Diario di Poesia e Letteratura Italiana. Scrittori del web presentano le loro opere d'Arte. - On line dal 28 Agosto 2003 -
31/01/2009
lingue, sguardi, voci, fuoco incrociato di carezze impudiche Intrecciarsi di dita sulla pelle candida e ruvidi sapori. Intrecciarsi di due vite che per un attimo si succhiano via a vicenda. Emozioni e corde tese, sempre ad un passo dall'estasi infinita.
Il mondo in una soffitta, era una stanza tutta per me, lì io mi estraniavo, passavo intere ore davanti al computer, mentre la realtà prendeva un’altra direzione, tutti a dirmi, devi vivere immerso nella realtà, perché non parli con il tuo compagno, elargisci agli altri un po’ di te. Non essere mai egoista, il mondo non può essere una stanza, il mondo ha tante civiltà, ognuno può dire la sua, tu perché non ti esprimi? Andando avanti negli anni quella stanza mi seguiva di pari passo al mio cammino. L’avevo adottata nell’adolescenza, e via via che crescevo la stanza prendeva varie forme, anche a scuola la portavo, magari mentre la professoressa spiegava, e, se non mi interessava l’argomento, io andavo in quella stanza, mi mettevo a sedere e guardavo il cielo, il volo degli aquiloni, delle rondini, quando arrivava la primavera si stava più in giro, più a contatto con gli altri ragazzi, ma per me la mia stanza rappresentava me stesso, e non vedevo l’ora di arrivarvi. Ogni giorno, oltre che i miei familiari, anche i compagni dicevano, ma che fai sempre a casa, perché non esci, incontri qualcuno, parli con quest’altro. Feci il soldato, la stanza divenne l’esercito, pensai anche di mettere la firma, perché lì si era proprio fuori dal mondo, e io mi rifugiavo nella mia stanza dell’esercito, ma arrivò la salvezza, e intanto gli anni aumentavano, ma la stanza rimaneva dentro di me, la portavo in ogni luogo dove andavo. Nel tempo sentivo che qualche cosa doveva modificarsi. Un bel giorno sentii che ero andato in stallo, bisognava modificare qualcosa, trovare una stanza adiacente la mia, la trovai e la sposai, due stanze formarono una capanna.
Sono immobile
non posso muovermi
non posso decidere nulla
mi manca la forza fisica
Mi sento un' invalida
Non è evidente?
Quel che si nota
è l'aspetto esteriore
Forte
Rassicurante
Risoluto
Vi sbagliate
Sono solo un invalida!
Tiziana Soressi: Eva per Eva. Frammento intatto di un’amicizia femminile
24 Gennaio 2009
Ella consegnò timidamente all’amica un pacchetto avvolto da una sottilissima carta bianca, dicendole: “L’ho comprato per te, se vorrai accettarlo. Appena l’ho visto, ho pensato che sarebbe stato bene tra le tue mani”.
Poi se ne andò via, senza concederle neppure il tempo di replicare. Allora l’amica aprì l’involucro, stupita. E dalla carta bianca sottilissima si srotolò una tazza, dalla forma affusolata, che andava allargandosi lievemente verso l’alto come una corolla.
Lei la prese tra le mani e fu catturata dall’immagine che si distendeva lungo la superficie: una tenue landa verdeggiante, coperta da radi arbusti ghiacciati, su cui erano intenti a pascolare, a gruppi di due e di tre, cervi nerissimi.
Sullo sfondo, un po’ più in là dell’ultimo cervo all’orizzonte, repentine pennellate che sfumavano in curve dai colori appena adombrati ritraevano morbide colline tondeggianti. E, ancora più in là, si spalancava il placido turgore di una soffusa alba boreale, fino al profilo dorato dei bordi.
Passò le dita sulla superficie della tazza e avvertì nei polpastrelli lo strazio del bianco, le guglie scabre del gelo che scorticavano la lingua dei cervi. Il nero dei loro corpi, tesi al brucare, era l’esserci della sopravvivenza, la quiete arcana della provvidenza in letargo fra l’erba.
Il verde risorgeva dietro la brinata con vigoria inesauribile: promesse innegabili di primavera in brevi sussulti di terra. Ascoltò la lenta pazienza della mascelle dei cervi che centellinavano le radici sopravvissute, l’operosità levigante della loro saliva.
E poi confuse le sue dita nell’orizzonte come fosse seta: la curva argentata della collina lasciò vibrazioni di luce sulla sua pelle, luminescenze appena vive. E più in alto la sua mano inciampò nel tepore del rosa: il grumo splendido dell’alba, dove il sole e la luna si confondono e c’è solo il fiato del nuovo giorno e i colori non hanno ancora assunto il loro sbadiglio terreno.
Prese la tazza tra le mani e avvertì sulla linea levigata della fortuna il graffio delle lontananze: la sterminata quiescenza del cuore, dove l’incontro è l’unico punto fisso, la salda dimora. Ogni incontro è irripetibile. È l’amore a renderci nomadi. Piantiamo tende sui nostri sguardi e ci poniamo intorno al fuoco a bisbigliarci le domande ultime, le nostre assolute incertezze.
Dio c’è anche nell’innominabile.
“Amica mia, come farò quando non ci sarai più?” E mi porti l’alba in una tazza, per farmi bere d’azzurro, tu che conosci il segno della mia sete. E mi porti le distanze levigate da scorrere col dito, tu che hai visto il mio periplo tra nuvola e poesia. E mi vesti col rosa delle albe, tu che mi hai indicato il volo delle aquile e la cuna profonda della terra, dove cervi nerissimi fiutano i primi germogli.
Berrò dalla tua tazza i giorni che mancano. E la nostra lontananza sarà solo la parte mezza vuota.
Eva per Eva. “Amica mia, come farò quando non ci vedremo più?” Eva senza Eva.
Cambierò l’acqua della coppa tutti i giorni per non farla sfiorire. E rimarrà l’incanto.
Dono di Eva per Eva: un’alba da tenere tra le mani.
Sono stanca di restare
qui dinanzi a questo specchio che non fa altro
che riflettere una Donna
[ed il suo cannibale mutare]
giorno dopo giorno senza neanche avere il coraggio
di mandarlo in mille pezzi questo maledetto riflesso
di ciò che più non riconosco
Sono stanche le mie gambe
Sono stanchi i miei piedi nudi sopra i cocci di questo tempo
di rincorrere quell'illusione di riuscire ancora
a raggiungere Te
una macchia in un cielo inzuppato di ricordi e pallide nuvole
pronte a scaricarmi addosso le grida di una realtà
[ed il suo crudo amore]
Sono stanca di tremare
di inebriarmi di finta emozione
di scuotermi al peccato..stanca..
E me ne resto qui
a Consacrarmi al Mio Riflesso
Assieme alle ombre della sera
Scende nel cuore la malinconia
Quando per strada s’accendono i lampioni
E i respiri anelano il riposo.
E sarà ancora una notte di silenzio
Di quello duro
Di quello che fa male
E sarà ancora una notte di pensieri
E di lacrime intinte nel tuo nome
Quale inchiostro a scrivere parole
D’un amore che mai si leggerà
Che appartiene al vento, all’anima
Al sussurrare del cielo tra le stelle
Alla purezza che non teme
Oltraggio dal tempo
Perché fuori del tempo
Al mio ostinato dipingere coi sogni
Un murales che non avrà realtà.
E sarà ancora una notte di silenzio
E sarà ancora una notte senza te.
L'amicizia è uno dei sentimenti più belli da vivere perchè dà ricchezza, emozioni, complicità e perchè è assolutamente gratuita. Ad un tratto ci si vede, ci si sceglie, si costruisce una sorta di intimità; si puo' camminare accanto e crescere insieme pur percorrendo strade differenti, pur essendo distanti, come noi due, centinaia di migliaia di chilometri.