ESSENZA DI TE
Nel meriggio
- del dolce respiro primaverile -
scruto il viso tuo,
all’orizzonte,
sorridere
- acceso di primule
ed ondeggianti profumi di mandorli -
al sole terso d’azzurro cielo:
quasi carezza d’un battito di ciglia ,
quasi un gesticolare di soffici dita,
un sogno lascivo,
etereo,
di te che avanzi pel viale alberato
a costeggiare il frumento
e le selve di more
nascoste all’ombra degli olmi
- amorevoli -
al cadenzato lino del vento.
Immortale è il silenzio che,
come organza di seta d’ambra,
si distende su florida essenza di te;
velata carezza
- sinuosa sì leggiadra -
su viso mio
- ad occhi chiusi -
racconta di sogni,
di tempera affrescati,
racchiusi sul tuo seno
- bianco -
di pura orientale stoffa -
in onirico scrigno sigillato
con gocce di rugiada e radiosi tulipani.
Al passaggio di te,
fra la suadente radura,
sboccia,
in trionfo di nettare e profumi,
la natura tutta;
al cospetto tuo
s’aprono i frutti pregiati
del pesco voluttuoso,
gli aromi del ciliegio,
i gemiti delle rondini;
al tenero sospiro del giorno calante
mi ritrovo sul petto tuo,
con anima serena,
con sguardo dritto
verso le distese acerbe di granturco,
a scivolare sulle labbra tue rosse
nella vasta immensità del tempo immemore.
di . . tohell666
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15/03/2008
L'UFFICIO
Assorto nel continuo tormento di quella sua sciagurata esistenza, assorto nei conti del suo ufficio, senza mai un momento di respiro, s'era dimenticato da anni e anni- ma proprio dimenticato -che il mondo esisteva. Una mattina si svegliò di soprassalto Aldo, erano le cinque del mattino, si era in estate, Era presto per andare in ufficio e fece un giro in macchina, vide il cielo terso, le nuvole, le rondini, Aldo non si trovava in ufficio, come mai? Tutto ad un tratto si era dimenticato della segretaria che voleva la ragione sempre lei, si era dimenticato del direttore che voleva che i conti riportassero sempre alla perfezione. Si sentiva estraneo a quel mondo alle sei del mattino in quel paese che poche volte lo aveva visto passeggiare, ma sempre di fretta e di corsa. Aldo non si era mai goduto il paesaggio dei monti al belvedere, e non era mai entrato in un bar a chiedere un caffè. Lui viveva con la sorella, poca vita, sempre quella. Passeggiando in quel mercoledì mattino Aldo fu preso da un raptus di follia. Fermò la macchina, finse di avere tanta tosse e quel giorno si diede malato e volle arrivare alle montagne, sempre viste da lontano, l'aria era limpida il cielo sereno e fece il pieno di benzina all'automobile. Non si sentiva così bene da molto tempo. Tutti i problemi d'ufficio scomparvero, ad un tratto si sentì veramente se stesso e non il contabile che faceva sacrifici da anni e anni e non si godeva la vita come si conviene. Aldo arrivò al parco della montagna Sibilla, pranzò, si fumò una sigaretta e l'aria limpida di quel giorno. Tutto scomparve dalla sua mente, la fatica, la noia, lui si sentiva per la prima volta parte integrante di un mondo che gli era estraneo, perché era tutto preso dal suo particolarismo ed invece non scrutava l'occhio oltre quel tavolo d'ufficio. Si sentiva emozionato come fosse il suo primo giorno di vita. Conservare i soldi? Per chi? Per cosa farne? Sua sorella era anche lei impiegata e quando Aldo non si presentò per il pranzo, Lucia andò su tutte le furie. Ma Aldo ora se ne fregava di tutto e di tutti, voleva vivere la sua vita, nel bene e nel male, perché ora si sentiva per la prima volta un uomo libero, perché scoprì che il suo mondo non era soltanto l'ufficio.
di . . albertoteodori
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08/03/2008
PER PIETA'

(Edvard Munch)
Nessuno ha udito e compreso
ma tutti hanno cavalcato per anni
i prati incolti di giustizia, di sacralità
di due vite che pure devono avere urlato
e pianto della più indefinibile disperazione.
Quale pena questi han meritata perché
il loro destino sia stato così crudele?
M'appello alla ragione di tutti e chiedo:
dove siamo noi genitori, noi uomini e donne
quando i nostri figli più di ogni altro momento
cercano la speranza, la vita che gli abbiamo donata?
Che tutto si dica ma in molti tacciano per pietà
per pudore, per evitare che la nostra rabbia
provochi un urlo che possa annientarli
anche se nulla basterebbe per lavare
il lercio dalle loro anime.
- di Vincenzo Atzeni -
alias . . Moncoeur
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01/03/2008
L'ISPIRAZIONE
C’è un luogo reale ma privo di consistenza fisica, denominato: La dimensione del Pensiero.
Questo luogo è prediletto da coloro che hanno scelto, fra le altre cose, di dare maggiore importanza ed il giusto valore alla manifestazione scritta delle proprie emozioni e dei propri sentimenti, nell’encomiabile intento di far partecipi tutti gli altri della ricchezza spirituale e morale, che promana dai loro intelletti.
Non sempre ci riescono appieno, ma il solo fatto di tentare pervicacemente quest’illuminata strada, li rende degni d’apprezzamento e di riconoscenza.
In quest’entità, senza spazio e senza tempo per definizione, mi aggiro alla ricerca della mia strada “letteraria”.
Questa dimensione, dove soffia costante e dolce il vento della Poesia, dove l’unica pioggia è quella delle Idee e l’unica “realtà” è quella del Sogno, è percorsa da una moltitudine di persone che, come me, cercano di prendere il vento, desiderano di bagnarsi con la pioggia e aspirano a descrivere i loro sogni.
Nella mia lunga e tormentata ricerca, avevo attraversato la grande pianura dei “Sogni perduti”, avevo sostato all’ombra del grande albero delle “Parole mai dette” e mi ero mollemente adagiato sul prato delle “Gocce di lacrime”.
Ogni volta, dopo questo mio onirico peregrinare, ero sempre rientrato nella “realtà” con un’idea, uno spunto, con il quale dar corpo alle mie emozioni ed ai miei sentimenti, indottomi sia dalla magica atmosfera che regna in questa dimensione dello spirito, sia dagli stimoli ricevuti dagli altri navigatori nel mare di “Letteraria”, che non lesinano d’incoraggiare la tua creatività.
Una di questi naviganti, ad esempio, mi aveva sussurrato di tentare di dare corpo e struttura ad una fiaba: “Moderna”.
Lusingato dall’invito e stimolato dall’idea, ho cercato di raccogliere la “sfida”.
Ho chiuso gli occhi, sono rientrato nella dimensione del pensiero, aprendo gli occhi dell’anima e del cuore ed ho iniziato un’altra peregrinazione, nella speranza di trovare la giusta ispirazione e la capacità di trasformarla in emozioni condivisibili.
Così facendo, scorgo da lontano un altro imponente albero che mi appare per la prima volta alla vista. Più mi avvicino e più mi rendo conto delle sue enormi dimensioni. A giudicare dal possente tronco, la cui forma plastica e contorta, lo fa assomigliare ad un ulivo e dalla grossa chioma fitta di rami e stracolma di foglie, esso deve essere plurimillenario.
Così è, infatti, come mi spiega un gentile quanto ben informato signore, che sembra avere quasi la stessa età dell’albero e che dice di chiamarsi “Scrittura”.
Con voce melliflua ma decisa, serena ed ammaliante, mi descrive le sue caratteristiche.
“Quest’albero, io l’ho visto crescere, ampliarsi e nutrirsi delle idee, della fantasia, della creatività di milioni di scrittori che, nel corso di migliaia d’anni, hanno costituito il suo humus e la sua linfa vitale e, mi creda, non ha mai rischiato di avvizzirsi e di seccare”.
“Ogni foglia rappresenta un’idea, un’intuizione, un incipit dedicato a chi saprà coglierla al momento giusto e farne buon uso. Guardi, su quelle cadute recentemente, ancora si può leggere quello che vi è impresso”.
Con tono scettico, replico:
“Mi sta dicendo che tutti gli scrittori ed i poeti della storia sono stati sotto quest’albero, nell’attesa della sospirata “ispirazione?”
”Sì, è così!” Mi risponde, con malcelato disappunto.
“E come si fa ad avere l’ispirazione?”
“Vede lei ha già iniziato il viaggio che la porterà verso di essa: ha chiuso gli occhi, si è isolato con il suo animo, si è liberato la mente dagli altri pensieri, è approdato in questa dimensione speciale e, soprattutto, è arrivato, questa volta, sin sotto quest’albero. Ora, non le resta che attendere che le cada dinnanzi la foglia giusta, che risponda al suo desiderio creativo”.
Alzo lo sguardo verso l’albero e quando faccio l’atto di ringraziarlo per le sue parole… Scrittura non c’è più.
Mi seggo sull’invitante e morbido prato e …attendo.
di . . Sermaf
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23/02/2008
TUMULO
di . . 4797 Orizzonte2

E pongo in argomento il mio ricordo
d'un dì meraviglioso già passato
viaggio in terra nostra indietro al tempo
quando l'aria sferzava fresche note
nel camposanto lì sulla collina
in pietre poste in cerchio verso l'alba
elio che nasce passa i fasci in luce
nella lucerna monolito in testa
illuminava il tumulo tombale
del capo del villaggio lì sepolto
devoti sottoposti per ricordo
per devozione e massima onoranza
memoria imperitura tramandata
devotamente intorno s'è sostato
[Endecasillabi in versi sciolti]
Copyright © foto e versi di Lorenzo 11.2.08
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22/02/2008

ESSENZA DI TE
Nel meriggio
- del dolce respiro primaverile -
scruto il viso tuo,
all’orizzonte,
sorridere
- acceso di primule
ed ondeggianti profumi di mandorli -
al sole terso d’azzurro cielo:
quasi carezza d’un battito di ciglia ,
quasi un gesticolare di soffici dita,
un sogno lascivo,
etereo,
di te che avanzi pel viale alberato
a costeggiare il frumento
e le selve di more
nascoste all’ombra degli olmi
- amorevoli -
al cadenzato lino del vento.
Immortale è il silenzio che,
come organza di seta d’ambra,
si distende su florida essenza di te;
velata carezza
- sinuosa sì leggiadra -
su viso mio
- ad occhi chiusi -
racconta di sogni,
di tempera affrescati,
racchiusi sul tuo seno
- bianco -
di pura orientale stoffa -
in onirico scrigno sigillato
con gocce di rugiada e radiosi tulipani.
Al passaggio di te,
fra la suadente radura,
sboccia,
in trionfo di nettare e profumi,
la natura tutta;
al cospetto tuo
s’aprono i frutti pregiati
del pesco voluttuoso,
gli aromi del ciliegio,
i gemiti delle rondini;
al tenero sospiro del giorno calante
mi ritrovo sul petto tuo,
con anima serena,
con sguardo dritto
verso le distese acerbe di granturco,
a scivolare sulle labbra tue rosse
nella vasta immensità del tempo immemore.
di . . tohell666
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16/02/2008
MINA WELBY
Mina Welby è una donna luminosa, basta osservarle il volto, lo sguardo, basta ascoltarla parlare per capire di essere innanzi ad un monumento alla donna. Un esempio vivente della forza umana, dalla vitalità che emana non possono che nascere proseliti, per ciò che dice e ciò che comunica. La prima sensazione che ho provato al suo cospetto è quella di una donna umile, inconsapevole della sua importanza nella storia, ma determinata a portare avanti un messaggio come una missione, con una forza che è impossibile definire "naturale".
Lei dice di non aver più niente da perdere, io quando la guardo e quando la ascolto capisco che ha ancora molto più di quanto hanno tantissime persone, e quel qualcosa è un sentimento che viene definito come "l'ultimo" a morire, ma che in molti muore ancor prima di nascere ed è la Speranza. Si perchè dentro Mina Welby traspare un senso immortale di speranza, una forza di vita incontrastabile, una sfida tra il bene ed il male, laddove il male è la morale retrograda di una civiltà in mano ai potenti, ai potentati ed educata al finto moralismo, al perbenismo ottuso di certi dogmi nocivi anche solo per la libertà personale, per la libera scelta sulla propria vita.
Qualche anno fa, scrissi una "bestemmia alla poesia" che si intitolava "L'unica scelta sulla propria vita" e questa parlava della facoltà di togliersi la vita, cioè nessuno chiede il nostro consenso per essere messi al mondo, nessuno ci chiede preventivamente se vogliamo nascere oppure no e dunque l'unica scelta vera che possiamo fare, è quella di smettere di vivere, che è anche sacrosanta poichè nessuno dovrebbe essere costretto alla vita se sente che questa non le appartiene...quella blasfemia poetica era a favore del suicidio, per quanto assurdo possa essere, una provocazione sicuramente ma questo perchè non deve essere negato a nessun uomo di compiere ciò che vuole sulla propria vita, quello era in realtà un inno alla libertà estrema dell'essere umano che è fin troppo legato già dalle cose di tutti i giorni.
L'eutanasia è solo il modo che ha un uomo per smettere di soffrire, del resto Socrate nel capitolo conclusivo della sua apologia afferma: "Conviene dunque, o giudici, che anche voi stiate di buon animo quanto alla morte, e che pensiate questa cosa soltanto essere vera, che cioè per l'uomo dabbene non v'ha alcun male, né mentre che vive, né dopo che è morto...per me è cosa evidente che ormai era il meglio che morissi, e mi allontanassi da tutte queste noie...E' tempo di andare, io a morire, voi a vivere; chi di noi va ad un destino migliore non lo sa nessuno, tranne che dio."
E' così che si conclude uno dei più grandi testi filosofici del mondo, in quel caso Socrate era stato condannato a morte ingiustamente eppure anche nell'ingiustizia aveva accettato il suo destino preferendo la morte alla vita nell'inconsapevolezza di ciò che lo attendeva, un malato di qualsiasi malattia terminale, è sempre condannato a morte ingiustamente ed allora perchè costringerlo a vivere o sopravvivere in condizioni dolorose, senza autosufficienza, privo di qualsiasi piacere della vita, privato persino dell'autonomia di respirare, Pier Giorgio Welby era un uomo colto ed un amante della cultura, un sottovalutato scrittore e per certi versi un filosofo. La sua vita era un inferno nella malattia e non chiedeva null'altro che di abbandonare le proprie sofferenze, nessuno di noi può sapere con precisione cosa provasse, nessuno di quelli che gli hanno negato l'eutanasia può saperlo e di certo non lo sa. E' una cosa indecente, torturare un uomo che non vuole più soffrire, la tortura in questo paese è vietata, ma l'accanimento terapeutico, non è forse un modo di torturare un essere umano?
In fine Pier Giorgio ha trovato la sua pace, la sua serenità, ed io la ritrovo negli occhi, nelle parole, nella vitalità lucente, luminosa ed ispirante di sua moglie Mina, che è l'unica persona che si può avvicinare a capire cosa soffrisse il marito poichè gli è sempre stata al fianco, interpretando alla lettera il comandamento imposto dal sacramento del matrimonio cattolico: "nella salute e nella malattia".
Parlare con la signora Welby mi ha reso felice, come non mi sentivo da molto tempo, abbiamo parlato degli immigrati, della criminalità a Roma e ci siamo ritrovati d'accordo su vari punti di vista, mi ha donato un po di quella sua immensa dote che è la speranza, e che anche io spesso dimentico, troppo spesso...invece non bisogna mai smettere di sperare e di "lottare" perchè il mondo non è perfetto e perchè noi con le nostre azioni e le nostre parole possiamo renderlo tale: Mina Welby ci prova, ed in molti casi ci riesce sensibilizzando platee solitamente avverse al suo ideale.
Ecco una donna, ecco un esempio vero da seguire ecco una speranza che tutti dovremmo e dobbiamo seguire: io ci proverò.
- Diego Galuppi -
alias . .TheMAVERICK
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10/02/2008
Il mio silenzio in valigia
E te ne vai
portando in valigia
il mio silenzio ostinato
ad assordarti nel viaggio
che ti farà raggiungere
l’eternità della distanza
da me a un incrocio di braccia
nei futuri acquattati dietro il vetro.
E il mio annaspare muto
frantumerà di decibel la stanza
svanendo nel virtuale
un sogno mai creduto
nelle notti illuse di parole;
e ancora ti vedo, accesa,
sul cornicione di un palpito
mentre lancette squartano.
- Ma domani più non saremo -
(26/01/08)
di . . Oliver Angel
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03/02/2008
Occhi d’inverno
***
Piange
dalla soffitta il tempo
consonante
tra sillabe di passi circostanti
al lume della sera
complice il silenzio
dell’ombra mia che posa, il cuore
a quel tuo sguardo
che fugace tace.
*

*
~ Nunzio Buono ~
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- enneby -
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A cosa pensi
“A che cosa pensi?”
Quante volte vi sarà capitato di rivolgervi questa domanda? Quando si sta insieme uno vorrebbe sempre scrutare nella mente dell’altro, cercare di capirlo, di comprendere preoccupazioni o semplicemente condividere. Quando affiora dal silenzio questa domanda mi sento come seduto davanti a un pianoforte, ogni tasto corrisponde a un pensiero, uno dei tanti che mi sfiora la mente lo premo, e dico “non mi ricordo se ho chiuso il gas”. Può succedere invece che si componga un vero e proprio accordo composto da tanti pensieri, e dopo qualche attimo di silenzio dico,”non avrei mai pensato come potesse essere bello stare vicino a te, sentire il calore del tuo corpo, immergermi nel battito del tuo cuore, accarezzarti come una lenta piroga scivola sull’acqua ferma. Non avrei mai pensato di leggere nei tuoi occhi, nel profondo di mille minuscoli disegni e colori”. Ma sappiamo tutti che non sempre succede così, spesso si pensa a se stessi ai propri malesseri interiori, alle bollette che stanno per scadere, agli anni che passano, e ai passi incerti che ancora si compiono per affrontare la vita. Allora il più delle volte si risponde “a niente”, e tutto rimane lì fermo, immobile. Ma anche il silenzio ha un rumore, a volte serve per trovare pace, altre perché si è talmente appagati di un momento che qualsiasi cosa si dice diventa inevitabilmente stonata. I pensieri della mente me li immagino come tanti cunicoli di una grotta che scende sempre di più in profondità, a volte ci si deve sdraiare per poter andare avanti, ma poi ci si ritrova sempre in ampio spazio dove ogni parola rimbalza, si sentono gocce che cadono e credo che quelle sono l’essenza della nostra memoria che col tempo si dissolve.
di . . miskin
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- StaffVolObliquo -
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