E se la notte oscurasse, la luce delle stelle e della luna, rimarrebbero i tuoi occhi lucenti nella mia mente ad illuminare la vita. Altro non voglio, rimane il ricordo dei tuoi sorrisi freschi sulla latitudine della gioia, per carpire vita in ogni stanza delle ore, in cui mi barcameno per ricordarti, all’infuori di ogni sentimento, tu andrai lontano nella vita, ma resta quel ricordo come una fotografia che ho impressa nella stanza buia del mio cuore, e lì può stare ore, ed ore, a rischiarare dolcemente un presente che passa come un treno che sosta alla stazione, e se non lo prendi, resta il ricordo di quei momenti, di quei sorrisi a rinfrescare il sapore gioioso di certe oredopo il pranzo in cui vorrei sognare quei momenti più lucenti, e attendere le ore sudate in qualche maniera, io che cambio così presto bandiera. Sarà la noia di certi giorni tristi, sarà l’atmosfera di certe giornate sbagliate, ma a me piace evadere con il pensiero, raggiungere tante città dove non andrò mai. Chissà, forse basta accontentarsi di poca vita, sempre quella. Basta che sia la notte così lunga da sognare plaghe verdi delle primavere sui germogli di un aprile che deve fiorire, non lasciatemi in autunno quando le foglie si colorano di rosso marrone e giallo. Oh le stagioni! Quanta bellezza! E l’inverno lo voglio passare in soggiorno con tanta legna da ardere in un camino e una gattina che fa le fusa. Altro non vorrei. Non vorrei uscire nel gelido gennaio, e il generale inverno lo vorrei vedere dentro casa, tappato in casa con tanti viveri e andarmene in letargo e risvegliarsi in primavera quando si sciolgono le nevi, e come un animaletto annusare l’aria di aprile per sentire la temperatura. Eppure è magico l’inverno, tutto viene preparato per la primavera, inghirlandate favole racconteranno l’eterno ritorno. Non so dire il colore dei tuoi occhi, ma li ricordo lucenti, insieme ad un fresco sorriso. Quando incontri una donna così tu puoi regalarle il mondo intero, ma il mondo intero sei tu. Non siamo tanto ricchi, tu puoi regalarle un sorriso, niente più, ma lei pretende solo questo, non vorrà di più, non può averlo. Basta riconoscersi per pochi attimi sul treno della vita, tu le regali un sorriso, ed ecco il treno va più veloce, tutto prende un’altra dimensione. Amicizia, amore, conoscenza, quanti fraintendimenti! Bisogna prendere la vita come viene, ma sempre un sorriso occorre e la vita ha un altro ritmo. Basta un sorriso per abbattere i muri della conoscenza. Mai prendersela troppo, dopo la tempesta viene sempre la quiete. Eh caro Alberto, quanto devi imparare ancora dalla vita! Verrà prima o poi quel treno che ti porterà a destinazione, e se hai amato poco gli altri, in fatti, resterà un conto in sospeso, e quante consumazioni in sospeso hai lasciato per la via? Quanti sorrisi non dati, quante amarezze provocate? Basterà soltanto chiedere perdono?
Avevo lasciato i garofani: il mio sangue in scintille
sciolte su cuscino e coperta
la lama del mio inguine tagliava i tuoi desideri
per farne mazzi di piacere.
Tu mi trafiggevi le mani di parole len(i)te
dalla lingua nell'arco del palato
scandaloso il nostro bacio scioglieva il cane
nella voce ad altro battente.
La notte era l'unica suicida: ogni incontro
la luna e tutte le altre stelle sole nel ritorno appuntavano il richiamo.
ha senso la realtà
se infrange un sogno?
se fissa nella mente
quello che realmente sei?
se provoca dolore,
tristezza e rammarico?
ha senso la realtà
se non sarai al mio fianco?
se non sarai vita
per la mia vita?
certo lo ha se
a dettare tutto questo
è un attimo di follia.
Immerso nei miei tormenti me ne sto
appoggiato con le guance grondanti di lacrime confuse
su mani enormi, pesanti.
Nella morsa del dubbio, col pensiero rapito da enigmi
resi granitici dal tempo in cerca di riposte.
Deciso, ma a volte inetto.
La paura di trovarmi solo, a proferire grintoso affanno mi blocca. Un uomo può solo immaginare di soggiogare il fato da solo.
Non solo del mio verbo c'è bisogno, anche di altri c'è bisogno.
Può un sol'uomo cambiare il destino delle cose di questo mondo?
Non può. Convive con l'illusione di ciò, ma solo vive.
C'è bisogno d'altri, ora.
Pur pur se la
vita toccasse me felice
se la lillà visione del tuo monte
dovesse mai
amor mio
aggrapparmi in cielo
se quel tramonto
quelle stelle indefinite
quella luna perla
alle tue pelli
se la terra più dorata
un andante
io sarei più infelice
e felice
del momento
Dolce alba
la luce dei tuoi occhi
il tepore del tuo corpo.
Dolce alba
Il sapore dei tuoi baci
la dolcezza delle tue carezze
Dolce alba
il tuo respiro
Dolce alba
il tuo sorriso
avete mai pensato a quanto duri la vita di una poesia?
dura il tempo di un giorno mentre viene spinta dentro un video
dalle altre sue sorelle che incalzanti la pressano fino a farla scomparire
dura meno del tempo che l'emozione che l'ha suscitata svanisca,
e ciò causa dolore al poeta che ha scelto di donarla al suo lettore
questa è l'inevitabile sorte della poesia online
ma la vita si sa è un'altalena che va su e giù
e ripercorre sempre gli stessi spazi , muovendo la stessa aria
e ogni evento che ci attraversa lo poniamo tra le righe bianche di un foglio
che piano piano ingiallisce ma non sbiadisce l'inchiostro.
mi capita spesso di rileggere vecchie poesie
che hanno segnato un periodo della mia vita
e mi accorgo che seppur il tempo sia passato
e l'altalena abbia mangiato kilometri di polvere
quelle poesie hanno mantenuto la loro verità e la loro attualità
e allora in quel momento capisco che non è importante
quanto una poesia resti su una homepage
ma è importante la traccia che lascia
solo passando lentamente su un video
e rimane eterna nei cuori di chi la legge .
la poesia
è l'eterna verità dell'anima
è il miele della vita
è una farfalla sulla mano di un bambino
è un cerchio d'onda creato da un sassolino
è la luce che illumina il sentiero
è la scatola dei ricordi
è la linfa che alimenta i sentimenti
è l'arma contro l'egoismo , la cattiveria , l'indifferenza
è la medicina che dovremmo prendere tutti
per guarire questo nostro povero mondo incancrenito.
Attingo a risorse
mai utilizzate.
Scopro forze
mai conosciute.
Rinasce una volontà
ormai insperata.
Gioco con pensieri
che mi tengono a galla;
parti di me ormai inutili,
le abbandono.
Brezza sul viso.
Sole negli occhi.
Sale sulle labbra.
Ora come nella vita
sto ancora correndo.
I sensi avvolgono
ciò che la mente
conduce
a lenti passi di spine
un intimo sentire
emozioni lontane
vissute nell’ombra
di farfalle notturne
non più crisalidi
ma splendide ninfe
che accarezzo con cura
nel segreto di parole
che profumano vita.
"Ho visto il sole duro contro i ciuffi
Duellare. - Ho visto due lame brillare,
Due lame che facevano buffe parate
Merli rivestiti di nero che le guardavano brillare.
[E i nostri occhi fermi e viscidi
a lambire di scherno ciò che comporta
questo nostro essere fra le guglie e la terra
mentre gracida quell’uccello di sfortuna.]
Un signore in camicia si rimboccava la manica;
Bianco, mi sembrava una grossa camelia;
Un altro fiore rosa era sul ramo,
Rosa come… e poi un fioretto s’inclinò.
[La lama frantumo il cielo ambrato
si fece spazio fra le carni stanche
e giunse al petto infilandosi calma
come se fosse una lingua smaniosa]
- Vedo rosso… Ah si! è giusto: ci si squarta -
… una camelia bianca - là - come la sua gola…
Una camelia gialla, - qui - tutta macerata…
[E il loro profumo trangugiai netto
mentre mi lappavano la bocca
di quel ferroso dolore…]
Amore deceduto, caduto sul mio occhiello.
- A me, piaga dischiusa e fiore primaverile!
Camelia vivente, di sangue screziata!"
[Persi il sole e diventai di ombre
mentre la macchia si perdeva sul fianco
pronunciai l’odio ma fu amore a trovarmi]
irrinunciabile ai miei occhi
figlia del tuo ventre
accogliente fonte dei miei desideri
inquieto contenitore di segreti
silenzioso custode di pensieri
a te confessavo sogni
e speranze
che proteggevi in conchiglie di perle
e mi sentivo ancora viva
libera
amazzone sulle tue onde
adesso
svuoto lo sguardo
che scivola su te
senza più penetrarti
un mare di vetro
che sembra respingermi
per non aver più ascoltato la sua voce
e mi punisce
segregando i sogni
infrangendo sugli scogli le speranze
C'era una strada
come un'altra
polverosa di carbonato, e calcio
c'era un uomo
chino sul martello pneumatico
non mi vide
c'erano
nastri argentei sui marciapiedi
mi oltrepassarono
c'era uno
appoggiato ad un muro
a suonare il saxofono
poco calcio, e rideva
io correvo, ma centrai la custodia
poi tornai, ad ascoltarlo
Mi piaci…
Come? non te l’ho detto mai?
Oh sì, mi piaci per come sei.
Non ti cambierei con un altro,
proprio no, bello mio;
senza maschere, a faccia nuda
esposto al riso
e all’insulto allo stesso modo
ti porti avanti e dritto vai.
Un romantico pirata
all’arrembaggio, ecco chi sei.
Mi piaci
perché se in volto scuro sei
non dici che hai sbattuto la faccia
e poi taci;
no, tu no, tu spari alto
finché non tremano pure i santi;
mi piaci così,
anche per quel poco che sottaci
nel languore d’una rosa in dono
- d’una poesia scritta su due piedi -;
tu sempre uguale a te stesso
mai uso agli inganni
o a bassi stratagemmi.
Tu caparbio dolce innocente
e saccente anche. Mi piaci
perché scrivi sul mio corpo
con il tuo odore pirata
dopo l’amore;
perché mi fai arrossire
raccontando grandi storie
colorate dimenticate
tra i fiori dell’estate;
mi piaci
perché passi da un estremo
all’altro,
al blu più blu del cielo lassù,
fino al blu del mare quaggiù.
Siamo così diversi,
io una bambina che ti sta ad ascoltare,
tu una testaccia dura ma dura di brutto:
eppure belli siamo, agli occhi Dio anche.
Bè è la prima volta che ti scrivo,e forse anche l’ultima perché non so se tu esisti, ma chi sono io per dubitare di te, magari esisti magari adesso stai facendo l’amore, oppure dormi, oppure pensi anche tu al tuo ragazzo che non hai.
Perché infondo a te ci ho sempre creduto, magari ti ho cercato poco lo ammetto,forse ho creduto di trovarti, ma è cosi che va, ma non mi credere, se vuoi, prendimi per pazzo, se vuoi, ridi di me della mia camminata, ridi del mio essere cosi assurdamente fuori posto, ridi delle mie scarpe pesanti quando tutti indossano i sandali, ridi dei miei modi assurdi, e dei miei anelli, magari prendimi anche in giro, ragazza mia, che penserai forte a cosa succederà o magari non lo farai, mentre il tuo stereo sputa fuori la tua canzone preferita.
E sarai bellissima ma non ti sentirai tale, e riderai di te e delle tue parole, ti rileggerai magari tra anni e sorriderai, pensando a come eri,a cosa facevi per star bene,penserai al tuo cuore che batteva forte, per uno che magari poteva anche essere…ma non è stato.
E allora camminerai da sola verso qualche posto,mentre io sarò con i miei guai da qualche altra parte lontano da te a chiedermi se esisti davvero, e a cosa potrei dirti o a cosa mi farà capire che sei tu, o forse sarà facile, e scoppieremo a ridere, o le nostre strade si divideranno e si perderanno diventeranno due rette parallele, e non ti incontrerò mai.
Ragazza che non ho, chissà cosa pensi, chissà qual è il tuo colore preferito, se come me ami il vecchio Rock e ti lasci andare dentro la musica, se come me scrivi su qualcosa per sentirti meglio, o meglio scusa il gioco di parole per sentirti.. ragazza che non ho, forse non è stata una buona idea scriverti ma di certo non sarà l’ultima idea del cazzo che il mio cervello partorirà, questa lettera si perderà nel tempo e nello spazio e tra qualche anno forse la ritroverò e riderò di me, e della mia lettera alla mia ragazza che non ho che dubito che esista che forse non incontrerò mai.
Mentre continuo ad incazzarmi per me, e giocare con i miei guai a voler vivere come meglio mi capita, a stropicciarmi gli occhi, perché ? perché mi piace, come mi piace sorridere o guidare di notte, come mi piace il mare d’inverno, e un sacco di altre cose, e penso intensamente al tuo sorriso che sarà bellissimo, che un giorno o l’altro vedrò o che forse ho gia visto, e mi accorgerò di te, che sarai bellissima e magari ti toccherai il labbro inferiore, o i capelli, o sorriderai lontana lontana, e in un attimo i miei scazzi passeranno e non riderai di me ma con me, e mi andrà bene, e forse mi lascerò andare e mollerò la difensiva, ragazza che non ho non so nemmeno il tuo nome, mentre il mio è la sola cosa che ho, è il mio passaporto, il mio marchio, ma alcuni mi chiamano Pirata, forse perché ho troppi anelli forse perché lo sono stato in un'altra vita, io che credo di incontrare gente qui che ho gia incontrato da Pirata, o da Ladro, o da Clown o da Pittore di Nuvole, o da Scultore di Vento,da Imbroglione o falso miracolato, o da qualsiasi cosa si sia travestita la mia vita in passato.
E Prima di andare via di posare la penna anche se è un foglio elettronico, ma poco conta.
Ragazza che non ho, che ti farai cullare dal vento di questa notte troppo bella per passarla a dormire per intero e forse un giorno capirò se questo mondo è il mio oppure no.
Mentre tu dormirai tra milioni di stelle accese.
Ho solo poche monete in tasca forse quattro , non ho viaggi da intraprendere non riesco a scappare da me stesso, anche se spesso vorrei tanto farlo.
E Forse un giorno aspetteremo insieme l’estate, ma senza fretta, perché l’estate arriva ogni anno, e il tempo di aspettarti è tanto, anche se non arriverai mai,non mi importa perché so che esisti, so che sei da qualche parte, e se avrai voglia mi insegnerai le cose che non so, e se vorrai mi sorriderai.
A presto Ragazza che non ho, che ti amo non so dirtelo mi spiace..