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28/02/2009





Eros




Corpi lucidi, sudati
dall’afosa estate.
Umidi e distesi
su bianchi teli,
si sfiorano leggeri,
tastando profumi forti
di umori traslucidi,
tra cosce e membra,
che invitano ad abbandonarsi
in percorsi lussuriosi

Franco


©2006-2009 Paopu by DeviantArt




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- Franco61 -


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sezione: poesia












Atomi e fardelli



Atomi e fardelli

portati dietro e avanti

rimanendo dritti

lardelli vagabondi

dei quali liberarsene

il più in fretta

rovesciati dall'amaro

nudo petto

in vista di un'estate

sempre la stessa

eccoti il cielo

il doloroso

 

 

 





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Vivere il giorno



Vivere il giorno, e di questo, stare lieto, senza nessun altro desiderio che viverlo in pace e in armonia con il creato. Benedire ogni cosa provenga da Dio, e stare in pace con se stessi, perché sicuri di non avere fatto del male al prossimo, e se per caso qualcuno si sentisse offeso dal mio comportamento, chiedo scusa, io sono qui, qualcuno si faccia avanti, ed esponga il caso. Certo, potrei essere migliore, comportarmi da fratello con gli altri che incontro per strada, ma le vicende interiori rimangono interiori, non appaiono sulla fronte. Tra una ventina di giorni apparirà la primavera, si esulti per questo, che è una notizia particolare. E’ l’evento per eccellenza, tutto si risveglierà dal letargo, stiamo lieti. Tanto tempo fa, avevo acquistato una pianta di lillà dentro un vaso, per emulare Eliot, ne La terra desolata. Ora non ho più niente da emulare o da rincorrere per le ali del vento. Quanto tempo è passato dai miei vent’anni, infiniti e sono inchiodati al muro e io talvolta li sfoglio quasi fossero un calendario dei tempi passati. Il passato non ci appartiene più, eppure è da lì che siamo passati, volenti o nolenti, mia madre e mio padre hanno avuto una storia dietro, e me l’hanno tramandata educandomi. C’è sempre un retroterra dietro di noi, e noi ne siamo il risultato finale. E la primavera? Arriverà la primavera. Leggiadra e bella, sempre quella. Le favole racconteranno l’eterno ritorno. Ad ogni primavera si tramanda che il cosmo ha il suo valore escatologico, nel suo senso circolare. Noi uomini abbiamo un tragitto verticale, non circolare, ma attaccati agli anni che compiamo in tante primavere. La natura non ci tradisce mai, siamo noi uomini a tradire la natura, sfidandola, disboscandola, non dando cura al territorio che ha tanto bisogno di spazi, ma noi vogliamo costruire. La primavera verrà, diamole tutto il saluto che essa merita.





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27/02/2009









Non è facile riconoscere un amore

nella confusione del quotidiano

Un sentimento semplice

Non è altro che un continuo

incontrarsi, sfuggirsi

e ancora rincorrersi

per creare la storia

Non è una storia di sesso

ma il sesso è vita.

L'amore riempe l'anima

dando la giusta gioia

La storia sembra sempplice

quando c'è un sentimento profondo

spesso complesso

pieno di difficoltà

tanta simbologia

l'anima si dilata

diffondendo un dolce profumo

per superare le difficoltà.





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Non piangere



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(ispirata da butterfly di Badi Assad)

 

Quanto sterile appare

questo tuo ostinato peregrinare

tra slanci verso il sole

e poi

l’inevitabile precipitare

in fondo

ancor più giù

dove si spegne il mare.

 

Vana

è la ricerca dell’essenza

qui

qui sull’aspra terra

dove c’è concesso niente più

che minuscoli granelli d’apparenza.

 

No

non piangere

se riesci ad afferrare

solo poche briciole

dispersa polvere di quel tutto

che ingenuamente ambivi.

 

Fragile

è l’amore sulla terra

imperfetto e confuso

è solo il flebile riflesso

di quello che un giorno avremo.

 

Misero è l’assaggio

della dorata perennità

dove esiste solo amore e gioia

in quantità.

.

tiziana mignosa

02 2009

 





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26/02/2009





Il ballo in maschera finisce qui



il ballo in maschera

 

A terra,
Scollata dalla pelle che,
Nuda,
Si contempla stupita,
La maschera giace,
Sorridendo beffarda
A quella verità
Che fino a poco prima
Aveva ben celato
Col suo sembiante a velo
Spesso e mistificatore
D’un vero falso a rovescio nel pensiero.

Or tra di noi s’insinua, s’intrufola
Striscia  e s’innalza a scudo rilucente
Muta ci guarda
E c’interroga nel cuore.
Sarà diverso il sole da domani?
E la luna, che stanotte da nebbia di lacrime,
E' offuscata
C’incanterà ancora?
Saremo spalle in opposto a sfumare
O ancora mani in teneri cenni di piacere?
E questa verità d’improvviso spuntata
Sarà capace a farsi perdonare?





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- Diana1 -


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Amore

che sapore ha il tuo amore

il mistero mi avvolge

e non ha sapore alcuno

non sa di sensazioni

se non di desideri

che spengo

ogni volta dentro me

cercandoti

con la forza prerompente

del mio

pensiero

amore

che sapore hai

se non di

dolce amaro





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Il fiato di Marzo

 ***

 

Sa’ di Marzo il vento

che ascolto

in questa cena vuota

di rimbalzo

al tempo consumato

 

il vizio

della vita spesa

in attese senza l’onda

mi lascia qui a pensare

adesso, che il vento

ha di Marzo il fiato

 

e le parole

sono mute illusioni

fiori, lasciati sponda di un sentiero

a consumare

nel suo profumo il tempo

 

bandiera a mezzo cielo

è il mio pensiero

vinto all’alba, che contro il mare guarda

all’orizzonte di un risveglio, il verso

 

lasciato strada

di un ala direzione.

*

*

 

~ © Nunzio Buono ~





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Al di là dell'illusione



Viaggio Seba

Confusione e paura

Regnano

Nel mondo

Dell’’apparenza

Per svanire

Nel disincanto

Dell’illusione

 





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il perdente





si mischiano le carte
al tavolo dell'arroganza
dove la ragione
soccombe al torto
dove il bianco
diventa nero
e il nero
 bianco
dove l'unico diritto al rilancio
è il grido silenzioso
del perdente
mentre una smorfia  di umiliazione
gli solca le rughe
ormai avvezze all'ingiustizia
vestito di disgusto
si alza dal tavolo
abbandonando il gioco
ha perso la sua posta
per mano di un baro




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25/02/2009





Il letto



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(ispirata da Sensual Seduction  di Snoop Dogg)

 

Come un quadro

d’estasiante bellezza

disfatto è il letto

e impera

nella quieta stanza

vacua

senza più musica.

 

Immacolate le lenzuola

giacciono

inerte increspano

quel che forse è stato

l’impudico giaciglio.

 

Nella penombra silenziosa

di niveo lino

percettibile agli occhi e al tatto

tra un’ansa sinuosa e una vaga piega

accendono

di vivida fantasia

l’impalpabile ipotesi.

 

Lenzuola stropicciate

profumano ancora di vissuto andato

testimoni involontarie

dell’incerta idea

narrano

senza nulla dire

suggeriscono in sordina

una notte folle

desta e accesa per amore

o solo una notte solitaria

agitata

e senza cuore.

 

tiziana mignosa

03 2008

 





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Un calice di argento



In una favola di amore vorrei contenere quello che ho per non disperderlo nel vento, altrove mi sarei trovato diversamente da come sono. Non avrei trovato l’elemento scatenante di quel che ho, la favola, vivo in una soffitta dove vedo il cielo, e lì, ho costruito vari marchingegni per parlare con le stelle, ad ogni solstizio d’estate, ricevo il sole con un raggio nel tesoro che ho nella soffitta, un calice di argento, che contiene tutti i colori del mondo, ebbene proprio in quel giorno, la stanza della soffitta, si riempie di tutti i colori del mondo. Questo calice l’ho trovato da un mercante egiziano, e l’ho acquistato a molto prezzo, ma ne valeva la pena, perché in quel momento magico, tu ti rendi conto di far parte di un tutto, che vedi, e che puoi vedere una sola volta all’anno. Quando il sogno diviene realtà, ti rendi conto di far parte di un amore totale, che soltanto un essere soprannaturale poteva dare, e tale essere ha dato ad ognuno del mondo una abilità, una strada da percorrere, e seguendo tale strada, sicuramente tutti noi ci ritroveremo a far parte di quel tutto, che un giorno l’Essere Supremo ha creato, e a cui ritorneremo dopo un cammino di tribolazione, ma sempre vale il detto che dice, doglia passata, doglia dimenticata. Nessun peso ha la parola detta da una persona che ne dice troppe, sarebbe come ascoltare il vento nella bonaccia, il silenzio. Ora mi trovo nella soffitta, e ho installato un telescopio grandissimo, e ci si rende conto di quanto siamo piccoli noi umani. Oh se qualcuno si crede grande in questa terra, venga pure a vedere da un telescopio, quanto infinito sia lo spazio, da cui tutti proveniamo, da quel grande Big Bang, da cui tutti noi siamo nati. E non mi si venga a dire che dopo tale nascita cosmologica, qualcuno sulla terra  possa ritenersi grande, siamo tutti delle formiche, che raggranelliamo nel nostro deposito, che noi volgarmente chiamiamo casa, tutto il necessario per le quattro stagioni, e lavoriamo, e siamo retribuiti per farlo, e in base alla nostra retribuzione, il carico nel deposito sarà più o meno abbondante, ma nessuno si reputi grande in questa terra, che è un granello di sabbia, in confronto ai miliardi di miliardi di universi da cui è costellato l’infinito universo, che è l’infinito stesso.  





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- albertoteodori -


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STRISCIA ARANCIO FRA GOMME



Striscia arancio fra gomme

Vigne ritorte in tondo aragosta

Era tempo che scoccassero le cinque ore

negli occhi grigi di riso

Sorpresi  in un  bianco ciuffo

cadevano abbracci

e temevo l’addio

fra le mani limoni maturi

e strade tortuose nell’allontanarmi

Di te spaccavo gli sguardi lucidati di luce

sebbene non riuscissi a credere

che il fuoco bruciasse nei prati

Stringevo respiri nelle piccole tasche

e una solida zolla di terra rivoltata

che il trattore detestandola,

l’aveva amata.

Perfetto stavi  nel sole

Dedicandomi un bacio





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Spaccato di memoria

 ***

È spoglio quel ritorno,

disavanzo e muto

voce, di un falò spento

sulle radici annegate con occhi volti al cielo

 

e quanta penombra illusa

ne ha colmo il calice, questo cielo

di un sole senza rami, braccia spese

per riscaldare l’inverno

 

il vento ascolta il suo respiro

e ne fa sibilo urlato alla mia porta

che attende luce

flebile pensiero giunto all’ora della sera

 

è tutto un lacrimare

di pioggia sulle crepe

spaccate alla memoria

di un tempo seme

 

il celeste volto ai piedi

a confondermi la terra, mi sovviene

lento ritorno al volo

nell’ala della tua sete.

*

*

 

~ © Nunzio Buono ~

 





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Questo avrei voluto dire

 

Sono felice, o almeno ci spero. Ti ho amato davvero con tutto me stesso e so che questo tuo gesto è frutto della disperazione e della rabbia che hai, non per altro credo. Lo fai per me;  perché mi ami anche più di tutte le finzioni che mastichiamo giorno per giorno in questo parco giochi che è la vita; mi ami oltre le immagini che danno alla televisione; oltre le menzogne dell’autoscontro o della slot machine. Com’è la vita? Come una ruota panoramica che gira;  per tutti c’è un punto in alto, l’apice, da dove guardi il mondo e ti sembra infinitamente più piccolo di te e sei invincibile; e per tutti c’è un punto di fondo, da dove ti sembra impossibile risalire, anche se ci provi con tutte le tue forze. Ora siamo lì, sotto noi stessi e forse non risaliremo mai più, ma mi piacerebbe lo stesso crederci, anche solo per un attimo. La tua mano piccola nella mia, che ora non controllo più, è stata il filo sottile che mi ha legato a te fino ad ora. Non piangere, non serve, non fin quando almeno non lo farò io per primo. E’ difficile, lo so, ma niente è stato semplice, ed ora, niente può fare  eccezione credo. Ho capito cosa è l’amore, ho amato tutto di te e sono contento di essermi bagnato nel mare nero dei tuoi occhi impenetrabili e sinceri, come una luna scura che nasconde una vita intera inimmaginabile. Non mi mancherà nulla perché ho avuto tutto da te, e continuerai a darmi tutto anche quando saremo stanchi di noi, anche quando sarai stanca del mio ricordo e di me stesso. Non si può continuare a riempire un bicchiere già pieno, ed io, sono già pieno di te. Fallo. Bevi ogni goccia della mia vita e diventerà tua  per sempre.

 

Questo avrei voluto dire ma non dissi niente; ma, tramite la sua mano calda che sentivo appena, ci dicemmo tutto in un sorriso; poi non so cosa successe dopo. Era tutto così talmente confuso nella stanza bianca. Era tutta una musica veloce il mio corpo. Era tutto un vortice segreto la mia testa ormai spenta dal silenzio del rumore che mi ovattava dal mondo esterno, e non controllavo nemmeno i miei pensieri. Il mio corpo non mi rispondeva più. Fu solo un attimo. Un attimo ancora e poi sarebbe stato solo silenzio.

 

...........................

Luja





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come me per chi non ha un talento



perdersi

nei vuoti a rendere

di quelle giornate

che sembrano

sparuta neve

nella sabbia

fino a ridere a

crepapelle senza

dar senso

comunque vada

sfogliando sorrisi

sguardi e cipigli

con lo stesso verso

ancora ha molto

da dire la poesia

soprattutto a chi

non la capisce o

per chi non ha senso

non per la rima

non per il verso ma

per tutto quello che

lascia seminandoci

dentro l'alone

d'eterno a cui

ognuno sfugge

sguscia via come

da una noce a

volte so di non

aver talento ma

mi accontento di

scrivere anche di

peggio solo

per sottolineare

che c'è sempre la

speranza a far

meglio ecco perchè

mi perdo non per

le impronte ma

per il dubbio che

tutto oltre le parole

abbia un senso

infinito e più

bello





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24/02/2009









L'aura

Fremente corsa di fiati
mentre il tempo scade
come una bottiglia dimenticata
in attesa di momenti felici

Parole...


liquide,
morbide,

feroci,
graziose,
rabbiose,
ghiacciate,
assenti,

nostalgiche,
assurde,

solari,
vellutate,
veloci,
ripide,
ruvide,

chiassose,
molli,
lente


giacciono.

Sul languido respiro di un ventre

planano.
Sulla carne di un corpo ozioso


echeggiano.

Nel vuoto ridondante della mente


Nel silenzio
dei miei occhi
tutto
è
scritto
...





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- BRiCioLaDiSoLe -


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23/02/2009





Lupetta mia



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Diletto è il ricordo

che di sorriso accende

la Lupetta cara

quando cucciola giaceva

nel palmo della mano

o quando

in lei fremente

il tonno scatenava

l’appassionata frenesia.

 

E zuccherina è tutt’ora

l’ansiosa Lupetta mia

rotondetta e assai pigrona

che di tutto si spaventa

e che da sempre si dispera

seppur stringata

è la mia assenza.

 

Raggiante

e senza indugio alcuno lei s’accende

ad ogni sospirato mio ritorno

anche quando la lontananza

è solo di un decimo di secondo

allorché scodinzolando fiduciosa attende

i calorosi sorsi dell’indiscusso Amore.

 

Ma allora …

 

chiara ancora non è

in lei l’ovvia cognizione

che a nulla serve implorare

anche la benché minima attenzione

perché per me

Lupetta è dolce letizia del mio cuore

zucchero filato e soffice candore.

.

tiziana mignosa

02 2009






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- poesienelvento -


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-Fiato-



Fiato !

Gemito cocente che mi inumidisce le pupille

Acceca l’ossessione increspata sotto i pori

e respira il disegno che cola sulla gote

sbavandomi la parola dal rossetto rosso sangue

Fiato !

Impadronito dalle catene gelide

Intorno ai polsi descrivi la mia follia

il mio impastato donarmi alla sconcia ragione

e con graffi svestirmi degli occhi..che bruciano..che muoiono

Mio Fiato !

Che mi sbucci il respiro riflesso sui palmi

inondami del fermento suo..addolcito del mio amore

e sfamami l’affanno dell’impavida arsura

che Fiato suo..su vertigini scomposte

ha legato al freddo acciaio di un letto di ferro

...e nastri di seta

-Runa-





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- rose74 -


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In the air



In the air.

Plano lieve

sulle labbra tue.

Il brivido

sottile ti sfiora.

L'amore

è un infinitesimo

spostamento d'aria

che si propaga

oltre noi.





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- flameonair -


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22/02/2009





Mano nella mano



Mia moglie ed io stavamo percorrendo placidamente il viale dei tigli sottocasa, quando sento un confabulare di una persona dietro di noi. Era il professore di disegno in pensione, che vedendoci dice, che bello vedervi passeggiare mano nella mano, mi fa tenerezza, bravi, continuando in questo tono sommesso dice, io ho bevuto una bottiglia di birra in più del solito per esorcizzare il mio dolore, con l’alcol curo il mio danno, ho mia moglie sul letto gravemente ammalata, e lo dice con qualche umidità agli occhi, rossi da tanti pianti. Noi ci fermiamo, mi sento ferito al cuore e non mi viene niente da dire a quel poveretto che ha goduto per un attimo nel vederci mano nella mano. Avrà pensato ai suoi momenti migliori, quando anche lui passeggiava con la moglie per le vie del paese. E’ tanto un bravo uomo, e vederlo in quello stato mi ha toccato il cuore. Tante volte io disprezzo ciò che ho, e oggi quello che ho, ha fatto esultare di piacere un uomo, che quello che io ho, lui non può più averlo, ed è troppo distrutto dal dolore per rifarsi una vita. Ah quanto mi ha insegnato questo episodio! Pochissimo basta, soltanto tenersi mano nella mano per suscitare tenerezza a chi non può più farlo, e affoga nell’alcol per dimenticare, che non può più fare niente di fronte a una grave malattia. Impotente gira di bar in bar per non pensare. Che puoi vedere la televisione? E’ troppo grande il dolore se non lo esorcizzi con qualcosa che non ti faccia pensare. Cerchi solo di sopravvivere a un evento luttuoso, che presto o tardi arriverà. Che altro puoi fare? Non puoi stare tutto il giorno in una camera con chi sta soffrendo da morire. Esci, ti divaghi, bevi birra, tanta quanto ne puoi, per non accedere ai ricordi che ti potrebbero far soffrire ancor di più. E poi non c’è nessun limite ai dolori. Purtroppo!





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- albertoteodori -


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..una parola.
Un`emozione.
Tu riesci a darmela.
E poi scherzando dici che io
io sono dolce
tu lo dici?

Tu che grazie alla dolcezza
hai preso il mio cuore.
Tu che mi doni queste sensazioni.
So che forse un giorno ci saranno delle difficoltà,
ma d`altra parte so che se non ti confesso tutto,
in questo momento.
Se non ti chiedo, di essere mio.





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- asiaxasia -


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Vienimi più vicina

 

Vienimi più vicina

qui

accanto al cuore

senti

senti come batte forte

cosa mai sarà

tu cosa pensi

su

fammi vedere radiosi i tuoi occhi

che mi scoppia il petto

non lasciarmi così nell’incertezza

il mio cuore è tra le tue mani

ora

non senti

sono un passerotto che trema

e pende dalle tue labbra

in attesa del suo destino

 

Pietro Atzeni





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- pietroatzeni -


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Le vicende di un idiota



Si sa che le malattie della psiche o anima o mente sono complicate, perché vanno a toccare una particolare sfera cognitiva, il cervello. Com’è duro stare aldilà della barricata, ossia svolgere la professione di medico. E com’è duro sentire in prima persona la vita interiore di una malattia, che esteriormente non dà apparenza, ma la prova sta appunto nel confronto degli altri che ti sono vicini, e quando il confronto con gli altri diviene rigido, cioè non si riesce ad incanalare un discorso, il malato interrompe ogni rapporto con la realtà, e tutto diventa ancor più rigido. Il malato vorrebbe essere accettato dagli altri, ma non fa nulla in questo senso, anzi, diventa ancora più rigido. Che cos’è la malattia? E’ quando non riesci a comunicare con gli altri, faccia a faccia, il tuo io, perché magari dietro c’è tutto un retroterra di passato, che ha impedito tale fuoriuscita dell’io. E i più non ti capiscono e ti scambiano per un superbo che non saluta nessuno e chissà altre cose dicono alle tue spalle. Quando viene meno l’espressione diretta in modo adulto con gli altri, ci si sente mancanti, e viene dentro una rabbia anche essa resa inesplosa. La conseguenza netta di ciò non è che la depressione. Allora diventi un tutto e dai grandissima importanza al tutto, tanto di dimenticare te stesso. Dice il saggio, ama te stesso come il prossimo tuo. E ti accorgi di essere mancante su tutti e due i fronti. E che fai per avanzare positivamente? Niente, perché tu prendi tutti gli psicofarmaci del mondo, che non ti fanno pensare, né volere, e ti senti come un rifiuto organico, galleggi e basta. Il resto è storia.





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- albertoteodori -


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il bianco e il nero





sospinta da flussi d’amore

e riflussi di disprezzo

alterno i miei giorni

come onda che tenta l’approdo

ma inevitabilmente  ritorna al mare

dopo essersi frantumata sulla roccia

 

si accavallano nella mente

il bianco e il nero

senza mai mischiarsi

per permettermi ancora di gioire

per permettermi ancora di piangere

 

interpretando ogni piccolo gesto

ogni insignificante parola

che diventa on e off

per accendermi o spegnermi

per amare o odiare

per vivere o morire.

 

e mi trascino in alterni umori

senza mai fine

di questa malattia

senza cura

che sa di solitudine e malinconia

sulle mie labbra inaridite.





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- veronicasn -


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21/02/2009





il calore di una candela...



Niente è più silenzioso
di una candela che
rilascia adagio  
il suo calore…
Ascolto il tuo parlare
mentre ti guardo e mi fai
rivivere   i momenti
che nella tua  tenera  luce
ci siamo scaldati…
Goccia dopo goccia
la cera si scioglie
al cospetto dei  nostri occhi
tu scompari;
quella fiamma ti porta con sé !
Attimi che ci lasci
come un sole che scompare
a rilento nell’imbrunire della sera…
Prima di spegnerti  esali
l’ultimo respiro cercando di capire
se il tuo calore abbia scaldato
ciò che era freddo…silenziosamente…
 
                          Amfortas
 




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- mondoamfortas -


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Le estremità del cielo



Chissà quanti volumi equatoriali ha il mondo, e dove sono i confini fra spazio e terra e la dinamica della quantistica, senza tempo né spazio e il cielo? Il cielo sta sempre là, ovunque siamo messi in ogni luogo. Sorprende sempre il cielo per la sua nitidezza, il suo candore, illuminato dall’alba che ne schiarisce presto i contorni, e ovunque siamo immersi su questa terra, esso sta sempre là ad attenderci o noi che lo aneliamo, perché vorremmo sempre andare ad avvisarlo di tutto il formicolare del mondo. Ma lui imperterrito svolge il suo ruolo, stare al di sopra del pianeta terra. Ma non è un po’ restrittivo tale ruolo? Lo dimostra ben bene quando ci sono i temporali, ovvero mi correggo, al di sopra delle nubi lui svetta limpido, e tanto non lo immaginiamo mai il sole sopra le nubi, tanto ci sovrasta questo bullone d’Achille, mi si passi per tallone, che ci fa star male, specialmente ai depressi, che sentono come una cappa la lana delle pecore sempre più nera e fare mille volti tanti quanti ne contengano la Sfinge dell’antico Egitto. Oh avessimo ali da draghi, svetteremmo con la fantasia oltre le nubi e arriveremmo a fare fuoco persino al sole, e saremmo fritti in una ampolla, che qualcuno depositerà per conto nostro nel Gange, la poca polvere rimasta dopo la frittura di drago e scudiero. Ah che figuraccia! Esclamò Icaro, ma io almeno avevo la cera e non ho fatto la stessa figuraccia vostra. Vergognatevi! Nel medioevo i draghi non avrebbero fatto le stesse cose della modernità! Ci sono due orologi, uno va avanti, l’altro va indietro, io scelgo quello che va avanti e volto il capitolo. Mi verrebbe da dire, perché dite che il cielo sovrasta la terra? Non dite così, dite che è un tutt’uno. Oh potessi arrivare aldilà delle stelle, aldilà delle galassie, aldilà di mille universi, potessi raggiungere la parte infinita di miliardi di universi, e tutti in equilibrio fra scintille ipergalattiche di sommi sogni, fatti a primavera, quando si ricomincia a vivere, io non vorrei mai lasciare tale spazio cosmico, lasciatemelo aperto e che lo sappia soltanto il sommo Creatore ed io soltanto, e se non osassi troppo, chiedo umilmente da grandissimo peccatore quale sono, per la intercessione di mia moglie, che è una santa in terra, ve lo garantisco io stesso, dal momento che mi sopporta come marito da venti lunghi anni, ecco, solamente per questa intercessione, io chiedo di poter tornare dove in sogno sono arrivato, e traghettato dalle siderali galassie e imperiture stelle comete, chiedo di arrivare alla corte celeste, dove s’incontra lo spazio cosmico di trilioni di imperscrutabili presenze megagalattiche, dove gli universi infiniti fanno spavento al sidereo canto di trilioni di firmamenti, in un abisso totale fra ancestrali direzioni di infinite distanze cosmiche, mai immaginate da pensiero umano. Dov’è il vero destino? Di quale miracolosa presenza è formato l’uomo, e quanto egli sia importante ai destini di infiniti universi, se proprio il Creatore ha destinato l’uomo ad essere a Sua immagine e somiglianza su questo piccolo pianeta? E se proprio Suo figlio ha chiamato a redimerlo?





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- albertoteodori -


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Clessidra



Frantumato
il dì si spezza in pulviscolo di sabbia
grani sparsi di vissuto in riga
costretti nella colonna
che batte il tempo filo a filo
e si rovescia.

Bianco sul nero
e ruga contro pelle
ad ogni completar d’ampolla
segna le linee stracciando il calendario
mentre il sole resta sempre uguale
anche nel tramonto.

Chi canterà i miei passi?




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- grisby6043 -


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...e si continua a sperare.



 
e si continua a sperare
ad aprire bocche alla povera gente e lentamente  muore
e nessuno ci può far niente,
ad aprire  le porte alla speranza :
a chi non ha cibo da mangiare
e mostra la miseria, la disfatta di una vita,
gente ,che si chiude gli occhi ,per non vedere la paura …
 
…ma quale è la vera disperazione
di un povero cristo che ha fame ?
o ,di una canaglia che ti vuole ingannare, ammazzare ,violentare,
o , è di quel disgraziato ,che vaga come un pezzente
per le vie del mondo ,
cerca un tozzo di pane e fa a botte per averlo…
 
…un vagabondo forse
che dorme sotto un tetto,in scatole di cartone,
e in lui nasce improvvisa una preghiera
si inginocchia a terra   e prega , chiede perdono a Dio
giustizia su questa terra?....
 
…e si continua a sperare ,a non volere  più soffrire:
un uomo ,una donna innamorata
parlano nel buoi attraverso un filo,
e si continua a vivere ,a non voltarsi indietro,
a chi davvero ama…
si continua a ignorare ,ignorarsi, a far finta di non vedersi ,
si aspetta,  chi fa il primo passo ,
una dignità da distinguere ,rendere indelebile …
 
…si continua e non si avrà mai fine
a vedere con invidia l’orto più bello, è quello del vicino ,
la diffidenza , abbonda in ogni luogo,ora anche nel virtuale
con frasi  discrete si fa finta a non capire,
e tu mi vedi , lo so ,vuoi avvicinarti e hai paura
temi che ti mordo la coscienza,l’intimo che non tocco ,
non curarti di questa inerzia ,agisci con coerenza
e aspetto te ,la voce della tua creanza…
 
il poeta narratore.
***
si dice :chi di speranza vive ,disperato muore !




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- poetanarratore -


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Maschera

Silenzio
solo ed unicamente
Silenzio

maschera di mattino
sorridente
alle genti

tremano le mani
nel vedere
tra le nuvole
quel raggio di sole
che illumina i tuoi capelli

non arriva il tuo
richiamo
la distanza
si fa dirupo

Silenzio

fan eco tra le pareti
i pensieri miei
colmando
affannosamente
i contorni di un confine
che non ha più orizzonte

toglierò questa maschera
trovando un viso
un pianto

è una trappola il tuo silenzio





firmato da..
- Raffaella64 -


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Un battito d'ali è stata pubblicata la poesia vincitrice della Seconda Edizione 2007 del Concorso.









Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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