Diario di Poesia e Letteratura Italiana. Scrittori del web presentano le loro opere d'Arte. - On line dal 28 Agosto 2003 -
31/05/2008
POLVERE
Rosso sole di rossi occhi
abbandonati sulle mie misere vesti.
Pellegrino dalle rughe stanche
poso passi verso la luna fuggiasca
vagante,
preciso e affilato coltello bianco
pallido rivelatore di ferite mai chiuse
infido richiamo della propria debolezza.
firmato da.. - Crobiotermi -
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GIOCO AL RIBASSO

Se nella vita
si gioca al ribasso
non è sul subito
che si mesce lacrima
Si fischietta felici
e si grida “all’affare!”
Ho vinto, ho vinto!
Finchè si svuota d’aria
il palloncino
e si piega il sorriso
in disinganno
La combustione
è sempre dispendiosa
e la ruota saetta
solo dietro moneta
A imboccar strade facili
è caccia magra certa
e non muore di stenti
solo chi ha scarso pane
Si può perire pure
del non aver ardito
e seguita a far male
l’aver usato gambe
anziché testa
firmato da.. - Melarea -
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Il miraggio
Tra tetti colorati
un filo di panni stesi
la signora con il fazzoletto
sui capelli
accoglie il giorno
con una canzone
Un bambino
combatte con due pupazzi
mentre un gatto
scrive una storia
d'amore
Tra il bordo e la luna
una scala
cento gradini
per il paradiso
e nessun mutuo
nessun padrone
(esclusiva per volo)
firmato da.. - hariseldom -
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Dialogo tra un Se Stesso e la Presunzione
Che te devo di’ regazza mia, le robbe de ‘sti quattro scribacchini se leggeno pe’ noia, tarvorta puro pe’ damme ‘na tortura. Ma che voi fà, puranco pe’ quelli ignavi ce vòle ‘n po’ de guazza.
Si padrone mio, lo so che concedi gli occhi alla lettura soltanto per deliziare gli altri delle tue ricche intuizioni, ma ti capiranno?
Me capiranno? E te pare a te che me freghi assai de quello che capischeno ‘sta frotta de perdenti ‘n tra le righe, ‘ndove ch’er sentimento se ariggira sciorto tra le cojonate buttate giù de fretta e furia?
Si padrone mio, lo so che tu concedi il tuo sapere in pillole unte di saggezza e che un solo tuo cenno lasciato sotto i versi di qualcuno rende felici cento suoi giorni, ma non ti sprechi?
Me spreco? E si, me spreco spesso, io dovrebbe parlà sortanto tra li dotti, quelli che dell’arte vera me ponno esse a pari e nun perdeme certo drento a ‘ sti siti ‘ndove ‘no spazzino ciavrebbe da riccoje mucchiate de monnezza.
Si padrone mio, le tue sono parole sante. Un grande artista come te dovrebbe calcare ben altro palcoscenico anziché perdersi nella marea del web.
Ciai raggione, ma si nun ce fussi io a daje tutto er sapere der creato, a alliscialli de pelo e contro pelo pe’ le quattro bujaccate che scriveno, a buttà ggiù du’ commenti che nimmanco er sommo Dante penzerebbe, ‘sta gentarella se sentirebbe orfana. Mejo che me faccio vede, anche si solo pe’ daje cojonella!
Si padrone mio, hai detto il giusto, tu sei la voce unica nel web e nell’altrove, tu sei l’unico saggio riferimento, tu sei il sole che illumina la vita di queste infelici creature, la cui unica gioia e sapere che tu leggi ed anche approvi.
Ecchilo er sunto de quello che volevo ditte regazza mia! Io so’ er zole pe’ ‘sta gente e ogni parola che je spenno m’ariporta ‘ndosso ‘n’antro abbito de gloria e du’ cerchi ‘n più d’alloro sopra la capoccia. Pe’ questo vivo, pe’ famme osannà matina e sera e, si me ciarriesce, puro la notte quanno dormo.
Lo so padrone mio, lo so bene. Ed è proprio per questo che io, Signora Presunzione, mi son legata a te indissolubilmente.
firmato da.. - grisby6043 -
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Geisha

E’ già passato
il tempo dell'infanzia
piccola geisha
leggeri come fiori
fuggiti tutti i sogni
Sei come l'acqua
che scorre nel giardino
goccia di pioggia
scivoli silenziosa
e ti rialzi ogni volta
Quercia possente
sei radice d'albero
legno d'acero
possente la tua anima
pura come i sogni tuoi

~ EufemiaG ~
*
Mia madre diceva sempre che mia sorella Satsu era come il legno: radicata nel terreno come un albero Sakura. Ma a me diceva che ero come l'acqua. L'acqua si scava la strada anche attraverso la pietra, e quando è intrappolata l'acqua si crea un nuovo varco.
(dal film "Memorie di uan Geisha").
firmato da.. - eufemiaG -
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Maratona
Assiepati come atleti ad una corsa
Stretti spalla a spalla uniti nello stesso intento
Controlliamo (o crediamo di farlo)
Che la vita ci scorra sotto le gambe come vogliamo
Col vicino scambiamo commenti stentati
E volgiamo indietro la testa a cercare conferme
Siamo atleti e corridori, spettatori e tifosi
E’ un duro mestiere ma alternativa non c’è
La vita (o meglio la sua scia visibile) ondeggia
E noi con lei, accompagniamo il suo movimento
Facendolo nostro, credendolo nostro
Cerchiamo con lo sguardo lontano
A sbirciare l’arrivo temuto o sperato
Di un qualsiasi momento che illumini il giorno
Qualcosa che dia finalmente un senso
A quelle infinite ore passate ad aspettare
Che il momento arrivi, nel lampo, nel genio
Nella notte assassina dei giorni
Negli occhi di lei dove puoi leggere il mondo
Dove puoi riporre il tuo mondo e il tuo cuore
Per lasciare che la vita continui il suo lavoro
E ci porti alla fine al traguardo a vedere
Se davvero c’è un premio dopo tanta fatica
Che ripaghi delle lacrime e del sudore
Delle gioie che piegano il cuore
E dei dolori che spezzano le gambe
Dei sorrisi che credevi infiniti
E delle lacrime che credevi fossero finite
Dei sogni che pensavi potessi realizzare
E degli errori che credevi mai avresti commesso
E crollare d’un colpo alla fine tagliato il traguardo
Col cuore che martella impazzito nel petto
E l’aria che non riesce ad arrivare ai polmoni
La bocca allagata di sale rappreso
Che invece chiede solo di bere
Ed un ultimo bacio.
firmato da.. - MaestroDeiNodi -
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FIGLI
Castelli di carta
su vallate intitolate
dal coraggio nobile
di edificare dimore
come punti luminosi
dove desiderare amore.
Ascesi e particolari
di immagini giocose
lame sottili
che ondeggiano nel cuore
nidi preziosi
ubriacati da un nome
Fiabe nascoste
storie vere
contrapposte
il vero e il sogno
appagate da un segno
l'alba che nasce
mistero svelato.
Da un bicchiere
trasparente
un liquido celeste
una droga leggera
di dipendenza
alla natura.
Al frutto
nascosto
nel solitorio luogo
inciso di un calore
più alto dell'essere.
Solo un punto
di uno spazio
infinito seduto
a guardare
l'orizzonte toccare
dove nasce e muore
il dolore e la gioia
l'uomo figlio del mare.
firmato da.. - realta -
link

E venne il giorno (poesia senza senso?)
E venne il giorno
in cui credetti d'averlo scoperto
dopo anni di lunghe ricerche
ma scoprii ben presto
d'essermi sbagliato.
Vestito di ali e armato d'arco e frecce
non era Eros che dormiva,
nascosto dietro una stella,
ma Marte che dopo una notte d'amore.
E venne il giorno
a cancellare i miei ricordi
facendomi credere d'essere un uomo
mentre guardandomi in uno specchio
scoprii d'essere un gabbiano
in picchiata sul mare
pronto a raccogliere il mio volo
per abbracciare il cielo.
firmato da.. - pittoredinuvole -
link

Prima dell'amore
Il respiro intenso,
stretto tra le labbra,
attende l’ultimo fremito
d’impaziente intesa.
Poi un intrecciare di sussurri
ad occhi chiusi,
e, finalmente,
abbandonarsi.
Franco

firmato da.. - Franco61 -
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La Femme Fatale: scritti di getto
La Femme Fatale
Un angelo diabolico
Una aggressività ben celata dalla dolcezza di un viso
Una donna irraggiungibile
Amabile anche quanto calpesta l'infatuato
Sai di non poterla mai fare tua
Dall'aria timida che nasconde pensieri perversi
Guarda con sprezzo chi l'ama e dà del patetico a chi tesse rime per lei
Ti illude, e si prende gioco di te
La Femme Fatale
Si fa padrona della tua follia
Si fa padrona dei tuoi pensieri
Si fa protagonista della tua esasperazione
La Femme Fatale
Può avero o meno un nome
Puoi incontrarla sempre, magari una sola volta e mai più
firmato da.. - raffaelegreco -
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non piegarti
alle lacrime
usale come
inchiostro per
dipingere
mille sorrisi
oltre il vuoto
che semini
c'è sempre il
sereno il
crescer oltre
il tempo e la
memoria non
lasciarti
andare tu non
sei la storia
sei la voglia
di volare oltre
la noia di
tutti quei
discorsi scemi
tu sei l'arcobaleno
per gli occhi
delle stelle la
felicità dei
bambini che
mangiano buonissime
caramelle tu
sei il segreto del
sorriso la sorpresa
che dopo la
morte comunque
vada c'è il
paradiso
firmato da.. - ashurado -
link

LA CARTOLINA DI LILLY
Ho in mano una cartolina dal mare,
c'è scritto soltanto: saluti e baci,firmato Lilly,
ho in mano ricordi lontani nel tempo
e nella mia storia,
ho in mano mia sorella
che non sono mai riuscita a capire,
i nostri dispetti e i nostri giochi,
le parole che ci siamo vomitate addosso
per un jeans conteso
che finiva ripiegato nell'armadio
per non essere mai usato...
ho in mano i suoi occhi scuri,tristi
e i suoi capelli che non voleva
mai farsi toccare
e lei che mi ripete sempre
che la snervo perchè rido troppo
ed ho i denti troppo bianchi,
ho le carezze che non ci siamo mai scambiate
per pudore o solo perchè ci sentivamo forti,
le lacrime che ci siamo nascoste
per fingere che eravamo felici lo stesso
nonostante quella triste vita,
in mano Lilly e tutto quello
che avrei voluto dirle e mai le ho detto...
che l'amo tanto
e che mi manca da soffrirci tanto.
firmato da.. - KayBlu -
link

.Notte nera.
“ Questa crocifissione senza croce/ è come un lento percepirmi tutta,/scandirmi alla sua voce.”
Questa crocifissione mi distrugge l’ anima: / mi annega, mi travolge, mi affanna, mi strappa al mio corpo, mi inchioda al fantasma della croce. / Questa crocifissione assalta le mie idee che figurano il mio viso violaceo: gli occhi neri spalancati all’ orrore, / ciglia scorbutiche e frastagliate, / capelli color pece sbattucchiati qua e la sul cuscino sudaticcio. / Durante la nera volta, imbrogliata da mille e mille lucciole opache, / sono affogata da idee morte… / Morte da quando l’ astro solare si è tuffato dietro le rocce amare. / Morte da quando ho sentito la porta vitrea, che si è incisa graffiti sepolcrali, urlare. / E dietro di essa fuggiva mio padre… / Mi pareva di sentire le note uscire, timide, dalla sua bocca: / ‘ Addio Ire, Addio’ . E una gocciola salata scivolare dalle sue pupille color del mare smeraldino, / accarezzare tremula la sua guancia febbricitante / e squarciarsi in mille spruzzi sul pavimento grigiastro del pianerottolo. /
‘BOOM’/
aveva deciso di dichiarare il portone d’ ingresso, e sentii chiaramente i suoi passi grossi trottolare giù per le scale. /
Distrutto, il mio ammasso di polpa e di neuroni urla aiuto, ma chi lo sente? / Nessuno, nessuno, nessuno lo sente. / E oltre quella porta incisa dai sepolcri, / dopo quelle scale schiacciate da aria oppressa, / dopo quel portone graffiato da unghie diaboliche/ su quella strada che suda di caldo africano… / Su quelle strade mille e mille piedi sono sotterrati da mille e mille palle che distruggono i neuroni di aliti vitali neri. / E io, sola, / dilaniata dall’ affogare distendo le braccia… / Ma mi pare che qualcosa o qualcuno le tenga, le tiri, le sloghi… / Provo a rilassare la mia voce e l’ anima. / E ora riprovo a tirare… / Sudo, sudo freddo, l’ ansia mi coglie, le braccia tremano lente, poi più velocemente, più veloci, più veloci, più veloci. / Sono legate. / Sono legate? No non può essere!!! / Mi calmo, o almeno cerco di calmarmi. / Rifletto. / Penso. / Ripenso. / Sento tutte le mie carni rigide come i pali dei segnali stradali… / Sento il liquido rosso che dentro me si surgela… / Sento dentro di me quella palla ovoidale di tessuti che si dibatte con brevi rintocchi… / ‘Sono qui… / Sono qui, sono qui da un pezzo…’ / Recita il sermone l’ unico mio neurone che gira come un criceto lento… / Come, come mai i miei polsi indeboliti sono legati? / E sento ancora, questa volta, il sangue dibattersi sui palmi addormentati dalla Morte Nera. / E sento ancora, il sangue correre, singhiozzando, starnazzare fino alle piante dei piedi ora surgelati… / Vengo invasa dalla paura. /
Ho paura.
Ho paura.
Ho paura. /
Di cosa, di cosa muoiono le mie carni??? / Mi sento… Mi sento… Mi sento crocifissa a terra… / Provo a sputare, provo a sputare aiuto, provo a urlare… / Non ci riesco: / le note nere, vocali si bloccano all’ altezza dello stretto passaggio tracheale… / Poi un botto, un colpo, un’ altro urlo di porta sepolcrale… / E un altro scoppio di porta. Passi. Passi conosciuti. Passi che la mia mente riconosce. / Qualcosa dentro me apre i canali del dialogo
‘ Aiuto!!!’
I passi ora si trasformano in corsa, corsa veloce, sempre più veloce, sempre più veloce, finchè la porta nera della mia camera si schianta. / S’ illumina la stanza di luce purificatrice
‘ bambola! Bambolina!! Che hai???’ /
‘ papà! Papà!!’ urlo spalancando gli occhi atterriti dalla luce /
papà mi guarda, mi scruta con la lente d’ ingrandimento invisibile. / Trasforma l’ espressione. / Trasforma la voce/
‘ che cavolo ci fai così legata sul letto? ’ /
la mia voce si abbassa, china la testa, respira… / Ricordo. / Ricordo frettolosamente/
‘ le braccia tese, legate, stirate. / Le mie carni in tensione, il liquido vitale impazzito! / Ora ricordo! Ieri notte, tornando da casa di Ila, ho corso. / Ho corso. / Ho corso perché il mio stomaco brontolava. / E poi son caduta. / Son caduta sul tessuto di asfalto ruvido e tagliente… E mi trafissi il povero piede con un chiodo… / Qui. / Qui. / - indico col dito affusolato e un po’ scarnificato il piede traumatizzato. - /
‘ E le braccia? Non rispondi! Non rispondi! ’
‘ Mi son spalmata le unghie corrose col liquido per l’ onicofagia… / Perciò mi son legata i polsi alla struttura del letto ligneo/ con nastri neri lucenti, / così ho protetto la mia bocca dai veleni dello smalto’ /
‘ Ma ti sembra il modo di far spaventare tuo padre??? ’ /
‘scusami ‘pà. Ah vederti è bello!! Ma non fuggisti stanotte? /
‘ fuggire? Io? Mi hanno chiamato d’ urgenza all’ ospedale! Un diciannovenne incidentato./
La mia bocca si incurva gioiosa./ Mi slego i polsi ormai ammorbiditi, / mi allaccio i neri nastri lucenti a quelle conosciute carni, / assaporando il sudore freddo che accarezza i batuffoli rosa del mio viso ora roseo. /
firmato da.. - sarasaba4 -
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bolle di sapone
Sparute son le note
chiuse nel cassetto
ormai ammuffite da
giorni troppo umidi
come un fiume spento
che nasce forte da cime alte
si è irrubustito tra le valli
fino a trovare
la quite della pianura
dove il verde lo circonda
pronto il mare a dissolvere
raccogliere
inghiottire
il fiume termina qui
la sua storia.
firmato da.. - pietrochiabra -
link


Foto By Cristina D.
Velo nero
Avanza lestra la maledetta notte
cingendo lo sperduto sguardo
di donna con nefasto velo nero..
Ad impedir sua salvezza contro
il crudel destino svelato s’ aggiunge
un cammino su tremula corda
sospesa tra pazzia ed equilibrio,
freddi cuscini e stridenti silenzi.
Eccola ! Avanzare tra viali vietati
ai caldi venti da alti cipressi.
Sguardo dritto e serrato
per non veder i suoi incerti passi.
Un passo..Il primo, e poi appresso,
un altro ancora, e il vuoto sussurra
con voce suadente spazzando
lontano ogni pensiero,
che a lei non porga malinconia.
Impone cammino a se stessa
tra misera gente, imprigionando
il suo io ad un angolo senza scampo
Vacillano ora i suoi passi ,
come le punte di quei cipressi
E sotto i suoi piedi scalzi
le viene a mancar la terra mentre
avanza lenta e stringe
al suo petto un mazzo di rose
intriso di lacrime sanguinanti
disegnando nell’aria la sua paura..
E i suoi passi inchioda ad aculei
di specchi infranti e silenzi strazianti ..
Alla maledetta e impietosa notte dona
la musica dei suoi silenziosi pianti
strozzando con mille mani feroci
il suo respiro e ogni pensiero..
( Criss)
firmato da.. - sweetcristal -
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Abbiamo ucciso Codino
Come il cane bastonato
col suo sangue ho innaffiato l'orto
Morto.
Era quello che meritavi
per non aver altro fumo che una sigaretta in bocca
Morto.
Sì, te le abbiamo suonate
eri troppo bene accordato per non provare
Sono tutti bravi ragazzi
il duce forever e la foto di baffetto sempre nel portafogli
Se non fai quello che devi
già sai la tua fine
Qui ci sono regole, non i vostri imbrogli
Con i miei amici ti verrò a cercare
fuori dal centro sociale
Sì, te lo farò assaggiare
le zecche non possono andare dove gli pare
Morto.
Non hai rispettato gli orari
Morto.
Portavi il codino
Morto.
Non somigliavi al mio vicino.
In ricordo di Nicola Tommasoli.
Andrea Alfani
firmato da.. - alfietto86 -
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Baciami!
Baciami!
come fosse l'ultima volta
Baciami..e invadimi con l'Ultimo tuo furente respiro
Affrontami
..a viso aperto come un temporale abbandonato alla sua cattivera devastante
Baciami..a dai forma a quest'incredulo istinto
che dal ventre insolito mi trascina le membra
e come Fuoco si scioglie nella Bocca
Ecco..! -Insolito-
cosi voglio che sia il tuo bacio
Mai Assaggiato...Mai Mangiato
Infangato dall'Audacia della paura
Tormentalo con spasmodico Addio
..e Sviscera la lingua attorcigliata alle parole..
D'un Bacio che mi striscia e mi trofina fino al buio cristallizzato
turbinoso ed inquieto sullo stallo dell'Anima
Aggrappato ed Aggressivo
a me..per non perderti nel vento
Fissami!
e pronunciami la bocca con il germe del tuo gusto
Lasciva sarò Impadronita
Beata ed Affamata ...Abbagliata e poi
.. insolente cercherò il tuo bacio ovunque
..e con le mani a tormentarmi fino all'umido che cola
..e sul corpo a ricoprimi l'Anima ..Immersa e Persa
Quindi arriva Impuro bacio
Infuriami i respiri..
Succhiami il Rancore d'un piacere al tempo Morto
e placa col tuo Fiore..la Bizzarra Sintonia
÷[ •Яυиα• ]÷
firmato da.. - rose74 -
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come un deserto
il giorno comincia con la foschia
roccia nera in rappresentanza di un ulivo
nella nebbia, fra le rocce ingiallite
Buttato fuori da un giardino incantato,
Al sole cocente di un cielo d'ottone
Seduto e sudato, nella foschia ti respiro,
macchie di fumo attorno,
profumo di incendio
Non era l'incenso
quel ricordo sbiadito.
Sopra i massi rotti, le pietre bruciate
un nuovo giorno comincia con la foschia.
ma è tutto fumo attorno,
solo macchie di muschio.
un cielo d'ottone in una notte di sole.
è come un deserto affacciato sul mare.
firmato da.. - uomodelfaro -
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A FFIATE
A ffiate, mote fiate ,
ni scìrramu scì simu.
Ni scirramu, puru ti nui stessi,
a ddhrò imu scìre, cc’è imu ffare.
Oggnè ttantu, puru jo, spàcienzu e mmi perdu,
cquandu mi ccorgu, mi fermu a nna ripata e ppenszu.
Mai, ttòmbu la capu e caminu,
cu ssecutu l’addhrì, a dhrò vonu.
Facendu cusì, mote fiate ti tròi sulu,
oa ccumpagnia ti facchè amicu,
ca la pensza comu a tte.
Timimu, e cusì pirdimu lu piacere cu ccuntamu e,
stàmu citti, su mmote cose ca no nni piacinu.
La fatia, la pulitica,
li palore cu lla mugghere o cu lla zzita,
lu motdu ti fare ti li cristiani,
la vita noscìa stessa,
timimu.
Ti na parte e menu male,
simu picca, cquiddhrì ca ni mintimu,
nu paru ti scarpe comite e ssicutamu la carrara.
A cquattru fessi ti nui,
ni piace ‘ncora,
la scarpa scòmita, caruttata e cu nni scucchìamu suli la strata.
Tante matine,
mi cquardu a ‘mpacce e nno mi canoscu,
aggiu turmutu picca, penszu.
Prima o poi, nu paru ti scarpe còmite,
speru ca mi l’aggiù cattare puru jo,
scarpe ti crapettu, gnòre e totte lucite.
Ma paru a lli scarpe,
‘ncìolinu puru li jesti e nnu barbieri bbonu,
si putìa fare.
Forse, istutu cusì,
ccunzatu ti festa,
ca sècutu la prucissione,
no mmi canoscianu cchiui,
mancu li fili mia.
A VOLTE
A volte, molte volte,
ci dimentichiamo chi siamo.
Ci dimentichiamo,
paternità e maternità,
dove andiamo, cosa fare.
Ogni tanto,
capita anche a me di distrarmi e perdere la direzione giusta,
ma quando mi accorgo,
mi fermo ad un’angolo della strada e torno a riflettere.
Mai, ho abbassato la testa e seguita la fila.
Facendo cosi,
alla fine ti ritrovi solo,
o in compagnia di pochissimi amici.
Paura, tanto la paura,
non apriamo bocca, stiamo in atteso silenzio.
Il lavoro, la politica, i piccoli diverbi familiari,
il comportamento dei nostri simili,
noi stessi,
paura, meglio stare zitti.
Meno male, anche se in pochi,
noi non siamo quelli che indossiamo scarpe comode e seguiamo la fila.
A quattro illusi di noi,
ancora rimasti in vita,
piace indossare scarpe strette e bucate,
piace gustare il piacere di scegliere sempre la via.
Tante mattine guardandomi in faccia, non mi ritrovo,
ho dormito poco e male, penso.
Prima o poi, un paio di scarpe comode, spero di comprarle pure io, scarpe di pelle di capretto, nere e lucide.
Insieme alle scarpe, ci vuole pure il vestito e un’ottimo barbiere,
si può fare.
Sono sicuro che vestito cosi,
vestito a festa,
in fila, a seguire questa lunga processione,
non mi riconoscerebbero nemmeno,
i miei amati figli
firmato da.. - localo -
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Il tuo nome

Sei la porta
sbattuta dal vento
trinciata da menti
che sfibrano il corpo.
sei la voce di mille tempeste
uragani nel mare.
Sei la giungla
di sguardi e parole
scordate dal tempo;
il tuo nome conosco.
Maya
firmato da.. - LuminosaMente -
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Veli di polvere
E' già tempo di arrivo,
nella piazza di mille occhi nuovi,
due occhi nuovi,
a scoprire i veli polverosi,
delle mie stanze disabitate,
a dare un nome affidato al vento,
che picchi alle mute campane,
per riempire l'arco di silenzio,
tra un rintocco e l'altro,
a colmare lo spazio di passi tra me e te.
firmato da.. - Florentino73 -
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Delle pere d'amor fugace
Delle pene d'amor
vorrei parlarti
perchè poeta sono
e ho un cuore
ardito
a volte un po' scondito
Invece nel mio
ritroso e spocchioso
orgoglio
mi dimenticai
le pene
e scelsi le pere
che almeno non fanno male
sopratutto se ci metti il sale
firmato da.. - tuaregdelvento -
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Oche starnazzanti
Oche che starnazzano
pesci che sguazzano
io che prendo il sole
in un campo di fragole
e more
Le mie favole
senza morale
almeno spero
non siano
come quelle di un tale
che si credeva
un grande scrittore
invece era solo
un somaro d'autore
Cinghiali al pascolo
in cerca di ghiande
convinti d'essere poeti
dimentichi della loro
natura
Io irriverente
scontroso e invadente
non faccio rivoluzioni
risolvo solo
quattro equazioni
e mi diverto
a guardare lo stagno
magari pesco anche
carpe e lucci
ma poi li rilascio
firmato da.. - hariseldom -
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Essere ciò che si è
Vorrei abbracciare il mondo intero e prenderlo tra le mie benevoli cure e scherzarci come fosse un piccolo gattino ancora bisognoso della sua mamma. Vorrei dimenticare tutte le brutture di cui è piena la terra, e fare come un padre amorevole fa con il suo piccolo, accarezzarlo. Dimenticare tutte le mancanze che può fare un bambino, e abbracciarlo e stringerlo a sé con tutte le proprie forze. Che cos'è l'uomo in confronto all'universo, perché tu te ne ricorda? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli. A tua immagine e somiglianza l'hai creato. Che cos'è la terra in confronto all'universo tutto? Miliardi di miliardi di stelle compongono il firmamento, e ancora non si sa niente di definitivo. Cosa può l'uomo commettere di più malvagio? Uccidere con il braccio, o con la mente? La mente uccide molto più a fondo e senza respiro. La cattiveria, la malignità arriva prima o poi a scavare ferite così profonde che il debole non fa altro che crollare. Certe persone che uccidono con la mente e il ricatto morale, sono vipere che s'addentrano dentro il cuore del debole, e lo scardinano fino in fondo, fino a quando questi, cede mentalmente e fisicamente. Il male nasce da un bisogno di possesso, di potere sull'altro. Dio ce ne scampi e liberi dalle persone cattive. Il male viene generato da qualcosa che è presente in noi, ha un padre da cui scaturisce la manifestazione della cattiveria. L'odio, la mancanza della pace fa scaturire cattiveria. L'ambiente in cui siamo cresciuti, l'arrivismo, il voler emergere sugli altri suscita la cattiveria. Il desiderio è mancanza, perciò essere privi di qualcosa che noi vorremmo con noi. Anche il de-sidereo può suscitare cattiveria verso il sidereo, perché se ne sente la mancanza. Quando è presente la mancanza arriva la contraddizione verso chi possiede la mancanza, di cui si vorrebbe esserne in possesso. Perciò questo giro vizioso produce al suo interno cattiveria. Non desiderare la donna d'altri, la casa d'altri. Quando ci si sente attratti verso il sidereo, perché se ne è privi, e ne vorremmo colmare la lacuna, commettiamo cattiveria, ossia peccato. Come si fa a non commettere cattiveria? Non volendo il sidereo. Smettere di volere, ma essere. Essere ciò che si è.
firmato da.. - albertoteodori -
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Il giorno che ti avrò
Si confonderanno i sensi
nell’andare a scosse dei tuoi seni
frantumati in battiti dal tempo dell’amore.
Si muteranno in onda
le perle che sudore depone a spruzzi
quando sulla tua pelle si giocano le labbra.
E si farà voce il fremere
d’ogni tua corda tirata a perdizione
ora che delle vesti il corpo non si annoia.
Sarà la stanza a cedere
ogni rumore al decifrare il contorno
d’ogni tua valle accesa come se fosse lava.
Ed io mi tirerò la freccia
per scatenare il sangue a prendere
ogni spasmo di una danza ai limiti del fuoco.
firmato da.. - grisby6043 -
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Gli amanti
Furono tavola imbandita.
Levigate portate da assaporare su lingue appese.
Tu mio gemente involucro,m’accogli ogni notte.
Ti sogno mentre mi lecchi di stelle.
[mieterò di carezze
la tua gelida notte]
Sarò spezia che pizzica.
Sarò pasto nudo sul ventre tuo.
Sarò virtude di eterna lussuria.
Sarò tua.
[t’inchioderò ali
di piacere e ne sarò padrone]
Sei miele per le mie labbra affamate.
Sei sogno per le mie notti sole.
Sei presente desiderio che m’inturgidisce i pori.
Sei lava.
[ti adorerò
in ginocchio ansimante]
Pizzicherai il mio ventre.
Laverai con i tuoi umori le mie insonni notti.
Disegnerai futuri pregni d’amore.
Sarò tuo.
[m’inchioderò a te
per il mio futuro che diviene tuo]
firmato da.. - Morfea77 -
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Quante volte ...
“…O miser chi troppo ama e troppo crede!…”
(Ludovico Ariosto)
Quante volte credetti
Ai tuoi sorrisi e alle lacrime
False che piangesti
Per farti consolare
Da sbagli più miei che tuoi.
Quante volte sbagliai
Diagnosi e prognosi di malattie
Del tuo cuore bisognoso d’affetto
Quando io,cieco,cercavo
Tra le mie parole le più dolci
Per accarezzare la tua felicità.
Quante volte cercai
Nei tuoi silenzi un varco
Per entrare nell’intimità
Dei tuoi pensieri di donna
Senza riuscire a uscire
Dal labirinto della femminilità.
Quante volte pensai
Alle promesse di baci ardenti
Senza voler accettarne l’illusorietà
Di armi fragili e invincibili.
Troppo ti amo ancora
Per vederti con occhi di verità
Nascoste sotto le vesti trasparenti
Della tua bellezza d’acrobata,
Equilibrista di trame imprevedibili.
firmato da.. - pittoredinuvole -
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Termico momentaneo conforto
Emanazione di calore
ti accolgo,
e scivolerai sopra di me
accompagnandomi nella deriva.
Traccerai linee nell'acqua
e leccherai la pelle nascosta delle promesse
avvertendo il ruvido delle mie colpe.
Appoggerai i tuoi piedi nudi, fidandoti,
spargendo ghiaia e sale
sulla mia testa calva.
***
Ma io sono il fattucchiere fasullo
baratto mosche con il miele
offro amuleti e ramarri imbalsamati
vendo velluto viola
e canestri di pesce conservato nel ghiaccio.
***
Scapperai,
mangiando aria
con le tasche vuote
e la sacca strappata.
*
Ti allontanerai,
scemando
come luce di crepuscolo
e lo farai in silenzio.
*
Ti cercherò
afferrando il tempo
ma il frastuono della solitudine
circonderà il mio corpo.
***
firmato da.. - Crobiotermi -
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*
.Pioggia adirata.
repotentemente il vento urla al di là della finestra a vetri. Spinge, spintona, colpisce, affoga le foglie del tempo. E Ale sospinge gli occhi di ghiaccio al di là delle onde annaspanti di tessuto. Si spinge più in là e con le dita affusolate scosta un po’ la tenda. Il vetro luccica un po’ acchiappando dei solitari raggi dell’ astro solare. E acchiappa anche il viso di Ale. Lo riflette: triste, come un incarnato cavo e vuoto. Come un involucro che contiene dolorosi spasmi di vita. E acchiappa quegli occhi: ghiaccio dipinto e spruzzato di nere e brillanti trame. E acchiappa le ciglia un po’ li un po’ la, stropicciate dal mascara della sera prima.
“ Urli, vero vento? Non ti temo: urla quanto vuoi. Però sappi che urlo con te” .
Ale lascia libere le onde intessute e cammina a zig zag saltando gli ostacoli che oppongono ai suoi piedi le poltroncine. Cammina a zig zag fino a spingersi sul divano e ad affondare sulla pelle color castagna…
“ Mi guardava con quegli occhi anch’ essi di ghiaccio, ma solo di ghiaccio. Non c’ è cuore dentro quegli occhi”
E mentre pensa, i cuscini, color pelle d’ inverno, accarezzano la sua la sua fronte spiegazzata…
“ T’ amo” - gli ho detto ferma e imbalsamata calpestando i sassolini della piazza. E il suo accennato sorriso ha taciuto. E dopo che il silenzio spintonava le sue labbra dure come le lapidi di granito, la bocca espelleva così, le parole ghiacciate anch’ esse-
“ Addio” - e ho visto le sue spalle nascondermi i suoi pensieri neri. E ho visto le sue spalle andar via. Ho cacciato i capelli tra le dita e ho ingoiato un urlo, sospingendolo automaticamente fin dentro il mio stomaco. Anime che mi parevano vuote sobbalzavano sul ciottolato, coi piedi stanchi, e mi pareva sentir le voci del loro cuore annerirsi come aliti di vento stanco.
Sento la porta a vetri sussultare e urlare, poi sussurra dietro le spalle che credo siano di Ele. Sussurri d’ infradito s’ avvicinano timidi al divano color castagna e delicate dita mi spargono alcuni fili castani arrotolandoli dietro alle orecchie. Si. E’ Ele.
“ Dormi sorellina, dormi Ale” - … Le vedo rispecchiare nei suoi occhi i miei, spalancati al dolore, e afferro, afferro il suo cuore, senza mormorare una nota del mio animo. Ele mi spintona un poco il sedere e si infagotta su un angolo del divano color castagna, facendo compagnia anche al cuscino di seta. Il cuscino di seta dove sembra rinascere un’ araba fenice color rosso infiammato. Allora i miei occhi si addormentano e sento le ciglia poco poco ammorbidirsi al sonno.
Riesco a sognare, anche se affannosamente Morfeo sbuca dalla mia testolina buffa. Nel sogno, sudato dall’ affanno, intravvedo colline di vita… cammino. Prima piano. Poi veloce, corro, corro, corro, annaspo, i piedi rincorrono uno spirito di luce, inciampo, cado. Cado. E cadendo sbatto il mento su steli verdi brillanti. E’ una caduta dolce… Sento… Una forza che mi attrae verso l’ alto. Vengo risollevata come se fossi tirata da un padrone amato. Mi lascio tirare, e, mentre strappo uno stelo spruzzato di vita e lo porto con me, vengo abbagliata da una vitale, bianca, scintillante luce. E’ la vita, vestita dai colori pastello, che mi richiama a cantare - .
*
firmato da.. - sarasaba4 -
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30/05/2008
Blu Notte
La vedi bruciare,
vivida fiamma blu,
come una notte eterna,
che non si decide a sfumare verso l'oscurità,
incessante,
dolorosa,
ma fredda.
Silenzio attorno,
ombre vuote osservano respirando appena,
mentre lontano,
tanto da sembrare in un'altra dimensione,
angeli danzano nella luce,
tra essi forse il mio,
altrove,
dove non mi è concesso andare,
i colori virano al rosso,
e tutto si compie.
Un vento gelido porta lontano i suoni,
e tra di essi la mia voce che incessantemente ripete:
"perchè?".
firmato da.. - NemesiOscura -
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