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14/10/2007









N

 

lucere è costumanza nebbia a novembre il rettangolo del tuo stipite raccoglie

ombre la mia ti legge il viso da questo pantografo di luce e gli uccelli stanno

                                  | a guardare crisalidi che accarezzano la tua aura in amore

 

ranuncoli rosa e bianchi si staccano dai ghiacciai per vivere nel tuo vaso di roseoro

e vitigni di baci approdano luglienghi alle tue labbra con bastimenti di fiumi di

                                                                                                                    | sandalo

                              | nevicano camicie bianche trebbiano stele alla storia

 

ho visto vestirsi di giallo giuda all’ultima cena non c’ero vigliacco spiavo suoni il

tradimento brillava in lui e il luccichio dei danari tintinnavano al ritmo di cembali

                     | e flauti di canne da cui è uscito zuppo aceto per condire la morte

 

mi pizzicò la gota uno stralcio di sole mi svegliai credevo fosse un bacio di te

labbra infuocate nell’aria incantatrice un prato accampato di viole e borragini

                                                                               | mammole e bianchi vilucchi

 

e l’edera speranzosa arrampicarsi ad un pino amaro e le margherite nella grazia

speravano io affetto da immunodeficienza affettiva castro giorni nei giri veloci

                                                                                   | della giostra

                                     | e un olio taciuto sulla croce sulla testa di un moto perpetuo

                                             | ricicla lacrime calde a questo mostro limitato d’amore

 

le mie carezze non hanno sedia vibra nel petto arpa alla corsa  di pare io vivo

la passione in un serto di fiori che di fiocchi sperano di posarsi sul tuo petto

 

d’ansia vivo carico coriferiche assunzioni sono voci nel capanno di me

bosco incendiato da cui un  vino di caverna scende nelle radici alla terra arata da

                                                                                         | miei lamenti

 

le erinni trapassano fiele a questa corazza sporadico sistema di balestra nel foyer

di suoni sussurri assentati nel canneto mobile di mie pastorizie latte di seni

                                                                        | schiariscono cupi vetri tranciati verdi                                                

                                                                   | giorni e sole crogiolato nel turchino cielo

 

 

 

 





firmato da..
- manfredonia -

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Alda Merini...


Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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