E' al centro della terra che si compie il volo
scoprendo radici antiche e il fuoco di Vulcano
dove l'età è dell'anima che sceglie
d'essere dell'umano il nocciolo sapiente.
Lui amò il sasso e la colomba
il deserto la piazza il grano per il pane
perchè il volo radente è cognizione
ma vivere è conoscere il sapore
del sangue che si mischia con il vino.
La betulla si confonde nella neve
rimane la sua ombra ad indicarla.
Non so quanti anni abbia davvero il mio presepe, so che era di mia mamma, ma lei diceva che lo aveva da bambina.
Quando poi mia mamma morì l'albero andò a mia sorella e il presepe a me.
Non ricordo se qualche statuina finì da mia sorella.
La capanna è di cartone e si regge male, dovrò metterci la colla. San Giuseppe l'ho ricoperato tempo fa inseme ad uno dei re magi.
Gesù è sempre lo stesso, non è cambiato da quando lo conosco.
Ci sono pecorelle di gesso, anche troppe forse, non si reggono più bene in piedi.
In fondo c'è uno che porta un cesto sulle spalle, sembrano fragole.
Il bue e l'asinello sono gli stessi di allora, entrano a stento nella capanna.
Carta per le montagne e muschio finto.
Una palma con un laghetto di plastica e sopra ho sempre messo un cigno.
Non sono mai riuscito a mettere acqua vera nel mio presepe.
Tra le castette c'è un pastorello con una pecorella sulle spalle, spezzato in due.
Mi fa tristezza, mi ricordo quando questo presepe lo facevamo nella vecchia casa in affitto e mio padre, già mio padre.
Era malato di cuore papà, lo ricordo sempre così.
Il presepe lo faceva mamma e la mia sorellina che toccava i pezzi.
Morì nel 1975 papà che avevo 20 anni e mia sorella 14.
Debbo ripararlo questo pastorello, come ho riparato spesso la mia vita, debbo avere da qualche parte la colla che mi regge.
Sarà un anno diverso quello che verrà.
Sposto i re magi, sono quattro, non chiedetemi perchè, questioni di errori di vita nel contare i re forse.
Il bambinello è sempre lo stesso, le braccia aperte e sua madre che se lo guarda come tutte le mamme guardano i loro figli.
Come mia madre guardava noi, tanto tempo fa.
Dimenticavo, riparo il pastorello è importante, non chiedetemi perchè.
Vedrai la vita
scoppiare
per strada,
in casa
e ti chiederai
perché.
Vedrai il dolore
e gli slanci
d'amore,
come ganci
per un eterno
dove.
Vedrai come
cambia tutto
in un giorno
ma che non basta
un secolo
per un miracolo.
Vedrai
e mi rinnegherai,
mi confonderai
finché tu stesso,
da solo,
mi ricercherai.
Vedrai e comunque
tutto ciò che sarai,
che saprai
sarà sempre
qualcosa, mai
mai.
Vedrai e io
ci sarò,
insieme a quanti,
oltre i no,
ti vorranno,
dovunque, bene.
Vedrai
e capirai
il colore, il calore,
il valore
del sangue
nelle nostre vene.
Vedremo insieme.
La neve copriva ogni cosa col suo soffice manto. Gli ultimi passerotti cinguettavano appollaiati sugli ignudi rami e tutto intorno un armonioso silenzio. Lucy aprì la finestra al primo tiepido sole: l'inverno si presentava gelido quell'anno. Guardò giù la neve scendere lentamente e pensò all'ultimo Natale trascorso con Andrew. La frenesìa dei preparativi in casa, la corsa al centro commerciale per i regali e poi giù al Central Park. Giocavano come matti con quel gigantesco pupazzo di neve, pian pianoincominciavano a togliere il naso e poi la sciarpa e poi, e poi... più nulla!
Lucy non ricordò più nulla, non volle ricordare più nulla. Le lacrime le rigavano il volto e per un istante convinse se stessa di trovarsi in quello splendido parco a giocare. Ma lei era invece lì sola come non mai: richiuse la finestra e il suo cuore.
Era solo uno spettro del passato quell'ultimo Natale...
Colorare di celeste una stanza, e poi colorare tanti fiori, margherite, rose, lillà, ciclamini, metterci un tavolo, una sedia, alcuni libri. E poi navigare con il cielo terso su cui abbiamo piantato i nostri colori preferiti. Mancherebbe sempre qualcosa alla nostra realtà, la pioggia, le nuvole, i lampi, i tuoni, le nostre giornate tristi. Allora facciamo sì che la stanza divenga la nostra anima, e immaginiamo che quello sopra menzionato avvenga in una sola stanza. Un contenitore valido per tutti i nostri sentimenti, per tutte le nostre insoddisfazioni, e facciamo sì che questa anima abbia un colloquio continuo con se stessa. Le daremo un diario per ogni giorno passato, desiderato, flaccido, sereno, buono, cattivo, detestabile. L’anima comprende tutto, ci insegna con un indice la strada del cuore, e quella dovremmo sempre percorrere, perché è la nostra vita. Andate per il mondo, errate pure, ma ogni sera date conforto alla vostra anima, perché voi riceverete la vostra ricompensa. L’anima non giudica mai, e quando voi avrete uno spicciolo di cielo nella vostra anima, ne andrete fieri, perché quello spicciolo di cielo sarà la vostra ricompensa alle tante rinunce, privazioni. Sì, perché quello spicciolo può arrivare ad essere il cielo in una stanza, e allora scioglietevi in un abbraccio con il vostro compagno e la vostra sia la vita di ogni giorno, e non siate troppo lontani da una realtà spesso crudele, perché se oggi il cielo è sereno, domani potrà arrivare la grandine. Su questo diario dell’anima coloreremo d’azzurro la serenità di quei momenti buoni della sera, quando si rientra in casa da una giornata di lavoro e quando indossiamo le pantofole, una gattina ci seguirà alla nostra poltrona e lei si sdraierà su di noi e farà le fusa. Gli animali sempre trasmettono energie positive, e non lasciamoli troppo soli, perché ci mancherebbero, e noi a loro. Ma l’equilibrio s’interromperà sempre, perché niente è uguale a ieri, ogni giorno siamo soggetti ai cambi del clima e la pioggia benefica per i campi ci può deprimere, ma noi avremmo sempre la nostra stanza dell’anima e coloriamo d’arcobaleno il nostro cielo e frantumeremo in un prato l’azzurro, e tutto ritornerà a sorridere. Sognare è facile, ma la realtà sa essere crudele, le perdite dei nostri cari, dei nostri amici rendono meno viva la nostra vita, ma noi dovremmo accettare come una reale conseguenza la perdita della vita, perché, sempre quando una cosa cade, non è per dispiacerci, ma per rendere continua una linea che la vita da sempre ha rappresentato per l’umanità: la morte. Sarebbe troppo bello avere a lungo una persona cara che ci protegga dal male per tutta la durata di una vita. Tutti abbiamo una destinazione e l’anima bella come il cielo terso sia il nostro scopo di ogni giorno, perché in quello specchio di cielo ci possiamo specchiare tutti i nostri buoni sentimenti, e che possiamo sempre trovare la forza di andare avanti nella nostra strada assegnataci dal destino. Qualunque essa sia, nella cattiva o nella buona sorte, nella malattia o nella salute, qualunque cosa ac-cada.
Sir Charles Goodwin, accademico della reale corte di Manchester, dopo aver passato ben trentacinque anni di lavoro come Presidente del Tribunale della ivi sovra menzionata città, si ritirò a sessanta anni presso una residenza della campagna inglese. Detta residenza si deve ai risparmi accumulati dopo tanti anni di onorato servizio e una forte liquidazione conseguente alla buonuscita del medesimo impegno sociale, anzi fu proprio allora che gli fu conferita la carica dell’alta corte di Manchester. Sir Charles non si era mai sposato, perché direte voi? Era stato fin da bambino un carattere riservato e lui preferiva studiare anziché corteggiare le belle fanciulle, tanto che, dall’età di venticinque anni era stato assunto di ruolo come giudice nel tribunale di Manchester. Via via passò di grado e il lavoro lo assorbiva sempre di più, e il fato volle che nel tempo libero dai suoi impegni lavorativi, si occupasse di un diversivo a lui congeniale, collezionava francobolli. Aveva vari corrispondenti, anche esteri e di ogni parte del mondo, la sua passione più sfrenata era un pezzetto di carta da cui si può rilevare la filigrana, con su impressa una effigie, molti non ci facevano neanche caso, anzi la maggior parte delle persone usano un francobollo come si usa un qualsiasi oggetto che deve per forza andare tra la spazzatura. Ma per Sir Charles Goodwin, quel pezzetto di carta con su stampata una qualsiasi effigie, aveva una enorme importanza. Per avere un francobollo stampato in dieci esemplari numerati in tutto il mondo con una particolare filigrana, avrebbe pagato una fortuna, avrebbe ipotecato la sua attuale residenza. Per sua fortuna questa grave incombenza non l’aveva mai assaporata, ma nella vita mai dire mai. Anche se potevano girare francobolli falsi, perciò occorreva ingegno e acutezza nelle scelte. L’attuale dimora di Sir Charles era un villino in un solo piano, reparto giorno e reparto notte, e governava il tutto la sua domestica con una stanza tutta sua. L’ex presidente del tribunale passava molte ore della sua giornata nel suo studio con una speciale lente d’ingrandimento e per lui era uno spasso quando arrivava il portalettere con le varie missive provenienti da varie nazioni del mondo, da allora in poi non voleva essere per niente disturbato, cadesse il mondo e le sue grandezze. Per lui non vi era una particolare predilezione per un qualsivoglia francobollo, tutti rappresentavano qualcosa di unico e di autentico, eccezion fatta per un francobollo di notevole valore che Sir Charles acquistò in un’asta per il valore di mille sterline. Quello era il suo prediletto, passava ore ed ore a osservarlo e lo conservava in una cassaforte speciale a prova di dinamite o di bomba che dir si voglia. Il francobollo di minor valore era quotato trecento sterline, e aveva fatto un recentissimo censimento, ormai possedeva quasi mille francobolli, tutti preziosi e costosi. Perché proprio i francobolli? Direte voi? Perché non c’era al mondo cosa più interessante di minuziosi disegni e ornamenti su dei piccolissimi fogli di carta da cui si poteva vedere anche la particolare filigrana, che lo ossessionava fin nei più piccoli particolari. Ognuno nel mondo è destinato ad avere una passione che lo coinvolga anima e corpo aldilà della stessa ragionevolezza, e poi chi può giudicare un Giudice, nonché ex presidente del tribunale?
Oh vecchio pescatore
sulla sponda del fiume
con quella canna di bambù
pesante e stanca
stai li
solo.
Lo sguardo tuo
perso nel mondo
il tuo pensiero ricerca
in quell'orizzonte lontano
il tempo e la campagna
della tua giovinezza.
Oh vecchio pescatore
sulla sponda del fiume
con quella canottiera
sporca di quel vino
che risate tra vecchi amici
accompagna.
I pesci attratti dalla tua saggezza
racchiusa in quell'amo
abboccano e si lasciano catturare.
IL cuore tuo, guarda il mondo cambiato
e pensi a quando
sarai strappato da esso.
Oh vecchio pescatore
sulla sponda del fiume
vorrei essere come te
per apprezzare di più
le cose che ho avuto
e tra amici sorridere
delle avventure passate.
Troppi sembrano chissà chi, ma in realtà non sono niente, guardaste me per esempio, un ruolo di fittizio ragioniere, un ruolo di fittizio impiegato, poi ho la fortuna di conoscere chi mi ha rimesso al mondo, mia moglie. E piano piano ho cominciato vari passi nel mondo degli artisti, dove si crea, si trasforma un pensiero in una frase e la frase in poesia, e la poesia va veicolata dall’anima all’altra anima che la legge. E’ tutta una costruzione su palafitte, il massimo della fragilità, sì, perché l’artista è sempre debole, sempre precario, non deve fare scene, deve soltanto costruire su palafitte i sogni, le avventure umane, le battute, le risate, in versi che scandiscono il tempo di un attimo, ma è quell’attimo che rende la poesia autentica nella sua interezza. Fogli su fogli dove viene fuori un insieme di composizioni, in cui ognuno vi si può riconoscere o meno, ma il tentativo è sempre valido, perché non ci si ferma all’apparenza, ma si scava dentro l’anima per trovare ciò che può arrivare in superficie. Il cuore, la mente sono mezzi per il poeta da colmare e ricolmare di frasi, gli stati d’animo in parole, dove esse scavano il percuotere dell’onda sulla battigia e riverbero dopo riverbero non ci si stanca di ritornare ad iniziare daccapo da dove eravamo partiti, per arrivare dove avevamo l’intenzione di arrivare, e se abbiamo errato in un altro itinere, avremmo trovato altre strade da percorrere senza tregua, perché alla fine tutto diviene una lotta, impari, ma pur sempre una lotta con noi stessi, per dare vita a ciò che era dentro di noi da chissà quanto tempo, e la grazia di un istante può cambiare il corso di un’esistenza. Perché in una soffitta, dentro di noi, troveremo sempre una scritta “Esistenza sogni”. Quella stanza è la più preziosa cosa al mondo da proteggere, da annaffiare, da arare, da mietere, da seminare e lì tutti i sogni si manifestano in concretezza, quasi a toccarli, ti fanno venire i brividi, e dopo una certa frequentazione di questa magica stanca non avrai più paura, perché tutto sta in te, dentro di te, nella stanza più ricca, più esotica, più esigente, ma dove troverai tante soddisfazioni, perché devi crederci profondamente che sei unico e speciale e che, se ti impegni, potrai sfornare realtà dai tuoi sogni. Ma devi credere in te stesso e darti quella stima che meriti, e mai devi dimostrarti perdente, perché allora tutto decade, ed i tuoi sogni svaniranno come sono venuti. Quando sei a terra vola nella tua stanza “Esistenza sogni”, e prendi tutta l’energia necessaria per credere realmente in quello che hai sempre desiderato, e buttati a capofitto in questa impresa, senza sentire chi ti dice, non ce la farai mai. Credi veramente in te stesso, perché l’uomo, vedendo gli uccelli che volavano, è riuscito dopo moltissimi anni e tentativi a coronare questo magnifico sogno. Occorre perseveranza e studio e credere in se stessi, perché niente è impossibile al mondo.
Tra candele accese e lettere nascoste
lasciate in attesa di una stella
che trasformi quel desiderio
in un stretta di mano o in un bacio nascosto nel vento
notte di Natale,notte per tutti
note di una canzone,una canzone per tutti
anche e te che adesso resti in silenzio lì
mentre la città si svuota e le tavole luminose si riempiono
nessuno si ricorda più di te,
ma tranquillo sai accade anche a me
adesso che mi siedo qui accanto a te
un panino in due e un sorriso per tutti e due
lo divido con te lasciando che il silenzio parli per me.
Mezzanotte è arrivata,
ti ho lasciato da solo anche io
ma hai il mio cuore accanto a te,
non lo troverai nel cappotto che ti ho appoggiato sulle spalle
ne nelle sigarette lasciate li nella tua tasca
su quel bacio silenzioso lasciato sulla tua guancia
lo sentirai esistere accanto a te
e come un grazie ogni attimo che lo vorrai,lo ritroverai.
E'Natale ma a che serve
se non sei accanto a me
non importa del colore del tuo vestito
ne del suono diverso della tua voce
quel che il tuo cuore lascia nei tuoi sguardi
e più importante del piu bel regalo.
E'Natale anche se hai le scarpe rotte
sei mio amico non solo se c'è il sole
non hai un solo sguardo,ma dieci e centomila
e ti riconosco anche se il tuo aspetto cambia
anche se la tua età è diversa
ti abbraccerò ogni volta che ti incontrerò
senza nascondermi dalla gente
perchè sono fiero di averti come amico
mio caro fratello di strada,
Buon Natale,
che ogni giorno sia Natale per te
cosi lo sarà anche per me.
Gambe aggrovigliate
e urla di piacere
alla ricerca del godere assoluto.
Un inseguirsi di baci, carezze,
percorrere reciprocamente i corpi
presi dall'ossessione di arrivare al culmine.
Prima la forza,
poi l’abbandono totale
del corpo e della mente.
La notte finisce,
l'amore e la passione
sono per sempre.
Lo chiamavano muschio
per quell'odore
di buono che aveva addosso
per quell'aria da bambino
e quella sua strana voglia
di sedersi per terra.
***
Aveva favole
per ognuno che le chiedeva
e le raccontava
immedesimandosi nei personaggi
a volte
a volte parlava di principesse
a volte cantava canzoni senza rima
***
Da dove venisse Muschio nessuno lo sapeva
e se avesse un cuore
un amore
o un destino
no, non c'erano due versioni
uguali
***
Muschio un giorno disegnò un sole
sopra una parete scura
vicino ai barconi
quelli dello sbarco
e forse fu allora
che capirono che lui non era solo
***
Raccontò la sua ultima favola
che era appena passato il Natale
e poi
non seppero più nulla di lui
per molto
molto tempo.
***
C'è ancora il sole disegnato
su quella parete
e una scritta fatta da una mano sconosciuta
"la sua favola era la vita, il suo amore
una malinconia d'inverno."
Abbandono la mia nube
per fare un po’ di spese
su questa terra assurda
compresso tra gli idioti
che corrono nel nulla
per arrivare a notte
e con candele in mano
cantare al Dio che nasce