Diario di Poesia e Letteratura Italiana. Scrittori del web presentano le loro opere d'Arte. - On line dal 28 Agosto 2003 -
23/11/2009
Non costa sognare
C’era una volta un volo, allora ne eravamo tanti, tutti amici, si parlava per ore intere, eravamo amici per la pelle. C’era il capogruppo e si volava per ore intere, tutti in allegria, sembravamo gabbiani, si piroettava su nel cielo terso e ci si tuffava a prendere pesci. Quel tempo non era ancora inquinato. Eravamo spensierati . io facevo il libero del gruppo, ma qualcosa andò in frantumi, non voglio sapere i motivi, ma quando accadde non voglio saperlo, faccio tutt’ora il libero, ma sono controvento e faccio fatica ad andare avanti. Quando si ruppe l’incantesimo non voglio saperlo, ma sono ancora attaccato a quel volo, ancora sento l’aria sulla mia pelle, e ciò mi basta per volere volare ancora, e vorrò volare ancora, anche se il gruppo si è frantumato, io voglio sentire e vedere l’aria che attraverso con gli occhi, e non porterò nessun occhiale, perché io sono sempre stato in volo e non ho mai smesso di credere a quel volo, a cui tengo come una seconda pelle. Sarò giudicato un pazzo, un folle, ma a me piace essere così, semplicemente in volo, con qualsiasi vento contrario io mi terrò basso sul mare, radente il suolo, tanto non si vola mai abbastanza, e non smetterò mai di sognare a quello che eravamo, uniti, in tanti, in fila indiana a darci il cambio di guida. Continuerò a sognare, tanto non costa sognare.
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Umili e semplici
Vorrei un volto da stringere tra le mani e nell’anima, un volto che sia la madonna e mi custodisca dal male. E che pianga non sangue, ma lacrime vere e sia per sempre nel mio cuore. Un volto che mi accompagni nella solitudine e nella malattia e ne sia redento come un talismano. Vorrei che questo volto dorma accanto a me e mi vegli nel sonno e nei sogni scabrosi che vado dormendo. Vorrei un volto per ogni stagione, e che sia coperto e scoperto nel freddo e nel caldo. Che mi entri nelle ossa e non mi lasci mai più come una ragnatela e duri per sempre. O almeno duri tutta una vita nella morsa della fatica. Questa madonna è mia moglie, e sono fortunato. Sì, perché vivere non è uno scherzo e se vai in un bar e devi dare da mangiare al tuo piccolo e non hai un centesimo, devi fare il duro per farti dare il latte. Fimo a che c’è la mamma che ripara alle magagne va tutto bene, ma dopo. Dopo c’è il Natale, e tu hai tutto e anche lo straordinario, ma quella non aveva i soldi per il latte in un bar, e allora capisci quanto sei fortunato, e ti chiedi perché tutto questo? Chi ha troppo ed evade, e chi non ha niente, e ti chiedi, ma dov’è Gesù? Gesù è tra noi che fa l’artigiano, anzi il falegname, e lui vive a carico di Giuseppe, lo sposo della madonna, anche lei è una di noi, e non appare in televisione, appare a Bernadette, povera, semplice e tutti la attaccano. Quelli che hanno poco non temono di perdere tutto quello che hanno, e proprio per questo sono umili e semplici.
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18/11/2009
Che cieli vedemmo
Che cieli vedemmo! Era il paradiso? Non lo so, ma so che soltanto il bello vidi quella volta. Non era aurora, né tramonto, ma vidi un sole nel pieno della notte farsi luce accesa e illuminare tutta l'entità oceanica allora conosciuta. Che cos'era quella diavoleria? Seppi soltanto che il paradiso era abitato da anime vaganti l'innocenza, io non ero stato mai un santo, perciò si trattava d'altro. Eravamo in viaggio con una entità megagalattica del prossimo futuro dove il tempo componeva allo spazio con diverse evoluzioni quantistiche, Io che non seppi mai la verità su tale processo, ero annebbiato dallo sconforto. La luce era potente e l'illuminazione non serviva più. Il mondo era diventato migliore e i telegiornali della sera davano sempre notizie allegre, gli altri a qualsiasi ora del giorno facevano ridere il pubblico. Ci si amava come fratelli, gli interessi non erano dati dai soldi, ma tutto era gratuito e tutto era abbondante, non esisteva la fame nel mondo, ma le nascite erano controllate dalle menti, che durante l’amplesso erano autocontrollate a non fare più di un numero di figli prestabilito per famiglia secondo il suo reddito, destinato prima di formare una coppia. Allora ci si convinse che era tutto falso e non veritiero, e si volle tornare al mondo di allora, dove c’era la libertà e la notte e la colpa e la morte fu accettata come necessaria conseguenza della vita, non controllata, ma assolutamente libera. I telegiornali davano ora sanguinose notizie, ma il bene c’era e passava inosservato come il succedersi delle stagioni e delle carestie, dei morsi della fame. Si stava peggio di prima, ma c’era la libertà di pensiero. E tutto il falso mondo controllato di prima fu cancellato dalla memoria dell’uomo, ora reso libero. L’autocontrollo era una sporca menzogna dettata da falsi valori morali.
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15/11/2009
Una scorciatoia
Tra sempiterne siepi s'intravede all'orizzonte il mare, ed io navigo con il pensiero con un veliero bluastri azzurri per i Balcani a trovare rive opposte all'Italico sentire. Tra i marosi in sogno veleggio l'incanto farsi notte e il sidereo canto porto solo con me "sempre acquistando dal lato mancino". Oh che bello sentirsi in afflato con l'universo quando si è immersi in un'avventura senza paura. Sempre ho sognato di navigare l'adriatico mare per vedere cosa ci fosse all'altra sponda. Forse se tutto rimanesse un mistero saremmo più sognatori, perché la realtà, la cruda realtà allontana l'aura arcana che ogni sognatore deve indossare per vestire i panni dell'evocatore di sogni. Ma tutto va secondo come deve andare ed io voglio navigare il mio io, portandolo per il mare, tra le traversie che l'uomo vuole svolgere per superare se stesso. Ah dura realtà! Posso ancora dire di volere qualcosa quando sono ancora molliccio e debole? Ahi numi! Quanta tristezza m'attende il volere eseguire un desiderio, non fosse altro perché lo debbo ignorare nel mio intimo, che è rimasto debole, come il mio io. Quale reputazione mi rimane se ad attendere me è rimasto il silenzio che si deve a chi è senza speranza? Eppure se dovessi sconfiggere un drago, dovrei sconfiggere me stesso, perché proprio io sono il drago stesso, e che ha paura di San Giorgio, come del suo abbattersi dentro di me che mi tiene prigioniero. Ed io mi danno e impreco questo drago che sono io, ma nessun San Giorgio viene ad aiutarmi, perché lui anch'esso è dentro di me, come se inferno e paradiso albergassero dentro di me. Orrende notti e diluvi di tenebra m'attendo ora che il mio io è in dissidio attraverso gli inferi. Cuore, anima, domande senza risposte sono dentro di me. Ci fosse un ordine! Crivellato dai colpi inferti alla mia mente mi sento anima senza difesa, dentro una realtà in contrasto da come la osservo, perché tutto è soggettivo, e niente è oggettivo. Ahi dura vita! T'avessi amata in gioventù, forse, ora, saresti mia alleata, ma ormai è troppo tardi per tagliare il traguardo partendo dal via. Occorre senz'altro una scorciatoia alla traiettoria.
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14/11/2009
Non mi vedrai più
Volavano le stelle e tu con loro eri passeggera di mondi lontani, che con meraviglia giungevano agli estremi confini dell’universo. Veleggiava l’incanto sui tuoi occhi azzurri verde mare, e talvolta ne vedevo le onde scontrarsi sui frangenti, e quando il mare era molto mosso, catapultavi l’orizzonte in un arco e tiravi la freccia scoccando l’infinito. Oh quante volte ho rivisto il tuo viso nei miei occhi, e mentre rubavo i tuoi, facevo incetta di fotogrammi rubati di nascosto, mentre ti dissetavi guardando le onde del mare. E mare su mare, adagiavo te come sedia sdraio, ed io mi sedevo ai tuoi fianchi, carpendo dagli occhi, tutto il mare che avevi incamerato. Ti chiamavo, principessa delle maree e tu inanellavi ai tuoi occhi onde a non finire, ed io nuotavo, gareggiavo per vederti gli occhi soltanto, di cui ero stregato. Un giorno non volesti fare da sedia a sdraio, ma volevi volare su nel cielo terso, tra gli azzurri violacei, ai confini dei venti. Tu mi dicesti, non mi vedrai più!
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08/11/2009
Sono un artista
C'era una volta un sognatore che viveva di sogni, non voleva studiare, non voleva lavorare, i genitori erano tanto preoccupati per il suo avvenire. Lo mandavano a lavorare da qualche parte, ma non ce la faceva, era arrivato a trent'anni senza arte né parte. Partì lontano, verso il trentino, lassù voleva sistemarsi, perché gli piaceva la montagna, aveva paura degli uomini, ma non della natura. Partì in autostop, all'avventura, in fondo si sentiva giovane ancora. Era ottobre e cominciava lassù il freddo, chiese ospitalità da un parroco, ma doveva trovare un lavoro, perché al parroco doveva pagare una retta. Colse le mele, l'uva, e i soldi bastarono per tutto l'inverno. La domenica andava in giro, ma c'era la neve, ed era difficile muoversi. Lui dentro di sé capiva che aveva avuto torto di non aver studiato, né mai lavorato, ma non ce la faceva a fare lavori duraturi. Era incostante, e ora si trovava nei guai. A Pasqua doveva andare via se non avesse trovato lavoro. Pianse molto, il parroco se ne accorse e andò a consolarlo dicendogli che poteva restare. Arrivò la primavera e si rese conto che non doveva destare pietà, ma doveva fare per sé qualcosa che gli restituisse dignità. Per un mese andò per le foreste, ora la neve si stava sciogliendo e faceva meno freddo. Trovò riparo presso una grotta, non faceva altro che pensare a che cosa fosse destinato a fare nella sua vita. Spesso si chiedeva, possibile che non sappia fare niente di mio? Si mise a disegnare e gli venivano bene i disegni, sono un artista, urlò fra la boscaglia. Accese un fuoco e si mise a dipingere, poi lo colse il sonno e tanta fame. Aveva fatto in quei giorni dieci dipinti con i colori e la carta del parroco, e li mise in vendita in un paese che lo ospitò. Vendette quattro dipinti a dieci euro l'uno, perciò guadagnò quaranta euro e andò a fare pranzo in una trattoria. Avanzò anche qualcosa e si sentì in paradiso. Appena uscì dal locale si rese conto che era un mese che non si lavava e gli occorreva una camera per la notte, ad un tratto si sentì chiamare dalla padrona della trattoria, è lei il pittore? Sì, rispose, me ne servono cinque di dipinti, disse la padrona della trattoria. Le piacciono questi? disse il pittore. Sì, li prendo. Senta, disse il ragazzo, dove posso trovare una camera? In trattoria, naturalmente. E così i guai finirono per il pittore. Trovò anche moglie.
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Sillabe di sogno
Sto dipingendo sillabe di sogno nei furtivi frammenti di tempo in cui sono incantato a vedere il firmamento, e il sidereo canto m’avvolge in un canto senza fine e tutto gira vorticosamente, e tutto un brulicare di luci riflettono sull’argento del mare e la pallida luna vi si specchia il viso, e si prepara ogni sera crescente o dopo un po’ di tempo decrescente, e tutto un brulicare di note d’arpa accompagnano il sidereo canto del cielo stellato e un pianoforte e un violino e un flauto traverso attraversa l’ultimo orizzonte. Ed è tutto magico nel plenilunio, ed è tutto romantico, l’arpa insieme al flauto che dirigono il suono alle stelle dove tutto tace, ma simbolicamente c’è un afflato che va oltre l’armonia dell’essere per divenire un tutto cosmologico, e insieme al turbinio del vento delle fronde il suono diventa assordante, e fuoriesce placido il mare della tranquillità che tutto acquieta, ma mai mi mostrerò nudo di fronte al sole, piuttosto la notte mi farà abitatore di universi stellati fra paradisiache danze ultraterrene dove il viatico è la luna che si posa dolcemente sul mare, che tutto lo rischiara.
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06/11/2009
Ogni cosa si ricompone
L’autunno si spoglia per far entrare il generale inverno, su tavolozze rossastre le foglie scendono a terra per l’ultimo saluto. Dove passerò l’inverno? Oh quanto vorrei una casetta di legno e un camino e un gatto che gioca con il rotolo di lana di una maglia cucita ai ferri da mia moglie, questo quadretto lo appenderei per dare il titolo alla stagione inverno, e passerei ogni attimo su una poltrona davanti il caminetto e metterei legna da ardere dentro il camino sempre acceso e giocherei con il gatto che prenderei sulle mie ginocchia facendogli fare le fusa, sarebbe bello avere un gattino e un caminetto e tanta legna da ardere. E’ bello vivere di sogni, non toglieteci i sogni a noi poeti, stanchi di camminare su pozzanghere d’acqua, e le auto che passano ci spruzzano acqua sui calzoni, un po’ di rispetto per i poeti! I poeti sognano arcobaleni dove passeggiare i loro sogni, dormono sulle nuvole che usano anche per coperta. Quando è caldo vanno al mare e l’eco dell’onda rimbomba loro come su di una conchiglia, che trasformano in grotta, e nell’azzurro pascolano il cielo terso e volano aerei in danze acrobatiche senza suolo, e nel sogno tutti riconducono il loro capo sul letto prima del suono della sveglia, è stato tutto un sogno. E allora cosa c’è di vero e di veritiero? Che anche i poeti posseggono uno stomaco, e, prima o poi, lo devono riempire. Non di soli sogni. E’ difficile districarsi nel mondo pulito di una lacrima che nasce come sorgente, pura e incontaminata, e percorrendo le occhiaie di tante notti passate a vegliare, sfocia sul viso come il letto di un fiume, e confluisce sulla bocca, come il mare, e come il mare la lacrima è salata, colma di un dolore che non trova pace e quiete, ma dentro il mare della tranquillità il fiume, come la lacrima dentro la bocca, troveranno pace e quiete, perché ogni cosa si ricompone.
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05/11/2009
Non solo vento
Vola ancora come quando ondeggiavi sul mare, ti innalzavi così tanto e poi cadevi giù a capofitto, e poi ti rialzavi, come un gabbiano, su per il cielo terso che ti piaceva tanto. Sono passati gli anni che volavamo insieme. E’ giunto il tempo del raccoglimento, ora, in questi giorni vi è la semina. Sappi che il tuo domani sarà roseo, perché stai costruendo su della roccia, e presto o tardi, i tuoi sforzi saranno ricompensati. Ti sarò accanto sempre, come il filo segue il suo aquilone, e avrò, e avrai chi avrà cura di te, sappilo già fin d’ora. Io, ora, potrò fare poco per te, ma sappi che rimarrai scolpita nel mio cuore come una rosa rossa senza spine. Tu hai fatto tanto per me, e me ne ricorderò ogni giorno della mia vita. Eravamo spensierati un tempo. Ora più consapevoli che il tramonto si fermerà, perché fermeremo il sole, esso non andrà via senza neppure salutarci, ma ci darà un’occhiata che ci rinfrancherà del cammino fatto fino ad ora. E tu aquilone, splenderai senza mai tramontare, e nel gioioso andare ondeggiati dal vento, ti darò filo a non finire mai. E nel giorno che non conosce tramonto narrerò le tue gesta di un’anima che ha ancora volontà di volare, ma insieme al suo compagno, e volerete, aquiloni senza fili, sorretti da un anelito di amore senza fine, e volerete oltre l’atmosfera, nello spazio intergalattico di voluttà celestiali. Senza mai paura del domani, perché vivrete l’oggi concretamente in ogni istante della vostra vita. E le galassie e le stelle comete vi condurranno alla via lattea, e dimorerete lo spazio senza confini, perché in possesso dell’armonia celeste, e nel blu dello spazio ricordatevi di me, che un giorno ha avuto la ventura di incontrare una libellula che voleva, e che vuole volare, oltre lo spazio, ma oggi ancorata ad una realtà che la vuole realizzare verso liti concreti e materiali. Perciò, non solo vento la libellula vuole seminare, ma realtà concrete che la condurranno verso l’autostima di un essere che merita tanto, e oggi sta realizzando atti concreti di sviluppo, pur ricordando la sua natura eterea.
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04/11/2009
Pensione e poesia
La mia esperienza personale è che ho ingigantito l'io fino a non trattenerlo e canalizzarlo in una direzione specifica, e attraverso la sensibilità e l'emotività, tutto è cresciuto in maniera incontrollabile ed esorbitante. Tutto il mio io è esondato e non sono più riuscito a controllarlo da una certa parte della mia gioventù, dove gli psicofarmaci hanno partecipato al contenimento del mio io, dove quando scrivo, sono con me stesso, e riesco ad essere me stesso, ma quando parlo con gli altri, interviene l'emotività e la sensibilità, che non rendono libero il mio io, ma imprigionato dentro una bottiglia, quello dentro la bottiglia è il mio io che fuoriesce solo quando è solo con se stesso, e per esempio scrive, come ora. Ho chiamato un mio libro L'io inespresso, perché quando sono con gli altri, non riesco a dare tutto me stesso, ma una parte. Mio padre è partito per l'Africa quando avevo 13 anni ed è ritornato quando ne avevo 24 di anni, lui per me è sempre stato un estraneo ai miei occhi, fino alla sua morte avvenuta nel 1987. Mia madre invece mi ha tenuto sotto la sua grandissima personalità, e sono cresciuto sotto il suo dominio materno, ha voluto lei le mie scelte importanti, tipo la scuola il lavoro, e non so se sono maturato appieno ora che di anni ne ho 52. Sono in pensione dal 2002 per invalidità civile all'80%, e vivo di pensione e di poesia. La cosa fino ad ora potrebbe anche apparire accettabile, ma io ho avuto cinque internamenti in cliniche psichiatriche, e nel 1984 mi misero gli elettrodi sulla testa e mi inserivano un liquido bianco sul braccio sinistro con una grossa siringa, ed io perdevo conoscenza, è inutile dare le colpe, quello che mi sento di dire è che se io fossi meno sensibile e meno emotivo, sarei una persona normale, ma quanti indici puntati a chi va dentro certe cliniche e magari viene scoperto. Ciò è penoso più della malattia, l’indice puntato oltre il disagio di una malattia psichiatrica, ciò fa più danno di mille farmaci che si prendono per tenere in equilibrio una mente.
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03/11/2009
Cattive parole
Tutto m’appare sovrumano mentre danzo melodie al suono dell’upupa e restringo il cerchio concentrico del vortice violaceo ai confini dei venti e assecondo un secondo per intitolare una piazza ad un mio amico poeta giacché se lo merita e meditando l’infinito osservo un minuto secondo assecondare le minuzie di questo mondo. Altro io non voglio, disse il condannato a morte e scese presso il patibolo dove fu ghigliottinato e Robespierre andava fiero di sé, perché non aveva concorrenti che lo eliminassero alla ghigliottina di Carlo Conti, ma lui contava davvero nell’illuminismo, era un illuminato, ma non da Dio. Dalla ragione, che invece fu rivoluzionata dal romanticismo. Altro io non voglio disse al matrimonio il marito dopo aver detto si all’altare, perché aveva indovinato la moglie giusta per lui e infatti lo seguì per tutta una vita, ma che cos’è una vita di fronte all’eternità, disse un granello di sabbia di fronte al mare! Tutto fa brodo, disse il cuoco stanco della minestra. Io vorrei perlustrare tutto il mondo, ma se prima non perlustro me stesso potrei andare ovunque, ma non porterei me stesso. Conosci te stesso, fu detto e ripetuto più volte, ma non da me. Io vorrei perlustrare il mondo intero, ma dovrei partire dalla mia anima e dai siderei canti che l’avvolgono in un suono di sillabe fruscianti una melodia arcaica, perché tutto fu pronunciato ed eretto attraverso la parola che ne conserva l’importanza per chi fa arte della parola. E pesa ogni parola detta dai profani del tempio che profanano il tempio stesso, giacché sono essi stessi dei profani. Ma tutto ha diritto ad esistere, ma può essere esentato dall’essere raccolto, giacché la zizzania si scarta, e tutte le parole maleodoranti che vengono pronunciate dai più, tanto non costa nulla parlare, ma sta scritto che ogni cosa proferita verrà una volta giudicata, perché ogni cosa pronunziata può ferire, se l’altro non è in possesso dello scudo, per proteggersi dalle cattive parole.
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01/11/2009
Tremila metri
Viaggerò per le alte quote dove tutto diventa più vasto, fino alla cima più alta, fin dove è possibile arrivare senza troppi pericoli, perché è già tanto pericolosa la vita per se stessa. Per sentieri irti come macigni mi innalzerò almeno sui tremila metri e là godrò della voce esponenziale della mia vista che udrà significati e significanti aldilà d’ogni umana vita, perché altezza è uguale a bellezza e sterminate montagne vedrò con gli occhi d’aquila di cui a quelle altezze si è dotati dalla natura. E senza paura del buio mi accamperò laddove il sole va a dormire tra quelle vastità e all’aurora sarò spettatore di voci mai udite alla mia mente collegata con il cosmo, e davvero si dirà, la bellezza salverà il mondo.
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28/10/2009
Rievocarti al cuore
Eri tu che sorridevi alla vita ed io non mi stancavo di guardarti. Ti avrei guardato tutta una vita se solo avessi potuto, perché una vita sarebbe occorsa per entrare dentro i tuoi occhi splendenti, non ne ricordo il colore, ma essi erano profondi come il mare, e sarei sceso nei fondali marini e li avrei raccolti, sicuramente sarebbero diventate perle i tuoi occhi, di te non so se ho in mente il nome, ma nessun nome sarebbe appropriato se non quello di Afrodite, perché tu sei la dea della bellezza e i tuoi capelli al vento dello scirocco diventerebbero messe al mese di giugno quando il grano sta per essere raccolto, ma i capelli sono niente se tolti al tuo aspetto di principessa delle maree, che, come la luna, ne governa l'andamento. Non so neppure se ti rivedrò, ma io ti ho fotografata con il fotogramma del cuore e che non cancellerò più. Il tuo volto rimarrà scolpito come roccia nel mio cuore tenero, perché sei tu che hai folgorato la mia esistenza con la tua presenza, e niente varranno e il tempo e lo spazio, io sarò vicino a te ogni momento decidessi di rievocarti al mio cuore.
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27/10/2009
Le perdite di tempo
Eppure, quante volte mi sono affacciato alla finestra vedendo scorrere la vita sotto di me? Infinite volte! E sempre ho pensato tra i miei pensieri, ci sarà tempo per prendere il largo. Ci sarà tempo per impegnarsi nel sociale. Ci sarà tempo per vedere crescere un uomo. Ma l'uomo è cresciuto, ma è rimasto ancora affacciato alla finestra. E adesso ti mordi i gomiti, ti strappi i vestiti, ti laceri le vesti, e dici a te stesso, ah l'avessi compreso prima! Avrei fatto qualcosa, fatto cosa? E vai in montagna, sui tremila metri e ti affacci ancora alla finestra della vita, e ti accorgi che tutto è ancora possibile, basta che tu lo voglia, perché lassù ti incontri con le nubi, intuisci veramente il valore della bellezza e del suo culmine, quando sei lassù tutto l'altro muore, rimani tu e la montagna che ti accoglie, e le altre montagne minori ti si presentano come gradini di una scala, e dietro di te vedi la vetta, essa svetta alta, come il gradino più alto, e che sai di non arrivarci mai, ma ti basta sapere che tutto si può, anche sottostare ai profitti e alle perdite, ma le peggiori, sono le perdite di tempo.
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Infiniti universi
In questa spazialità s'annega il mio cuore, che vede ogni pianeta come gigantesco andare in equilibrio fra miliardi e miliardi di stelle, esse sono sorrette da una mano gigantesca che fa muovere l'intero universo in infiniti altri universi. Questa sensazione di fluidità ed equilibrio del tutto mi fa venire in mente la tela di un ragno, in cui ogni spazio è circoscritto da legacci in equilibrio fra loro. E tutto è immenso, come il divenire provenga da un Essere che intesse una tela di proporzioni intergalattiche e di vie lattee infinite, e dove ogni stella è chiamata ad essere tale da miliardi di anni luce. Io mi perdo in tale profondità e l'animo mio si smarrisce di fronte a tanto spiraglio di luce eterna. Ciò mi fa sentire meno solo, perché non so se tutto il creato sia stato eretto per l'uomo, ad immagine e somiglianza di Dio, o se le leggi che governano infiniti universi siano state prese in considerazione per un qualcosa che a noi non è dato sapere. Comunque sia, il destino ci ha chiamati ad essere partecipi come una infinitesimale parte del tutto, e non spetta a noi il domandarci per chi sia stato eretto il tutto abissale di infiniti universi.
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26/10/2009
Eterno ritorno
Sulla brezza dorata dei tuoi capelli voglio attingere sogni innevati di paesaggi campestri, e tu che stai dormendo, voglio ricoprire di petali di rosa i tuoi occhi, cosi che petalo dopo petalo ti risveglierai profumata di essenza di rosa, e sarà il tuo viatico per meravigliose giornate all'insegna della fragranza e della purezza, che nessuno potrà toglierti, giacché avrai iniziato la giornata svegliandoti con la meraviglia delle ninfee su fontane e fiori di loto nella lontana India, ma che sarà con te per sempre ovunque deciderai il tuo mattutino passo far uscire dalla tua eterea vita. Altro dirti non voglio, perché non occuperebbe di fragranza il tuo destino, che voglio candido come il candore di cattedrali montagnose su per i dirupi ardenti di aerei luoghi di permanenza per la tua vita. E se poi deciderai altri luoghi dove passare il tempo degli addii altro dirti non voglio, anzi desidererei raccontarti favole sull'eterno ritorno delle stagioni e del tempo, perché è di questo che noi ci nutriamo.
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22/10/2009
Il mio cammino
Provo a foderare il mio animo con carta da presepe riguardante il cielo stellato e una stella cometa che indichi sempre la via da seguire, andare verso la speranza del cuore. Trovo pace nel far questo, perché altre strade non voglio che siano prese, se non quella della redenzione. E' una strada impegnativa, ma è la sola che, in questo momento della mia vita, voglio seguire, lasciando da parte ogni velleità mondana a me non aderente. Non voglio sostare nel traffico infernale nell'ora di punta, dietro una trafila di semafori rossi, a consumare energie e pazienza, per poi sentirmi frustrato se timbro il cartellino d'entrata in nettissimo ritardo. Voglio una vita a dirigere il traffico della mia mente verso una giusta causa, che non sia resa vana dalla vanità, ma che cerchi piuttosto una strada che conduca all'essenza, scartando sin da ora ciò che devi la via verso la pazienza, il perdonarsi e il perdonare, per aprire un varco alla stella cometa, verso cui verrà indirizzato il mio cammino.
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16/10/2009
Terreno non edificabile
Eternamente danzi su petali di rosa, su fontane colme di ninfee e ne cogli il sapore lussureggiante del maggio fiorito quando tutto è al culmine del tutto e all'oriente navighi su barche dove passi tra fiori di loto che inneggiano alla vita. E andiamo su cattedrali di torri d'avorio per carpire il senso vero della vita senza muoverti da dove sei, perché tutto è dentro di te, basta aprirsi con gli occhi della mente e guardarsi interiormente anni e anni di solitudini e sai che il vero valore è l'amore, quello con la maiuscola, quello che soverchia montagne intere, perché niente è più forte dell'amore, quello dettato dal cielo ascoso dalla tenebra, perché la virtù abbisogna della luce del sole come candela profumata in un presepe dorato e dove il Signore nasce una sola volta e morendo prende su di sé l'amore per tutti, quelli buoni e cattivi, che poi cattivi non sono mai, essi sono stati traditi dai loro stessi idoli che hanno fatto credere loro che la verità fosse in un fondo di un bicchiere, invece che da una sorgente di alta montagna, perché là si respira purezza e niente è venale, perché il vero paradiso è la terra e la resurrezione avverrà qui dove abbiamo calpestato le strade di ogni marciapiede, ma non ci siamo mai fermati all'angolo di ogni stamberga dove abitava quella signora che viene a prenderci tutti quanti ne siamo, ciascuno al suo tempo, e allora diremo, oh se davo retta! Diremo, ma finisce tutto così? Dove andremo? Chi ci dirà parole di vita eterna? Eppure la stamberga era sempre lì, era quella capanna, lontana dalla città, perché giudicato terreno non edificabile e là è nato l'Altissimo, là, proprio là, ci siamo passati tante volte vicino senza entrarvi, forse perché la giudicavamo perdita di tempo, eppure c'era Maria che stava per avere le doglie, e nessuno in città l'hanno accettata, e Giuseppe poveretto ad ogni albergo diceva, mi scusi, c'è posto? No! troverete tutto pieno in città, provate in quella stamberga a due chilometri da qui, forse farà al caso vostro. Ma mia moglie deve partorire! Saranno venti minuti di strada. In tanti vi sono passati, ma era terreno non edificabile!
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Sono una mantenuta
Oggi il sole era coperto dalla tendina alla finestra di papà cielo, era tempo di annaffiare la mamma terra, sta tanto bene mamma terra dopo aver avuto una spruzzatina d'acqua di papà cielo. Papà ha sempre bisogno della tenda di nonna nuvola, altrimenti non potrebbe fare granché. Ci voleva la pazienza di nonna a fare la tenda tutta di lana di pecora e ai fulmini e i tuoni ci pensano gli zii. Altrimenti la terra sarebbe tutta un deserto, La mamma si preoccupa per la pancia calda che ha all'equatore, ma nonno sole non può farci nulla, e la notte che freddo! Una volta la nonna nuvola ha provato a fare la tenda per i tropici, ma il caldo ha bruciato la tenda e tutto il lavoro di pazienza di nonna è andato in tosse a papà cielo. Il buon Dio ha predisposto tutto a puntino affinché tutte le parti della mamma terra non gravassero troppo sul centro di gravità all'interno di mamma. Fa una fatica ad attrarre tutto a sé, lei deve pensare a tutto il suolo e sottosuolo, mentre papà fa la guardia, io sono figlia unica, sono la luna, io sono la principessa delle maree. Un gran compito, ed ho il ciclo quasi ogni ventotto giorni, giorno più, giorno meno. Quando sono piena mi specchio sul mare, che bello! Troppo bello! Faccio innamorare molti, mi dessero la percentuale gli amanti sarei ricca, ma io vivo a carico di nonno, sono una mantenuta, da sola non riuscirei a far niente, neanche a splendere! Ma accontentiamoci un po', c'è Urano che si lamenta, perché sta troppo lontano, Saturno è fortunato, ha il cerchio, Marte è sempre arrabbiato, lo chiamano il pianeta rosso, siamo tutta una famiglia. Nonno sole la fa da padrone, è lui che manda avanti la baracca, le stelle sono cugine, le galassie sono cugine alla larga, infatti stanno molto lontane, anzi addirittura lontanissime. Noi ci sentiamo osservate, ma la notte di San Lorenzo ci mettiamo il trucco per apparire più evanescenti, gli abitanti della mamma sono molto curiosi quelle giornate e quando il cielo, mio padre, fa cadere una evanescenza, si sentono da quassù gli esclamativi! Io qualche volta ho ricevuto una vostra visita, vi ricordate?
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13/10/2009
In questa vita
Esiste qualcosa al di sopra di ogni umano sentire, la coscienza. Essa impedisce all'uomo di commettere qualcosa di cui dopo potrà pentirsi, ma chi si crede perfetto? Tutti erriamo come vagabondi nella fonda notte a chiedere birra nei caffè di ogni paese, e nella stessa notte erriamo così tanto da non ricordarci ciò che abbiamo commesso la notte prima, perché ci sveglieremo con dolori lancinanti alla testa e beviamo caffè per riprenderci. Tutti abbiamo errato ed erreremo ancora, perché sono sette quelli capitali. Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Noi ne lanceremo cento di pietre, perché non ci basterà mai tradire l'amore di chi ci ama così tanto da dare la sua vita per noi. E noi coscienti di ciò erreremo ancora nei bar a bere birra, finché un giorno sconteremo tutto, ma se ci pentiremo con umiltà, senza darsi grandi arie di sapientoni, noi avremmo salva la vita, perché, quei bar servivano a farci capire dove stavamo andando, nessuno è con il fucile spianato, tutti siamo compresi dalla vita, perché qualcuno ci comprende, ci ama e ci ha amato tanto, così tanto, da dare la sua vita per noi, senza volere niente in cambio. Un amore gratuito, senza spese, tutto compreso nel prezzo di un Amore senza limiti né confini, per tutti, senza distinzione di sesso o razza, ma per tutti uguale. Quale amore più grande di questo? Eppure non ci basta, erreremo ancora nei bar di tutta la nazione di ogni stato sulla terra, perché l'uomo vuole fare esperienze fino all'ultimo stadio, dove vedrà una partita di pallone a scopo di beneficenza per quelli che hanno errato tanto, così tanto da non rendersene conto, in questa vita.
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12/10/2009
In questa notte
In questa notte, dove tutto s'oscura, io voglio essere limpido come sorgente di montagna e voglio catapultarmi tra la polvere d'oro delle stelle, voglio essere riscaldato dal ghiaccio del chiarore della luna, perché ho bisogno di una lucentezza che vada fuori da ogni pallida presenza, e accenderò il fuoco di un caminetto per riscaldarmi dal freddo della notte, perché ho bisogno di un'anima che riscaldi il mio cuore dal gelo della notte. E se le stelle, le fredde stelle accendessero veramente la veritiera luce della notte, io sarei disposto a chiedere un'udienza dalle stanze del cielo verso un arcobaleno senza fine tra le voluttà celestiali di un gesto contro ogni umana volontà di credere che tutto non sia perfetto, perché ogni perfezione è decisa dall'alto dopo che ogni ragionevole dubbio degli umani non sia scalfito dalla volontà del redentore, che non ha mai taciuto ogni bene alla sua creatura di cui è immagine e somiglianza, e dove l'amore verso l'uomo da parte del figlio dell'uomo non è stato mai sottaciuto, e dove ogni suo miracolo verso l'uomo, altro non era che riversamento dell'amore di Dio verso le sue creature.
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11/10/2009
Amore senza limiti
Di te ho il profumo dell'anima, la nostalgia del cuore, di te ho il vago sentire di un afflato universale, di te ho la spiegazione della mente in un tutto cosmico, che racchiude il mio tutto in una sensazione senza limiti di appagamento profondo del sentire. Andiamo tu ed io per le strade al mattino, quando gorgheggia l'aurora sul mare, e ne sentiremo il respiro sull'onda messianica di un paradiso senza limiti fuori dall'orbita terrena verso gli spazi sconfinati di tremebondi sussulti di abissali profondità marine. Ascoltiamo il silenzio delle montagne e respiriamo il sussurro delle ali di un'aquila e cogliamo il sapore semplice di un'alba di un'estate sotto la tenda a tremila metri di altitudine, là sentiremo sconfinare il tempo in un'altra dimensione, quella mansueta di un mormorio delle sorgenti che si tramutano in torrenti e a valle andiamo con una canoa trascinati dalla corrente, e voleremo per planare verso valli alate, e come aquile, scenderemo a terra per prendere possesso della nostra identità terrena, e sciolti in un abbraccio universale, dimostreremo l'afflato divino di un tutto verso l'armonia di un amore più forte della morte, perché cosciente di aver superato le difficoltà delle altitudini, lassù dove il cielo soverchia le nubi, e andando oltre la notte, dimoreremo fra le stelle comete che annunciano galassie senza fine per una festa universale di stelle, dove la bellezza sarà cantata dall'aurora colta ad est di ogni mondo terreno, e sconfineremo nell'infinito senza limiti, perché ci governerà l'Amore con la maiuscola, e l'abbraccio sarà senza fine, perché tutti già da oggi abbiamo uno spazio tracciato nel paradiso, spetta a noi soltanto accettare tale incombenza compiendo l'umiltà di proferire un sì alla vita e alle sue conseguenze, perché niente è facile. "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e prendete su di voi il mio giogo, che è soave e il mio carico leggero", e io vi condurrò dove si raduna il popolo sulla montagna e là io vi farò il mio discorso di alleanza con l'uomo. Tale discorso è sottoscritto da un gesto di Amore senza limiti, la crocefissione.
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08/10/2009
La gatta emancipata
Oh Elegia, possedessi io la tua grazia, come quando desti da mangiare ai piccioni di Piazza San Marco di Venezia con le tue mani, mentre io ti fotografavo e tu sorridevi ed emanavi un senso di serenità a tutta la piazza, era gennaio del 2007, ora non si può più farlo, perché l'hanno vietato, infatti i piccioni sono pericolosi per i monumenti. Eppure era tanto bello, loro mangiavano in volo e per poco sostavano sulle tue mani, mani d'oro, mani di fata. Tu che rendi incantevoli tutti gli eventi, come quando eravamo in quel bar dove c'era il pianoforte e tu suonasti una canzone di De Gregori, La donna cannone, una canzone che amo molto, mi ricorda il mio passato fatto di solitudine e di fumate di pipa, in quella poltrona vicino al caminetto e tu cucivi ai ferri quel mio maglione di lana, e la gattina rincorreva il rotolo di quella lana, e ci giocava e si divertiva e fuori era un finimondo ma noi ascoltavamo De Gregori con quel caldo del camino sempre acceso, dava calore, dava armonia alla stanza, quei giochi del fuoco che ardevano e la gattina sempre con quel rotolo di lana, quando si stancava veniva sulle mie gambe, ed eravamo felici, contenti, i baci Perugina ci facevano da compagnia e trovavamo sempre allegria nel leggere le poesie sui bigliettini dei Baci. Che bei tempi trascorsi! Ma la vita è un passaggio, noi sulla terra siamo di passaggio, gli anni di fronte all'eternità sono un granello di sabbia, eppure può diventare un monumento per chi vuole restare per sempre nel ricordo di un momento attuale, quando non ci sarà tempo! Ma ci sarà davvero tempo di ritornare a quel caminetto in quel soggiorno con quelle due poltrone davanti al fuoco e mia moglie che faceva i ferri per una maglia di lana che indosso ancora, e ci sarà tempo di ricordare quella gattina che giocava con quel rotolo di lana? Ci sarà tempo per tutto, basta aver pazienza e dirlo quasi con sofferenza costa di più, perché la pazienza è santa, al contrario della velocità che è una diavoleria. Abbiamo venduto quella casa di montagna con quel caminetto acceso anche la notte, perché i riscaldamenti non c'erano, e quella gattina, quella è ancora con noi, ed è tanto birichina, perché ora è una gatta emancipata, è cittadina.
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07/10/2009
Un gran peccatore
C'era una volta un gran peccatore, da ragazzo prese la via sbagliata e la giustizia lo punì severamente con sette anni di prigione, ma lo si sa la prigione non è una redenzione agli occhi della giustizia, lì dentro diventi ancora più cattivo e contro la società che permette che certe cose passino sottobanco senza che nessuno se ne accorga. Quante collusioni attuate, ma mai risolte. All'uscita del carcere l'uomo non trovò lavoro né famiglia, perché la moglie si era risposata con un buono. Ma chi ci dice se dentro siamo veramente buoni o cattivi? I fatti che oggi accadono dimostrano che oggi mantenersi buoni è una partita difficilissima, perché ci sono tanti e tali paradisi artificiali che l'uomo stanco di una società ghetto vuole scavalcare provando esperienze nuove, dove l'intera società intera è condannabile, perché attraverso i media, quella che lì si mostra è la società modello. Perciò prevaricazione, violenza, condanna, galera, e mai una redenzione. Allora Cristo per chi è venuto? Per quei perbenisti che vanno tutte le domeniche e che si battono il petto dicendo, mia colpa? E a quello che si comporta male chi ci pensa? Il diavolo? Cristo ha detto, non sono venuto per i sani, ma per i malati. Sono venuto per chi muore di fame, per i barboni, per i drogati, non per chi giudica i drogati, per i carcerati, non per chi giudica i carcerati. Voi giudicate le pagliuzze degli altri quando voi avete dei tronchi nei vostri occhi. Cristo è venuto per il pubblicano che poveretto non aveva il coraggio di guardare alto il cielo terso per quanto si sentiva un peccatore, invece il fariseo era nel giusto, pago le tasse, vado al tempio. Eppure Cristo esaltò il pubblicano e condannò il fariseo. Questo è vangelo, le carceri, i drogati, bisogna perdonarli, non condannarli. Già la vita stessa li condanna, e si fanno i pettegolezzi, le ciarle contro questo, contro quello, subito dopo usciti dalla messa, dopo aver detto il Credo! Ma a chi credi tu? Credi veramente al Cristo che morì e fu sepolto e il terzo giorno è resuscitato dai morti? E credi tu che Cristo è venuto per i grandi peccatori e non per le animelle?
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06/10/2009
Su case di dolore
Eri tu che mi sorridevi l'altro giorno con coriandoli d'arcobaleni? Sì, eri proprio tu, eppure non sembri diversa dalle altre, ma qualcosa deve essere celeste, i tuoi occhi, per esempio. Guardando te posso osservare il cielo, il mare e fondermi con loro dentro le tue cavità, entrerei nei meandri della tua anima dove raccogli e pianti margherite anche in autunno. Oh come sono contento di aver fatto la tua conoscenza, tu sei preziosa come i tesori di Ophir, eppure sei così semplice, eppure così vicina al paradiso dove ho toccato e veduto i tuoi occhi entrare nei miei. Ricordi, ci siamo incontrati oggi, eppure tu ballavi il flamenco nella pista della vita e piroettavi le tue corde vocali nei pleniluni d'ottobre quando le serate sembrano estive, ma non lo sono. Come tutto è di comodo! Anche io ho due comodini attaccati alla sponda del letto, dormire è bello, ma è tanto bello anche darsi da fare e tendere lo strale non con il senno di poi, ma dove tutto è coordinato in un volo naturale d'alto bordo. Io dissi potrei fare di più, tu dicesti, devi fare di più. Quell'imperativo mi ha sconcertato, ma è tutto così aleatorio, c'è veramente un devi da supportare oggi? Mi sento così malconcio! Amo molto il brano di Battiato, La cura, dove si parla d'amore per una donna, ma mai viene pronunziata la parola scontata al massimo, amore. Bisognerebbe volare leggeri sulla vita, senza farsi trascinare dagli accadimenti della vita, ma dove noi dovremmo essere artefici della vita. Perciò non subire la vita, ma fare la vita! Oh questa mattina ho toccato il cielo sereno come i tuoi occhi, li ho assaporati, come si assapora qualcosa di benefico, e poi dopo averli assaporati, te li ho ridati, come potresti farne a meno! Oh se la vita fosse tutta poesia! Invece nella vita c'è molta prosa, come in questo brano. Ghirlande bianche come le nuvole mi sono apparse in sogno e tu eri lassù, a cogliere margherite nel mio cuore dove esisti tu mia adorata margherita! Là ho lasciato un posto vuoto, ero io quando mi sono allontanato per venirti a trovare oh spirito celeste che t'adombri come nuvola passeggera quando fuori dalla mia anima infuria la tempesta, e tutto un vocio di fango si è alzato su case di dolore.
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05/10/2009
Rita e Roberto
C'era una volta un povero uomo che non viveva bene, non sapeva vivere, tutti a prenderlo in giro, e siccome reagiva in malo modo, gli altri lo prendevano ancora di più in giro, e si divertivano a crepapelle. I genitori erano morti senza aver potuto dare al loro figlio un futuro migliore del loro. Era ragioniere, ma i conti non gli tornavano mai, nel senso che non si faceva pagare come dovuto, e gli altri se ne approfittavano. Un giorno entrò in chiesa a pregare, ma il detto popolare dice, aiutati che Dio ti aiuta. Quel giorno decise di partire verso nuove strade. All'alba prese il pullman per la capitale. Aveva tutti i risparmi con sé e alloggiò presso un piccolo albergo. Non si spiegò perché prese una simile decisione, ma giurò a se stesso di non cadere e di non cedere il passo a chiunque si fosse messo in mezzo al suo lavoro. Era ora di farsi rispettare e soprattutto di rispettarsi. I primi giorni furono tremendi, mangiava panini che prendeva ad un alimentari vicino l'albergo, e tanto per cambiare a servire c'era sempre Rita, una ragazza carina e discreta. Ben presto si rese conto che fare il ragioniere a Roma era pressoché impossibile. Allora che fare? Dopo un mese di panini Rita disse a Roberto, che fai domenica? Niente! Vuoi venire a fare una passeggiata con me? Volentieri Rita, grazie! Rita e Roberto quel giorno passarono un pomeriggio stupendo, era primavera, tutto si risvegliava, e annusando l'aria si sentiva un'energia nuova, piena di tepore. Andarono anche al cinema e alle otto Rita era sotto la sua casa, e per saluto si abbracciarono. Buonanotte! Roberto con Rita riprese quella grinta che gli mancava da un pezzo, ed ora si sentiva disposto a tutto. Cercava qualsiasi lavoro, lo presero come cameriere in un bel ristorante, si faceva rispettare, voleva bene a Rita che vedeva spesso, ed ora andava anche alla sua casa la domenica. Intanto il tempo passava, i genitori di Rita vedevano di buon occhio la relazione, e una domenica Rita volle andare in un albergo diurno, Roberto disse, non vuoi rimanere casta fino al matrimonio? Rita rispose, ti voglio fino all'ultimo sospiro, e si abbandonarono a letto.
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04/10/2009
Chissà un domani
Un giorno diverso dagli altri, mi vestii e partii senza avere una meta, andai verso il nord, attesi che mi si schiarissero le mie idee su quel giorno strano e poi alle nove entrai in un caffè, mi sedetti, mi servirono e mentre stavo consumando la colazione mi sentivo osservato da una signorina, che mi si avvicinò dicendo, mi potrebbe dare cinquanta euro per una giusta causa? Io risposi, e qual'è la giusta causa? Mio figlio che, poverino, ha perso la voglia di vivere vedendo una madre che va cedendo il suo corpo a chiunque glielo chieda. E io che posso fare? Soltanto venire di sopra, glielo chiedo come cortesia, perché lei m'ispira fiducia. L'altro alzandosi disse, ma io sono un pensionato, cosa posso fare? Lei ha consumato? Sì, un cappuccino e una pasta. L'uomo dopo aver pagato seguì la donna. Appena l'uomo entrò si rese subito conto della baraonda di quella casa, dove solo la camera di letto matrimoniale era a posto. E il bimbo? E' nella sua cameretta. Un bimbo di tre anni mal ridotto, frutto di un amore proibito. La ragazza abbracciò l'uomo quando questi stese cento euro per la famiglia. Fu un abbraccio pieno di singhiozzi e di lacrime amare, per una donna martoriata dalla vita e dal dolore. Venga in cucina, fece la donna. Faccia venire il bimbo qui, la mamma chiamò Luca! L'uomo abbracciò a lungo il bambino che vedeva un futuro avanti a sé non roseo. Mario stava per andarsene, quando la donna le disse, vuoi fare all'amore? Come ti chiami? Caterina, rispose. Scusami, quel giorno Mario aveva preso la pensione e stese altre cento euro a Caterina, che lo abbracciò dicendogli stai con me, non andartene, torna! E se ci trovo qualcuno? Ti do il mio numero di cellulare, tua moglie è fortunata, Mario stava per le scale, aspetta, voglio di nuovo abbracciarti, grazie di tutto! Tornerò! Mario guardò l'orologio, erano le undici, però in cuor suo stava meglio, certe storie non si risolvono dando dei soldi, occorre tenerezza, comprensione, non schiaffi, urla e altre cose che Mario non voleva neanche pensare a quell'ora del giorno, quando le promesse chissà se verranno mantenute? Mario era legato a quella coppia di madre e figlio senza futuro, chissà, un domani!
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03/10/2009
Andrea e Teresa
La vita del paese continuava sempre uguale e oggi era uguale a ieri, quando arrivò un forestiero artista, tutti pensarono, questo cerca guai e quelli del paese si movimentarono contro quell'uomo che, secondo questi del paese, metteva zizzania fra la gente. Il sindaco andò a parlare con quell'uomo, dicendogli, voi che volete? Fare la mia vita d'artista! Ritratti, poesie e via dicendo! Ma ha soldi per mantenersi? disse il sindaco. Ad un tratto l'artista zittì tutti quando dalla tasca tirò fuori un bel gruzzoletto. Andrea prese alloggio per una settimana all'albergo centrale e l'indomani si mise al lavoro. Andò per i boschi e fece acquerello di paesaggi boschivi che poi espose in serata. Ne vendette uno a cinquanta euro. Senta, disse alla signora, le posso fare il ritratto? Ma è l'imbrunire, farò uno schizzo, il resto lo farò in albergo. L'indomani la signora appena vide il ritratto subito se ne innamorò, e disse, quanto le devo? Trenta, mi ha preso anche l'altro. la signora gli fece pubblicità e in un settimana guadagnò moltissimo, quando vide una signora strana che guardava sempre smarrita, come non fosse del luogo, è una storia triste, qualcuno ha abusato di lei ed è rimasta incinta ed ora vive sempre smarrita in quella catapecchia. L'artista si avvicinò a lei e lei scontrosa gli disse vada via. Un giorno che non c'era la padrona, entrò nella sua casa e si mise ad attenderla, che cosa vuole? disse lei arrivando. Aiutarla, E lei si mise a piangere, lui l'abbracciò e le diede un bacio, all'inizio fece una smorfia, poi lo baciò anche lei, e fecero all'amore come lei non aveva mai fatto da quella volta dello stupro e guarì, e diventò gentile e premurosa con tutti, l'artista rimise a posto la catapecchia e divenne una magnifica casa di legno. La bambina cominciò ad andare a scuola e tutti si congratularono con l'artista per la benefica impresa. Io Teresa la amo e presto ci saranno le nozze, sempre che m'accettiate qua in paese. Teresa trovò lavoro e aiutava la famiglia a guadagnare. E tutti vissero felici e contenti, lontani da certi ricordi e lontani da certe paure nel giudicare la gente di primo acchito.
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30/09/2009
Afflato divino
E’ splendida quell’atmosfera che si respira con le caldarroste e il vino novello, e le passeggiate lungo i viali alberati sciolti dal loro fogliame, e ogni foglia caduta è un grido di dolore dell’albero che perde parte di sé. Com’è calda questa stagione in cui le foglie diventano rossastre prima di fare il lungo viaggio verso il suolo, e canta l’armonia della sera, quando tutto si ricongiunge al suo verso. E verso dopo verso, tutto splende e risplende verso una stagione in cui si semina nuova vita. Le giornate si accorciano, il buio intristisce, ma è questa la stagione del raccoglimento verso nuove vie, verso nuove strade. Tutto si ricomincia in autunno, le scuole, in cui i ragazzi seminano nuovi apprendimenti per farli esaminare a giugno. Il grano si semina quasi ora, perché a giugno porterà frutti. In autunno si raccoglie l’uva per fare il vino e si semina il grano per fare la farina. Pane e vino si formano ora verso un afflato a dir poco divino. Perché contiene l’ostia che è il corpo di Gesù, mentre il vino che ne è il sangue.
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29/09/2009
Tutto il creato
Volteggeremo su confini senza limiti, e planeremo dove l’orizzonte si congiunge con infiniti azzurri, nei bluastri sentieri dove il paradiso conduce sulla terra amata quanto i gigli dei campi, e dove berremo su fontane dove ninfee e fiori di loto si colorano di magia per sempre. E che il viaggio inizi, lassù tra le stelle comete che lasciano polvere aurea fra le imperiture galassie del firmamento, e viaggeremo quel viaggio che conduce al mare della tranquillità, trascinati dalla celeste brezza marina dove il sole argenta il mare, e che le sirene danzino cortei fra le onde sussurranti echi pieni d’amore per ogni vivente, perché l’alleanza universale abbraccerà l’intero cosmo, e infiniti equilibri di miliardi di pianeti e stelle saranno sorretti da un magico filo che formerà l’antica alleanza tra lo svuotamento dell’Onnipotente, a ragione di un solo Essere che domina a destra del Padre, tutto il creato. Questo viaggio è dentro ognuno di noi.
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