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18/11/2008





Protagora



Protagora: Non affrettiamoci, giovane Simplicio, è ancora presto per il simposio. La notte è lontana ed è piacevole passeggiar per l'Agora. I vini non son ancora diluiti con l'acqua e le ancelle ancora stan intrecciando le corone di fiori.

Simplicio: Ma cos'è questo starnazzare simile a quello di oche e capponi ?

Protagora: Forse i discepoli del maestro Iopensodirado stan cercando i loro eretici, per convincerli a randellate a tornar sulla retta via.

Simplicio: No, non mi par di sentire la voce di Pedanzio. Orsù, maestro, avviciniamoci che son curioso. In qualche modo dobbiam riempire il tempo prima delle libagioni.

Protagora: Conosco quei due che si accapigliano con tanto impegno. E' Freddiodi, di Mitilene, discepolo degli antichi ionici che disputavano sull'origine del Mondo e Gorgia il retore siciliota colui che tutto dubita. Ci sarà da divertirsi.

Freddiodi: Perverso e miscredente Gorgia, come ti dimostrò la mia logica e la mia matematica l'universo non è che il suono di un enorme cetra, dalle infinite e lunghissime corde che vibrano tanto velocemente da sembrar membrane. E gli atomi che tanto sognava in povero Democrito non son che sezioni di quelle corde che intersecano il curvo mondo in cui viviamo.

Gorgia: Interessante ciò che dici, profugo di Mileto. Ma hai prove di ciò che affermi ? Puoi replicare il suono di tale cetra ?

Freddiodi: No, allo stato attuale, non si può costruire una cetra di tale dimensione. Ma non è detto che in lontano futuro, i figli dei nostri, con i cedri del Libano e i capelli delle donne scite possano non riuscire in tale impresa.

Gorgia: Ma incerto ciò che dici e difficilmente vedremo il tempo in cui tale meraviglia, degna del gran Re dei Persiani, sarà costruita. Vi son prove più certe e concrete che non dico possiamo percepire, ma almeno intuire.

Freddiodi: Ahimè nulla possiamo dire della loro esistenza, tranne ciò che sostiene la mente, con la ragionamento e la matematica.

Gorgia: Ma quante volte la nostra mente non rispecchia il Reale, creando chimere e pegasi che certo non esistono. E ogni matematica, ogni logica è di per sè fallata. Ogni sistema assiomatico consistente in grado di descrivere l'aritmetica dei numeri interi è dotato di proposizioni che non possono essere dimostrate né confutate sulla base degli assiomi di partenza, ha dimostrato un saggio germanico.

Freddiodi: E quindi tu, miscredente cretino, osi dubitare della razionale verità scientifica dell'immensa cetra ?

Gorgia: Non cretino, ma siciliota, quella è la mia isola. Per accettare ciò che dici, non debbo sospender ogni incredulità, per fidarmi di ciò che non posso vedere e dimostrare. E ciò come ti differenzia da coloro che chiami superstiziosi, poichè sacrificano agli dei ? Anche loro credono in qualcosa che è al di là della nostra esperienza e della nostra limitata ragione.

Freddiodi: Come osi paragonare le fiabe su Zeus con il frutto della mia scienza ? Oscurantista ed ignorante...

Gorgia: Sì, sono ignorante, perchè oscuro mi è il mondo e non creo fiabe sulla sua Natura. E ti confesso, alle tue cetre preferisco Afrodite dall'occhio ceruleo che almeno mi illude che qualcosa abbia senso e che esista il Bello ed il Buono.

Simplicio: Maestro, l'iracondo Freddiodi sta alzando le mani su Gorgia. Dobbiam dividerli ?

Protagora: No, Gorgia ha le mani callose e da giovane si dilettava nel pancrazio.

Simplicio: Ma questo Freddiodi lo sa ?

Protagora: Ne dubito.

Simplicio: Però, visto come fugge, anche lui è stato un atleta da efebo. Forse correva lo stadio ad Olimpia.

Protagora: Possibile. Che ti turba Simplicio ?

Simplicio: Nobile Protagora...

Protagora: Che ne penso della discussione. Non so che dirti, son poco esperto di cetre e i sofisti preferiscon studiare la cità, invece che la fisica. So soltanto che il mondo è oscuro e la vita è troppo breve e la nostra esperienza limitata per comprender qualcosa sui Principi primi. Possiam soltanto cercare verità limitate e transitorie, da accogliere sino alla prossima scoperta. Dei, corde, son soltanto frutto della nostra fame d'Ordine in ciò che ci circonda. Se non esiste, lo creiamo nel nostro cuore. Il Senso del Reale è quello che vogliamo dargli. L'Uomo è misura di tutte le cose.

Simplicio: No maestro è che il sole tramonta e lo stomaco brontola. Volevo soltanto ricordarti del simposio. E' tempo di andare.





firmato da..
- alessiobrugnoli -

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Io ero un uccello dal bianco ventre gentile, qualcuno mi ha tagliato la gola per riderci sopra, non so. Io ero un albatro grande e volteggiavo sui mari. Qualcuno ha fermato il mio viaggio, senza nessuna carità di suono. Ma anche distesa per terra io canto ora per te le mie canzoni d’amore.

Alda Merini






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