la ricordo bene, ma i miei genitori dicevano sempre che era una bambina dolcissima, un fiore, una principessina adorabile. Quando rivedo la sua foto, mi viene da piangere.”

“Da come ne parli devi aver sofferto molto per la sua perdita.”

Dorothy non rispose.

“Dorothy? Sei sveglia?”

Le accarezzai dolcemente il candido viso. Le diedi un bacio sulla guancia e la lasciai riposare.

Ma la notte non trascorse tranquillamente.

Verso le tre, infatti, sentii dei rumori. Un rumore proveniente dalla porta d’ingresso.

Guardai alla mia destra, e mi accorsi che Dorothy non c’era più.

“Dorothy? Dove sei? Dorothy? Sei in bagno?”

Andai a controllare, ma non c’era traccia della ragazza: era sparita.

Mi vestii, e uscii a cercarla.

“Dorothy!” chiamai.

Avvertii dei passi di piedi scalzi. Orientandomi con questo suono, iniziai la mia ricerca.

Ormai fuori dal mio appartamento, seguii i rumori dei passi, e presto capii di essere sempre più vicino alla ragazza.

La trovai nascosta dietro un cassonetto, a piangere.

“Dorothy, perché stai piangendo? Cosa ti è successo?”

“Non voglio, Rodrigo... non voglio tornare in quella famiglia maledetta... lì non mi ama nessuno... mi odiano tutti. Voglio restare con te, Rodrigo... sempre con te.”

“Perché dici che non ti ama nessuno? Hai litigato con qualcuno?”

“Non puoi capire... è una lunga storia... è un terribile segreto...”

“Adesso non pensarci, e vieni con me a casa. Sei ghiacciata. Vieni, che questa non è la serata giusta per stare fuori.”

Una volta a casa, dopo essersi calmata, Dorothy e io ritornammo a dormire, e non impiegai molto tempo ad addormentarmi.

Al mio risveglio, Dorothy non era più vicino a me, ma aveva lasciato un biglietto, su cui era scritto:

“Grazie per tutto quello che hai fatto. In questo momento sono sul treno che va a Truro. Mi hai aperto gli occhi, e non lo dimenticherò mai. Ci rivedremo, un giorno, e ci conosceremo meglio. Con affetto, Dorothy.”

[continua...]





firmato da..
- Palestrione -


link













Capitolo XVII - Realtà e Fantasia - Margaret



Sono sicuro che il ricordo del mio diciassettesimo compleanno morirà con me nella tomba.

Nei giorni successivi, provai a dimenticare ciò che era successo, ma almeno quell’esperienza mi è servita da lezione.

Timothy ritornò ad essere il solito rompiscatole. Invece di diventare amici, ci parlavamo sempre di meno, finché non ci rivolgemmo più la parola. Lui mi era stato di grande aiuto, perché mi aveva tolto i dubbi che avevo.

Spostai, allora, la mia attenzione su Dorothy, la ragazza di Truro, e tentai in tutti i modi di avere contatti con lei.

Chiesi aiuto a Margaret, tramite i messaggi.

“Come posso convincere una ragazza di Truro a darmi il suo numero? Aiutami tu.”

“Non ne ho idea, cerca solo di essere più sincero possibile! Spero bene, poi fammi sapere come è andata.”

“Il problema è che io non ci ho mai parlato e conosco solo la sua voce! C’è un DJ che può mettermi in contatto con lei, ma lei non si fida.”

“Ho capito, ma dille che ti ha fatto piacere parlare al telefono e sei molto curioso di conoscerla. Dille la verità e basta!”

 

Il giorno dopo, a scuola, mi chiese spiegazioni.

“Io non ho mai parlato con questa ragazza di Truro, ma ho chiesto al DJ se poteva darmi il suo numero. Il DJ mi ha detto che non può darmelo perché sono già in molti a chiamarla.”

“E ora cosa farai?”

“Dirò al DJ che voglio parlarci direttamente io, e provare a convincerla. Sara’ il mio ultimo tentativo.”

Finalmente chiamai Angel Joyce, il DJ di Radio Fracassa.

“Pronto?”

“Ciao, Angel. Sono Rodrigo da Brighton. Puoi farmi un favore?”

“Dipende da che favore.”

“Potresti organizzare un appuntamento telefonico con Dorothy da Truro? Così ci parlo io, e la convinco io...”

“Non so se sia possibile, perché non la vedo sempre, ed è un po' complicato incontrarla.”

“Tu, magari, diglielo, e poi mi fai sapere.”

“Ok, ciao.”

 

Qualche giorno più tardi, mandai un messaggio al DJ, e lui mi rispose dicendomi che non era un’agenzia matrimoniale. Era solo un modo per farmi capire che con Dorothy non mi sarei mai potuto incontrare.

[continua...]

 





firmato da..
- Palestrione -


link













BUON ANNO A TUTTI!!!Il cuore batte



Il cuore batte

nel ritrovarci ancora

buon anno amici





Eufemia&Fabrizio





firmato da..
- EuTetractys -


link

















Caro 2007,intanto grazie dei 365 giorni che mi hai donato.
Belli, brutti, gioiosi, dolorosi, noiosi. In tutti i casi: vissuti!
E quanto gente ho incontrato; con quante persone mi sono confrontato, quanti doni ho ricevuto. Sono cambiato. Perchè ogni giorno, ogni persona, ogni momento vissuto mi cambia, mi aiuta, mi fa crescere.

E ben arrivato 2008!
Avrò tante cose da insegnarti, oh no?
Ah sarò io che dovrò continuare ad imparare.
Bello, allora chissà che belle sorprese mi attendono.
Sarà bello scoprirle insieme, condividerle con te.
Auguri ancora e ... ti aspetto con gioia.





firmato da..
- etivengoacercare -


link

sezione: poesia












In questa piccola stanza



stelle

Stasera getterò via dalla finestra
tutti i sogni infranti
contro muri vuoti

Stasera getterò via
tutte le amarezze di
ti voglio bene
che sanno di ridicolo

Stasera getterò via
anche Te

Stasera getterò via
tutte le paure
per una nuova vita

Stasera getterò via dalla finestra
tutto ciò che di vecchio c'è
in questa piccola stanza
e vuota la colmerò ancora
di nuovi desideri...





firmato da..
- SometimesIFeel -


link

sezione: poesia

















...

È giunto il tempo della fine
 l’esaurimento dei pensieri
che or migrano altrove
lascia pagine stracolme

 Può chiudersi il ciclo
di parole ridondanti
di emozioni emozionanti
ma nulla prevarica

 Il calamaio è vuoto
la punta consumata
di un pennino affaticato
ora segna il passo

 Sarà il giorno che nasce
o quello che muore
a riportarmi l’ardore
l’ardore della composizione

 Ma è in quei salti
che perdo l’equilibrio
e navigo in sogni e premonizioni
ma è giunto il tempo
di tuffarsi nell’anno nuovo
e quindi
chiudo il diario
per aprirne uno nuovo

 Buon Anno a tutti..





firmato da..
- haion -


link

sezione: poesia












Controcorrente ( Anno Nuovo )



No.

Non sarà il rosso del tuo intimo

a rendere magico l’anno che verrà

 

Guardami.

Tu sai che io non credo a queste favole

nemmeno alle lenticchie che preparerai domani

 

Avvicinati.

Ci penseranno le mie mani

a far arrossire il tuo grembo

basterà il sapore dei tuoi baci

a darmi l’unica ricchezza che voglio.





firmato da..
- GRIZZLY47 -


link

sezione: poesia












Universo



Si può parlare di scienza, di matematica

Ma la poesia tocca il cuore

E la mente è solo sfiorata

Dal senso che coglie lo spettatore

Mentre vede il cielo farsi rossastro

E arrossire al tramonto

Perché un giorno se ne va

Così pesante da lasciare un vuoto

Subito riempito dalla notte.

La poesia è musica, anima e cuore

È psiche e amore che uniti

Cantano l’armonia dell’essere

Farsi universo.





firmato da..
- albertoteodori -


link

sezione: poesia
















24/12/2007

Santo Blasfemo Natale

Il Campanile, resta riverso,
in terra.
Le sue campane hanno il suono tonfo,
dei sassi battuti sott'acqua.
I cani al guinzaglio di padroni imbellettati,
lo usano come un albero,
e ci pisciano su.
Il Campanile resta riverso,
in terra.
Nelle crepe dell'usura,
in ogni singola crepa...
c'è un bambino che piange.
La Madonna è fuori,
a comprare un pò di vita.
Giuseppe è al bar che beve,
col bue e l'asinello un Merlot scadente.
Beve e dice:"Sono io il padre!"
E mentre beve ride.
Piange. Ride.
Maria, sulla strada del ritorno,
ha incontrato false amiche
che l'hanno sedotta con i fasti
d'una festa sontuosa.
Il freddo è umido.
Umido come un vestitino
bagnato dalle lacrime.
Il freddo è.
"Accorrete gente! Accorrete!!!
E' nato il bambino!"
-Quanti? Quali? Dove?-
Così, così forte urlava il Signor Muschio
avvinghiato ai mattoni del Campanile.
"Accorrete..."
Ansimava il Muschio... 
Dall'altro lato,
d'un sogno buono
anche i bimbi felici
s'eran stancati di batter sassi in acqua.
Il silenzio: freddo, aveva sommerso le lacrime.
Il Campanile non sarebbe mai diventato un monumento.
Il tempo si smarrì.
Alcuna madre.
Alcun padre.
Anche il tempo finì.





firmato da..
- Mashima -


link

sezione: poesia
















rido mentre apparecchio la mia bara di pelle,sempre più chiara da far invidia alla cenere,si sperdono mille sospiri mentre rimango in volo e scrivo no sul vetro appannato,forse qualcuno muore,altri nascono e non si conosce il nome,io mi lamento,perchè ho recuperato tutto il tempo perso,oltre il tramonto,oltre il tuo viso dimesso,le tue lacrime sembrano lecca lecca,le tue parole anime esanime nella nebbia,tutto mi riporta a pensarti come se fosse una trottola d'arcobaleno,il grano tarda a crescere,io ci piscio sempre solo per scaldarlo,il sole ha altri programmi.Qui la televisione non ha voce,uso la fantasia per masturbarmi e ceppi di rovere per scaldarmi,ho ancora posto nel cuore,il letargo ormai s'infrange in onde di nebbia,forse amo quel che odio,talmente tanto che mi contraddico,ma combatto con i miei scheletri nel cassetto,lo spazio per il maglione non c'è,dove lo metto,sono stanco di dormire,di svegliarmi,di sognare le anime ed i sogni degli altri,vedere ciò che vedo ormai ha prosciugato il mio credo e la fede,informe prende piede,tra quei vetri rotti con cui mi taglio le vene.ormai i bicchieri hanno il sapore delle vene e le rime rimangono sempre più incredule ad ulularmi,forse dovrei cercarti oltre la terra,oltre i posti a sedere,ma la sala è vuota ed il palcoscenico è un vuoto belvedere,forse le fosse sembrano occhi che scrutano il cielo,ecco perchè le acceco,quello che importa non lo chiedo indietro,lo regalo ai poveri,loro hanno più libertà oltre l'infinito eterno.





firmato da..
- sephiroth777 -


link

sezione: poesia
















Ponzio Pilato

 

 Parte Prima – Nel Pretorio

 

 Personaggi:

 

Il Governatore Ponzio Pilato;

Il Centurione Marco Quintiliano;

Presenza Dell’Uomo Gesù Detto Il Nazareno;

Sommi Sacerdoti – Scribi – Anziani – Farisei e Sadducei –

 

 - Voce Narrante -

 

L’alba giunge col fascio suo roseo

di luce propria,

luce che soave s’estende

e si diffonde tra i colli

d’olivo dipinti;

tenera è l’aria che,

di gentil brezza,

carezza i volti tesi e scuri

dei Sommi Sacerdoti,

i quali con ardente rabbia

- ed acute smorfie negli occhi -

dalla casa di Caifa al Pretorio

recansi con l’ostaggio

bramato e catturato:

consegnato l’Uomo

- detto Gesù -

alle guardie romane,

fuori attendono per non contaminarsi.

 

Pilato,

destatosi dal profondo sonno,

recatosi alla sala del Pretorio

- mente annebbiata -

- nervoso in volto -

raccoglie le prime nuove

dal fidato e veterano suo Centurione;

ancor per poco,

poi stropicciatosi gli occhi,

fissa il prigioniero

stando seduto sullo scranno

- a tre gradini da terra sollevato -

alla sua destra Quintiliano.

 


Ponzio Pilato:

 

“ Hanno condotto da me quest’Uomo

perché sia giudicato,

ma nemmeno loro conoscono

cosa di male abbia compiuto,

- vedi Quintiliano -

loro non cercano la Verità,

loro, i Giudei,

- ribelli d’antica data -

non vogliono che l’aria

immacolata del Sapere

scenda su di essi,

difatti galleggiano tortuosamente

- indifferenti -

allo spirito universale

del tempo e dello spazio.

 

Da me

- i suddetti -

- cialtroni ed agitatori -

ora chiedono giustizia

secondo la loro idea di giustizia:

vedi,

non sono nemmeno qui,

no, sono nel cortile,

fuori ad attendere ch’io mi pronunci,

ch’io deliberi,

ma sono stanco

- mio fedele amico -

sono stanco di questa Terra

di Profeti infausti,

stanco di ribellioni;

Roma è lontana,

- indifferente -

lo stesso Divino Tiberio

s’è ritirato

nella sua dimora di Capri,

ed io qui sono solo

ad amministrare questo Popolo

di rabbiosi rivoluzionari,

sono qui da solo a giudicare

i loro Profeti!

 

Sono là fuori,

Quintiliano!

Non entrano,

no,non osano!

Ed il perché è ben chiaro:

non vogliono contaminarsi

in vista della loro Pasqua.

Paura del loro Governatore?

No…quelli non hanno paura,

posso avvertire nei loro sorrisi

putrefatti l’intenzione di cibarsi

di sangue innocente.

 

Sai, loro,

- i Giudei -

non possono mettere

a morte nessuno,

e vengono qui

a disturbarmi

- prima dell’alba -

per giudicare uno dei loro Messia,

Divinatore o altro che sia

ed io sono stanco!

 

La testa mi duole…

Quintiliano sorreggimi…

voglio vederlo da vicino,

aiutami a scendere

affinché il mio sguardo

possa incrociare il suo…

il mantello Quintiliano…

Quintiliano…

 

Ma guardalo,

guardalo,

a malapena riesce

a star dritto,

eppure s’avverte

la Sua anima forte:

è qui,

- dinanzi a me -

il capo alzato,

il Suo sguardo silenzioso

sfida il mio,

ma non trovo odio,

non trovo paura,

ma pietà,

pietà…

come se fossi io il giudicato…

Costui non teme il Suo giudice unico?

Quintiliano,

mi porta in dono funesto

la sua mesta pietà,

di sferzate dovrebbe

arrossarsi la sua schiena,

di sangue il suo volto…

ma sono immobile…

Quintiliano…

immobile,

rapito dai suoi occhi

vitrei,

fissi,

pietosi…

la mia mano trema,

la mia anima è turbata…

turbato sono io

da quest’Uomo…

seppur inerme dinanzi a me,

seppur incatenato ai polsi,

la Sua fierezza esplode

in un turbinio di magnifica bellezza…

ma io non posso vacillare,

non io…

 

Purtroppo per te,

Nazareno,

io rappresento la potenza di Roma

in queste lande desolate… ”

 

 Quintiliano:

 

“ Sobillatore di folle,

- di questo l’hanno accusato -

dicono che predichi

contro Roma,

contro il Tempio,

che si faccia chiamare Re dei Giudei,

che abbia bestemmiato

riguardo la Religione Giudaica;

affermano inoltre

che abbia compiuto miracoli,

abbia guarito gli storpi,

ridato la vista ai cechi

e l’udito ai sordi,

e che abbia risuscitato

un uomo dalla morte,

ma ha anche affermato

che se è giusto dare

a Dio ciò che è di Dio,

altrettanto giusto

è dare a Roma ciò che è di Roma… ”

 

 Ponzio Pilato:

 

“ Miracoli…

guarigioni e predicazione…

fandonie da profeti pazzi!

Questo Popolo si nutre di tali argomenti

per sopravvivere a loro stessi

e alla stessa loro sete di vendetta… ”

 

( facendosi poi,dapprima innanzi

fin a toccare con la barba sua quella dell’Uomo Gesù,

infine ritirandosi ed aggiustandosi il mantello )

 

“ Dunque sei Tu il Re dei Giudei? “

“ Sei Tu? “

 

“ Hai inteso,Quintiliano?

Costui ha appena affermato

che il Suo Regno non è di questo mondo…

dunque Nazareno

Tu sei Re…? “

 

- Tu lo dici -

 

“ …e così saresti venuto al mondo

per rendere testimonianza alla Verità,

alla Verità dici…

Quintiliano hai sentito?

Io cerco da anni ormai,

tra filosofici studi,

la Verità Suprema

dell’esistenza umana,

il fulcro della Ragione e dell’Anima,

ciò che tange e si rileva al mondo,

ciò che Natura svela agli illuminati,

e Costui,

un Profeta visionario,

un miserabile,

mi viene a parlare della Verità…

Avanti,

allora,

parla,

Nazareno,

cos’è la Verità?

 

Non rispondi?

Su coraggio,

la Verità,

illuminaci.

 

No, Tu non conosci la Verità,

speranza vana la mia

d’aver scorto in Te

la nobile realtà

della Giustezza.

 

E’ solo un patetico visionario,

un Profeta,

come tanti in questa terra,

mi ricorda quell’altro pezzente,

come lo chiamavano,

il Battista se non erro…

già…ma Costui è innocuo.

 

Precedimi Quintiliano,

voglio colloquiare

con i Sacerdoti lì fuori,

voglio sentir la loro viva voce,

voglio tastare le loro menti sciagurate,

usciamo vieni… ”

 

 - Voce Narrante -

 

 Il mattino s’apre

ai mandorli fioriti,

ai profumi del granturco,

ed ai colori limpidi

del cielo affrescato

da perle luccicanti

quali gli occhi dei bambini,

che stretti attorno

agli ulivi della valle,

gridano il tempo

dell’imminente Pasqua;

nel cortile del Pretorio

gli anziani ed i sacerdoti,

come arpie a banchetto,

stanno ed ascoltano

ogni possibile bisbiglio

dal di dentro provenire,

gli scribi ben pronti

sono a marchiare

il fatale giudizio

del stanco Governatore…

e così alla vista del veterano Centurione,

sapendo e comprendendo

che Ponzio Pilato

sarebbe apparso,

alzandosi in piedi

ed innanzi avanzando,

urlano e strepitano;

Pilato,

dal mantello coperto,

avanza spedito,

ma all’incalzare dei Sacerdoti,

arretra e nascondendo

il barbuto volto dietro il manto,

con voce flebile parla…

- Quintiliano è alla sua destra -

 

 Ponzio Pilato:

 

“ Lontani rimanete!

Ricordate bene chi sono io!

Ebbene,

ho interrogato il Nazareno,

e nulla ho riscontrato in Lui

di malvagio e di gran sbaglio

verso Roma e le sue Province…

è un visionario,

folle e stravagante,

come del resto

tutti i vostri patetici profeti…

per quanto mi riguarda

può essere rilasciato… ”

 

 - Voce Narrante -

 

All’udir ciò

i Sacerdoti e tutti gli altri,

come fossero attizzati

dal fuoco rovente delle fucine,

sgranati occhi e bocche,

protestano vivamente,

agitandosi,urlando,

e stringendo Pilato

alla colonna destra

del piccolo portico

che s’immette nel cortile

plasmandosi a modo di lava…

 

 Coro ( Sacerdoti – Anziani – Scribi – Farisei e Sadducei ):

 

“ Pilato,

è tuo dovere

crocefiggere il Nazareno!

Bestemmiatore,

sobillatore,

ecco cos’è!

A morte!

A morte!

Bada bene Pilato! ”

 

 Ponzio Pilato:

 

( affannato e sconcertato )

 

“ Quintiliano!

Quintiliano!

M’accerchiano!

Costoro mi travolgono

con i loro sguardi

assetati di morte!

Lontani insulsi!

Non mi toccate!

Addobberò le vie

di Gerusalemme

con le vostre croci!

Quintiliano! ”

 

 - Voce Narrante -

 

Il Centurione,

districandosi tra la folla,

che accerchia

il romano Governatore,

ma che furba

ben lontana si tiene

dall’usare le mani,

nel Pretorio conduce

Pilato furente

ed urlante,

il quale ordina

che il Nazareno venga fustigato:

quaranta sferzate meno una;

ordina di preparare il tribunale all’aperto

nel Litòstroto,

lì verrà giudicato pubblicamente;

ordina che le guardie tengano lontani

gli anziani ed i Sacerdoti,

e che gli scribi aspettino

la fine per prender nota dell’intera questione.

 

 Parte Seconda – Ecce Homo!

 

Personaggi:

Il Governatore Ponzio Pilato;

Il Centurione Marco Quintiliano;

Presenza Dell’Uomo Gesù Detto Il Nazareno;

Sommi Sacerdoti – Scribi, Anziani – Farisei e Sadducei -

Il Brigante Barabba;

 

 - Voce Narrante -

 

Il mezzogiorno sorride alle case,

e adorna i tendaggi delle artigiane botteghe,

che in Gerusalemme s’apprestano a compiere

il loro ultimo servigio ai cittadini

che già in anima loro,turbata,

preparano l’ardente Pasqua…

per le strade i profumi

del giorno ormai inoltrato:

dal pane alle spezie,

ai capretti sulle braci,

dalle erbe amare

al vino liberato dalle botti,

tutto freme e si muove,

tutto sembra uguale e contrario…

 

All’altro capo della Città,

Antica e Nobile,

i Sommi Sacerdoti,

e gli Anziani tutti

sono disposti nel Litòstroto

ed attendono l’uscita del Governatore

e l’inizio del processo al Nazareno…

tra loro confabulano,

tra loro ridono e di morte si nutrono,

d’invidia forse Caifa si veste,

semmai di nero cuore non fosse già adornato…

Ed ecco Pilato

fa il suo ingresso a piccoli passi,

timoroso,

dal pronao principale,

avanza alle spalle di Quintiliano…

dal portico laterale

del cortile Pretoriale,

procede stancamente,

scortato come leone innocuo,

l’Uomo detto Gesù…

gronda sudore misto a sangue

dalla fronte ove,per scherzo,

gli hanno conficcato

di spine irte una corona,

è vestito di sola tunica rossa,

più che di sangue macchiata,

porta i segni delle sferzate

innanzi in petto

e indietro sulla schiena

che di lividi è affrescata orrendamente.

 

Trasfigurato il volto.

 

Dai due soldati

è scaraventato a terra,

poi trascinato,

ed insultato,

e poi sollevato

fin quando Quintiliano,

dall’imponente stazza,

solo col suo sguardo

fulmina i due e lontano li manda,

tutto ciò sotto

lo sguardo curioso di Pilato,

il quale sedutosi

sullo scranno di legno d’ulivo,

apre il tribunale sovrastato

dalla grande effige di Cesare Tiberio;

- Quintiliano è alla sua destra -

 

 Ponzio Pilato:

 

( carezzandosi la barba e scrutando i volti dell’assemblea,

poi rivolgendosi dapprima al Centurione ):

 

“ Quintiliano,

provi compassione

per il Nazareno?

L’hanno ridotto male…

il Re dei Giudei ha la sua corona!

Non esser debole,

Costoro infatti non avrebbero pietà per noi…

 

Lacrime sul tuo rigato volto?

Questa terra è maledetta!

Se trasforma il più robusto dei legionari romani

in un arbusto flebile

allora non dureremo

molto ancora…

 

Quintiliano…

conoscevi forse quest’Uomo?

Sono stanco anch’io sai?

Mi duole tremendamente il capo…

 

Siamo soldati di Roma Centurione!

Non abbiamo spazio nella mente per sentimenti!

Ricomponiti! ”

 

( rivolgendosi poi all’assemblea,

con tono sicuro e sommesso,parla in questo modo )

 

“ Ebbene,

ho punito severamente

il Nazareno,

Roma s’è espressa

col suo giudizio e con la sua legge…

l’Imperatore è soddisfatto!

 

Quest’Uomo

nulla ha commesso

per essere giustiziato…

per cui ritengo

gli sia dovuta la libertà… ”

 

 - Voce Narrante -

 

Non ha tempo di concludere,

il Governatore,

che subito l’assemblea mugugna

ancor più forte,

ed ancora più protesta e minaccia…

Pilato aggrotta le sopracciglia

e smorfia sul suo volto

crea sagoma di teschio…

i sommi Sacerdoti

scuri in volto si strappano le vesti

in segno di estrema protesta,

inveiscono e s’agitano…

 

 Coro ( Sacerdoti – Anziani – Scribi – Farisei e Sadducei ):

 

“ O Pilato!

Bada bene!

Il Nazareno ha bestemmiato!

inchiodalo alla Croce!

O Pilato sciagurato!

Crocefiggilo!

D’eresia s’è macchiato!

Oscura minaccia è per noi! ”

 

 - Voce Narrante -

 

Gli occhi brucianti

dell’assemblea tutta

diventano infernali

e si mescolano

come vino ed ambrosia

ai fumi opachi

delle loro bocche…

 

 Ponzio Pilato

 

( alzandosi di scatto e facendosi innanzi,

poi stringendosi a Quintiliano,

aggiustato il mantello,

si rivolge,gridando ancor più forte,

ai Sommi Sacerdoti a lui più prossimi ):

 

  Pezzenti,

miseri

e meschini!

Come osate inveire

contro il vostro Governatore!

Vi ho già detto che nulla di male

ho trovato in quest’Uomo,

giudicatelo voi…

mettetelo a morte voi

ed io sarò ben lieto

di concedervi scorta e Croce!

Portatelo da Erode! ”

 

 Coro ( Sacerdoti – Anziani – Scribi – Farisei e Sadducei ):

 

“ O Pilato,

bada bene!

A noi non è concesso

mettere a morte nessuno…

la nostra religione ed il nostro Dio

ce lo vietano!

Questo certo lo sai,

ma tu…

 

nemmeno Erode può condannare,

lui è sotto lo sguardo

benevolo del Tempio…

non può macchiarsi

le mani di sangue putrido

di peccatore blasfemo! ”

 

 Ponzio Pilato:

 

“ …e dovrei macchiarmi io!

Erode…

So bene il perché Erode

non vuol metter a morte nessuno…

perché è un debole pusillanime!

 

Ma ditemi io che devo fare?

Che devo fare?

Cosa ha commesso di tanto orribile

agli occhi vostri

quest’Uomo…

ma guardatelo,

guardatelo com’è ridotto…

ha avuto la sua pena…

per me è abbastanza…

 

Quintiliano falli smettere!

Urlano ancora!

Vogliono il Suo sangue

Ed il mio esaurimento!

La testa mi duole,

mi duole…

accompagnami allo scranno…

 

Smettetela! ”

 

 - Voce Narrante -

 

Sedutosi affannosamente,

irritato ed infastidito,

porta al sua mano sinistra al volto

come a coprirsi gli occhi…

è stanco e insofferente…

non si placano le grida e le voci stridenti,

non si placano nella mante di Pilato

i tribolanti pensieri,

ancor con gli occhi chiusi,

quando il Centurione,

avvicinatosi,

gli ricorda  una vecchia

quanto poco adoperata usanza… “

 

 Quintiliano:

 

“ Mio Governatore,

non tutto è stato ancor fatto,

non tutto…

se non vuol condannare

quest’Uomo

tanto strano e diverso da tutti,

se davvero vuol concludere

questa infausta giornata

al più presto,

che la scelta grave

sia di chi inveisce contro di Noi,

che siano Loro a scegliere…

esiste una vecchia usanza locale

la quale prevede,

in vista della Pasqua,

che il Governatore in carica

rilasci un prigioniero…

nelle celle è prigioniero

lo zelòta Barabba,

diamo a Loro la scelta,

il Nazareno o Barabba…

non credo vorranno

un rivoluzionario assassino… ”

 

 Ponzio Pilato:

 

( aperti gli occhi e con viso tirato,

ma dal sorriso velato ):

 

“ Dici bene Quintiliano,

avevo dimenticato questa possibilità,

di certo non chiederanno Barabba…

non gli conviene,

no…è uno zelota…

assassino…

rivoluzionario…

le rappresaglie delle nostre Legioni

sono ancora memoria fresca,

non vorranno altri disordini…

manda a prendere il prigioniero,

che lo conducano immediatamente qui… ”

 

 - Voce Narrante -

 

Il sole illumina

e riscalda il Litòstroto

e tutti i suoi ospiti d’un giorno…

le rondini volano e virano

tra i calcarei mattoni della cinta muraria,

passando a volte alternate

attraverso l’ombra dell’Uomo detto Gesù,

in piedi e sofferente in fisico debilitato…

 

Dal lato sinistro del cortile

si approssimano fuori

i soldati con Barabba

portato in catene…

 

…lo affiancano al Nazareno,

cinque passi dividono

le loro mani legate,

Barabba osserva stupito

i Sacerdoti,

intravede qualche Fariseo conosciuto,

poi guarda chi ha vicino,

nessun sussulto sul suo viso

sporco e barbuto,

di scatto si gira in direzione di Pilato

e a terra sputa… “

 

 Ponzio Pilato:

 

( alzatosi dallo scranno,si aggiusta il solito mantello,

poi un passo avanti e con aria sicura e ciglio alzato ):

 

“ Come usanza che ben conoscete,

in vista della Vostra Pasqua,

io,Governatore della Galilea,

in magnanimo animo,

vi rilascio un prigioniero,

ma sta a voi scegliere chi:

volete che vi liberi

il Nazareno o  Barabba? ”

 

 Coro ( Sacerdoti – Anziani – Scribi – Farisei e Sadducei ):

 

“ Barabba!

   Barabba!

   Barabba! “

 

Ponzio Pilato:

 

( travolto dalle grida riecheggiati del cortile,

inarca il volto in smorfia cruda spalancando gli occhi ):

 

“ Quintiliano Costoro

invocano Barabba!

Vogliono che gli rilasci Barabba!

Ma cosa sta accadendo?

Cosa?

 

Volete davvero Barabba?

Volete davvero

uno nefasto zelota

con tutto quello che comporterebbe

al vostro popolo se questo

pezzente decidesse altra rivolta?

 

E cosa ne devo fare del Nazareno? ”

 

Coro ( Sacerdoti – Anziani – Scribi – Farisei e Sadducei ):

 

“ Crocefiggilo!

  Crocefiggilo!

     Crocefiggilo! ”

 

 Ponzio Pilato:

 

( con le mani scese a sconforto lungo i fianchi,

prima guarda Quintiliano,

poi Barabba che ride,

poi il Nazareno che ha chinato il capo ):

 

  …e dunque volete un brigante…

preferite Barabba…

io non comprendo,

no non riesco a comprendere,

io ci ho provato,

ma non vi capisco…

cosa abbia commesso

nei vostri confronti quest’Uomo,

che profeta Voi avete chiamato

ed acclamato solo cinque giorni fa’… ”

 

 Coro ( Sacerdoti – Anziani – Scribi – Farisei e Sadducei ):

 

“ O Pilato,

bada bene!

Non fummo Noi ad acclamare

ed amare

codesto funesto Uomo!

Il Popolo ignorante e credulone,

speranzoso ed ingenuo

aprì le porte Sante di Gerusalemme,

Lui non è il Messia!

Non è Profeta!

Costui ha bestemmiato,

s’è macchiato di peccato mortale,

ha proclamato d’essere Figlio di Dio! ”

 

Ponzio Pilato:

 

( stretto fra i denti il labbro inferiore,

ha inizio in lui,con brivido,una strana e inspiegabile paura ):

 

“ Figlio di Dio?

Figlio di Dio…

cosa significa,

cosa vuol dire,

perché la mia mano trema,

perché non riesco a controllare

le mie gambe…

un attimo e respiro

in affanno… “

 

( dirigendosi verso il Nazareno,sconvolto in volto,

tra le mani prende il Santo Capo insanguinato e dolorante,poi Lo guarda negli occhi )

 

“…ma Tu,

Tu chi Sei? “

 

“Chi Sei? “

 

( urlando di disperazione )

 

“Chi Sei?

Nazareno rispondimi,

chi Sei?

Sei Figlio di Dio? “

 

“ Come posso salvarti se non parli!

Li senti?

Costoro T’accusano,

vogliono il Tuo sangue…

Parla!

Parla!

Dì qualcosa…

 

È questa la Verità?

La Verità?

La Tua testimonianza?

 

E’ questa la verità?

 

Io non capisco… “

 

( allontanandosi dal Nazareno,turbato guarda il colorato pavimento )

 

“ …i suoi occhi,

come aurora d’un giorno d’inverno,

si spalancano all’infinito dipinto del celo…

i suoi occhi,

pietà portano

e compassione,

per me…

come se fossi io il condannato… “

 

( rivolgendosi ai Sacerdoti e a tutti i rappresentanti del Sinedrio )

 

“ …io non…

non posso rilasciare Barabba…

voi capite…

è un rivoltoso…

non trovo nulla di colpevole nel Nazareno…

è un visionario,

un pazzo,

è innocuo…

io vorrei rilasciarlo…”

 

 - Voce Narrante -

 

Come onda di mare in tempesta,

come fiume in piena

sostenuto da pioggia in crescendo,

come violento vento di maestrale,

così quel piccolo numero

di uomini,

di scatenati religiosi,

si riversa con unica voce addosso a Pilato… “

 

 Coro ( Sacerdoti – Anziani – Scribi – Farisei e Sadducei ):

 

“ O Pilato,

bada bene!

Sciagurato!

È Barabba che vogliamo!

Rispetta la Legge,

o traditore di Roma

e di Cesare sarai per sempre ricordato!

 

Traditore di Roma!

 

Cesare ne verrà a conoscenza!

Non abbiamo altro Imperatore al di fuori di Cesare Tiberio!

La sua gloria è eterna!

 

O Pilato,

bada bene!

 

Traditore di Roma! “

 

 - Voce Narrante -

 

Pietrificato da tale accusa,

Pilato rimane immobile per un soffio di vento,

poi ha uno scatto d’orgoglio,

in memoria di quand’era semplice soldato,

e preso dall’ira,

dimentico di quel barlume di dubbio avuto,

riprende il controllo di se e della folla.

 

 

Ponzio Pilato:

 

“ Miserabili!

Come osate,

come osate darmi del traditore!

Io,

che per anni sono stato semplice soldato

stazionante nel fango della Gallia.

Io,

che ho servito Cesare Tiberio

e la gloria di Roma.

Io,

che da tre anni sono relegato qui,

in questa terra maledetta,

qui dove tutto è plumbeo

come Voi Sacerdoti!

Ora basta!

Basta!

Sono stanco di Voi,

del vostro Dio,

dei vostri Profeti,

dei vostri Messia,

delle vostre Facce,

del vostro Odore,

dei vostri Rivoltosi… “

 

“ …parlate bene voi!

 

Dite di compiere il volere di Cesare…

falsi ed ipocriti siete!

 

Non v’importa nulla di Roma e dei suoi Governanti!

Falsi ed ipocriti siete!

 

Voi ci odiate con tutta la vostra anima,

ed io dovrei esser tacciato di vigliaccheria?

Dovrei esser condannato come traditore?

Io sono stanco,

sono stanco di tutto ciò…

 

…volete che vi rilasci Barabba?

Prendetevelo!

Volete che crocefigga il Nazareno?

No,lo farete voi,

perché io me ne lavo le mani!

Su di Voi cadrà questo sangue innocente!

Su di Voi! “

 

( girandosi di scatto,facendo cadere il mantello dalle spalle,

con gli occhi spiritati e rosso in volto urla al Centurione )

 

“ …Quintiliano!

Portami dell’acqua in una brocca

ed un vassoio d’avorio…

all’istante! “

 

“ Qui dinanzi a Voi,

il vostro Governatore Ponzio Pilato,

lava con quest’acqua di fonte

le sue mani dal sangue del Nazareno! “

 

“ Le vedete?

Eccole umide

asciugarsi al vento…

e qui proclamo che l’Uomo detto Gesù

venga crocefisso in seduta stante sul Gòlgota,

e che Barabba venga liberato…

 

( fatto fare poi al Nazareno un passo innanzi )

 

 …Ecce Homo! ”

 

- Voce Narrante -

 

Gli Scribi annotano tutto,

i Sommi Sacerdoti sono soddisfatti,

gli Anziani nutrono per la prima volta dei dubbi,

i Farisei ridono di gusto,

i Sadducei sputano a terra

in segno di disprezzo per il Nazareno,

Barabba attonito

ha una smorfia di riso convulso.

 

Pilato,

confuso,

stravolto,

raccoglie il mantello,

accompagna con lo sguardo

l’uscita dal Litòstroto

di quell’Uomo,sanguinante,

che tanto tormento gli ha donato

e che ancora gli dona…

 

Ponzio Pilato:

( incrociati gli occhi del Centurione )

 

“…slega le mani di Barabba,

con riluttanza te lo ordino… “

 

( poi rivolto allo zelota )

 

“ …tornerai

ad insozzare le celle della prigione,

e ti vedrò appeso alla Croce,

e ti vedrò al giusto posto… “

 

 - Voce Narrante -

 

Lasciato andare anche il brigante

Pilato,

sudato e affaticato,

chiama a se il Centurione,

che cupo e senza pronunciar parola è rimasto…

poi quasi a giustificarsi parla…

 

 Ponzio Pilato:

 

“ …Quintiliano,

li hai sentiti anche tu…

che dovevo fare?

Sono il Governatore,

mi hanno tacciato di tradimento…

io dovevo reagire…

mi hanno ricattato,

se non liberavo lo zelota,

avrebbero dato vita ad una ennesima rivolta…

la guarnigione è dimezzata,

lo sai…

la legione di Cassio arriverà

solo tra dieci giorni…

come avremmo fatto?

 

Si lo so,

quell’Uomo…

quell’Uomo è diverso da tutti

coloro che abbiamo visto ed incontrato finora,

non sembra nemmeno di queste terre…

 

…i suoi occhi Quintiliano,

se tu sapessi…

i suoi occhi così profondi,

così…

meravigliosi…

catartici…

petali di rosa…

 

…innocente?

Lo era…

o forse avevano ragione i Sacerdoti…

io non lo so…

Quanti profeti ci sono qui?

Quanti…?

Ma Lui…

i suoi occhi…

 

…non ho potuto agire diversamente,

Cesare vuole che in Galilea

venga tutelato l’ordine pubblico,

e quanto sia  difficile

lo sappiamo noi due…

…come ho agito Quintiliano?

Secondo il tuo parere

come mi sono comportato?

Ho fatto il possibile…

lo sai…

perché non parli…

dimmi qualcosa…

dimmi qualcosa… “

 

 - Voce narrante -

 

Quintiliano non parla,

ha gli occhi bassi,

l’anima in subbuglio,

non capisce ciò che gli ha preso…

è turbato,

non vorrebbe sentire la stizzante voce di Pilato,

ma è obbligato…

pensiero fisso è per il Nazareno,

pensiero fisso è per la guarigione misteriosa di sua figlia…

credere ai miracoli…

è solo un uomo…

 

…il Centurione che ha animo sensibile,

vaga nei meandri della sua mente,

Pilato che cinico discute della sua paura,

ha chiusa la mente… “

 

 Ponzio Pilato:

 

( aggiustandosi il mantello

e stringendo il braccio del Centurione )

 

“ …ascolta Quintiliano,

questo Gesù

aveva dei seguaci…

discepoli…

potrebbero intervenire

durante il tragitto verso il Gòlgota,

dalle nostre fonti,

come tu sai,

è detto che folle immense

seguivano quest’Uomo

ovunque Lui andasse,

potrebbero tendere un’imboscata…

il tragitto fuori dalle mura della Città

è scoperto almeno fino al recinto delle Croci…

 

…e se scoppiasse lo stesso una rivolta?

No,no…

avrei sbagliato tutto…

tutto avrei sbagliato…

va’ dal Tribuno Marcello,

digli che partirà domani per Roma,

oggi presenzierà la scorta…

tu andrai con lui,

lascia nel Pretorio solo le guardie,

poi prendi i soldati che rimangono

e segui il corteo…

 

…i Sommi Sacerdoti invieranno

un piccolo gruppo di guardie,

patetica presenza…

 

...il capo,

mi duole come tormento

infernale…

sapessi quanto mi arreca dolore…

 

va’ Quintiliano…

io prendo la brocca con l’acqua

ed il vassoio…

vado a riposarmi,

sono stanco…

mi ritiro con i miei dubbi e con l’animo scosso… ”





firmato da..
- tohell666 -


link

sezione: letteratura












A mezzanotte del 2007/2008



                        Mezzanotte...2007/2008... alba di un nuovo anno

 
Il sorpasso di un giorno che nasce
Verso l'aurora che piano poi cresce
Un nuovo anno in cui s'addolcisce
La voglia di vivere che s'infervorisce
 
             Di propositi buoni se qualcuno riesce
             In questo 2008 la speranza si pasce
             Nei prati della gioia senza l'angosce
             Di qualche sfortuna che ci aggredisce   
 
                        Con volontà e le speranze mai flosce
                        Con tanta allegria per chi mi conosce
                        Soprattutto se è dotata di belle cosce
                        Questa vol'essere un chiara ambasce
 
                               
                                     Per gli auguri a chi mai più sfiorisce
                                     Dentro ad un cuore che s'arrichisce
                                     Non con i soldi che ci si abbruttisce
                                     Ma di serenità con cùi si abbellisce
 
Edo e le storie appese




firmato da..
- EdoEleStorieAppese -


link

sezione: poesia












Sprazzi di pace



 

spiove dal cielo una luce

di stelle gonfie di vento – quasi

provenisse dall’oltre


nel cuore un aprirsi

di sprazzi di pace: vedermi

in tutto con il mio sognare –

il vissuto la vita

sognata


Auguri buon anno!

Felice





firmato da..
- flymoon -


link

sezione: poesia












Il Tempo dell'Amore



Ora che i giorni sono vani
ripenso
alla breve Primavera della Carne
ai momenti
densi di emozione

A te che mi vivi nei ricordi
fantasma e ossessione

Non posso
innalzarmi sul Destino
chiedere al tempo di fermarsi
chiedo asilo a Dio
una traccia di Speranza e Amore

Torna da me
si muti in corpo l'illusione
pianto e bestemmia alla Luna
che nella notte veglia i miei sogni





firmato da..
- poetazzurro -


link

sezione: poesia












me teme te



L'assaggio del disagio
è pioggia di cristalli
nella bocca miniera
assetata di presagi;
la mente sbigottita
scivolerà fra i denti
violenti aulenti amanti
diamanti del mio sonno
mercanti del bisogno.

E' un cielo indeciso
fra inferno e paradiso
mentre gocciola quiete
e cristallizza pace
cova l'immenso ardere
del non dimenticare.

Le stelle di Natale
non sono mai passate
non sono mai cadenti
non sono mai cadute
e mai mi mentiranno.



[img by MelissaMolko on deviant art]





firmato da..
- dragonsqueen -


link

sezione: poesia












fabbrico assenze



In perfetto silenzio:

fabbrico assenze.

Ruggiti di fumo

come soffio di vento;

muri corrotti

di petto prendo.

Consumo passato

nell’attimo che resta

fuggendo.

Onda

mi sputa in faccia

impeto d’aria

di mare

e mi toglie,

come foglie,

gli affetti più cari.

Nuvola salata.

Squadrata geometria

congela distacchi perfetti.

Memorie di morte

di vita intrisa.



deviantART





firmato da..
- ababarbra -


link

sezione: poesia












"Aspettando Godot"






“ASPETTANDO GODOT”

Attimi anni
sfiorano e sfuggono
a secoli od ore
ad epoche ed ere

Trasportan con carri
ali illuse e sperate
per noi anime in hangar
 qui aspettando Godot





firmato da..
- Uomoincuore -


link

sezione: poesia












COME UN'ALTALENA



Lasciando un segno in strada
un tenero passaggio tracce
sulla neve posata
limpide vedute di un chiaro
bianco orizzonte
desideri intimamente cercati.
Esplorazioni sulle vette
le nuvole bianche a coprire
la valle fiori coperti trattenuto
il respiro una sciarpa sul viso
prima di accarezzare il velluto.
Timidamente ascolti
e nascondi i pensieri belli
per lasciarli volare ai gesti
felici di momenti insieme.
Abbandonati puntuali
ti scopri e dalle gote
rossore una preghiera
un brivido in schiena
come l'altalena di un parco
lo scendere e salire
nel mare della vita




firmato da..
- realta -


link

sezione: poesia












La vera perla



Attraversate oh angeli le mie chimere, i miei sogni, spegneteli all'alba, ma essi vivono la notte, fuoriescono da me e vanno per i boschi, e si approssimano alla verità, perché nel sonno viene fuori la verità, che ognuno possiede dentro, e di giorno si nasconde, perché non veduta o fatta vedere, ma la notte quando la luna splende, tutto prende forma, e la perla prende vigore in fondo agli oceani, ed erano i miei occhi che ho lasciato in fondo ai mari, e con la luna piena sono diventati i miei occhi, e alla mia morte li donerò alla fanciulla mia compagna di viaggio, un viaggio che è una vita, e si è morti dentro quando si attraversa il deserto, ma quando hai fede vedi un'oasi e non sono miraggi, e quella fede salva, ed è acqua salvifica e mette a nudo i sogni e le chimere, e i sogni non dormono mai, loro hanno vita a sé, e quando lo afferri portalo a termine, dovesse costarti una notte intera e il giorno dimentica, perché hai negli occhi la perla ed è la luna, e continui a sognare verdi plaghe di cielo nel letto stellato di miliardi di presenze siderali, e tuonano macigni di vento, e sono ruggiti di tuono nell'inferno putrido di salsedine di carcasse gettate alla deriva da un sogno, e più lune io sognai, ma nessuno mi diede del ladro quando le rubai ai sette ladroni, ed erano barbari ed erano infangati d'odio e di squame di sudore su per la deriva del torrente che conduce al mare della tranquillità, dove tutto è pace e i sogni hanno termine, perché la vita è un sogno perenne quando si raggiunge la pace eterna, e non c'è distanza tra fuoco e neve, perché tutto è onirico, tutto ha una destinazione, soltanto il mondo sa tutto, e il Creatore ha spinto la terra a girare su se stessa e intorno al sole, tutto appare preordinato, ma tutto è così perfetto che sembra vero, e la luna riscalda il gelido inverno con la sua luce pallida come un cadavere che dorme, ma non sogna, perché ha già raggiunto il mare della tranquillità. Ogni cosa ha il suo verso, ogni animale ha il suo verso, l'uomo sogna e la luna fa spuntare perle negli occhi infingardi della notte per dare calore al buio più tetro, ma la luna è la vera perla essa stessa.





firmato da..
- albertoteodori -


link













Nel lago(nia)



*Seraph81 flickr's

Stendo le braccia
a inarcarsi sui sospiri
alla fine del vento
si portano alle spalle
- simbiosi è il sentirle -

e le parole sono cellule
che sfioro con le dita
ad assorbirne il dolore
- disegnando un sorriso -
sul lago di Garda

onde increspate
incrostate
di fulgido sentire
mutano e s'inchiodano
nelle traversine
che s'intersecano

-collasserei
nell'alba dispiegata
ad ala sul mio umido
cielo-

e mi siedo sul mulino
-è tempo-
vuoto
il respiro
a scendere
lacrime

-non
ci sono
le tue mani
a trattenermi
in vita-
in simbiosi
degenero l'alba

JmArX&Morfea77





firmato da..
- Morfea77 -


link

sezione:
















Ho neve nel cuore

 

 

 ***

Scrivimi

quel che vedono i tuoi occhi

 

mentre, dentro me scivola

il tuo viaggio

 

e cosa sente il tuo sentire

nel pensarmi

 

io, che ho neve nel cuore

a coprire l’inganno del silenzio

 

ora, che urla forte questo mio vuoto

 - dimmelo -

 

tu,

che di me sei, la parte

che amo di più.

 *

*

 

~ Nunzio Buono ~





firmato da..
- enneby -


link

sezione: poesia










30/12/2007





Ancora Natale



Cammino. La strada è di mille colori;

la gente sorride, si tiene per mano.

Scambio di auguri. E’ Natale.

Ma la mente va a chi vive di dolori,

a quelli che stanno lontano,

a chi divide il sonno con il male.

 

Ma è Natale per tutti.

Bambini con strenne e regali,

bambini che invece hanno fame;

poi i soliti barboni, sporchi e brutti,

esseri da evitare, sono asociali;

per loro in dono solo ciarpame.

 

Anche le cattedrali brillano di luce;

stanotte è fulgore in ogni dove

e ognuno a chi ama il suo dono offre.

E se amore è la parola che seduce,

l’animo più non si commuove

e non volge lo sguardo a chi stanotte soffre!

 

Ma è Natale e si può fare di più.

Una parola a chi è solo e triste,

una carezza a chi sta male,

un sorriso a chi soffre, a chi vuoi tu,

alle persone mai viste…

A te dico…ti amo. E’ bello il Natale.





firmato da..
- inmotoromano -


link

sezione: poesia
















 

18/03/04

ore 14.00

 

oh cielo sei pantera sei rosa

ombra persa tra le macerie tra i chiamenti d'un tufo

più non reggo

mi sbriciola la circonferenza i tuoi passi di nessun rumore volevo ricostruire

un avvallato pensiero fa canale all'alluvione

di angeli perduti nei veli                             di petali di profumi di crudezze

del giovane acero il cuore si recide              della foglia scricchiola/si frantuma percepita nel                                                                                 

                                                                                              serpente bituminoso

illuminato è il dubbio tra le sbarre

si spegne il quadrante del tempo nei segni di un radar

ulisse tende ricami alla sua penelope                                        - appetto amore -

s'allenta il tuono                                       il sacro chiuso per sovrapposte parole

amare                                    molto di spessore vitalmente la tua pelle profuma

amare

nel tuo corpo liscia la canotta

scorre sul tuo seno acerbo di anni e maturo

io schiaccio forze            in quel tu sei  immagine      tessésti maglie al silenzio

in silenzio





firmato da..
- manfredonia -


link

sezione: poesia
















QUANDO PENSO A TE
 
Quando penso a te
vedo il mare
infinito e morbido
invitante e liquido
che rimane
tra sguardi e lacrime
che scorrono per felicità.
 
Quando penso a te
vedo un volo
di ali leggere e forti
che sostengono
nel cielo infinito
fra nuvole e vento
queste anime aggrappate.
 
Quando penso a te
vedo un prato infinito
per correre a perdifiato
a piedi nudi
mano nella mano
per raggiungere la collina
dove l’infinito è realtà.
 
 




firmato da..
- Jonathan64 -


link

sezione: poesia














Iscriviti alla Newsletter di VolObliquo e i Sognatori!




Leggi il Regolamento di VolObliquo!




Leggi il Regolamento del Concorso!





VolObliquo in diretta su Radio in Blu






Sul sito
Un battito d'ali è stata pubblicata la poesia vincitrice della Seconda Edizione 2007 del Concorso.









Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






On Air . .

VOLOBLIQUO.SPLINDER.COM
copyright (C) 2003 - 2007 by Odilia Liuzzi - www.odilialiuzzi.it

all rights reserved