Stivali bianchi sino al ginocchio,
labbra di rosso imbellettate,
occhi di ceri di madonne,
labbra dipinte da Raffaello;
la ragazza del ponte delle illusioni
aspetta i suoi clienti
sotto un pallido lampione
dalla luce tremolante.
D'amor non vuol sentir ragione
e del piacere solo finzione,
maliziosa aggiusta il seno
di cui ha molta cura
come per la sua insegna
ne ha il negoziante li di fronte.
Ascolta, le mille giustificazioni
dei suoi ordinati clienti,
le mogli assenti
i figli che non gli basta mai
persino la turpe voglia
di un cameriere che ha pretese
che la fanno faticare alquanto
e per cui prende un sovrapprezzo;
ma è il suo lavoro
e senza baciare mai in bocca
scrupolosamente fa il suo mestiere
accontentando tutti
quelli che può accontentare.
Vende il suo corpo
pulito, ordinato, asciutto
poichè ella è di sana costituzione
ed è italiana
per buona pace dell'ordinato gentiluomo
che fruisce del suo servizio
e contro lo straniero inveisce
lui che ha dieci schiavi di colore
e sfugge alla finanza come volpe alla tagliola.
La ragazza del ponte delle illusioni
ha solo un credo
non amare mai nella sua vita
e cerca di non sognare
perchè i sogni fanno male
perchè solo le bambole possono sopravvivere
in questo mondo congelato.
Però so una cosa di lei
un suo segreto
a volte rivede il volto di sua madre
il sangue sulle labbra
e le sue lacrime discrete
in quei momenti la ragazza del ponte delle illusioni
piange.
Un attimo solo
mentre passa un'altra ronda
ed una falena si schianta
sulla luce del lampione,
la pattuglia dei carabinieri
le manda un sorriso
e lei con una mano
gli risponde,
la ragazza ha il tuo nome
si, il tuo nome
e un'ambulanza poco distante
soccorre un poeta portoghese
schiantatosi sul muro
del ponte delle illusioni.
Vola anima mia, nel cielo terso, e come un aquilone senza fili, prendi possesso del vento, esso ti condurrà dove tu vorrai. Con un volo paradisiaco, arriverai persino sulle alpi, laddove hanno predominio le grandi aquile, e tu volerai con loro. Andrai laddove la maestosità si sposa con la magnificenza.
Ho scolpito negli occhi la tua angelica figura d’altri tempi, insieme alla tua vivacità che ti fa assomigliare ad una libellula e voli senza fine nei meandri di ogni ambiente, e tu vivi per questo. Ti dedico tali povere parole, ma esse, indosso a te, pavoneggiano la tua persona e la identificano nella tua originalità d’artista. In un momento estatico di vita, ti raffiguro con tante rose rosa, e che aleggiano profumi d’altri tempi, e tu, inebriata, voli, danzi volteggi il tuo mondo, e lo disegni come uno sciame d’api, tue alleate, e il miele inondava l’aere della tua presenza.
Avrei voluto possedere io il tuo sole. Tu, così solare, volevi bene a tutti, e tutti ti volevano bene. Eri molto naturale, e non ti truccavi mai. Tu così esuberante e superlativa, volavi per i tuoi voli, e non ti mancava niente. Per te avrei rubato il sole per farti gioire di più. Per te avrei rubato la luna per toglierti tutte le malinconie. Per te e soltanto per te. Avrei recuperato tutti i tramonti, specialmente i più suggestivi. Avrei recuperato tutte le aurore. Così da confondersi notte e giorno. Per te l’avrei fatto. Avrei fatto per te soltanto cose belle. Le cose anguste le avrei lasciate indietro, molto indietro. Per te sarei corso dietro ad una stella cometa, e mi sarei unito con una galassia in una notte d’amore. E in quell’orgasmo sarebbero nate piccole stelle argentate, che poi sarebbero diventate d’oro. Vorrei comparire al tuo cospetto, dammi udienza, te ne prego, ascolta il mare gorgogliare il presente, il passato è formato da miliardi di gorgoglii. Io cerco o vado cercando un po’ di pace nell’eterno confluire delle anime morte, ma che non sono morte, poiché abitano il gorgoglio del mare, nell’eterno subissarsi di anime vaganti l’eterno amore.
Cammino per le antiche strade
della mia deliziosa città.
Il sole picchia forte il pomeriggio,
ma il maestrale un poco ristora.
Musiche tradizionali da un negozietto,
Fiori e lenzuola ai balconi delle case in pietra.
Sono felice, è una gioia quasi infantile
quella che sento quando passeggio
per le vie della mia città.
Tuffarmi
in una esplosione di immagini
profondamente solcate...
Stillati da profonde emozioni
e sensazioni mai provate,
ricordi spenti
riaffiorano:
lente immagini
nel microscopio
del tempo che fu…
[ tu ] Decadente Pensiero [ io ]
L'Attimo pendente dalle tue sudice labbra
è arrivato a squarciarmi il petto
e con mani di lama a contorcerti
fin dentro al Cuore diventato Croce
che incessante morde il flutto di sangue
scalpitante di voglia di sentirsi ancora
soffocare
ancora da quel pugno di legno rimasto pregno di Emozione Hai ricamato la Mia pelle con fili di ferro
e lacrime d'acciaio eclissate dalla Luna
Ora tocca a me dividermi la carne
dal Suono del Tempo che mi portava a Te e l'Eco della Tua Voce
che mi Ha Inventato nella Vita
-Runa-
Cerco la tua sensualità
tra le pieghe del mio vivere.
Cerco la tua sensualità
tra sapori proibiti.
Cerco la tua sensualità
addentando parole come frutti maturi.
Cerco la tua sensualità
per spegnerne la luce nera
che mi ha lasciato affamato.
Di sottofondo si sentono i treni fermi a vapore, anche fino a tardi. Le nostre età cambiano con il passare del tempo, e ti accorgi di quanto peso davi a tante cose che ti avvenivano, mentre a cinquanta anni scopri che era tutto inutile, non ci sono alberi grandi o piccoli, ma alberi, e tutti sono importanti, anche i ramoscelli, che tu prima non consideravi, perché ti interessavano gli alberi grandi e maestosi, e tu non ti piacevi, perché piccolo e fragile, e facevi poca ombra, allora eri scontento, e andavi da tua madre, la quercia, e le dicevi, io non mi piaccio, fammi diventare grande. Lei era che non ti faceva crescere, perché tu eri troppo piantato vicino a lei, e tante ore ti copriva il sole con la sua maestosità. Ora che la grande quercia ha perso i colpi, e tu sei diventato un albero grande e libero, ancora ti ricordi della quercia, non la puoi dimenticare, lei con una ghianda ti ha fatto crescere, nascere e volare, ma eri troppo attaccata a lei, prendevi il suo nutrimento. Ti ricordi quante volte le dicevi, spostati più in là, fammi vivere più libero e giocondo, ma lei da grande quercia qual’era, non ti rispondeva, e anzi, si vantava di avere raggiunta una posizione di altezza invidiabile per tutte le altre querce. Tu soffrivi in silenzio questo suo pavoneggiarsi, e ti faceva sentire un perdente, e dicevi tra i tuoi pensieri, io non arriverò mai a quelle altezze. Pochi passerotti venivano da te, piccolo e spelacchiato, mentre da chi ti aveva fatto nascere gli uccelletti facevano nidi e se la spassavano. Un giorno venne da te il medico degli alberi e disse, questa pianta ci fa soffrire, la quercia accanto non gli permette il giusto sviluppo, ne attira il succo vitale. Che dobbiamo fare? La tagliamo? Io assistevo a questa cerimonia tutto spaurito, no, vi prego, non mi tagliate, nel vangelo si dice, diamogli altri tre anni, poi vedremo. Io pregavo tutti i santi, specialmente San Francesco, lui parlava con la natura. Gli uomini delle piante intanto decisero di non tagliarmi, andarono dicendo, mica è colpa sua se chi gli ha dato la vita l’ha fatto vivere troppo attaccato a sé. Gli anni passarono, decenni su decenni, la grande quercia perdeva vigore e il suo vicino era sempre più bello. Un giorno la grande quercia disse a suo figlio, scusa figlio mio se non ti ho curato abbastanza, ma io ero presa dal mo pavoneggiarmi e ti ho trascurato. Ora avrai ciò che meriti. Il medico delle piante tornò dopo trenta anni su quella che una volta era una pianta malaticcia. Ora era rigogliosa come non mai e rappresentò lui per quell’anno il bosco. La mamma si congratulò, figlio mio sono orgogliosa di te, scusami tanto se ti ho fatto penare. Cara mamma scusami tu se non comprendevo la tua voglia di affermarti, ora lo voglio anch’io. Per questo ti perdono. Anzi ti voglio più bene ancora, perché la voglia di affermare se stessi nella società fa parte della vita, e questo non lo capivo, ora ho cominciato a comprenderlo.
Ti ho ammirata nelle sere d’estate
mentre sorgevi dai monti
e lentamente ti spostavi sul mare
adagiandoti piano come una piuma.
Ti ho guardata nelle sere d’inverno,
mi sorridevi da lassù.
Ho pensato mille volte di toccarti,
ma la tua bellezza è irraggiungibile.
Questa notte non sarai sola,
il rosso pianeta ti concede una visita
e io da qui seguirò l'incontro,
stupito e un po geloso.
Guardo le scure nuvole che si allontanano nel cielo.
Sembrano una mandria che, dopo la fragorosa cavalcata notturna, si avvia per altri cieli.
Silenziosa.
Mestosa.
Ha scaricato l'acqua, ha rinfrescato l'aria e adesso va a portare il suo dono ad altre terre, in altri mondi.
In questi giorni in cui alcuni amici e parenti sono partiti per cieli nuovi e terre nuove, mi sembra che tutto parli di cose transeunte.
Di passaggio.
La vita è un attimo.
Attimi inanellati a formare quel raggio partito da dove siamo venuti e che ci indica il sentiero del ritorno.
Attimi preziosi, che non possono essere sporcati da cose effimere.
Aricchiti di eternità.
Impreziositi dall'Amore.
Non si può stare senza sognare
è uno stimolo per costruire
una ragione per lottare.
Il sogno per dare ai giorni più fantasia
e inseguire un ideale
senza ipocrisia
Nei sogni sei protagonista
si sogna per realizzare,
per arrivare e conquistare.
Vivere è sognare.
E non chiamarmi amore
se non sono quel che credi
E non chiedermi
chi sono,da dove vengo
o se ti amerò domani....
Ma lascia solo che sia
l'onda del mio profumo
a guidarti fino a me
Mentre ancor non dormi
e le ore si fanno più lunghe
quando i primi raggi di luna
spumeggiano all'orizzonte
aprendosi come bianca magnolia
su sprazzi di buiore
Passerà la notte
a portarmi ancora sul tuo petto
perchè si possa compiere nel sogno
quel che in questa vita non è stato
quasi si fosse annullato il tempo
oltre un riquadro spento
sul piano dello specchio
E non chiamarmi amore
se non sono ciò che cerchi o brami
nel languore della veglia
ma chiamami semplicemente
-fremito d'aria....
Poichè io sono quel nulla
che vive nel tuo cuore
respiro dolce
ghermito dalla vita
a muoversi adesso su un limbo incolore
So che mancherà
il caldo torrido dell’estate,
il silenzio del mare
che s'infrange sulla spiaggia.
E poi l’aria fresca,
mischiata al calore di un sole
che tarda a tramontare.
So che mancherà,
quel cielo pieno di speranza,
illuminato da stelle e fuochi d’artificio.
Si mi mancherà l'estate
ma so anche che tornerà
E' cosi difficile descrivere cio' che si sente
quando si sente che si esiste veramente
e non si è solo un inganno che risuona incessante
dei giorni che passano cancellati da un calendario
..o come lancette di un vecchio orologio fermo
nel tempo perso ..rendendolo eterno
L'Anima è Entità Reale
che tu ci creda o no io l ho toccata
e sono sprofondata con essa nel Triste Abisso
piegato dinanzi alle verità
Non sò usare parole umane per descriverla
ho solo mani stropicciate come fogli di carta
infangate dallo scavare fra le lacrime rosse
che costruiscono muri fatti mattoni di niente
Non so descrivere cosa sento adesso
lascio qui l'inchiostro per la mia penna
il colore dell'oggi che si stacca dalle dita
il pizzo con cui mi adorno l'essere donna
..ed un foglio bianco su cui dipingere
la ribellione della carta
che lentamente si lascia sfogliare
Seguiterò a volere, ad avere, continuerò ad appassionarmi per le scemenze, continuerò a guardare la superficie del mare, senza addentrarmi nelle sue profondità, così da comprenderlo veramente, sulla mia pelle, e non soltanto contando il suo sciabordio. Continuerò a mostrare di me soltanto la superficie, senza che veramente qualcuno mi conosca nel profondo, dove metto le radici per la mia anima. Continuerò ad istigare il mio istinto sensuale, tanto da farmi passare da viveur, quando in realtà sono un debosciato scrittore che raggranella poche idee, e le mette su carta, fregandosene altamente dei grandi giochi letterari, perché continuerò a non volermi bene da sempre e per sempre. Il mio nome si confonderà con la massa dei poeti, almeno tre milioni, che scrivono tutti i giorni, otto ore al giorno, come compissero un mestiere non retribuito. Ma che cos'è veramente retribuito su questa terra? Soltanto l'amore esclusivo verso Dio conta, le altre cose sono fandonie. Noi ci arrabattiamo dalla mattina alla sera per fare il nostro lavoro e la domenica ci rompiamo, perché non sappiamo come impiegare il tempo. Allora andiamo allo stadio e lì sfoghiamo la nostra rabbia interiore di chi non ci saluta, del direttore che si comporta male con noi e urliamo a squarciagola una squadra di cui non capiamo niente, ma siamo tifosi urlatori per qualcuno che ci sta simpatico. Ecco la vera vita, ecco che cos'è la vita, è lavorare duro da lunedì al venerdì e riposarsi il sabato e la domenica, e facciamo le code sulle strade, e succedono incidenti, e arrotiamo qualcuno, e usciamo di strada perché abbiamo bevuto, tanto faranno l'indulto e presto usciremo di cella, anche se abbiamo ucciso qualcuno con la nostra automobile, perché viaggiavamo drogati e ubriachi. E allora a che cosa vale il tempo che passa e ci fa tutti mostri, tranne gli anziani che prendono le nostre martellate psicologiche, perché loro hanno compreso veramente tutto della vita, e noi cinquantenni la nostra vita ce la vogliamo godere, e non ascoltiamo nessuno, tranne il nostro egoismo che ci dice, divertiti, si campa una sola volta, e quella volta la voglio campare bene la vita, senza troppi sacrifici, tanto i soldi che mancano, verranno dalle tasche dei nostri genitori, altrimenti non vedranno più i loro nipoti!
Oggi voglio scrivere di cani
che corrono senza guinzaglio,
di bimbi che nascono
e di fiocchi azzurri e rosa.
Voglio scrivere di amici
che si incontrano per caso,
di scampagnate in auto
con i finestrini abbassati.
Voglio scrivere di quattro risate
dietro a una birra,
di un giro in motorino
per andare fino al mare.
Voglio scrivere di queste cose.
Buona domenica!
C'è sempre polvere
sulla strada per Orvieto,
il sole obbliquo
sul fiume Paglia
e noi con i nodi
dietro le orecchie
ad ascoltare il cantico dei cantici
bevendo vino
e pulendo le nostre armi.
Il più grande aveva
la maglietta del Che
sporca di zucchero filato
e danzava sul prato
con gambe snelle
e un tatuaggio sino all'imbuto.
La ragazza dai capelli biondi
beveva birra da una lattina,
ma era calda e mostrava segni
d' insofferenza
mentre giocava con i peli
della mia pancia nuda.
Il quarto era quasi un bambino,
con il cappello a tesa indietro
sandali francescani
e una corda con la pace appesa
o forse era un monile
rubato al mercedes di suo padre.
Quando arrivò la diligenza
sparammo alle gomme,
ma erano di legno
e non causammo gran danno,
per fortuna
i cavalli spaventati
la fecero rovesciare
sopra un fianco.
Il ministro piccolo
e saccente
alzò le mani dicendo
"io non ho niente"
con lui una ragazza adolescente
le cosce scoperte
ed una voglia di vino
sopra un ginocchio.
Il vescovo della mattanza
ci diede un crocifisso d'oro
per chiedere perdono
e l'uomo di legno
un sacchetto di cocaina
che gettammo ai pesci
del fiume Paglia.
Il padrone della diligenza
scese dalla cassetta
mostrandoci la collana
di denti clandestini appesa al collo
e con ghigno feroce
ci chiese il passi.
Il bambino sparò
senza la minima educazione
sparò con gran rumore di trombone
e scapparono due quaglie
e una volpe albina.
Il giorno in cui assaltammo la diligenza
Orvieto festeggiava un santo
e io non trovai la casa
di mia nonna
per poterci riposare
dopo la gran fatica.
I pesci del Paglia
hanno tutti un gran sorriso
e ricordano grati
la nostra munificenza
e la biondina
ha aperto un chiosto di granite
lungo la strada
"perchè si deve pensare alla pensione"
così mi ha detto
prima di dirmi addio.
Poi
hanno cambiato percorso
alla diligenza
e messo sale
sopra le siepi,
per via dei briganti e dei serpenti.
Continuarono i genitori di Silvia, lei che intenzione ha con nostra figlia? – rispose Andrea mesto, di voler frequentare vostra figlia. – Ma senza un lavoro?- lavorerò, lavorerò, qualsiasi lavoro per voi va bene? Concluse Andrea. Sì, basta che sia onesto. Poi intervenne la madre di Silvia,sa io sono ammalata di sclerosi multipla, quando c’è Silvia faccio sempre un lungo giro nel parco qui vicino, altrimenti il mio posto preferito è quella sedia a sdraio che vede vicino alla lampada, lì leggo i miei libri preferiti. Io vorrei sempre il meglio per mia figlia, ma Silvia si è molto legata a lei, nono so come abbia fatto, avendola vista due volte sole, ma la prego, rispetti mia figlia e, soprattutto si rispetti lei. Queste parole commossero Andrea, e sbottò a piangere a dirotto, Silvia accorse subito abbracciandolo. Ma poi si congedò seguito da Silvia. Questa disse- io mi sono innamorata di te, anche se sei strano, fragile, ma sei buono dentro e non ammazzeresti neanche una formica. Ritorna con un lavoro, e poi il futuro sarà nostro. Per Andrea cominciarono giorni brutti, lui era non più tanto giovane, e dovette adattarsi ad essere sguattero in un albergo, non era un bel lavoro e perciò non si presentò da Silvia. Però Andrea faceva progressi e il direttore dell’albergo lo prese a ben volere, e un giorno gli chiese, -ma tu che vorresti fare qui in albergo? –rispose, stare in cucina, imparare a cucinare. Allora il direttore disse – vai pure, che intanto do disposizioni. In tre mesi diventò aiuto cuoco. Andò subito a festeggiare da Silvia, ma non tutti erano d’accordo. Nostra figlia sposare un aiuto cuoco, ma neanche per idea. Queste erano le parole del padre di Silvia. Allorché Andrea si alzò e mandò tutti in quel paese, compresa Silvia, ma in modo volgare. Silvia scoppiò a piangere e andò in camera sua. Rimase da sola la madre che non trovò niente di meglio da fare che sedersi sulla sua sedia a sdraio, potendolo fare tutto da sola, almeno in questo era indipendente. Al ritorno nell’albergo il direttore vide Andrea con il volto torvo, e gli chiese spiegazioni, vogliono di più che un aiuto cuoco, cambia famiglia, disse il direttore. La ragazza mi piace tanto, è con lei che vorrei passare la mia vita. Cercano un ragioniere in uno studio commerciale, ma sulle prime ti devi fare il callo. Va bene tento. Andrea si ripresentò da Silvia, si presentò il padre, ancora lei, se ne vada! Che è successo? Chiese Andrea. Silvia ha avuto una grave crisi depressiva dopo che lei se ne andò in quel modo.. Andrea corse in camera di Silvia, si baciarono, era la prima volta, Silvia si riprese con l’aiuto di Andrea e Mario, il padre di Silvia chiese scusa ad Andrea, riconoscendo di essersi comportato in modo maldestro. Finalmente tornarono i tempi sereni di una volta con un ragioniere di più.
L’amore non ha gusto...
ma lo si può immaginare
e immaginarlo te lo farà apprezzare.
Allora lo cercherai, lo sognerai...
e quando lo vivrai..
scoprirai quanto è amaro l’amore...
che finisce, tradisce, punisce...
Ma amare non è una cosa bella?
come può far soffrire?
E si, è davvero strano l'amore.
Ha sempre messo un vestito rosso
a fiori gialli
con i bottoni davanti.
Le dolomiti cambiano colore
quando sei d'umore
triste
accendono stelle mattutine.
Preparava il budino di mele
cosa non molto usuale
di solito preferiscono lo strudell
al budino
quelli del posto
tra il Fadalto e Tambre.
La ricetta per quattro persone
vuole 4 mele
e lei le sbucciava con le dita sottili
senza smalto
lei non usava lo smalto per le dita
nemmeno il rimmel per gli occhi
solo farina per gli occhiali.
Mi chiese giusto il tempo
di una sigaretta
prima di fare l'amore
perchè era quello il tempo giusto
prima della neve.
Io mangiai il budino
e passai oltre
per me il tempo dell'amore era finito
anche se aveva una veste rossa
a fiori gialli
e belle gambe
però il budino lo mangiai volentieri
prima di uscire
da quella porta
mentre l'Alpago sputava
pioggia verso il lago di Santa Croce.